“Museologia e Tradizione”. Un saggio che esplora il significato e l’importanza dei nostri musei.

Posted on febbraio 15, 2015

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Museologia e Tradizione_CronacaQui 05022015_Scacchi

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Museologia e Tradizione (Riccardo Rosati Edizioni Solfanelli, Chieti 2015; pp. 128, € 11), recensione sul quotidiano di Torino CronacaQui, 5 febbraio 2015

Riccardo Rosati, classe 1974, è un museologo: si occupa di storia e significato dei musei, ne coglie essenza e spirito. I suoi interessi spaziano inoltre dalle tradizioni orientali all’anglistica e la francesistica, dal cinema ai fumetti, dal fantastico all’horror. Tra le sue pubblicazioni: “La visione nel Museo”, “Perdendo il Giappone”, “Storia del cinema giapponese dal 1970 al 2010” e “Da Maison Ikkoku a Nana. Mutamenti culturali e dinamiche sociali in Giappone tra gli anni Ottanta e il 2000”. Il suo ultimo libro, “Museologia e Tradizione” (Solfanelli, 2015), è una raccolta di trentuno articoli scritti per la rivista “il Borghese” fondata da Leo Longanesi e oggi diretta da Claudio Tedeschi; quest’ultimo firma la Presentazione al volume, il quale ospita una Postfazione di Gianfranco de Turris. Alla base del pensiero di Rosati c’è l’idea che senza una visione complessiva della tradizione universale dell’essere umano non possa esistere una vera conoscenza museale, altrimenti ridotta a sterile particolarismo nozionistico. L’opera è divisa in tre capitoli: Museologia, I miei musei e Attualità dei beni culturali. Molti i temi: dal museo fonte d’ispirazione filosofico letteraria al fenomeno delle Fondazioni, con riferimenti al Museo Egizio di Torino e alla Reggia di Venaria Reale. Intere pagine sono dedicate al Mao di Palazzo Mazzonis sempre nella capitale sabauda. Rosati tratta anche musei inglesi presenti nel nostro Paese come la Keats-Shelley House di Roma. L’Italia ha un patrimonio artistico senza eguali, troppo spesso mal gestito. Museo deriva dal greco “mouseion”, posto delle Muse, e poiché queste erano figlie di Mnemosine (memoria) il museo non può che essere «il sacro scrigno della memoria» d’una comunità, la casa-tempio ove ritrovare le proprie radici.

Mauro Scacchi

Museologia e Tradizione_CopertinaRiccardo Rosati

Copertina del libro e foto dell’autore

Di seguito, la bozza lunga di preparazione all’articolo

Riccardo Rosati, classe 1974, è un museologo: si occupa di storia e significato dei musei, ne coglie lo scopo e lo spirito. I suoi interessi spaziano anche oltre: dalle tradizioni orientali all’anglistica e la francesistica, dal cinema ai fumetti, dal fantastico all’horror. Tra le sue pubblicazioni: “La visione nel Museo” (2005), “Perdendo il Giappone” (2005), “Nihon Eiga. Storia del cinema giapponese dal 1970 al 2010” (2010) e “Da Maison Ikkoku a Nana. Mutamenti culturali e dinamiche sociali in Giappone tra gli anni Ottanta e il 2000” (2011). Il suo ultimo libro, “Museologia e Tradizione” (Solfanelli, 2015), è una raccolta di articoli scritti per la rivista “il Borghese” fondata da Longanesi nel 1950 e diretta dal 2007 da Claudio Tedeschi; quest’ultimo firma la Presentazione al volume, il quale ospita una Postfazione di Gianfranco de Turris. Alla base del pensiero di Rosati c’è l’idea che, senza una visione complessiva della tradizione universale dell’essere umano, non possa esistere una vera conoscenza museale. L’autore afferma che non basta una laurea artistica o archeologica per capire l’essenza dell’istituzione museale: la ricerca scientifica deve sfociare in una visione d’insieme che nessun nozionismo è in grado di fornire. Il curatore di un museo non è un museologo, il primo essendo uno specialista di settore, il secondo un padrone di più materie capace di rilevare l’importanza valoriale, nonché politica, della cultura conservata nei musei. Sono trentuno gli articoli di Rosati, tutti coinvolgenti, divisi in tre capitoli: Museologia, I miei musei e Attualità dei beni culturali. In essi si critica la pochezza culturale della modernità, che cerca di scindere ogni tradizione particolare dal retaggio comune che collega ogni espressione umana. L’Italia ha un patrimonio artistico che non ha eguali eppure troppo spesso esso viene snobbato, mal gestito e mal compreso, a volte tendenziosamente. Molti i temi affrontati: dal museo come fonte d’ispirazione filosofica e letteraria al fenomeno delle Fondazioni, dai musei ecclesiastici a quelli scientifici e naturalistici. Intere pagine sono dedicate al Mao di Torino presso il Palazzo Mazzonis, che dopo un entusiasmo iniziale rischia di sprofondare nell’anonimato. Rosati compie escursioni anche nei musei e nelle collezioni inglesi presenti nel nostro Paese, includendovi la Keats-Shelley House di Roma. Non lesina giusti rimbrotti all’anti-mecenatismo dei Torlonia e all’ignoranza che ha portato all’abbattimento d’importanti simboli nostrani quali sono molti campanili e torri. Verso la fine, uno sguardo alla millenaria cultura cinese uccisa quasi integralmente dal maoismo e una difesa a favore di giganti del calibro di Praz e Tucci. Museo deriva dal greco “mouseion”, posto delle Muse, e poiché queste erano figlie di Mnemosine (la memoria), il museo non può che essere a sua volta il sacro scrigno della memoria d’una data comunità. Non si tratta di una sorta di magazzino contenente oggetti messi a bella vista per il turista pagante, ma della casa tempio delle nostre radici.

Mauro Scacchi

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