“Ultimo mondo cannibale” di Andrea Monticone. Spaccato realista e crudele dei nostri tempi, un romanzo da non perdere.

Posted on dicembre 15, 2014

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Ultimo mondo cannibale (Andrea Monticone; Golem Edizioni, Torino 2014; pp. 184, € 14), recensione sul quotidiano di Torino CronacaQui, 11 dicembre 2014

Giornalista torinese, Andrea Monticone è tra i fondatori del gruppo di scrittori Torinoir. Esperto di cronaca giudiziaria è autore di diversi romanzi noir: “Il falsario di Porta Palazzo” (2008), “Il boia di Torino” (2010) e “Favola nera” (2012, con R. Ballacchino), per le edizioni Il Punto; “Marsiglia blues” (2013), libro che procede al ritmo d’una musica ribelle, pei tipi di 881 Agency. Da poco pubblicato, presentato venerdì scorso al Circolo dei Lettori di Torino, è “Ultimo mondo cannibale” (Golem Edizioni; Torino, 2014). In esergo le strofe finali di “Vaudeville”, canzone di Vecchioni. Si tratta di un’opera che, prendendo le mosse da un contesto storico recente e sfruttando lo stile asciutto del noir, strizza l’occhio alla letteratura della crisi riuscendo a pennellare con toni realistici la tragedia del postmodernismo attraverso le disavventure dei protagonisti. In breve è un libro-verità, terribile nel suo disincanto. Un mondo cade a pezzi: crolla la cattedrale sociale eretta sui falsi dogmi del dio denaro, il vuoto politico è assordante, il popolo a malapena s’accorge dell’onda che lo travolgerà. In questa cornice decadente che si sgretola al pari d’una farsa quando viene smascherata, vivono Luca Papotti magistrato di Torino senza più fede nella giustizia, Jack Valenti fotografo di un’importante Agenzia milanese, Marco Bartolo Volpati giornalista in cerca dello scoop di fine carriera; Angela moglie annoiata di Luca, Francesca giovane stagista che lavora con Jack, Bertu il No Tav e Luigi l’imprenditore fallito. Traspare in loro una frustrazione che, sfogandosi, genera ulteriore sconforto. La crisi di un sistema è la crisi dell’individuo, il cui melodramma personale è però più comprensibile, e forse risolvibile, rispetto alla vastità del dramma globale.

Mauro Scacchi

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Copertina e foto dell’autore

Per curiosi e appassionati, una bozza lunga di preparazione all’articolo finale:

Giornalista torinese classe 1972, Andrea Monticone è tra i fondatori di Torinoir, gruppo di scrittori ormai noto ai lettori di questa rubrica nonché molto attivo e conosciuto ben oltre i confini della capitale sabauda. Esperto di cronaca nera e giudiziaria, Monticone è autore di diversi romanzi noir: “Il falsario di Porta Palazzo” (2008), “Il boia di Torino” (2010) e “Favola nera” (2012, con Rocco Ballacchino), con protagonista l’ufficiale dei carabinieri Gabriele Sodano, per le edizioni Il Punto; “Marsiglia blues” (2013), libro d’eccezione che procede al ritmo d’una musica ribelle, pei tipi di 881 Agency. Altro suo precedente titolo “Il pigiama insanguinato” (2005), con Giovanni Falconieri e prefazione di Beppe Fossati, narra la storia non autorizzata di Annamaria Franzoni. Il suo ultimo lavoro, presentato venerdì scorso al prestigioso Circolo dei Lettori di Torino, è “Ultimo mondo cannibale” (Golem Edizioni; Torino, 2014). All’inizio del volume sono riportate in esergo le ultime strofe di “Vaudeville”, canzone di Roberto Vecchioni il cui sottotitolo è, non a caso, “Ultimo mondo cannibale”. Non è un noir. Non è un romanzo d’amore. Non è un giallo politico. Per certi versi potrebbe essere tutte e tre le cose. Piuttosto, si tratta di un’opera di narrativa che, prendendo le mosse da un contesto storico a noi vicino e sfruttando lo stile asciutto della giallistica noir, strizza l’occhio alla cosiddetta letteratura della crisi, riuscendo a pennellare con toni realistici la tragedia del postmodernismo (così come lo intendeva il filosofo francese Jean-François Lyotard, cioè l’epoca del declino delle credenze metafisiche che da sempre hanno contribuito alla coesione sociale). In breve è un libro-verità, terribile nel suo disincanto, necessario per aprire gli occhi. Un mondo cade a pezzi: crolla la cattedrale sociale eretta sui falsi dogmi del dio denaro, il vuoto politico è assordante, il popolo a malapena s’accorge dell’onda che lo travolgerà. In questa cornice decadente, il cui oro si sgretola al pari d’una farsa quando viene smascherata, vivono le loro vite Luca Papotti, magistrato di Torino che ha perso la fede nella giustizia, Jack Valenti, un dongiovanni fotografo di un’importante Agenzia milanese, Marco Bartolo Volpati, giornalista in cerca del grande scoop con cui finire la carriera; Angela, moglie annoiata di Luca, Francesca, giovane stagista che lavora con Jack, Bertu il No Tav e Luigi l’imprenditore fallito. Traspare, in tutti loro, un senso d’insoddisfazione, una frustrazione che cerca riscatto quando nella passione, quando nella corruzione, quando in gesti estremi. La crisi di un sistema è la crisi dell’individuo che nulla sembra potere di fronte ai suoi stessi rimorsi, ai propri bisogni istintuali, al melodramma personale che, perlomeno, resta più comprensibile e forse risolvibile rispetto alla vastità del dramma globale. “Ultimo mondo cannibale” dipinge vite che s’intrecciano in un mondo ridotto alla parodia oscura di se stesso. Assolutamente consigliato.

Mauro Scacchi

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