Vademecum per i giovani. MATTEO, CHI?

Posted on giugno 30, 2014

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il Borghese luglio 2014_Copertina

Matteo chi_il Borghese luglio 2014_Mauro Scacchi

Vademecum per i giovani. MATTEO chi? (sulla rivista il Borghese, Luglio 2014)

Matteo Renzi ai primi di Gennaio aveva esclamato «Fassina chi?», rispondendo in modo provocatorio all’allora viceministro dell’economia del governo Letta; di fronte alla vittoria di Renzi alle primarie del Pd, Fassina aveva dichiarato che l’esecutivo non era più in linea con la leadership di partito. Seguirono le dimissioni di Fassina e non passò molto che lo stesso Letta dovette levare le tende, così da consacrare il suo segretario politico a Capo del governo (22 Febbraio). Tutto accadde con il beneplacito di Napolitano. Renzi, che aveva in precedenza e più volte affermato di volere il voto del popolo e che mai sarebbe andato al governo in caso contrario, si ritrovò, guarda un po’, proprio a detenere il massimo potere senza l’ombra d’un consenso ratificato dalle urne. «Su Matteo Renzi ho sbagliato, è l’uomo giusto al momento giusto», asseriva Fassina a fine Maggio. Uomo dai forti ideali.

Le elezioni europee sono state un banco di prova per il giovane Premier (39 anni), che con la percentuale bulgara di voti ricevuti dal Pd ha consolidato la sua posizione. Ai Parioli, Roma, quartiere storicamente di destra, il Pd ha riscosso il 48% di voti, ben cinque punti sopra la media romana presa dal carrozzone centro-sinistrorso d’ispirazione democratico-cattolica e stranamente anche oligarghico-massonica. Non è che ai Parioli d’improvviso siano tutti divenuti comunisti, è Renzi a non essere mai stato di sinistra. Ma nemmeno di destra. Né di centro, nel senso di luogo teoretico che respinge gli estremi radicalismi. Insomma, chi è Renzi? Vogliamo rispondere alla domanda: «Matteo chi?»; si può tracciare, come per gli alimenti, un filo che ci dica qualcosa di più su un attore della politica che in brevissimo tempo è diventato Presidente del Consiglio? Da dove viene? Chi lo sostiene? Dove vuole andare?

La giornalista e saggista torinese Enrica Perucchietti ha pubblicato Il lato B. di Matteo Renzi per Arianna Editrice, la prima biografia non autorizzata del Premier. Andato in stampa a Maggio poco prima delle elezioni europee ma distribuito appena dopo, si tratta d’un libello che si legge agevolmente. La Perucchietti, che ha alle spalle una produzione non da poco (tra i tanti titoli: Governo Globale, 2013, e La fabbrica della manipolazione, 2014, scritti con Gianluca Marletta sempre pei tipi di Arianna), inserisce nel suo lavoro documenti, aneddoti, interviste e retroscena che possono aiutarci a rispondere alle domande che ci siamo posti poco fa.

Per capire qualcosa di una persona aiuta seguire la via del sangue e quella dei soldi. Il padre: Tiziano, storia democristiana alle spalle, «controlla dagli anni ’90 la distribuzione di giornali e di pubblicità in Toscana», vale a dire«controllo di Tv, radio, giornali locali, magazine di settore ma, soprattutto, contatti con la concessionaria di pubblicità Publitalia, la concessionaria del gruppo Mediaset: e qua si torna a Berlusconi». Renzi nasce nel ’75 a Firenze e nel 1994 entra in politica; nel 2003 è segretario provinciale della Margherita, nel 2004 (29 anni) viene eletto Presidente della Provincia e nel 2009 diventa Sindaco del capoluogo toscano battendo il candidato del centrodestra, l’ex portiere della nazionale Giovanni Galli. Galli era l’uomo voluto da Verdini (ergo: Berlusconi) sulla piazza di Firenze, un “candidato a perdere” messo lì per aprire la strada a Renzi. Gli opposti si attraggono. La cena ad Arcore è un altro tassello di una storia di amicizia che, tralasciando alcuni reciproci strali per salvare le apparenze, Renzi e Berlusconi sembrano portare avanti da anni. Giorgio Gori, già direttore di Canale 5, indicato da molti come l’ideatore delle cento proposte programmatiche della Leopolda e che «contribuirà a costruire il progetto del Pd», è un ulteriore indizio. Il più chiacchierato è forse il “Patto del Nazareno”, cioè l’incontro tra Renzi e Berlusconi del 18 Gennaio di quest’anno avvenuto nella sede del Partito Democratico per discutere della legge elettorale, l’Italicum. Non basta, però, il legame con Berlusconi per rispondere in maniera adeguata alla domanda “Matteo chi?”. Tocca seguire la via dei soldi tra finanziatori e banchieri. Tra i finanziatori troviamo al primo posto Davide Serra, laurea cum laude alla Bocconi (ma tutti da lì provengono? Viene in mente un nome a caso: Monti), cofondatore e amministratore delegato del fondo speculativo Algebris, in contatto con Profumo e Passera. Si tratta della persona che organizzò la famosa cena per le primarie 2012 di Renzi, quello con il conto alle Cayman. Di eminenze grigie ce ne sono parecchie attorno al Premier, basti qui citare Carrai e Bianchi che si sono occupati di fund raising (trovare fondi) attraverso varie fondazioni (Big Bang, Open e, prima, Festina Lente e Link). Tutti i soci di questi apparati, come ben documenta la Perucchietti, sono stati premiati, «hanno avuto una sedia da nominato, eletto o assunto».

