Vademecum per i giovani. Il TITANO russo-cinese.

Posted on novembre 25, 2014

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Vademecum per i giovani. IL TITANO Russo-Cinese. (sulla rivista mensile il Borghese, dicembre 2014)

Se si continua a far finta di nulla con gli occhi foderati di prosciutto non per questo la Russia e la Cina scompariranno dallo scenario geopolitico mondiale. Anzi, potranno ancor più prendersi ciò che vorranno in barba alla dabbenaggine occidentale, in primis quella italiana. A chi invece ha gli occhi ben aperti non sarà sfuggito che Putin non ha tanto in mente di ricreare una nuova Unione Sovietica quanto piuttosto un novello impero simil zarista, geograficamente parlando, certo, ma soprattutto puntando su di un senso d’appartenenza alla Nazione che si fondi non più soltanto su religioni politiche legate ai tempi storici quanto a simboli superiori. Il senso sacrale, ecco, quello che mai alcuni avrebbero pensato sarebbe risorto in terra rossa, è ciò che sta riaffiorando attraverso le nebbie del Comunismo. Già, perché sacro non significa una costruzione in cui compiere dei riti, che al più possono esserne testimonianza esteriore e perciò essoterica; sacro è ciò che è in grado di legare il fato del singolo e del popolo a un anelito se si vuole di trascendenza che giustifichi e massimizzi l’operato concreto su questo mondo.

La Russia di Putin è fiera, l’atteggiamento del popolo russo è quello di una belva che dopo aver guatato l’avversario vi s’avventi con decisione, mors tua vita mea in cui la vita da salvaguardare è un insieme di valori irrinunciabili. I Russi sono convinti della propria superiorità razziale a un livello che oseremmo dire spirituale prima ancora che biologico. Un discorso che può e forse deve preoccuparci ma che risulta utile a comprendere che non ci troviamo davanti un bimbetto spaventato, bensì un intero popolo di leoni. Mentre le sanzioni contro la Russia, così orgogliosamente ravvivate dalla diplomatica europea Mogherini di renziana estrazione, bruciano aziende e posti di lavoro in Italia, la teutonica Merkel fa in sordina affari con Mosca. C’è un’Europa di facciata, unita e filo-americana, e un’altra reale, divisa, ognuno per sé e Dio (sempre che qualcuno lo invochi ancora) per tutti. Gli Usa, pronti all’arrembaggio del mercato dei prodotti agroalimentari europei grazie a un trattato capestro che abbasserà le condizioni in base alle quali finora si possono, qui da noi, commerciare prodotti alimentari di qualità (tanto si parla del Made in Italy, ché presto lo stesso subirà perdite ingenti proprio grazie a questo trattato, il Transatlantic Trade and Investment Partnership o Ttip, che non a caso esclude la Russia), dall’altra parte vergano accordi con i Paesi che circondano la Cina per sottrarli alla sua influenza (Trans Pacific Partnership o Tpp di cui fa parte, però, anche l’Australia). Ovviamente ciò non è che desti molta preoccupazione a Russia e Cina, che seguitano a crescere e a dettare la loro linea ovunque abbiano interessi in gioco.

La Cina ha smesso da tempo di far finta di non curarsi delle proprie radici etico-filosofiche, ma anzi le sta recuperando in virtù di quel famoso senso di appartenenza cui abbiamo accennato all’inizio, radici Confuciane innanzi tutto ma anche Taoiste. Russi e Cinesi sono nazionalisti. Sta qui il cuore della loro potenza. Un russo non si piegherà mai davanti a uno straniero, non rinnegherà mai la sua visione del mondo e tanto meno lo farebbero i Cinesi. Putin è amato dal suo popolo così come in Cina ogni persona che prenda il timone del Paese è chiamato «grande leader» (in ultimo Xi Jinping, Presidente della Repubblica popolare Cinese dal 2013). Noi chi abbiamo? Matteo Renzi. Chi lo chiamerebbe mai grande leader? Neppure i suoi più stretti collaboratori si sognerebbero mai d’idolatrarlo in tal modo. Bene, si potrebbe obiettare che non occorra un capo da idolatrare, che in Europa ci siamo già passati col Duce e Hitler e sappiamo com’è finita. Certo, quindi è meglio fare i servi di Obama, farsi prendere in giro dalla Merkel e mettersi a novanta davanti alla Bce che spreme soldi a raffica facendo finta di elargirne di quando in quando mentre per lei è subito pronto il nuovo grattacielo a Francoforte costato 1,2 miliardi di euro. Va bene, allora è meglio subire invasioni continue dall’Africa… però è strano vengano tutti qui quando nello stesso continente nero ci sono Stati il cui Pil cresce di oltre il 4 per cento (come il Marocco) e sono facilmente raggiungibili per coloro che, invece, si ostinano a prendere i barconi e approdare sulle nostre coste.

