Sacks indaga sulle “Allucinazioni”

Posted on febbraio 1, 2014

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Allucinazioni_CronacaQui 16012014_Scacchi

 

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Allucinazioni (Oliver Sacks; Adelphi, Milano 2013; pp. 328, € 19), sul quotidiano di Torino CronacaQui, 16 gennaio 2014

Oliver Sacks è un neurologo di fama mondiale. Nato a Londra nel ‘33 si trasferì a New York nel ‘65 dov’è docente di neurologia alla New York University School of Medicine; è noto per i suoi saggi che descrivono esperienze di pazienti affetti da disturbi cerebrali. Tra i più noti: “Risvegli” (1987), da cui il film del 1990 con De Niro e Williams, “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” (1985), “Un antropologo su Marte” (1995) e “L’occhio della mente” (2010). In “Allucinazioni” (2012; Adelphi 2013) Sacks «uses his medical knowledge to illuminate the complexities of the human brain and the mysteries of the human mind», scrive Kakutani sul “The New York Times”. Tra testimonianze, spiegazioni mediche e riflessioni il libro sembra quasi una raccolta poetica, tanto è umano l’approccio alla disciplina. Se l’immaginazione è una creazione attiva non proiettata all’esterno, l’allucinazione è involontaria: d’improvviso si vedono forme geometriche, scritte, persone o intere scenografie. Il testo indaga le allucinazioni che si presentano nella sindrome di Charles Bonnet ove il cervello interviene per sopperire a un difetto della vista; nel Parkinson dopo anni di cura con la L-dopa; nel «delirium» o «stato di coscienza fluttuante a volte causato da febbre alta»; sulla soglia del sonno in cui appaiono le «immagini ipnagogiche» descritte da Nabokov in “Parla, ricordo”. Ottimi i capitoli sulla narcolessia (sonno fulmineo) e il Doppelgänger (copia di noi stessi vista fuori dal corpo). Nel capitolo sul «male sacro», l’epilessia, non mancano riferimenti alle crisi estatiche di Dostoevskij. «Dovremmo chiederci in quale misura l’arte, il folclore e perfino la religione abbiano avuto origine da esperienze allucinatorie» afferma Sacks nell’introduzione. Da affiancare ai suoi lavori: “Stati di coscienza” (1975) di Tart, “Mysteries of the Mind” (2001) di Restak, “Neuropsicologia dell’esperienza religiosa” (2010) di Fabbro e il recente “DMT” (2013) della torinese Perucchietti.

Mauro Scacchi

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Copertina e foto dell’autore

Di seguito, per gli appassionati, una bozza lunga di preparazione all’articolo.

Oliver Sacks è un neurologo e chimico britannico di fama mondiale. Oggi ottantenne, nato a Londra si trasferì a New York nel 1965 dove è tuttora docente di neurologia alla New York University School of Medicine. Sacks è noto per i suoi saggi divulgativi molti dei quali descrivono le esperienze di pazienti affetti da disturbi di natura cerebrale. Tra i più noti: “Risvegli” (1987), da cui fu tratto l’omonimo film del 1990 diretto da Penny Marshall, con Robert De Niro e Robin Williams, “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” (1985), “Un antropologo su Marte” (1995) e “L’occhio della mente” (2010), tutti pubblicati in Italia da Adelphi. In “Allucinazioni” (2012; Adelphi 2013), la sua ultima opera, Sacks «uses his medical knowledge to illuminate the complexities of the human brain and the mysteries of the human mind», scrive Michiko Kakutani del “The New York Times”. Conoscenza medica che serve per illustrare con chiarezza, dunque, la complessità del cervello distinguendolo dalla mente umana; un binomio fondamentale che sta alla base del mistero tanto della coscienza quanto delle percezioni sensoriali. Il libro del neurologo tra testimonianze, spiegazioni mediche e riflessioni riesce a comporre quasi una raccolta poetica, in cui ogni persona soggetta a questo o quel tipo di allucinazione ci fa capire che la realtà è davvero quella che noi interpretiamo come tale. Se l’immaginazione è una creazione attiva che non viene proiettata nello spazio esterno, l’allucinazione allarma in quanto involontaria e incontrollabile, è costruita dal nulla, d’improvviso la persona che la subisce vede forme geometriche, scritte, colori, persone o intere scenografie, a volte stazionarie, altre in movimento. Il testo indaga, in forma narrativa e in modo piacevole, diverse forme allucinatorie che possono presentarsi nei casi più disparati: nella sindrome di Charles Bonnet, in cui il cervello crea un’immagine per sopperire a un difetto della vista; in persone affette dal Parkinson dopo mesi o anni di cura con farmaci come la L-dopa; durante il «delirium», definito «stato di coscienza fluttuante a volte causato da infezioni con febbre alta»; sulla soglia del sonno, in cui appaiono le «immagini ipnagogiche» descritte anche da Nabokov in “Parla, ricordo”. Di grande impatto i capitoli sull’epilessia, la narcolessia (sonno breve e improvviso che colpisce un individuo su duemila) e il Doppelgänger (una copia di noi stessi vista al di fuori del nostro corpo). Nel capitolo su «Il male sacro», l’epilessia, numerosi sono i riferimenti a Dostoevskij che viveva le sue crisi estatiche come momenti di rivelazione divina. Soltanto pochi accenni, invece, alle allucinazioni da schizofrenia, che meriterebbero secondo il professore un libro a parte non potendo essere disgiunte dalla vita interiore del paziente (si pensi al matematico e nobel John Nash interpretato da Russell Crowe in “A Beautiful Mind” di Ron Howard, 2001). «Le allucinazioni hanno sempre avuto un ruolo importante nella nostra cultura. Dovremmo chiederci in quale misura l’arte, il folclore e perfino la religione abbiano avuto origine da esperienze allucinatorie» afferma acutamente Sacks nell’introduzione. Da affiancare ai lavori di Sacks, “Stati di coscienza” (1975) di Tart, “Mysteries of the Mind” (2001) di Restak, “Neuropsicologia dell’esperienza religiosa” (2010) di Fabbro e il recentissimo “DMT” (2013) della Perucchietti.

Mauro Scacchi

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