“Siamo noi i marziani”, 12 interviste imperdibili al grande Ray Bradbury

Posted on aprile 27, 2015

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Siamo noi i marziani_CronacaQui 23042015_Scacchi

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Siamo noi i marziani. Interviste (1948-2010) (Ray Bradbury; Bietti, Milano 2015; pp. 300, € 20), recensione sul quotidiano di Torino CronacaQui, 23 aprile 2015

Se mi avessero detto che un libro d’interviste sarebbe stato avvincente quanto un romanzo non ci avrei creduto. Quando di mezzo c’è Ray Bradbury, però, tutto diventa possibile. “Siamo noi i marziani. Interviste (1948-2010)”, pubblicato quest’anno dalla milanese Bietti e inserito nella prestigiosa collana l’Archeometro diretta da Andrea Scarabelli, è la classica eccezione che conferma la regola: dodici interviste selezionate da Tania Di Bernardo, giovane traduttrice e curatrice del volume assieme a Gianfranco de Turris, che non cesseranno di stupirvi, in cui un Bradbury vivace parla di sé, della sci-fi e del perbenismo della società americana ma non solo, mostrando un pensiero ricco di spunti ancora oggi validi a tre anni dalla sua morte. Classe 1920, nato nell’Illinois, l’autore delle famosissime “Cronache marziane” (1950; racconti sull’esplorazione del Pianeta Rosso) non è stato soltanto un riconosciuto padre della fantascienza mondiale ma ha spaziato in quasi tutti i campi della scrittura, dalla narrativa dell’immaginario al più realistico noir fino a comporre sceneggiature cinematografiche, poesie e lavori teatrali. Tra i suoi numerosi titoli ci limitiamo a citare il romanzo distopico “Fahrenheit 451” (1953), trasposto su pellicola nel ‘66 per la regia di Truffaut, e l’antologia “Molto dopo mezzanotte” (1975). Il testo della Bietti è impreziosito dall’introduzione “Il poeta che raccontava storie” del de Turris che ha redatto anche “Il Decalogo di Ray Bradbury”. In quest’ultimo sono riassunti «gli assiomi o i precetti più significativi per fissare i punti essenziali di un pensiero effervescente, sempre anticonformista», come: «La fantascienza è grande letteratura… È una letteratura d’idee, simbolica e del possibile, l’unica in grado di farci affrontare le sfide del futuro». Un’opportunità imperdibile per scoprire come, odiando le macchine e amando i filosofi, si possa fare fantascienza per sessant’anni, e che fantascienza: raffinata, sofisticata, preveggente.

Mauro Scacchi

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Copertina del libro e un primo piano di Ray

Per curiosi e appassionati, di seguito una bozza preparatoria del pezzo

Se mi avessero detto che un libro d’interviste sarebbe stato avvincente quanto un romanzo avrei faticato a crederlo. Quando di mezzo c’è Ray Bradbury, però, tutto diventa possibile. “Siamo noi i marziani. Interviste (1948-2010)”, pubblicato quest’anno dalla casa milanese Bietti e inserito nella prestigiosa collana L’Archeometro diretta da Andrea Scarabelli (che ha contribuito alla stesura delle note), è la classica eccezione che conferma la regola: dodici interviste selezionate da Tania Di Bernardo, traduttrice e curatrice del volume assieme a Gianfranco de Turris, che non cesseranno di stupirvi, in cui un Bradbury vivace parla di sé, della sci-fi e del perbenismo della società americana ma non solo, mostrando un pensiero ricco di spunti ancora oggi validi a tre anni dalla sua morte. Nato in Illinois nel 1920, l’autore delle famosissime “Cronache marziane” (1950; racconti sull’esplorazione del Pianeta Rosso), non è stato soltanto un riconosciuto padre della fantascienza mondiale ma ha spaziato in quasi tutti i campi della narrativa, dall’immaginario puro al più realistico noir fino a comporre sceneggiature cinematografiche, poesie e lavori teatrali. Tra gli altri suoi titoli ci limitiamo a citare “Fahrenheit 451” (1953), storia distopica trasposta su pellicola nel ‘66 per la regia di Truffaut, “L’albero di Halloween” (1972) e l’antologia “Molto dopo mezzanotte” (1975). Il volume della Bietti è impreziosito dalla sagace introduzione “Il poeta che raccontava storie” del de Turris, dalla biografia stilata dalla Di Bernardo, da una nota editoriale e, verso la fine, dal “Decalogo di Ray Bradbury” redatto sempre dal de Turris. Quest’ultimo ha riassunto «gli assiomi o i precetti più significativi per fissare i punti essenziali di un pensiero effervescente, sempre anticonformista», come ad esempio il seguente: «La fantascienza è grande letteratura perché rappresenta tutti gli aspetti della vita e affronta i suoi problemi, assai più della letteratura neorealista o impegnata. È una letteratura d’idee, simbolica e del possibile, l’unica in grado di farci affrontare le sfide del futuro». Tra le interviste spicca, non a caso, “Siamo noi i marziani” realizzata da Ken Kelley e apparsa su “Playboy” nel 1996. Un’opportunità imperdibile per scoprire come, odiando le macchine e amando i filosofi, si possa fare fantascienza per sessant’anni, e che fantascienza: raffinata, sofisticata, preveggente. In onore del grande Ray la zona d’atterraggio del rover Curiosity, sbarcato su Marte nell’agosto 2012, è stata battezzata Bradbury Landing.

Mauro Scacchi

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