“Sottomissione” di Houellebecq. Quando la democrazia apre le porte d’Europa all’Islam.

Posted on febbraio 19, 2015

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Sottomissione_CronacaQui 19022015_Scacchi

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Sottomissione (Michel Houellebecq; Bompiani, Milano 2015; pp. 256, € 17,50), recensione sul quotidiano di Torino CronacaQui, 19 febbraio 2015

Politicamente scorretto e pensatore inquieto, Michel Houellebecq è nato nel 1958 a La Réunion e attualmente risiede a Parigi. Alcuni suoi titoli: “Estensione del dominio della lotta” (1994), “Le particelle elementari” (1998), “Piattaforma. Nel centro del mondo” (2001), “La possibilità di un’isola” (2005) e “La carta e il territorio” (2010; vincitore del Premio Goncourt). Il suo ultimo lavoro è il controverso “Sottomissione” (Bompiani, 2015). In Francia la democrazia consente l’ascesa di un partito islamico, la Fratellanza musulmana, che vince le elezioni presidenziali contro il Front National di Marine Le Pen grazie a un’alleanza con socialisti, popolari e moderati. Il nuovo Presidente, Mohammed Ben Abbes, inaugura un periodo di prosperità e introduce la Sharia, largamente accettata. Il quarantenne François è un docente universitario; nichilista esperto di Huysmans non prova interesse nell’insegnamento e la sua vita amorosa è un disastro. L’ossessione per il sesso è una falsa via d’uscita alla crisi interiore prodotta dal post modernismo. È la fede che unifica e rende forti. L’Occidente l’aveva e l’ha persa, indebolendosi. «Il vero nemico dei musulmani non è il cattolicesimo: è il secolarismo, la laicità, il materialismo ateo» poiché hanno il potere di uccidere lo spirito di coesione d’un popolo spazzando via ogni tensione metafisica. Rediger, nuovo rettore della Sorbona, paragona la sottomissione all’Islam a quella erotica d’“Histoire d’O”, romanzo di Dominique Aury: «È l’idea sconvolgente e semplice che il culmine della felicità consista nella sottomissione più assoluta». Il 7 gennaio Charlie Hebdo riportava in prima pagina «Les prédictions du mage Houellebecq», ma “Sottomissione” non è razzista, anzi alla fine François si convertirà. Il libro denuncia, con una metafora politica, lo stato d’inerzia dell’Occidente, il suo disarmo morale e culturale laddove il transitorio trionfo illuminista coincide con la masochistica sconfitta della nostrana civiltà tradizionale.

Mauro Scacchi

Sottomissione_CopertinaHouellebecq

Copertina del libro e foto dell’autore

Di seguito, per curiosi e appassionati, la bozza lunga di preparazione all’articolo finale

