“La Strada” di Cormac McCarthy, un viaggio per diventare adulti in un mondo di cenere

Posted on marzo 22, 2015

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La Strada_CronacaQui 19032015_Scacchi Mauro

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La Strada (Cormac McCarthy; Einaudi Super ET, Torino 2014; pp. 224, € 12), recensione sul quotidiano di Torino CronacaQui, 19 marzo 2015

Incessante spira il vento, la pioggia inzuppa ogni pensiero, financo la disperazione sembra arrendersi di fronte a un’esistenza grigia. Come un fotogramma dai lembi bruciati una storia viene narrata priva di vero inizio e risolutiva fine. “La Strada” (2006; Einaudi Super ET, Torino, 2014), libro che ha fatto vincere nel 2007 il Pulitzer a Cormac McCarthy, mantiene in questa edizione la traduzione di Martina Testa. Nato nel 1933 a Providence (come H.P. Lovecraft, che di lì a quattro anni morirà), attualmente l’autore vive in Nuovo Messico. Tra i suoi titoli: “Il buio fuori” (1968), “Figlio di Dio” (1975), “Suttree” (1979), “Trilogia della frontiera” (1992-1998) e “Non è un paese per vecchi” (2005). Numerose le trasposizioni cinematografiche delle sue opere. “La Strada” è approdata sul grande schermo nel 2009 con Viggo Mortensen. Il testo scritto è nuda, repentina, straziante poesia. Un padre e un figlio viaggiano in una terra morente verso un imprecisato sud. Del passato pochi flashback: una moglie, una madre, tempeste di fuoco. Il bambino non ricorda, l’adulto deve spiegargli il significato di parole che non trovano più riscontro nella quotidianità. La cenere riveste ogni cosa. Lo spazio, un enorme sepolcro. Fa freddo. Il cibo scarseggia. Pochi sopravvissuti, molti cannibali. Sulla strada si lotta e ci si nasconde. Case vuote, schianto di alberi secchi. Assente una suddivisione in capitoli, nei brevi paragrafi discorso diretto e indiretto si fondono in un flusso di coscienza. La speranza è il fuoco interiore racchiuso nell’innocenza del figlio: «Il bambino se ne stava lì intabarrato nella coperta. Dopo un po’ alzò gli occhi. Siamo ancora noi i buoni?, disse. Sì. Siamo ancora noi i buoni. E lo saremo sempre. Sì. Lo saremo sempre. Ok». Un’inversione di ruoli prelude d’un tratto a un passaggio di testimone dove il figlio diventa padre e il padre, figlio: «E adesso cosa facciamo, papà?, disse l’uomo. Appunto, dimmelo tu, disse il bambino». Geniale. Capolavoro assoluto.

Mauro Scacchi

La Strada_CopertinaCormac McCarthy

Copertina del libro e foto dell’autore

Per curiosi ed appassionati, di seguito una bozza di preparazione all’articolo finale

Il mondo è scosso da venti di cenere e financo la disperazione sembra essersi arresa di fronte a un’esistenza grigia ridotta ai primari istinti di sopravvivenza. Come un fotogramma dai lembi bruciati una storia viene narrata priva di vero inizio e di risolutiva fine. “La Strada” (2006; Einaudi Super ET, Torino, 2014), libro che ha fatto vincere nel 2007 il prestigioso premio Pulitzer a Cormac McCarthy, mantiene in questa nuova edizione la traduzione di Martina Testa. Nato nel 1933 a Providence, Rhode Island, l’autore si trasferì con la famiglia in Tennessee nel 1937, anno in cui morì un altro gigante della letteratura anch’egli nativo di Providence, H.P. Lovecraft. Attualmente McCarthy vive a Tesuque Pueblo, Nuovo Messico. Tra i suoi titoli, tutti pubblicati da Einaudi: “Il buio fuori” (1968), “Figlio di Dio” (1975), “Suttree” (1979), “Meridiano di sangue” (1985) “Trilogia della frontiera” (dal 1992 al 1998, composta da “Cavalli selvaggi”, “Oltre il confine” e “Città della pianura”) e “Non è un paese per vecchi” (2005). Le trasposizioni cinematografiche delle sue opere hanno contribuito alla sua popolarità; in qualità di sceneggiatore ha firmato anche “The Counselor – Il Procuratore” (2013, regia di Ridley Scott). “La Strada” è approdata sul grande schermo nel 2009 con l’eccezionale interpretazione di Viggo Mortensen. Il testo scritto, però, resta pura poesia. Nuda, repentina, straziante poesia. Un padre e un figlio viaggiano in una terra morente verso un imprecisato sud. Del passato pochi flashback, una vita che sembra lontana mille anni quando invece tutto deve essere mutato in poco tempo. C’è stata una moglie e una madre, poi tempeste di fuoco, il bambino non ricorda, l’adulto deve spiegargli il significato di parole che in questo nuovo mondo non trovano riscontro nella quotidianità. La cenere riveste ogni cosa. Lo spazio, un enorme sepolcro. Fa freddo. Il cibo scarseggia. Una parte dell’umanità è dedita al cannibalismo. Sulla strada si lotta e ci si nasconde. Assente una suddivisione in capitoli, nei brevi paragrafi discorso diretto e indiretto si fondono in un costante flusso di coscienza. La speranza è il fuoco interiore, la promessa racchiusa nell’innocenza del figlio: «Il bambino se ne stava lì intabarrato nella coperta. Dopo un po’ alzò gli occhi. Siamo ancora noi i buoni?, disse. Sì. Siamo ancora noi i buoni. E lo saremo sempre. Sì. Lo saremo sempre. Ok». Un’inversione geniale di ruoli prelude d’un tratto a un passaggio del testimone, per cui il figlio diventa padre e il padre diventa figlio: «E adesso cosa facciamo, papà?, disse l’uomo. Appunto, dimmelo tu, disse il bambino». Le case vuote, i pochi esseri umani, lo schianto di alberi secchi, il sapore di ricordi che svaniranno quando un cuore cesserà di battere. Un capolavoro assoluto. Fatevi un regalo: leggetelo.

Mauro Scacchi

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