Vademecum per i giovani. INTEGRAZIONE e disintegrazione.

Posted on ottobre 13, 2014

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Vademecum per i giovani. INTEGRAZIONE e disintegrazione. (sulla rivista il Borghese, Ottobre 2014)

Siamo arrivati a un punto critico. Parlare oggi di sbarchi e immigrazione equivale a esporsi col rischio d’essere additati, ingiustamente, come razzisti. Un sano giornalismo, per tradizione, non elenca soltanto dati oggettivi ma prova a commentarli; una pratica buona che separa una piatta notizia da un’altra condita di riflessioni e tendenze culturali in cui potersi eventualmente riconoscere. Constatiamo come per certi temi, immigrazione e sbarchi in primis, tale pratica sia osteggiata dal politicamente corretto salva la possibilità di farcire l’argomento trattato con qualche massima buonista e benpensante, unica deroga a questa nuova forma imperante di proibizionismo.

Come si può riscontrare attraverso una breve ricerca su Internet dall’inizio dell’anno sono sbarcati sulle nostre coste più di 100mila stranieri provenienti in massima parte dal nord Africa. In pratica è come se un numero di persone pari a tutti gli abitanti di una città come Novara o, a breve, Salerno, comparissero d’incanto sul nostro territorio in cerca di un luogo dove vivere e quindi dormire, mangiare, curarsi, lavorare, ecc. Detta così fa impressione. Bene, perché deve fare impressione. In larghissima parte sono seguaci dell’Islam. Dati come questi andrebbero diramati dai media con una chiosa critica ma un’ultima citazione farà ben capire quanto ciò stia diventando arduo anche per chi volesse farlo. Il 12 giugno 2008 il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana firmavano la cosiddetta Carta di Roma, ove «condividendo le preoccupazioni dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) circa l’informazione concernente rifugiati, richiedenti asilo, vittime della tratta e migranti, invitavano i giornalisti italiani a adottare termini giuridicamente appropriati sempre al fine di restituire al lettore ed all’utente la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri», facendo seguire poi un glossario secondo cui alcune parole, come «clandestino», andrebbero sostituite con altre più corrette, ad esempio «migrante irregolare». La neolingua proposta, che avrebbe inorgoglito e sorpreso anche Orwell, tuttora prova a mettere al bando pure termini quali zingaro, nomade e Rom. Stiamo parlando di aria fritta, di falso rispetto gergale verso chi si riversa in Italia senza sosta o che minaccia la popolazione locale con atti di violenza e ladrocinio (a Torino gli zingari hanno recentemente cacciato gli anziani di Corso Tazzoli, occupando abusivamente i loro orti nel silenzio generale). La realtà, modificando il linguaggio, può sembrare rosa anche quando è nera: diventano tutti bisognosi di comprensione, anche i peggiori delinquenti.

Gli immigrati africani sono potenzialmente portatori di Ebola e Tubercolosi, tanto che alcuni appartenenti alle forze dell’ordine sono risultati positivi a questa seconda patologia. Il ministro Pinotti il 3 Settembre ha smentito: «Non si è registrato nessun caso di tubercolosi tra i militari impegnati nell’operazione Mare Nostrum», dando implicitamente dei bugiardi ai poliziotti che invece avevano affermato il contrario. Peccato che tra i poliziotti che avevo effettuato il test di Mantoux quaranta fossero risultati “cutipositivi”, cioè avevano avuto un pregresso contatto con il microrganismo; pur non essendo contagiosi o malati, non ancora almeno, ciò che qui si vuole porre in evidenza è che il governo e diversi organi di stampa hanno sminuito il problema, invece di preoccuparsi notando la coincidenza tra il prestare servizio a contatto con gli immigrati e l’aver contratto la Tbc. Se si posta su Facebook la notizia del nigeriano che a Jesi, brandendo due machete, ha seminato il panico tra i cittadini urlando «Italiani vi ammazzo tutti», c’è sempre qualcuno pronto a schierarsi dalla parte del pazzoide. In tanti stanno zitti. A Roma nella sala ex consiliare del V Municipio si insegnava il Corano mentre nelle scuole si toglievano i crocefissi e la carne di maiale per non urtare la sensibilità dello straniero. Una follia diffusa tra molti Italiani, quella di sostenere senza se e senza ma gli immigrati, compresi quelli che in Sardegna avevano protestato perché non gli andava bene l’albergo di lusso e che quindi sono stati mandati prontamente a Napoli come da loro richiesto.

