Fluttuando con la mente. Sprazzi di lucidità.

Posted on novembre 25, 2014

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Dall’alto in basso, da inizi Dicembre ai primi di Ottobre 2014

“Come una stella, che finito il “carburante” inizia a collassare e si contrae rimpicciolendo, così mi sento io a volte; dall’entusiasmo, dalla sensazione di potenza e dal sentimento per le cose belle e vere, dall’effetto positivo che mi regalano le sfide e dal pulsare di un cuore bisognoso di respirare aria vibrante di vita, passo a uno stato pseudo meditativo, chiuso, scontroso, eminentemente riflessivo, apparentemente passivo. Da yang divengo yin. Come una stella che, diminuita nel suo raggio incrementa però la propria quantità di massa, innescando nuovamente in sé le reazioni nucleari, così capita a me: nel momento d’introversione massima, brucia di nuovo la fiamma nel mio petto ed è come un risorgere. Come la stella si riespande nuovamente accrescendosi, così si riespande la mia attitudine al sociale e alle relazioni umane, rivibrano le corde dell’anima e il pensiero si fa più positivo, propositivo. Fasi alterne, contrazione, espansione, contrazione; come un respiro, come il respirare d’una stella. Frequenze incostanti, periodi che cercano di trovare il ritmo naturale del creato e adeguarvisi, come il giorno e la notte che pur restando giorno e poi notte variano a seconda delle stagioni”

“Quando alzava gli occhi, il bambino vedeva l’immensità del cielo notturno e si commuoveva. Tutte quelle stelle lo atterrivano affascinandolo oltre ogni dire, si sentiva piccolo ma in procinto di fare mille scoperte. Agguantò il suo telescopio a rifrazione, che al confronto quello di Galilei pareva monte Palomar, e sondò il cosmo trattenendo il respiro. La nebulosa di Orione, i satelliti di Giove, gli si aprì un mondo. Imparò a leggere l’ora guardando gli astri e sentì l’esigenza di costringere quelle lucine in costellazioni definite, per impararne bene la posizione e ne studiò le caratteristiche. Credette di non riuscire più a pensare il cielo come un tempo, distesa sconfinata e ignota. Una volta adulto, si rese però conto che i recinti per le stelle inventati dagli uomini, le costellazioni, non avevano diminuito in lui la meraviglia per quei punti luminosi, ogni volta sentita come un brivido lungo la schiena”

“A 15 anni leggendo “Il Signore degli Anelli” ebbi l’impressione che Gandalf rappresentasse una saggezza superiore, sfuggente, una mano sul capo pronta a dare fiducia al prossimo; il suo ruolo, quello di far rinascere la grandezza nel petto degli uomini. Aragorn invece era la saggezza terrena, l’esperienza, la sua voce quella d’un fratello maggiore, di un leader che anziché comandare a distanza senza sporcarsi le mani era pronto a stare in prima linea coi suoi compagni d’arme. Tutt’oggi se penso alla nobiltà dello spirito umano mi viene in mente Aragorn, quando immagino un riferimento d’ordine trascendentale che protegge e mostra la via la figura di Gandalf s’affaccia alla mia mente”