Secondo gli scenari globali previsti un paio d’anni fa dal Club di Roma (pensatoio fondato nel 1968 dall’italiano Aurelio Peccei ma con attuale sede in Svizzera), la Cina sarà l’economia trainante a livello globale entro il 2052, la stessa Cina che, guarda un po’, si sta comprando mezza Africa e lì sta costruendo strade e infrastrutture. La Cina che con la Russia sigla accordi energetici strappando ottimi prezzi per ricevere via terra il gas da quel serbatoio che è la Siberia e che finora la Russia mai aveva ceduto a nessuno. Cina che, grazie a Henry Kissinger (consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di Stato con Nixon e Ford; una delle eminenze grigie del nuovo ordine mondiale, per capirci), tra la fine dei Sessanta e i primi Settanta si avvicinò agli Usa che la utilizzarono come cuscino proprio verso la Russia al tempo della guerra fredda. Nel 2001 il “Paese di Mezzo” (questo significa Zhongguo, Cina) è entrato nell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) dopo quindici anni di trattative. Cina che, adesso, da un lato tiene il guinzaglio agli Usa e dall’altro diventa partner della Russia financo nei nuovi organismi d’investimento come il Russia-China Investment Fund, nato nel 2012 grazie allo sforzo congiunto del China Investment Corporation (Cic) e del Russian Direct Investment Fund (Rdif).

Cosa fa l’Europa? A dispetto delle più rosee previsioni di Parag Khanna espresse nel suo famoso libro I tre imperi (2008), l’Ue non è un impero e nemmeno una confederazione di Paesi, bensì un’accozzaglia di popoli inquieti sempre più a disagio e fortemente individualistici. Tranne l’Italia che, tanto per cambiare, ci tiene a pubblicizzare e appoggiare un’Europa matrigna e bacchettona. Nel Munk Debate tenutosi a Toronto nel 2011 alla domanda “Il XXI secolo appartiene alla Cina?” Kissinger rispose di no mentre David Li, giovane direttore del Centre for China in the World Economy presso l’Università di Tsinghua a Pechino rispose, ovviamente, di sì.

Cosa deve fare l’Italia davanti a tanti e rapidi mutamenti politico-economici planetari? In realtà è semplice: riacquistare un sentimento nazionalista e protezionista verso i propri confini culturali, dunque linguistici e sociali, nonché dotarsi di uno Stato organico in grado di nazionalizzare banche e imprese chiave impedendone la delocalizzazione e l’assurda autonomia neoliberista. Fatto questo, svincolarsi da una politica estera ottusa com’è quella dell’attuale Ue e farsi promotrice di un’Europa delle Nazioni al fianco di chi riesce a comprendere che il futuro non è dove il Sole muore, ma dove sorge.

