Vademecum per i giovani. OBIETTIVO insicurezza.

Posted on gennaio 26, 2015

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Vademecum per i giovani. Obiettivo INSICUREZZA.‏ (sulla rivista mensile il Borghese, febbraio 2015)

«Vendicheremo il Profeta! Allahu àkbar!», urlano uomini incappucciati mentre aprono il fuoco dei loro kalašnikov contro vittime sbigottite e inermi. La sede del settimanale satirico Charlie Hebdo diventa teatro d’un massacro. Muoiono il direttore, Charb, i più importanti vignettisti e altre persone tra cui l’economista Bernard Maris; in tutto si spengono dodici vite. Non è la scena di un film: è accaduto a Parigi il 7 gennaio di quest’anno. La prima pagina del numero in edicola era dedicata a Michel Houellebecq (il titolo: «Les prédictions du mage Houellebecq»), autore del romanzo Sottomissione (Bompiani, 2014) in cui si narra la vittoria di un musulmano alle presidenziali francesi del 2022. La satira, la libertà di espressione e di stampa sono concetti ignoti all’Islam.

I seguaci di Maometto possono venire a casa nostra e ottenere che vengano tolti presepi e croci, che il cibo nelle mense scolastiche soddisfi i loro bisogni, che si costruiscano moschee, ma guai a scherzare sulla loro fede: se non ti tagliano la testa vengono direttamente dove lavori e ti sparano. Parigi non è lontana. Con l’Europa in piena crisi strutturale, tra la recrudescenza del fondamentalismo islamico a livello mondiale e le orde d’immigrati che approdano in Italia, dal governo nostrano ci si aspetterebbe una certa assennatezza, una politica della Sicurezza degna di questo nome.

Il degrado dei centri urbani e delle periferie va di pari passi con l’aumento di quei clandestini che, sapendo bene di poter agire indisturbati, sbarcano il lunario quando vendendo merci contraffatte alla luce del Sole, quando dedicandosi a forme più classiche di delinquenza. Tutti i dati indicano che i reati legati alla microcriminalità sono da ascrivere principalmente agli stranieri, per non parlare degli illeciti penali più importanti che vanno dallo spaccio di droga alla tratta degli esseri umani, dal business della prostituzione all’omicidio. Lo straniero, specie l’immigrato irregolare, pare abbia una sorta d’immunità per cui o non lo si riesce a trovare, oppure anche se lo si trova non gli viene mai torto un capello. Senza soldi, senza documenti, senza residenza, come comminargli una pena pecuniaria? Come dargli i domiciliari? Lo si stipa nelle carceri sovraffollate oppure lo si accompagna al confine? Fantascienza. La realtà è che in Italia un immigrato irregolare fa tenerezza, quindi ha carta bianca e si beffa di tutto e di tutti ivi comprese le forze dell’ordine che, se anche solo gli torcessero un capello, il giorno dopo sarebbero messe alla berlina in televisione.

Il tema sulla Sicurezza è oggi tanto fondamentale quanto male approcciato. Se non si può permettere che la disperazione di un Italiano esploda in violenza, e nel caso sarebbe giusto intervenire per contenerla, non si capisce perché non si debba allora, e a maggior ragione, intervenire contro l’immigrato che delinque; intervenire con decisione s’intende, in modo esemplare affinché non più si assista alla scena tipo dell’ambulante che vende finti giacchetti della Colmar o false borse di Prada mentre gli passa accanto una pattuglia della Municipale, per dire. Peggio, non se ne può più di vedere neri che vendono droga agli incroci di grandi città come Torino o Milano, che malmenano e accoltellano Italiani come accaduto a Musile di Piave (Venezia) all’inizio dell’anno.

Bisogna smetterla una buona volta con l’invocare sempre l’integrazione. Basterebbe andare a vedere su Internet in che modo il 4 Gennaio i musulmani (quelli “normali”, non fondamentalisti) hanno festeggiato a Carpi (Modena) il Milad Jalus, in cui ricorre la nascita del loro profeta: la commemorazione si è tenuta in una sala divisa in due, con le donne stipate da una parte dietro a un paravento. Altro che integrazione. Ha ragione Augusto Grandi quando sul suo blog Girano scrive, a proposito degli omicidi al Charlie Hebdo: «L’offensiva, promessa da tempo, è infine scattata. Contro un’Europa in disarmo, vigliacca e politicamente corretta. È giusto così, i terroristi dimostrano tutta la loro ferocia ma anche la determinazione e il coraggio che mancano ai leader europei e ai loro sudditi. Popoli giovani che si sostituiscono ai popoli che scelgono la rassegnazione ed il suicidio». In questo clima di assoluto masochismo sia italiano che europeo, suona tardiva e goffa la dichiarazione di Francesco Rutelli in un’intervista rilasciata ad Andrea Cuomo de Il Giornale il 7 Gennaio (neppure a farlo apposta): «L’Europa deve distruggere le barche gestite dai trafficanti di uomini prima che prendano il mare». L’idea non è originale anche se trova il consenso di chi scrive, ma come ha fatto giustamente notare l’amico giornalista Emanuele Mastrangelo su Facebook: «più che altro cominciano a capire da che parte tira il vento e cercano di non perdere consensi… la gente ha i coglioni pieni». La sinistra al caviale non si smentisce mai. Pur vero, va detto, che Rutelli come presidente del Copasir nel 2009 redasse una lunga relazione sul fenomeno della tratta e sulle sue implicazioni, ma a nulla valse, evidentemente…

Di fronte a tanta violenza e arroganza da parte dei clandestini il governo dovrebbe agire con efficacia, rendere le strade più sicure, inasprire le pene garantendone la certezza. Invece cosa fa? Chiude presidi delle forze dell’ordine. La delinquenza aumenta e si riduce la rete della sicurezza nazionale. Il Tempo riportava nei primi di Novembre scorso che dal 2005 sono state soppresse 347 unità organizzative dei Carabinieri, dal 2009 hanno chiuso 72 reparti della Guardia di Finanza e mentre scriviamo stanno per sparire 250 sedi della Polizia di Stato come pure denunciato dal Sap, sindacato autonomo della Ps. Allo stesso tempo il governo decide di depenalizzare 112 reati con la Legge Delega 67/2014 e addirittura le ecomafie potrebbero gioire grazie al Ddl 1345 sui delitti ambientali, che dietro ad altisonanti proclami si sta già rivelando una fregatura in quanto andrebbe ad incidere negativamente su tutta una serie di tecnicismi giurisprudenziali rendendo più difficoltosa l’azione penale. Il Corpo forestale dello Stato, la forza di polizia deputata a contrastare gli eco-reati, è anch’esso gravato da una persistente carenza di organico che neppure il concorso per Agenti bandito quest’anno potrà ripianare (concorso, ha chiarito per i disinformati Marco Moroni del Sapaf, maggior sindacato del Cfs, le cui risorse «non sono state stanziate da questo Governo ma da uno precedente; le assunzioni nelle Forze di polizia sono regolamentate da norme primarie e difficilmente si può etichettare un concorso per le Forze di Polizia come “regalo natalizio”, visto che le carenze organiche ormai decennali raggiungono almeno il 15-20% delle dotazioni organiche).

Insomma, bisogna sapere ciò che si vuole. Più sicurezza? Bene, allora che non si diminuiscano le forze dell’ordine e si consenta loro di agire in modo deciso. Prima di venire invasi del tutto. Per poter girare di notte senza paura di venire derubati, stuprati o investiti da un’automobile. O ammazzati da un kalašnikov.

Mauro Scacchi

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