“In Italia cresce la richiesta di spiritualità. I neospiritualismi, le “seconde religiosità” di spengleriana memoria, incedono a passo forzato nelle nostre città. Si tratta di forme spirituali che coniugano filosofie di vita tese all’amore universale con tradizioni millenarie da cui attingono il substrato dottrinario. Spesso non riconosciute dai movimenti regolari che invece proseguono le filosofie e dottrine originarie, spopolano in Occidente. In tanti ritrovano in esse una connessione con il trascendente o riscoprono grazie ai loro insegnamenti forme genuine di relazionalità umana. Ciò che fa pensare è il fatto che i seguaci dei neospiritualismi studiano esclusivamente i testi segnalati dai gruppi cui appartengono, e quando sorge la curiosità di ulteriori letture immancabilmente esse vengono interpretate secondo la visione del mondo aquisita stando in quel particolare gruppo. Le interpretazioni diventano così, nel migliore dei casi, tendenziose e finalizzate a confermare la bontà e l’efficacia degli insegnamenti del gruppo. In pochi casi si registrano aderenti capaci di andare oltre ma questi spesso finiscono per collidere col gruppo con tutte le conseguenze del caso, la prima essendo l’esclusione dal gruppo medesimo attraverso un processo di derisione o facendo sentire il dubbioso come in errore. I risvolti psicologici possono includere danni interiori e di relazionalità non dappoco. Insomma, finché si resta all’interno del gruppo tutto va bene, se qualcuno solleva dubbi si cerca di reidottrinare la persona che sta perdendo di vista la via giusta; se questa persevera, la si fa sentire inferiore e infine la si esclude del tutto con strascichi psichici da non sottovalutare. Le filosofie orientali hanno molto da dare all’Occidente, ma chissà perché hanno presa in maggior misura quelle non originali bensì quelle derivate, che nello stesso Oriente sono contestate in quanto appaiono progressiste laddove trattandosi di spiritualità l’idea stessa di progressismo è chiaramente fuorviante e fuori luogo. Si tratta perciò di ramificazioni New Age che attraggono chi è in cerca di spiritualità; in Occidente l’offerta di spiritualità appare povera e poco convincente, per cui dottrine tutto sommato nuove che riescono a far sentire i propri seguaci sulla strada dell’illuminazione sono ovunque ben accette e queste sono in larga parte di matrice orientale. Però, siano esse Orientali o Occidentali, queste seconde religiosità mirano a insegnare che si può arrivare in alto a livello spirituale seguendo pochi precetti, dando l’impressione che tutti ma proprio tutti possano prima o poi divenire qualcosa di simile a un santone. Capita spesso di sentire chi si è legato a questi gruppi parlare come fosse un libro stampato, ripetere assiomi, sentenziare verità. Se proprio si volesse fare un percorso serio, non converrebbe prima leggersi tutto ciò che riguarda una certa dottrina dalle sue origini storiche e nelle sue varie declinazioni iniziali? E solo dopo semmai approcciarsi al nuovo, all’ultimo dei figli di un certo credo iniziatico per saper meglio giudicare quanto in esso ci sia di regolare e quanto invece d’invenzione, non poche volte commerciale o per fini d’influenza politica? O, peggio, per fini di controllo sulla parte più preziosa che noi abbiamo, quella appunto spirituale? Già, perché è proprio quando le persone si sentono strasicure di una certa dottrina che li ha affascinati e parte di un gruppo che, forse, la loro anima è già alla mercè di qualcun altro. Le loro convinzioni gli sono state inserite a livello inconscio sfruttando un momento iniziale di disagio sociale ed emotivo? Loro negheranno sentendosi padroni più che mai del proprio pensiero. Ma sarà proprio loro quel pensiero?” (in riferimento all’apertura del più grande centro Buddhista europeo a Milano, della Soka Gakkai)

“Cubi. Viviamo dentro cubi. Ci proteggono, ci isolano, ci rappresentano. Ma restano dei cubi. Per uscirne sempre più utilizziamo realtà virtuali. Quando ne usciamo fisicamente, portiamo quelle realtà virtuali con noi. Abbiamo sempre più paura dell’Universo, al punto che ne studiamo le profondità restandone il più lontano possibile. Pensieri post-cena”