Mauro Scacchi

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Di seguito, per curiosi ed appassionati, una bozza lunga di preparazione all’articolo finale

Se si continua a far finta di nulla con gli occhi foderati di prosciutto non per questo la Russia e la Cina scompariranno dallo scenario geopolitico mondiale. Anzi, potranno ancor più prendersi ciò che vorranno in barba alla dabbenaggine occidentale, in primis quella italiana. Per chi invece ha gli occhi ben aperti non sarà sfuggito che Putin non ha tanto in mente di ricreare una nuova Unione Sovietica, quanto piuttosto un novello impero simil zarista, geograficamente parlando, certo, ma soprattutto puntando su di un senso di appartenenza alla Nazione che si fondi non più su religioni politiche legate ai tempi storici quanto a simboli superiori, archetipi in grado di dialogare con la parte più intima della coscienza. Il senso sacrale, ecco, quello che mai alcuni avrebbero pensato sarebbe risorto proprio in terra comunista, è ciò che sta riaffiorando in quelle terre. Già, perché sacro non significa una costruzione in cui compiere dei riti, che al più possono esserne testimonianza esteriore e perciò essoterica; sacro significa legare il fato del singolo e del popolo a qualcosa di superiore, un anelito se si vuole di trascendenza che giustifichi e massimizzi l’operato concreto su questo mondo. La Russia di Putin è fiera, l’atteggiamento del popolo russo è quello di un guerriero, di una belva che dopo aver guatato l’avversario vi s’avventi con decisione poiché altra strada da percorrere non è possibile, mors tua vita mea, e la vita da salvaguardare in questo caso è un insieme di valori che non si è disposti a barattare con nessuno, men che meno con un Occidente svuotato di ogni connotazione tradizionale. Mentre le sanzioni contro la Russia, così orgogliosamente ravvivate dalla diplomatica europea Mogherini di renziana estrazione, bruciano aziende e posti di lavoro in Italia, la teutonica Merkel fa in sordina affari con Mosca. C’è un’Europa di facciata, unita e filo-americana, e un’altra reale, divisa, ognuno per sé e Dio (sempre che qualcuno lo invochi ancora) per tutti. Gli Usa, pronti all’arrembaggio del mercato dei prodotti agroalimentari europei grazie a un trattato capestro che abbasserà le condizioni in base alle quali finora si possono, qui da noi, commerciare i prodotti alimentari (tanto si parla del Made in Italy, ché presto lo stesso subirà perdite ingenti proprio grazie a questo trattato, il Transatlantic Trade and Investment Partnership o Ttip), dall’altra parte dell’Atlantico vergano accordi con tutti i Paesi che circondano la Cina per sottrarli alla sua influenza (Trans Pacific Partnership o Tpp di cui fa parte, però, anche l’Australia). Gli Usa non sono più la potenza mondiale che ci raccontano. Obama viene fischiato in pubblico è bene rammentarlo, così come è bene ricordare che per i prossimi due anni il Presidente nero non potrà portare avanti alcuna politica degna di questo nome a causa della recente vittoria repubblicana. Insomma, per frenare le nuove potenze emergenti o riemergenti (come nel caso russo), gli States siglano accordi che dovrebbero contenerle; di fatto si tratta di comprare la fedeltà dei Paesi loro confinanti per tentare di escludere vieppiù Russia e Cina dal loro raggio traente economico. Ovviamente ciò non è che desti molta preoccupazione alla Russia e alla Cina, che seguitano a crescere e a dettare la loro linea ovunque abbiano interessi in gioco, e potete scommetterci quel che volete sarà la loro linea a trionfare. La Cina ha da anni smesso di far finta di non curarsi delle proprie tradizioni etico-filosofiche, ben più radicate del credo nel partito unico Comunista; sta dunque e di gran carriera recuperando le proprie radici in virtù di quel famoso senso di appartenenza cui abbiamo accennato all’inizio, radici Confuciane innanzi tutto, ma anche Taoiste. Russi e Cinesi sono indefessi nazionalisti. Sta qui il cuore della loro potenza. Un russo non si piegherà mai davanti a uno straniero, non rinuncerà mai alla