Politicamente scorretto, provocatore, pensatore inquieto e autore scomodo a molti, tutto questo e altro ancora è Michel Houellebecq. I suoi libri sono pubblicati in Italia da Bompiani. Scoprì Lovecraft da adolescente e in seguito ne scrisse una biografia ricca di suggestioni anche se povera in termini di analisi critica, ormai pressoché introvabile: “H.P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita” (2001). Già solo questo lo rende ai nostri occhi oltremodo interessante. Nato nel 1958 nella colonia francese La Réunion, isola vicino al Madagascar, il suo vero nome è Michel Thomas ma ha scelto come pseudonimo il cognome della nonna paterna. Vissuto prima in Algeria, si trasferì presto a Parigi ove fece gli studi. Negli anni ha preso dimora in Spagna e in Irlanda, fino a tornarsene a Parigi dove attualmente risiede. La sua vita è un continuo di atteggiamenti controversi, caparbie prese di posizione avallate da un pessimismo distruttivo. Troppo complessa per discuterne qui. Alcuni suoi titoli: “Estensione del dominio della lotta” (1994), “Le particelle elementari” (1998; che gli ha dato la fama), “Piattaforma. Nel centro del mondo” (2001), “La possibilità di un’isola” (2005) e “La carta e il territorio” (2010; vincitore del Premio Goncourt). Il suo ultimo lavoro è il discusso, contestato e altresì ammirato “Sottomissione” (Bompiani, 2015), tradotto da Vincenzo Vega. In un futuro non troppo lontano, in Francia la democrazia consente l’ascesa di un partito islamico, la Fratellanza musulmana; questa vince le elezioni presidenziali contro il Fronte nazionale di Marine Le Pen grazie a un’alleanza con socialisti, popolari e moderati. Il nuovo Presidente, Mohammed Ben Abbes (un «musulmano moderato» che ha però tra i suoi riferimenti l’imperatore Augusto), inaugura un periodo di prosperità economica e introduce la Sharia. Le donne non devono più lavorare, la disoccupazione decresce, si legalizza la poligamia. Il quarantenne François è docente alla Sorbona di Parigi. Ateo e nichilista, esperto dello scrittore decadente Huysmans, non prova interesse nell’insegnamento e la sua vita amorosa è un disastro. Il sesso è una costante nei libri di Houellebecq, una falsa via d’uscita alla crisi interiore prodotta dal post modernismo. Anche qui non mancano scene a luci rosse. A un certo punto Tanneur, uno dei personaggi, afferma: «La rivoluzione francese, la repubblica, la patria… sì, tutto questo ha potuto dar vita a qualcosa; qualcosa che è durato un po’ più di un secolo. La cristianità medievale, invece, è durata oltre un millennio». La fede religiosa unifica e rende forti. L’Occidente l’aveva e l’ha persa. «Il vero nemico dei musulmani non è il cattolicesimo: è il secolarismo, la laicità, il materialismo ateo» e sono proprio laicità e materialismo che, vinte tante battaglie sociali, dopo aver spazzato via ogni tensione metafisica hanno disperso lo spirito identitario e di coesione occidentale. Rediger, nuovo rettore della Sorbona e futuro ministro degli Esteri, collega per analogia la sottomissione all’Islam a quella erotica d’“Histoire d’O”, romanzo della scrittrice Dominique Aury: «È la sottomissione, l’idea sconvolgente e semplice che il culmine della felicità umana consista nella sottomissione più assoluta». L’Islam conquista la Francia attraverso la democrazia, non la guerra; mentre i laici perdono interesse nella politica, i musulmani vanno alle urne compatti e decisi e il destino è segnato. Quando il 7 gennaio scorso vi fu il massacro al Charlie Hebdo, la prima pagina del settimanale satirico titolava «Les prédictions du mage Houellebecq». Lo stesso giorno Soumission usciva nelle librerie francesi. “Sottomissione” non è però un romanzo razzista, anzi alla fine François si convertirà all’Islam poiché Ben Abbes ha una visione storica in grado di rendere la Francia più forte che mai. Il romanzo denuncia, attraverso una metafora politica, lo stato d’inerzia dell’Occidente, il suo declino morale; non v’è più nulla per cui valga la pena combattere, gli animi non si accendono, non si crede più a niente. Si tratta d’un disarmo culturale, di un masochismo addirittura presuntuoso laddove il trionfo illuminista coincide con la sconfitta della civiltà tradizionale occidentale. Può interessare sapere che Houellebecq, nel suo romanzo, mostra di conoscere René Guénon, il famoso tradizionalista francese (controparte oltralpe dell’italianissimo Evola) che si convertì all’Islam. “Sottomissione” già si appresta a divenire un classico, uno di quei rari tomi destinati ad essere citati, un giorno, per la loro intrinseca preveggenza, la circolare attualità, la propria terrificante e lungimirante schiettezza nel delineare possibili scenari non soltanto geopolitici ma anche, e forse più di tutto, evolutivi della civiltà umana. Visionario e al contempo concretissimo, attende solo che lo leggiate.

Mauro Scacchi

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