La continuità coi governi precedenti è palese se si pensa ai banchieri che si sono succeduti al vertice del dicastero dell’economia: Monti, che fu membro della Banca Commerciale Italiana e legato alla Goldman Sachs, Saccomanni (governo Letta) con incarichi al Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e direttore generale di Bankitalia dal 2006 al 2013, e infine l’attuale ministro Padoan già consulente presso la Banca Mondiale e la Bce, nonché direttore esecutivo per l’Italia del Fmi, vicesegretario generale e capo economista dell’Ocse. I datori di lavoro di queste persone, realmente, chi sono? Non gli italiani, ma organismi che dicono loro cosa fare in Italia!

Renzi il rottamatore? Non sembra, considerando che «metà dei ministri del governo Renzi erano già presenti nel governo Letta», e che su trentacinque sottosegretari «ben diciotto confermati dal precedente governo». Renzi non è né di destra né di sinistra, è semplicemente per un mondialismo a trazione finanziaria e si configura come un prosecutore delle politiche di austerity. Il popolo, però, alle europee si è lasciato incantare. Ogni giorno Renzi fa nuove promesse che non mantiene, ma il popolo se le scorda. Ottanta euro, che in tanti casi sono anche meno, e il popolo gongola, cieco di fronte all’aumento di tutte le altre tasse, come la Tasi, stangata micidiale. Svende le aziende pubbliche (RaiWay che distribuisce il segnale televisivo, ma non sfuggiranno Eni, Enel, ecc). Non parla dei contratti collettivi bloccati da anni ma nessuno se ne duole. La gente muore di fame ma, evidentemente, muore contenta e allora si merita i capi che ha. Lo stato sociale è in fin di vita, la Nazione agonizza. Licio Gelli nel 2003 dichiarò con orgoglio che i 53 punti della famigerata P2 si stavano realizzando. Era forse un veggente? Giovani italiani, ma davvero un domani vorrete vivere in un mondo gestito da poche famiglie senza più nulla di pubblico che sia anche vostro? Volete l’estinzione della Res Publica? Via il Senato e chissà, perché non la Camera, mai più un lavoro sicuro, la libertà?

Mauro Scacchi

Matteo chi_il Borghese luglio 2014_Mauro ScacchiIl lato B. di Matteo Renzi_Copertina

Immagine dell’articolo e copertina del libro ivi citato.

Per addetti ai lavori e appassionati, di seguito una bozza lunga di preparazione all’articolo

