Vademecum per i giovani. NERI per casa.

Posted on giugno 30, 2014

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Vademecum per i giovani. NERI per casa(sulla rivista il Borghese, Giugno 2014)

La Kyenge, alla sua prima conferenza stampa nel 2013, declamò: «mi hanno definito la prima ministra di colore. Ma io non sono di colore, sono nera e lo dico con fierezza». Un chiaro esempio di dialettica terzomondista che, però, ci torna adesso utile avendo sdoganato il termine «nero» un tempo ancora capace di scandalizzare certuni. Abbiamo quindi titolato Neri per casa il nostro intervento per constatare un dato di fatto: in Italia le persone di colore (ci si lasci almeno il diritto a un’innocua provocazione) sono sempre di più e se per alcune di loro la tanto decantata «integrazione» ha funzionato per tante altre la questione è ben diversa.

In particolare, poiché «integrazione» fa il paio con «immigrazione» è di quest’ultima che ci occuperemo e nello specifico di quella selvaggia, che costantemente rovescia sul nostro suolo figli d’un mondo a noi estraneo in cui i massacri sono all’ordine del giorno. A Lampedusa, sede di continui sbarchi, vi è un Cpsa (Centro di primo soccorso e accoglienza) donde poi dovrebbero seguire smistamenti in altre tipologie di centro. In proposito riportiamo quanto dichiarò un anno fa a Famiglia Cristiana Don Nastasi, allora parroco dell’isola: «Non si possono tenere gruppi fermi qui per 40 giorni col risultato che nel centro, costruito per 300 persone, ce ne siano sempre 800 o 1.000. Nel centro di Lampedusa i migranti devono essere solo identificati e poi vanno trasferiti».

Nel 2012 sono approdati sulle nostre coste circa 13 mila immigrati, in tutto il 2013 sono stati 43 mila; dall’inizio di quest’anno oltre 26 mila di cui il novanta per cento dalla Libia. Una marea in continua crescita. Alcuni centri sono al collasso e per trasferire gli occupanti altrove si utilizzano addirittura voli charter, per non tacere delle strutture alberghiere messe a disposizione degli immigrati in esubero. L’operazione Mare nostrum continua a salvare chi arriva, ed è certo che gli operatori delle forze dell’ordine impegnati in questo servizio avranno visto e vedranno ancora scene che per sempre gli rimarranno impresse nella mente: bambini in lacrime, donne incinte, giovani e meno giovani stipati in barconi che a stento tengono il mare. La disperazione è negli occhi di ogni immigrato, sia che scappi da un inferno personale e sociale, sia che approfitti del caos per venire a delinquere. Nel garbuglio di corpi e vite umane non si può distinguere agevolmente l’innocente dal criminale senza contare che in pratica nessuno ha con sé documenti identificativi. Ciò, però, nulla toglie al problema generale.

In un’audizione al Senato di fine aprile il Direttore Centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere Giovanni Pinto ha fatto il punto della situazione: «I numeri sono in linea con quelli del 2011, anno delle primavere arabe, quando arrivarono 63 mila migranti», e poi «Mare nostrum ha dato risultati eccellenti ma ha anche incrementato le partenze dalla Libia». Lo stesso Pinto ha dichiarato che potrebbero essere pronti a partire dalla Libia altri 800 mila migranti. Non si tratterebbe più d’immigrazione ma di un’invasione. Pinto ha anche elencato le spese dell’operazione Mare nostrum: «ogni mese di pattugliamento costa 9 milioni e mezzo di euro. A questa somma vanno aggiunti, per il solo 2014, 1,27 milioni per i 31 voli charter di rimpatrio». In merito ai Cie (Centri d’identificazione ed espulsione), le spese sono state riassunte nel programma televisivo Porta a Porta il 28 aprile: 55 milioni di euro l’anno per 11 strutture con circa 1200 posti complessivi.

L’operazione Mare nostrum costa perciò, per i soli pattugliamenti, 114 milioni di euro; se li sommiamo ai Cie si raggiungono i 170 milioni all’anno. Il lato economico è soltanto la punta dell’iceberg. Connessi all’immigrazione, difatti, sono i temi della sicurezza, del lavoro e degli alloggi, perché gli immigrati non restano in eterno nei centri: molti scappano, altri vengono espulsi e poi tornano, altri ancora vengono rilasciati, ecc. Quante volte abbiamo sentito di case occupate da immigrati clandestini, per cui l’anziano che tornava dalle vacanze passate con i figli non poteva rientrare nella propria abitazione?

Su 60 mila detenuti nelle nostre carceri un terzo sono stranieri, molti dei quali Marocchini e Tunisini (ma pure Rumeni e Albanesi non scherzano), stando ai dati del Ministero della Giustizia aggiornati al 31 marzo scorso. Preoccupante è il fatto che gli stranieri incidono «per il 79% tra coloro che sono stati arrestati per prostituzione e per il 44% tra coloro che spacciano e producono stupefacenti», secondo il Rapporto della Fondazione Moressa. Dati allarmanti. Secondo il XIX Rapporto nazionale sulle migrazioni 2013 della Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità), al 1° gennaio 2013 la popolazione straniera in Italia era di 4 milioni e 900 mila persone, compresi 294 mila immigrati irregolari, con un aumento di 275 mila unità (+6%) rispetto all’anno precedente. Oggi sono molti di più.

Si spera che questi numeri siano serviti a far capire che il fenomeno dell’immigrazione clandestina non può essere più tollerato, considerando che già gli stranieri regolari spesso sono fonte di disagio sociale (si pensi alla costruzione di nuove Moschee con annessi possibili fanatismi religiosi quando, invece, in Africa i Cristiani vengono presi a sassate fino alla morte).

Insomma, ci sono luoghi, in Italia, dove gli italiani quasi non si vedono più. Basta prendere un autobus o girare nei mercati rionali e nei pressi delle stazioni per accorgersene. A Genova il centro storico è ormai del tutto in mano agli immigrati, per non parlare di alcune note zone di Roma e Milano. A Torino esiste addirittura una criminalità organizzata nigeriana. Non c’entra nulla la xenofobia, semmai è proprio un certo buonismo specioso ad arrecare i danni peggiori. L’Italia, invece di aprire il suo grembo a chiunque, dovrebbe avere un moto d’orgoglio e protendere i suoi interessi e le sue tradizioni oltre i propri confini. Si tratta di un’emergenza demografica e di Stato sociale, economica e di sicurezza. Un problema che riguarda la Cultura, la nostra, che sta svanendo.

Chi viene in Italia deve parlare la nostra lingua, conoscere la nostra storia, cantare le nostre canzoni, ammirare la nostra arte e leggere i nostri libri. Gli Italiani sono diventati degli sciocchi poiché cercano d’integrarsi con gli immigrati e non pretendono che sia, come dovrebbe essere, il contrario. A metà marzo il Parlamento europeo ha approvato il «Fondo per l’asilo, la migrazione e l’integrazione» che per l’Italia prevede 310 milioni di euro spalmati dal 2014 al 2020; una cifra insufficiente, fermo restando che finché si proseguirà soltanto ad accogliere, spendere e spandere non si risolverà la questione dell’immigrazione.

Immigrazione che, per inciso, passa pressoché tutta da noi. Italia centro del Mediterraneo, dunque, soltanto per assolvere alla funzione d’una casa comune? Se gli Italiani non si svegliano, molto semplicemente scompariranno.

Mauro Scacchi

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Posted in: IL BORGHESE