sua visione del mondo e tanto meno lo farebbero i Cinesi. Putin è amato dal suo popolo così come in Cina ogni persona che prenda il timone del Paese è chiamato, sempre e in ogni circostanza, “grande leader” (in ultimo Xi Jinping, Presidente della Repubblica popolare Cinese dal 2013). Noi chi abbiamo? Matteo Renzi. Chi lo chiamerebbe mai grande leader con spirito devoto e ammirato? Neppure i suoi più stretti collaboratori si sognerebbero mai di idolatrarlo in tal modo. Bene, si potrebbe obiettare che non occorra un capo da idolatrare, in Europa ci siamo già passati col Duce e Hitler e sappiamo com’è finita. Certo, quindi è meglio fare i servi di Obama, farsi prendere in giro dalla Merkel e mettersi a novanta davanti alla Bce che spreme soldi a raffica facendo finta di elargirne di quando in quando mentre per lei è subito pronto il nuovo bel grattacielo a Francoforte costato 1,2 miliardi di euro. Va bene, allora è meglio subire invasioni continue dall’Africa… tutti quei poveracci che fuggono dalla disperazione… però è strano vengano tutti qui quando nello stesso continente nero ci sono Stati il cui Pil cresce di oltre il 4 per cento (come il Marocco) e sono di sicuro più facilmente raggiungibili per coloro che, invece, si ostinano a prendere i barconi e approdare sulle nostre coste. Secondo gli scenari globali previsti recentemente dal Club di Roma (pensatoio fondato nel 1968 dall’italiano Aurelio Peccei ma con attuale sede in Svizzera) e presentati dall’accademico norvegese Jorgen Randers, la Cina sarà l’economia trainante a livello globale entro il 2052, la stessa Cina che, guarda un po’, si sta comprando mezza Africa e lì sta costruendo strade e infrastrutture. La Cina che con la Russia sigla accordi energetici, strappando ottimi prezzi per ricevere via terra il gas da quel serbatoio che è la Siberia e che finora la Russia mai aveva ceduto a nessuno. Cina che, grazie a Henry Kissinger (consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di Stato con Nixon e Ford; una delle eminenze grigie del nuovo ordine mondiale per capirci) tra la fine dei Sessanta e i primi Settanta si avvicinò agli Usa per fare da cuscino proprio verso la Russia al tempo della guerra fredda. Nel 2001 il “Paese di Mezzo” (questo significa Zhongguo, cioè Cina) è entrato nell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) dopo quindici anni di trattative. Cina che, adesso, da un lato tiene il guinzaglio agli Usa e dall’altro diventa partner della Russia financo nei nuovi organismi d’investimento come il Russia-China Investment Fund, nato nel 2012 grazie allo sforzo congiunto del China Investment Corporation (Cic) e il Russian Direct Investment Fund (Rdif). Cosa fa l’Europa? Cosa fa l’Italia? A dispetto delle più rosee previsioni di Parag Khanna espresse nel suo famoso libro I tre imperi (2008), l’Ue non è un impero e nemmeno una confederazione di Paesi, bensì un’accozzaglia di popoli inquieti sempre più a disagio e fortemente individualistici. Tranne l’Italia che, tanto per cambiare, ci tiene a pubblicizzare e appoggiare un’Europa matrigna e bacchettona. Nel Munk Debate tenutosi a Toronto nel 2011 alla domanda “Il XXI secolo appartiene alla Cina?” Kissinger rispose di no mentre David Li, giovane direttore del Centre for China in the World Economy presso la Scuola di economia e amministrazione dell’Università di Tsinghua a Pechino rispose, ovviamente, di sì. Cosa deve fare l’Italia davanti a tanti e rapidi mutamenti politico-economici planetari? In realtà è semplice: riacquistare un sentimento nazionalista e protezionista verso i propri confini culturali, dunque linguistici e sociali, dotarsi di uno Stato organico in grado di nazionalizzare banche e imprese chiave impedendone la delocalizzazione e l’assurda autonomia neoliberista. Fatto questo, svincolarsi da una politica estera ottusa com’è quella dell’attuale Ue e farsi promotrice di un’Europa delle Nazioni al fianco di chi riesce a comprendere che il futuro non è dove il Sole muore, ma dove sorge.

Mauro Scacchi

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