L’avevamo scritto, per quanto sembri brutto autocitarsi: «è diventato lo sport nazionale, ormai, salire sul carro del vincitore». Era l’ultimo numero del Borghese del 2013 e già si profilava netta una semplice verità: «nel Pd il rottamatore Renzi riceve consensi e plausi dagli stessi che soltanto un anno fa volevano la sua testa (politica, beninteso). Insomma, si è tanto bravi a dare addosso all’avversario finché quello non dimostra di avere in mano le carte giuste, e allora per magia si cambiano pareri e alleanze, modi di dire e modi di fare, si cambia corrente e addirittura partito». Come stanno per cambiare casacca in molti, giustappunto, proprio per salire oggi su quel carro. Sì, il carro di Matteo Renzi che soltanto ai primi di Gennaio aveva esclamato «Fassina chi?», rispondendo in modo provocatorio all’allora viceministro dell’economia del governo Letta; di fronte alla vittoria di Renzi alle primarie del Pd, Fassina aveva dichiarato che l’esecutivo non era più in linea con la leadership di partito. Seguirono le dimissioni di Fassina e non passò molto che lo stesso Letta dovette levare le tende, così da consacrare il suo segretario politico a Capo del governo (il 22 Febbraio). Tutto accadde velocemente con il beneplacito di Napolitano. Renzi, che aveva in precedenza e più volte affermato di volere il voto del popolo e che mai sarebbe andato al governo in caso contrario, si ritrovò, guarda un po’, proprio a detenere il massimo potere senza l’ombra di un consenso ratificato dalle urne. «Su Matteo Renzi ho sbagliato, è l’uomo giusto al momento giusto», asseriva Fassina a fine Maggio. Uno di quelli che cambiano corrente.

Le recenti elezioni europee sono state un banco di prova per il giovane Premier (39 anni), che con la percentuale bulgara di voti ricevuti dal Pd ha consolidato la sua posizione e dimostrato come nell’immaginario (distorto?) della maggioranza dei votanti soltanto lui possa ridare speranza al nostro Paese. Ai Parioli, Roma, quartiere storicamente di destra, il Pd ha riscosso il 48% di voti, ben cinque punti sopra la media romana presa dal carrozzone centro-sinistrorso d’ispirazione democratico-cattolica e stranamente anche oligarghico-massonica. Non è che ai Parioli d’improvviso siano tutti divenuti comunisti, è Renzi a non essere mai stato di sinistra. Ma nemmeno di destra. Né di centro, nel senso di luogo teoretico che respinge gli estremi radicalismi. Insomma, chi è Renzi? Andando al di là delle comparsate televisive e delle frasi a effetto che tutti conoscono e inconsciamente ingoiano, vogliamo rispondere alla domanda «Matteo chi?»; si può tracciare, come per gli alimenti, un filo che ci dica qualcosa di più su un attore della politica che in brevissimo tempo è stato messo a presiedere il consiglio dei ministri? Da dove viene? Chi lo sostiene? E, più importante ancora: dove vuole andare?

La giornalista e saggista torinese Enrica Perucchietti ha pubblicato Il lato B. di Matteo Renzi per Arianna Editrice, la prima biografia non autorizzata del Premier. Andato in stampa a Maggio poco prima delle elezioni europee ma distribuito appena dopo, si tratta d’un libello delle dimensioni d’un quadernone che si legge agevolmente come una rivista. La Perucchietti, che ha alle spalle una produzione non da poco (tra i tanti titoli: Governo Globale, 2013, e La fabbrica della manipolazione, 2014, scritti entrambi con Gianluca Marletta sempre pei tipi di Arianna), inserisce nel suo ultimo lavoro documenti, aneddoti, interviste e retroscena che possono aiutarci a rispondere alle domande che ci siamo posti poco fa.