Il Viminale ha dichiarato che su circa 100mila immigrati solo al 3% è stato riconosciuto lo status di rifugiato politico, perciò 97mila sono clandestini eppure gli vengono dati soldi, alloggi, cibo, mentre i nostri vecchi rovistano nella spazzatura e migliaia d’Italiani perdono il lavoro e la casa! A tutto ciò si aggiunga che l’Isis sta reclutando anche qui in Italia; il Corriere della Sera, non certo organo d’informazione alternativa o razzista, il 25 Agosto ha pubblicato un articolo in cui faceva sapere che cinquanta Italiani si sono arruolati tra i tagliatori di teste di Iraq e Siria, e di questi il 20% sono figli d’immigrati. L’Isis fa capolino a casa nostra anche grazie alla porta spalancata da Mare Nostrum. Malattie, terrorismo, violenze, criminalità, se ne sentono ormai di tutti i colori ma dirlo è sbagliato, è informazione tendenziosa quando si tratta degli immigrati. Il 30 agosto quattro Marocchini a Benevento hanno strappato il Tricolore ed è scoppiata una rissa perché alcuni giovani, veri figli della Nazione, l’hanno difeso. Il vilipendio alla bandiera è un reato, ricordiamolo. Per dare un’abitazione agli immigrati il governo inizia a mettere in campo strane proposte: possibilità da parte delle prefetture di requisire le seconde e terze case sfitte per ospitare i migranti. Si tratta di voci non ancora smentite e non ci stupiremmo se divenissero realtà.

La sinistra al caviale e in genere quelli con la pancia piena e ricchi di buone intenzioni per intenderci, che vogliono sentirsi a posto con la coscienza dicendo a sé stessi “poveri immigrati, hanno sofferto tanto”, a chiacchiere difendono l’indifendibile ma li vorremmo vedere ospitare a casa propria gli immigrati, anzi preferiremmo vederli aiutare il vicino di casa prossimo allo sfratto, cassa integrato e disperato. L’integrazione, qui da noi, sta diventando disintegrazione.

Disintegrazione dello Stato sociale. Lo straniero ha sempre la priorità e tanti nostri connazionali sono d’accordo nel dargliela così da potersi sentire solidali e di buon cuore, ma intanto agli Italiani chi ci pensa? Non chi non vara decreti a favore d’imprese e liberi professionisti, non chi vuole seguitare a bloccare i contratti del pubblico impiego (e lo fa col beneplacito di chi un impiego non ce l’ha perché divide et impera ha sempre funzionato e di nuovo ci si casca, poveri contro poveri); non ci pensa, agli Italiani, chi lascia in India i nostri Marò e nel contempo consente allo straniero di fare bello e cattivo tempo sul suolo italico.

In un periodo come il presente bisogna ripristinare l’ordine delle priorità. La priorità assoluta deve essere quella di far stare bene gli Italiani. Veniamo prima noi, poi tutti gli altri.

Mauro Scacchi

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Di seguito, una versione lunga dell’articolo

