Le “Sette brevi lezioni di fisica” di Carlo Rovelli introducono a una nuova visione del mondo e dell’Universo

Posted on aprile 15, 2015

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Sette brevi lezioni di fisica_CronacaQui 09042015_Scacchi

Sette brevi lezioni di fisica_CronacaQui09042015_Scacchi

Sette brevi lezioni di fisica (Carlo Rovelli; Adelphi, Milano 2014; pp. 88, € 10), recensione sul quotidiano di Torino CronacaQui, 9 aprile 2015

Un libretto che tratta di scoperte scientifiche e fisica d’avanguardia ha scalato le classifiche di vendita. Nessuno, nemmeno l’autore, si aspettava un simile successo. “Sette brevi lezioni di fisica” (Adelphi, 2014), scritto da Carlo Rovelli, è la sorpresa del momento: agile e chiarissimo, coinvolge e regala un’indefinibile soddisfazione quando si realizza di averne compreso i contenuti. Rovelli, classe ’56, è professore all’Università di Aix-Marseille dove si occupa di gravità quantistica. Delle sue numerose pubblicazioni rammentiamo “La realtà non è come ci appare” (Raffaello Cortina, 2014). Come si legge nella premessa le lezioni espandono alcuni articoli usciti sul “Sole 24 Ore”. «Queste lezioni sono state scritte per chi la scienza moderna non la conosce o la conosce poco. La scienza ci mostra come meglio comprendere il mondo ma ci indica anche quanto vasto sia ciò che ancora non sappiamo». L’ignoto è la terra di conquista del fronte avanzato della fisica più coraggiosa. La passione per le scoperte fatte nel XX secolo e l’eccitazione per quelle ancora di là da venire serpeggiano in ogni riga. «Einstein ha trascorso un anno a bighellonare oziosamente. Se non si perde tempo non si arriva da nessuna parte». Così l’incipit della prima lezione, un inno all’otium se si vuole, quel divagare riposante in cui si formano idee, sedimentano impressioni, nascono intuizioni. Dalla relatività generale (la “più bella delle teorie”) alla meccanica quantistica, in cui si «annidano gli aspetti più sconcertanti della fisica moderna», passando per l’architettura dell’Universo, Rovelli giunge alle particelle elementari e quindi ai buchi neri. In chiusura una riflessione su «come possiamo riuscire a pensarci nello strano mondo descritto da questa fisica». Secoli or sono si credeva che la Terra fosse piatta e il Sole le ruotasse intorno; all’umanità si chiede, ora, di fare uno sforzo per comprendere quali siano e che peso potranno avere in futuro le scoperte di cui parla Rovelli.

Mauro Scacchi

Sette brevi lezioni di fisica_CopertinaCarlo Rovelli

Copertina del libro e foto dell’autore

Per i più curiosi, ecco una bozza di preparazione all’articolo finale

Un libretto sotto le cento pagine che tratta di scoperte scientifiche e fisica d’avanguardia ha scalato le classifiche di vendita. Nessuno, nemmeno l’autore, poteva aspettarsi un simile successo. “Sette brevi lezioni di fisica” (Adelphi, 2014; anche in eBook), scritto da Carlo Rovelli, è la vera sorpresa del momento: agile, chiaro e privo d’indecifrabili formule matematiche, coinvolge e regala un’indefinibile soddisfazione quando si realizza di averne compreso i contenuti. Rovelli, veronese classe ’56, è professore di fisica teorica all’Università di Aix-Marseille dove assieme al suo gruppo di ricerca si occupa di gravità quantistica. Delle sue numerose pubblicazioni, sia in campo specialistico che divulgativo, rammentiamo qui “La realtà non è come ci appare” (Raffaello Cortina Editore, 2014), opera recensita in questa stessa rubrica i primi di Settembre dello scorso anno. Come si legge in premessa al testo le sette lezioni riprendono, espandendoli, alcuni articoli usciti in passato sul supplemento domenicale del “Sole 24 Ore”. «Queste lezioni sono state scritte per chi la scienza moderna non la conosce o la conosce poco. La scienza ci mostra come meglio comprendere il mondo, ma ci indica anche quanto vasto sia ciò che ancora non sappiamo». L’ignoto è la terra di conquista del fronte avanzato della fisica più coraggiosa. La passione per le scoperte fatte dalla fisica nel XX secolo e l’eccitazione per quelle ancora di là da venire serpeggiano in ogni parola di Rovelli, ateo convinto che in più occasioni ha dichiarato che fede e scienza devono restare separate mentre filosofia e scienza devono integrarsi: «I grandi scienziati studiavano anche la filosofia e i grandi filosofi si occupavano di scienza», disse alla trasmissione “Pane Quotidiano” di Rai 3 lo scorso novembre. «Einstein ha trascorso un anno a bighellonare oziosamente. Se non si perde tempo non si arriva da nessuna parte, cosa che i genitori degli adolescenti purtroppo dimenticano spesso». Così l’incipit della prima lezione, un inno all’otium se si vuole, quel divagare riposante in cui si formano le idee, sedimentano le impressioni, nascono le intuizioni. Dalla relatività generale di Einstein (la “più bella delle teorie”) alla meccanica quantistica, in cui si «annidano gli aspetti più sconcertanti della fisica moderna», passando per il cosmo inteso come architettura dell’universo nel quale abitiamo, Rovelli giunge alle particelle elementari (è un fan di Fabiola Giannotti, direttore al Cern di Ginevra cui si deve la scoperta del bosone di Higgs) e quindi ai buchi neri. In chiusura, una riflessione su noi stessi, su «come possiamo riuscire a pensarci nello strano mondo descritto da questa fisica». Saltano molte errate convinzioni leggendo le lezioni del grande scienziato. In fondo, secoli or sono si credeva che la Terra fosse piatta e il Sole le ruotasse intorno, mentre adesso queste idee ci sembrano ridicole. Ecco, all’umanità si chiede, ora, di fare uno sforzo per comprendere quali siano e che peso potranno avere le nuove scoperte di cui ci parla Rovelli. Ci saranno sempre nuovi orizzonti da esplorare.

Mauro Scacchi

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