Il moderno Dorian “Gray” di Francesco Falconi

Posted on ottobre 22, 2014

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Gray (Francesco Falconi; Mondadori, Milano 2014; pp. 372, € 17), recensione sul quotidiano di Torino CronacaQui, 9 ottobre 2014

«Nessuna opera d’arte sostiene mai dei principi. I principi appartengono a chi non è artista», affermò Oscar Wilde durante il processo al termine del quale fu incarcerato nel 1895. Tornato in libertà nel 1897 si spense pochi anni dopo. Il più noto capolavoro di Wilde è “Il ritratto di Dorian Gray” (1890). Il quadro che lo ritrae invecchia mentre per Dorian gli anni sembrano non passare. Il mito dell’eterna giovinezza si coniuga con l’archetipo del patto col diavolo. Era d’obbligo questa premessa per introdurre l’ultima opera di Francesco Falconi, “Gray” (Mondadori, 2014). Un lavoro maturo che esalta l’estetica delle scene mescolandola con lo spazio interiore dei personaggi. L’autore della fortunata saga “Muses” (2012-13) merita appieno il successo ottenuto. Come il Dorian di Wilde quello di Falconi nasconde ben altro dietro la maschera della bellezza, una maledizione non disgiunta dal suicidio di Sybil, la prima donna amata. Freddo e dagli occhi di ghiaccio, Dorian si trova in Italia ai giorni nostri, star della vita notturna. Incapace di amare, fa innamorare di sé chiunque sia disposto a perdersi davanti ai suoi lineamenti perfetti per poi abbandonarlo. La fonte del suo male è l’Anima Nera, entità misteriosa. La sua esistenza s’intreccia con quella di Layla, studentessa romana che frequenta l’università. Layla ha la dismorfofobia: non può guardarsi allo specchio altrimenti inizia a scorgervi un mostro. La ragazza disegna da anni l’uomo dei suoi sogni e la sorpresa è grande quando incontra Dorian poiché si tratta proprio di lui. Quale destino li attende? «La società perdona spesso il criminale ma non perdona mai il sognatore» disse Wilde nel saggio-dialogo “Il critico come artista” (1890). Senza sogni, però, non c’è vita che valga d’essere vissuta.

Mauro Scacchi

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Copertina del libro e foto dell’autore

Di seguito, una versione lunga dell’articolo

«Nessuna opera d’arte sostiene mai dei principi. I principi appartengono a chi non è artista», affermò Oscar Wilde durante il processo che lo vide accusato di sodomia nel 1895. Fu incarcerato e non si riprese mai più. Tornato in libertà nel 1897, l’irlandese si spense il 30 novembre del 1900. Un genio della letteratura mondiale per il quale un libro poteva essere scritto «così bene da suscitare un sentimento di bellezza» o scritto male e provocare «una sensazione di disgusto»; poteva cioè essere bello o brutto ma mai immorale in sé. Avrebbe pagato cara tanta schiettezza. Il più noto capolavoro di Wilde è “Il ritratto di Dorian Gray” (1890-91), ancor oggi studiato nelle scuole. Il quadro che lo ritrae invecchia mentre per Dorian gli anni sembrano non passare. Il mito dell’eterna giovinezza si coniuga con l’archetipo del patto col diavolo. Era d’obbligo questa premessa per introdurre l’ultima opera di Francesco Falconi, “Gray” (Mondadori, 2014; collana Chrysalide), uno degli scrittori italiani che raccoglie maggior consenso, già autore della fortunata saga “Muses”. Un lavoro dallo stile maturo che esalta l’estetica delle scene mescolandola con lo spazio interiore dei personaggi. Come il Dorian di Wilde, quello di Falconi nasconde una profonda insoddisfazione celata dietro la maschera della bellezza, una maledizione non disgiunta dal suicidio di Sybil Vane, la prima donna per la quale abbia provato qualcosa di simile al vero amore. Freddo e dagli occhi di ghiaccio, il sempre giovane Dorian si trova in Italia ai giorni nostri sotto il nome di Doriano Grisoni, una star della vita notturna. Incapace di amare fa innamorare di sé chiunque sia disposto a perdersi davanti alla sua bellezza, ai suoi lineamenti che ricordano una scultura greca. La sua storia viene narrata attraverso l’espediente dei flashback, utili per comprendere l’evoluzione del protagonista. La fonte del suo male sembra essere l’Anima Nera, un’entità misteriosa causa della sua dannazione. Un’esistenza malvagia e priva di calore s’intreccia all’improvviso con quella di Layla, studentessa romana in procinto di seguire un corso di restauro all’università. Layla ha la dismorfofobia: non può guardarsi allo specchio altrimenti inizia a scorgere il proprio volto trasformarsi in quello di un mostro. La visione distorta del proprio aspetto è connessa, anche in questo caso, all’Anima Nera. La ragazza disegna da anni l’uomo dei suoi sogni e la sorpresa è grande quando incontra Dorian poiché si tratta proprio di lui. I due sembrano segnati da un destino comune. «La società perdona spesso il criminale ma non perdona mai il sognatore» ebbe a dire Wilde nel saggio in forma di dialogo “Il critico come artista” (1890) presente nella raccolta “Intentions” del 1891. Forse, però, senza sogni non c’è vita che valga d’essere vissuta.

Mauro Scacchi

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