“Il dio osceno” di Giovanni Schiavone. Uno sci-fi all’insegna della gnosi.

Posted on febbraio 1, 2014

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Il dio osceno (Giovanni Schiavone; Italic, Ancona 2013; pp. 184, € 16), sul quotidiano di Torino CronacaQui, 9 gennaio 2014

Giovanni Schiavone, trentunenne laureato in Lettere, è nato e lavora a Torino. Il suo romanzo d’esordio è un fulmine che squarcia le nubi dell’omologazione narrativa. “Il dio osceno” (Italic, 2013) è frutto d’un parto immaginifico durato quindici anni, un testo dove risiede la «mitologia personale» dello scrittore la cui Weltanschauung sfocia in un percorso gnostico. La forma è quella dello sci-fi dai contorni sfumati, per nulla togliere all’essenza onirica che sostanzia tutto il libro, suddiviso in quattro parti introdotte da citazioni di Cioran, Nietzsche, Saramago e Mann. Anno 2027. Jean Blaise vive a Gebal, megacittà che abbraccia Italia e Francia. Direttore dell’Aphosrei Newspaper, organo d’informazione mondiale, è un uomo di successo, un beniamino per dirla con Zeland, finché non incontra il marziano Giona Quetzàl, giunto per raccontargli d’un complotto interplanetario. «Marte è l’inconscio della Terra, un’entità metafisica. Non c’è dialogo tra i due pianeti» dichiara l’autore da noi incontrato. I potenti di Marte hanno deciso la distruzione della Terra. Da questo punto in avanti ogni certezza crolla. La cospirazione da incredibile diviene possibile per risolversi infine in un inganno propedeutico a ben altre demiurgiche tragedie. Jean precipita in un incubo multidimensionale in cui sbigottimento e cruda follia surclassano ogni intento regolatore. Perde tutto e diventa un ricercato. Compagni di viaggio l’inuk Paul, migrato al Polo Sud da quello boreale, Thomas Twin, contraltare di Jean, e Gabriele Selenio, colonizzatore della Luna divoratrice di uomini, angelo che guida i mortali per realizzare il progetto d’un dio dimentico di sé stesso. In tutto ciò un «male oscuro», venduto come il minore dei mali, nascerà soltanto laddove lo si vorrà abbattere, paradosso quantistico luciferino al punto giusto. «Un libro nichilista», l’ha definito Schiavone, che strizza l’occhio al genio di Lynch. Sarà presentato il 23 gennaio, ore 18, alla Feltrinelli di piazza CLN.

Mauro Scacchi

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Copertina e foto dell’autore

Per gli appassionati, la bozza lunga di preparazione all’articolo.

Giovanni Schiavone, trentuno anni alla fine del mese, è nato e lavora a Torino e si è laureato in Lettere con una tesi su Pasolini. Vive a Grugliasco. Il suo romanzo d’esordio è un fulmine che squarcia le nubi dell’omologazione narrativa, un’opera prima che ha già il sapore d’una visione del mondo matura e ricca. “Il dio osceno” (Italic, 2013) è il frutto di un parto immaginifico durato quindici anni, da quando l’autore, adolescente, concepì il nucleo della storia che terminò alcuni anni dopo, da quel momento rielaborandola in continuazione. Un compagno di viaggio, uno specchio di sé stesso, un testo dove poter ritrovare, in caso di smarrimento, la propria mitologia personale: ecco cos’è “Il dio osceno”, un lavoro cresciuto con il suo creatore il quale ad un certo punto ha giudicato opportuno rendere pubblica la sua Weltanschauung, la sua concezione della realtà che non s’accontenta di materialismi di comodo sfociando invece in un percorso di tipo gnostico. La forma adottata da Schiavone è quella dello sci-fi, un’ambientazione futuristica di cui vengono forniti giusto i contorni, sfumati quanto basta per nulla togliere all’essenza onirica che permea e sostanzia tutto il libro. Anno 2027. In una realtà cosmopolita Jean Blaise vive a Gebal, una città gigante che abbraccia Italia e Francia. Jean è il Direttore dell’organo d’informazione mondiale, l’Aphosrei Newspaper; uomo di successo è dunque un beniamino, per dirla con Zeland, del sistema di cui fa parte e con il quale è perfettamente allineato. Finché non incontra Giona Quetzàl, venuto da Marte per raccontargli di un complotto interplanetario. Marte in passato fu colonizzata ma poi fu, per così dire, prima scordata e poi mitizzata dai terrestri. «Marte è l’inconscio della Terra, un’entità metafisica. Non c’è dialogo tra i due pianeti» dichiara l’autore da noi intervistato. I potenti di Marte hanno deciso la distruzione della Terra e Giona vuole che si sappia. Da questo punto in avanti ogni certezza crolla. La cospirazione, che dapprima sembra incredibile, assume poi i connotati della possibilità per poi risolversi in un inganno propedeutico a ben altre tragedie, di natura demiurgica e sovramondana. Allo scorrere delle pagine Jean precipita in un incubo dove il reale si manifesta in modo multidimensionale, dove lo sbigottimento e l’ordinaria follia surclassano ogni intento regolatore e organico. Compagni di viaggio l’inuk Paul, migrato al Polo Sud da quello boreale per testare un avveniristico congegno, Thomas Twin, l’alter ego e coprotagonista di Jean, avvocato dell’irreale divenuto scettico al contrario di Blaise, e Gabriele Selenio, imprenditore morto e risorto, colonizzatore della Luna divoratrice di uomini, l’angelo che deve guidare i passi dei mortali per confezionare il progetto divino di cui dio stesso s’è dimenticato. Un volume che va divorato e che contiene immagini trasfigurate in parole, simboli mutati in un flusso di non ortodossa coscienza. Non semplicissimo eppure andante, un new wave che punta al risveglio della consapevolezza attraverso una cornice fideistica in via di deframmentazione. «Un libro nichilista» l’ha definito Schiavone. L’alienazione tipica di chi, rovistando nel suo spazio interiore, scopre gli inganni celati alla vista ordinaria è qui sinonimo d’un solve ermetico, di una morte religiosa cui per forza di cose segue un risveglio che obbliga a prendere posizione di fronte al disegno divino, insomma a divenire protagonista della propria esistenza e non più mero esecutore di faccende mondane. “Il dio osceno” è un lavoro ammirevole che a tratti strizza l’occhio a filosofi tradizionalisti come Guénon e al genio di Lynch. Sarà presentato giovedì 23 gennaio, ore 18, alla libreria Feltrinelli di piazza CLN.

Mauro Scacchi

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