“C’era una rupe scoscesa, scala di corda e rocce sporgenti, c’era una casa artigliata alla cima, fatta di pietra e finestre di legno. In mezzo al vento che lesto si alzò, ascesi alla vetta e la Luna spuntò. L’uscio si aprì e di fronte era il mare, in basso e lontano le onde danzare. Nastro d’argento e gemme di smeraldo, fondali intrecciavano abbracci con crateri lontani. Odore di terra e odore di ferro, entrai nella stanza e mi accolse l’Eterno. “Sei qui per avere ogni risposta” disse il sapore di fumi avvolgent; “Nulla ho da dire se non ti dispiace” uscì dalle mie labbra questa frase imprevista, “guardo la spuma del mare incantare la Luna, poi scenderò e di quello sognerò”. Scomparve il filo di voce divina, ma nulla turbò la mia notte là in cima. Anime in volo nei cieli stregati, visioni dipinte su sfondi colorati. Musiche di sfere e canzoni senza dialetti, l’alba mi trovò disteso a denti stretti; non fu il freddo e nemmeno la paura, ma la ferma decisione a non dimenticare. Quando tornai sulla roccia pungente, pioli tra la canapa antica, e infine giunsi alla piazza del paese, vi fu chi mi credette e basta e chi mi credette pazzo. Da allora canto le luci rimirate e i suoni uditi, poco m’importa se mi si chiami folle o messia: chi siete voi per dire che la casa sulla rupe sia una mia fantasia…”

“Se io fossi Dio, una bomba su quello strano geoide che ruota stordito nello spazio forse ce la butterei”

“La pazienza è la virtù dei forti. Certo che mi sento una debolezza addosso ultimamente…”

“Rovere che cerca la Pietra. Rivoli stordenti di pensieri acquosi. Ogni albero ha il suo giardino”

“Non si parla più di Ucraina. Non si parla più di Hong Kong. La Scozia non tira più. Le acque radioattive al largo del Giappone fino all’India non fanno più notizia. Poi ci sono cose che in televisione non si dicono: 6000 poliziotti feriti in servizio dall’inizio dell’anno. Quante aziende chiudono e quante si vendono all’estero, quante morti bianche e quanti suicidi dovuti alla crisi, di tutto ciò non se ne sa più nulla. Non è che non esistano più, tutte queste cose, soltanto perché non se ne parla. Il silenzio a volte è dovuto a causa degli spazi a disposizione, ma tante volte è voluto a priori ed è lì che si annida la politica vera, quella che non si vede, non si sente, ma agisce sottotraccia. Poi, quando domani accadrà qualcosa d’imprevisto, tutti pronti a crederci, in pochi a pensare che sia conseguenza della politica occulta. Che è realtà, non fantasia”

“Ho guardato le punte delle mie scarpe e m’è parso che divergessero.

Come aver messo la sinistra nella destra e viceversa, ma non era così.

Le avevo messe bene. Basta un momento di distrazione per vedere le cose in modo distorto.

Basta la stanchezza. Funziona così, per ogni aspetto della vita.

Chi lo sa può approfittarne. Stiamoci attenti”

“Prese a terra, cubi di plastica e metallo,

Cavi serpentini sotto tavoli dozzinali,

Aria immota, vetri ombreggiati,

Luci sporche, pareti di gesso,

Il grigio di anonimi armadi.

Uno schermo acceso,

Fogli, penne, stampante disabile.

Sedici anni, quell’Io lontano mi chiede: “non dovevi conquistare il mondo”?

Gli rispondo: “Da qualche parte ti ho perso di vista. Dovevamo andare nello spazio, riportare alla luce resti di civiltà antiche,

scoprire come salvare il pianeta e tutto questo facendo il Kung-Fu”.

Mi guarda. Lo guardo.

Poteva andare peggio. Poteva non andare. Tutto può ancora succedere”

“Germania: 350 miliardi di economia in nero; Italia: 320. Non facciamoci guardare dall’alto in basso dai tedeschi. Gli Italiani sono potenzialmente i migliori! Ricordiamocelo! Orgoglio e dignità! Schiavi di nessuno!!”