Per capire qualcosa di una persona aiuta seguire la via del sangue e quella dei soldi. Il padre: Tiziano, storia democristiana alle spalle, agganci con la Baldassini-Tognozzi-Pontello (Btp) «una delle più importanti imprese nel comparto edilizio e finanziario della Toscana», per cui «ha fatto molto discutere il fatto che sia stata proprio la Btp a vincere la gara d’appalto per la tramvia 2 e 3 a Firenze. Insomma, il primo di una serie (almeno secondo alcuni detrattori) di conflitti d’interessi. Tiziano Renzi controlla inoltre dagli anni ’90 la distribuzione di giornali e di pubblicità in Toscana», vale a dire «controllo di Tv, radio, giornali locali, magazines di settore ma, soprattutto, contatti con la concessionaria di pubblicità Publitalia, la concessionaria del gruppo Mediaset: e qua si torna a Berlusconi». E siamo all’aperitivo, le portate principali devono ancora arrivare. Renzi nasce nel ’75 a Firenze e nel 1994 entra in politica; nel 2003 è segretario provinciale della Margherita, nel 2004 (a ventinove anni) viene eletto Presidente della Provincia e nel 2009 diventa Sindaco del capoluogo toscano battendo il candidato del centrodestra, l’ex portiere della nazionale di calcio Giovanni Galli. Galli era l’uomo voluto da Verdini (ergo: Berlusconi) sulla piazza di Firenze, un “candidato a perdere” messo lì per aprire la strada a Renzi. Come dire che gli opposti si attraggono. La cena ad Arcore è un altro tassello di una storia di amicizia che, tralasciando alcuni reciproci strali per salvare le apparenze, Renzi e Berlusconi sembrano portare avanti da diversi anni. Giorgio Gori, già direttore di Canale 5, indicato da molti come l’ideatore delle cento proposte programmatiche della Leopolda e che «contribuirà a costruire il progetto del Pd», è un altro tassello. L’ultimo, e forse il più chiacchierato, è il “Patto del Nazareno”, cioè l’incontro tra Renzi e Berlusconi del 18 Gennaio di quest’anno avvenuto nella sede del Partito Democratico (che si trova, per l’appunto, in Via del Nazareno a Roma), per discutere della legge elettorale, l’Italicum. Non basta, però, il legame con Berlusconi per rispondere in maniere adeguata alla domanda “Matteo chi?”. Tocca allora seguire la via dei soldi tra finanziatori e banchieri, e non solo. Tra i finanziatori troviamo, al primo posto, Davide Serra, laurea cum laude alla Bocconi (ma tutti da lì provengono? Viene in mente un nome a caso: Monti), cofondatore e amministratore delegato del fondo speculativo Algebris, in contatto con Profumo (allora in Unicredit) e Passera. Si tratta della persona che organizzò la famosa cena per la campagna per le primarie 2012 di Renzi, quello con il conto alle Cayman. Di eminenze grigie ce ne sono parecchie attorno al Premier, basti qui citare Carrai e Bianchi che si sono sempre occupati di fund raising (trovare fondi) attraverso varie fondazioni (Big Bang, Open e, ancor prima, Festina Lente e  Link). Tutti i soci di questi apparati, come ben documenta il volume della Perucchietti, sono stati premiati, «hanno avuto una sedia da nominato, eletto o assunto».

La continuità coi governi precedenti è palese se si pensa ai banchieri posti negli anni recenti al vertice del dicastero dell’economia: Monti, che fu membro della Banca Commerciale Italiana e legato alla Goldman Sachs, Saccomanni (governo Letta) con incarichi al Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e direttore generale di Bankitalia dal 2006 al 2013, e infine l’attuale ministro Padoan, già consulente presso la Banca Mondiale e la Bce, nonché direttore esecutivo per l’Italia del Fmi, vicesegretario generale e capo economista dell’Ocse. I datori di lavoro di queste persone, realmente, chi sono? Non gli italiani, ma organismi che dicono loro cosa fare in Italia!

Renzi il rottamatore? Non sembra, considerando che «metà dei ministri del governo Renzi erano già presenti nel governo Letta», e che su trentacinque sottosegretari «ben diciotto confermati dal precedente governo». Renzi non è né di destra né di sinistra, è semplicemente per un mondialismo a trazione finanziaria e si configura come un prosecutore delle politiche di austerity di chi è venuto prima di lui, come lui non eletto dal popolo; popolo che, però, alle europee si è lasciato incantare. Ogni giorno Renzi fa nuove promesse che non mantiene, ma il popolo se le scorda tanto è bersagliato di chiacchiere. Ottanta euro, che in tanti casi sono anche meno, e il popolo gongola, cieco di fronte all’aumento di tutte le altre tasse, come la Tasi sulla casa, stangata micidiale. Prosegue la svendita delle aziende pubbliche (RaiWay che distribuisce il segnale televisivo, ma non sfuggiranno Eni, Enel, ecc). Non parla dei contratti collettivi bloccati da anni ma nessuno se ne duole. La gente muore di fame ma, evidentemente, muore contenta. Noi non ci crediamo. Crediamo che la gente sia stata stregata e se non se ne avvede allora si merita i capi che ha. Lo stato sociale è in fin di vita, le Nazioni sono agonizzanti e altrove una reazione c’è stata, basti pensare alla Le Pen in Francia, ma qui da noi no, qui ci piace farci del male. Ligio Gelli nel 2003 dichiarò con un certo orgoglio che i 53 punti della famigerata P2 si stavano realizzando (come la fine del bicameralismo perfetto). Giovani italiani, ma davvero un domani vorrete vivere in un mondo gestito da poche famiglie, senza più nulla di pubblico che sia anche vostro? Volete l’estinzione della Res Publica? Perché se continua così anche il termine Repubblica dovrà essere depennato dalla Costituzione, non esistendo più alcuna “cosa pubblica” di romana memoria.

Mauro Scacchi

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