Siamo arrivati a un punto critico. Parlare oggi di sbarchi e immigrazione equivale a esporsi col rischio d’essere additati come razzisti. Un sano giornalismo, per tradizione, non elenca soltanto dati oggettivi ma prova a commentarli; una partica buona che separa una piatta notizia da un’altra condita di riflessioni e tendenze culturali in cui potersi eventualmente riconoscere. Constatiamo come per certi temi, immigrazione e sbarchi in primis, tale pratica sia aborrita ed osteggiata dal politicamente corretto, salva la possibilità di farcire l’argomento trattato con qualche massima buonista e benpensante, unica deroga a questa nuova forma imperante di proibizionismo, che potremmo definire New Age. Sì, per quanto strano possa apparire la “Nuova Era”, quella dei “tutti fratelli” per intenderci, ha pervaso le coscienze al punto che una politica che non faccia sua questa linea di pensiero venga bollata come cattiva politica. Non si tratta più di libretti su angeli, spiriti vari e magie contro il malocchio: la New Age è per la cultura quello che il New World Order, nuovo ordine mondiale, è per la politica internazionale filo-Americana. Due facce della stessa medaglia. Facciamo un esempio: il 4 Settembre l’Ansa riportava «”L’Onu ha fatto il suo tempo: quello che ci serve è un’Organizzazione delle Religioni Unite, un’Onu delle religioni”. È la proposta che l’ex presidente israeliano Shimon Peres, in visita al Vaticano, farà oggi a Papa Francesco». La motivazione addotta è che questo sarebbe «il modo migliore per contrastare i terroristi che uccidono in nome della fede [islamica]». Insomma, tutti fratelli laddove religione e politica s’incontrano a livello mondiale per togliere la terra sotto i piedi al nemico, quell’Islam estremista che ha ricominciato la guerra santa contro i cristiani e tutti coloro che non seguono il Corano. Sorvolando sul fatto che all’Islam radicale non fregherebbe niente se l’Occidente creasse una religione globale (ventilata fin dai libri di Comenio, uomo del Seicento, ad esempio nella sua Panorthosia), l’idea dominante appare conclamata: cancellare le singole identità religiose. Qualcuno potrebbe essere attratto da un simile obiettivo, non fosse altro che per una questione strategica: anteporre all’Islam una nuova fede globalizzante, sotto il cui vessillo unire popoli diversi. Purtroppo questo disegno, comunque la si voglia vedere, basandosi sul principio dell’eguaglianza tra le genti, entra in contraddizione ed è poco utile per fronteggiare la situazione attuale. Torniamo quindi all’immigrazione. Come si può agevolmente riscontrare attraverso una breve ricerca su Internet, dall’inizio dell’anno sono sbarcati sulle nostre coste più di 100mila stranieri provenienti in massima parte dal continente africano. Tra di loro molti sono Musulmani. In pratica è come se un numero di persone pari a tutti gli abitanti di una città come Novara, Ancona o, a breve, Salerno, comparissero d’incanto sul nostro territorio in cerca di un luogo dove vivere e quindi dormire, mangiare, curarsi, lavorare, ecc. Detta così fa impressione. Bene, perché deve fare impressione. Almeno un terzo degli immigrati sono seguaci dell’Islam. Nel Quarto Rapporto Annuale – Gli immigrati nel mercato del lavoro in Italia, a cura della Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione, pubblicato a Luglio, si legge: «L’incidenza percentuale della popolazione straniera su quella totale in costante crescita nell’intervallo di osservazione: nel 2001 era al 2,3%, al 1° gennaio 2013 arriva al 7,4% e, con la revisione anagrafica, si attesta alla fine di tale anno sull’8,1%». Adesso sarà ancora più alta. Dati come questi andrebbero diramati con una chiosa critica ma un’ultima citazione farà ben capire quanto ciò stia diventando arduo. In un comunicato stampa del 12 giugno 2008 il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, rendendo nota la Cosiddetta Carta di Roma (il Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti), «condividendo le preoccupazioni dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) circa l’informazione concernente rifugiati, richiedenti asilo, vittime della tratta e migranti, invitavano i giornalisti italiani a adottare termini giuridicamente appropriati sempre al fine di restituire al lettore ed all’utente la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri», facendo seguire poi un glossario da cui si evince che alcune parole, come «clandestino», dovrebbero essere sostituite con altre più corrette, ad esempio «migrante irregolare». La neolingua proposta, che avrebbe inorgoglito e sorpreso anche Orwell, negli anni ha sempre più provato a mettere al bando pure termini come zingaro, nomade e Rom. Ecco, stiamo parlando di aria fritta, di rispetto gergale verso chi si riversa in Italia senza sosta o che minaccia la popolazione locale con atti di violenza e ladrocinio (a Torino gli zingari hanno recentemente cacciato gli anziani di Corso Tazzoli occupando abusivamente i loro orti, nel silenzio generale). La realtà, in questo modo, può sembrare rosa anche quando è nera. Gli immigrati africani sono potenzialmente portatori di Ebola e di Tubercolosi, tanto che alcuni appartenenti alle forze dell’ordine sono stati risultati positivi a questa seconda patologia. Il ministro Pinotti il 3 Settembre ha smentito: «Non si è registrato nessun caso di tubercolosi tra i militari impegnati nell’operazione Mare Nostrum», dando implicitamente dei bugiardi ai poliziotti di alcuni sindacati di categoria che invece avevano affermato l’esatto contrario. Peccato che dei poliziotti che avevo effettuato il test