“A Kobane i Curdi lottano l’Isis praticamente da soli, prossimi al confine turco. Gli aerei americani hanno sganciato le bombe contro i carri dell’Isis troppo tardi quando Kobane ormai era, di fatto, già caduta. Ma i Curdi non mollano. La triste realtà è che la Turchia non agisce poiché per questo Paese i Curdi sono terroristi (parte di loro sta nella Turchia meridionale), perciò aspetta che si scannino con l’Isis e poi, una volta abbattuti, attaccare a sua volta l’Isis prendendo così i classici due piccioni con una fava. Gli Usa hanno agito in ritardo non a caso: secondo voi tengono più ai Curdi o ai Turchi? Appunto. I Curdi in lotta a Kobane sono 4000 di cui ben 1000 donne. Sono abbandonati al loro destino. L’Occidente parla parla ma contro l’Isis sono loro a fare muro. Sacrificabili. Utili per la propaganda anti Califfato. Ma a nessuno frega nulla”

“Quando l’impegno profuso e il prodotto sono superiori alla gratificazione che se ne riceve in cambio, andrebbero riviste alcune priorità e ridefiniti nel giusto modo termini quali “piacere” e “lavoro”. Puoi pagare per una cosa che ti piace, ma se ciò che ti piace assume i contorni di un lavoro non farla gratis e non farla per averne in cambio poco; il timore di non farla più deve essere minore del timore di rinunciare al proprio tempo, in cui poter fare ciò che ti piace nell'”otium” e ciò per cui ricevere degno compenso nel “negotium”. La conclusione è che ciò che ti piace fare, o lo fai liberamente e senza impegno verso terzi ma solo con te stesso, o lo fai con impegno verso terzi nella forma di un lavoro e dunque devi pretendere un compenso equiparato al merito. Se quest’ultimo punto non è perseguibile, puoi continuare per un po’ mentre decidi quale piatto della bilancia è più necessario tenere e quale tagliare ma alla fine, presto o tardi, lascia l’impegno e guadagna in salute”

“Avere troppo tempo libero per pensare non è sempre una buona cosa. Non per tutti. A meno di non essere un genio o capace di frenare alcune traiettorie della mente, spesso dalle illuminazioni si rischia di passare senza accorgersene alle più tristi elucubrazioni. Non sono più epifanie o teofanie, ma un modo contorto per dire una cosa banale ed errata convincendosi della sua validità. In pratica, si arriva a una tesi partendo da ipotesi sbagliate, ma la tesi appaga troppo l’ego anche se è intrinsecamente negativa, per cui non vi si rinuncia, anzi da essa si costruiscono le ipotesi che ne giustificherebbero quanto meno l’esistenza”

“Si restringono gli spazi, cala umida la notte, fioca negli interstizi passa una Luna inebetita, spengo la Tv e fuori c’è il Sole”

“Una vita senza passione è una vita a metà”

“Ogni giorno ai telegiornali si parla di Hong Kong. Non più pervenuti i Paesi delle primavere arabe e altre tragedie in giro per il mondo (Isis e sporadicamente Ucraina a parte). Perché? Ve lo dico io: adesso serve creare il “mostro” Cina alleato del “demone” Putin. È tutto qua. Non credete che esistano altri motivi. Fare il collegamento potrà per alcuni di voi non essere immediato, ma parlare di Hong Kong e parlare di Ucraina intende mirare allo stesso obbiettivo”

“Terque quaterque testiculis tactis, detracto pilo maiore usque ad sanguem, advocato sancto patrono, iactura fugata est! Terque quaterque testiculis tactis, malaventura iactata est, non superstitio sed magna prudentia est! Extra muros et extrema ratio,Terque !!!!”. Se ne suggerisce l’utilizzo apotropaico anche in presenza di zingare et similia.

“Folli isterici che si convincono di vivere reali estasi mistiche e momenti di contatto con il super naturale. L’ascesi è sempre un percorso personale, la comunità ha il ruolo di diffondere semmai i primi insegnamenti e guidare nei primi passi. Quando si vedono scenate simili di mezzo possono esserci suggestione di massa o, peggio, reale azione di un’entità altra, ma in questo secondo caso la sua provenienza andrebbe più correttamente ricondotta ai piani inferi” (A proposito delle scene con protagonisti invasati deliranti che si vedono in certe chiese e chiesuole in giro per il mondo)

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