di Mantoux 40 erano risultati cutipositivi, ciò attestando un pregresso contatto con il microrganismo. Pur non essendo contagiosi o malati, non ancora almeno, ciò che qui si vuole porre in evidenza è che il governo e i media che ne decantano sovente le lodi hanno sminuito il problema. Invece di preoccuparsi, notando la coincidenza tra il prestare servizio a contatto con gli immigrati e l’aver contratto la Tbc, hanno voluto far passare l’idea che le due cose non c’entrassero nulla tra loro. Funziona così ogni volta che si vogliono mettere in luce le cose che non vanno bene e che hanno a che fare coi migranti. Se si posta su Facebook, la piattaforma sociale più nota, la notizia del nigeriano che a Jesi brandendo due machete ha seminato il panico tra i cittadini urlando «Italiani vi ammazzo tutti», c’è sempre qualcuno pronto ad accusare di xenofobia questa informazione. Se a Roma nella sala ex consiliare del V Municipio si insegnava il Corano guai a dir qualcosa, mentre nelle scuole si tolgono i crocefissi e la carne di maiale per non urtare la sensibilità dello straniero. Una follia diffusa tra molti Italiani, quella di sostenere senza se e senza ma i poveri immigrati, gli stessi che in Sardegna hanno protestato perché non gli andava bene l’albergo di lusso e quindi sono stati prontamente mandati a Napoli come da loro richiesto. Il Viminale ha dichiarato che solo al 3% è stato riconosciuto lo status di rifugiato politico su circa 100mila immigrati, perciò 97mila sono clandestini (ops!, migranti irregolari…), eppure lo Stato, con le nostre tasse, gli dà decine di euro al giorno, alloggi, cibo, mentre i nostri vecchi rovistano nella spazzatura o vengono privati dei propri orti e migliaia di Italiani hanno perso il lavoro e la casa! A tutto ciò si aggiunga che l’Isis sta reclutando anche qui in Italia; il Corriere della Sera, non certo un organo d’informazione alternativa e razzista, il 25 agosto ha pubblicato un articolo in cui faceva sapere che cinquanta Italiani si sono arruolati tra i tagliatori di teste di Iraq e Siria, e di questi il 20% sono figli di immigrati. L’Isis potrebbe fare capolino a casa nostra anche grazie alla porta spalancata dall’operazione Mare Nostrum e non soltanto attraverso i siti online. Malattie, terrorismo, violenze, se ne sentono ormai di tutti i colori, ma dirlo è sbagliato, è informazione tendenziosa. Il 30 agosto quattro Marocchini a Benevento hanno strappato il Tricolore ed è scoppiata una rissa perché alcuni giovani, figli della Nazione, l’hanno difeso. Il vilipendio alla bandiera è un reato, ricordiamolo. Per dare un’abitazione agli immigrati il governo inizia a mettere in campo strane proposte, girate da alcuni siti come Affaritaliani: possibilità da parte delle prefetture di requisire le seconde e terze case sfitte per ospitare i migranti. Si tratta di una voce non ancora smentita ma non ci sorprenderemmo se ciò diventasse realtà. C’è ancora chi difende l’indifendibile: la sinistra al caviale, quelli con la pancia piena per intenderci, che vogliono sentirsi a posto con la coscienza dicendo a sé stessi “poveri immigrati, hanno sofferto tanto”, ma li vorremmo vedere ad ospitare a casa propria quei poveri immigrati, anzi, vorremmo vederli almeno aiutare il vicino di casa prossimo allo sfratto, cassa integrato e disperato. L’integrazione, qui da noi, sta diventando disintegrazione. Disintegrazione dello Stato sociale. Lo straniero ha sempre la priorità, e tanti nostri connazionali, almeno a chiacchiere, sono d’accordo nel dargliela così da potersi sentire solidali, di buon cuore, e intanto agli Italiani chi ci pensa? Non chi non vara decreti a favore d’imprese e liberi professionisti, non chi vuole seguitare a bloccare i contratti del pubblico impiego (e lo fa col beneplacito di chi un impiego sicuro non ce l’ha, perché divide et impera ha sempre funzionato e di nuovo ci si casca appieno, poveri contro poveri); non ci pensa, agli Italiani, chi lascia in India i nostri Marò e nel contempo consente allo straniero di fare bello e cattivo tempo sul suolo italico. In un periodo come il presente bisogna ripristinare l’ordine delle priorità. La priorità assoluta deve essere quella di far stare bene gli Italiani. A Torino, sul finire d’Agosto, un giovane musulmano ha dichiarato con serenità al sottoscritto: «sai perché siamo più forti di voi? Se mi dicono di morire per Dio», ha detto proprio Dio, non Allah, saranno contaminazioni, «io sono pronto; quanti degli Italiani in questa Piazza lo farebbero per Cristo?». Che facesse il gradasso o meno non importa: lo stava dicendo a un Italiano, a Piazza Vittorio vicino la Gran Madre di Dio, chiesa stupenda, senza timori. Provate a fare a casa loro analoghi ragionamenti e vedete che fine fareste. L’abbiamo visto in televisione, lo si vede su Youtube: i Cristiani vengono fucilati, seppelliti vivi, sgozzati, lapidati. Il problema non è circoscritto al nostro Paese: a Calais, in Francia, un nugolo di immigrati (ve ne sono decine di migliaia nei boschi attorno alla cittadina portuale) ha tentato di rubare dei traghetti e si è scontrato con la polizia. Una scena assurdamente vera. L’Italia e l’Europa invece di reagire con polso e decisione cosa fanno? Giocano alla guerra contro Putin. De gustibus non disputandum est. Oppure sì, forse è il caso di smettere di fare gli Italidioti per tornare ad essere un punto di riferimento per chiunque ami i propri usi e costumi, la propria lingua, la propria identità? A breve sarà una questione di sopravvivenza. Veniamo prima noi, poi tutti gli altri.

MS

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