Vademecum per i giovani. CERCASI Zeus.

Posted on maggio 8, 2014

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Vademecum per i giovani. CERCASI Zeus. (sul mensile il Borghese, maggio 2014)

Europa. Un nome che affonda le radici nel mito. Anzi, di miti ve ne sono almeno due riportati dal poeta greco Esiodo (VIII sec. a.C.). Nella Teogonia Europa era figlia di Oceano (“Origine degli dèi”) e di Teti (“madre” di tutti i fiumi, da non confondere con l’omonima ninfa madre di Achille); andata in sposa a Posidone generò l’argonauta Eufemo, cognato di Eracle, che sapeva camminare sulle acque. Nel secondo mito, che ritroviamo ne Il catalogo delle donne, Europa era figlia di Agenore re di Tiro. Zeus la vide e se ne invaghì. Il padre degli dèi olimpici si trasformò in un toro bianco, lei gli si avvicinò e gli montò in groppa; il toro prese a correre sopra il mar Mediterraneo e la condusse a Creta dove, dopo essersi mutato in aquila, la possedette. Zeus scelse perciò Europa per portare all’ovest ciò che alchimicamente potremmo definire l’aspetto lunare che gli mancava; l’Occidente divenne terra benedetta dall’integrazione tra cielo (Zeus) e terra feconda (Europa), e le tradizioni successive non fecero che esaltare l’unicità del nostro continente. Teopompo, storico greco nato nel 378 a.C., nello scritto Filippo già si occupò di politica europea: «Esorto te, Filippo, a seguire una politica europea, a costruire un grande stato europeo da contrapporre al grande stato asiatico».

Non serve qui ripercorrere i nomi di tutti i grandi pensatori, condottieri e Imperatori che sognarono un’Europa unificata, ché certo da Roma a Carlo Magno, da Federico II a Napoleone e via elencando in molti vi provarono e alcuni, per un lasso di tempo più o meno lungo, vi riuscirono. Federico II, in particolare, ambiva a un’Europa confederazione di Stati nazionali, dunque a un organismo sovraordinato che lasciasse intatti i singoli regni e le singole tradizioni.

Un’Europa decisa a tavolino, che non fosse frutto di una cultura comune costruita attraverso vicende storiche significative, non piacque a Giuseppe Prezzolini che nel 1979 sulla Gazzetta Ticinese, in occasione delle prime elezioni del Parlamento europeo, ebbe a scrivere: «Concludo che se io dovessi o volessi e potessi votare pro o contro l’Europa unita, io, che pure ho più di un diritto di chiamarmi “europeo”, voterei contro un’Europa fatta così artificialmente e superficialmente come è stata concepita da coloro che l’hanno ideata con la testa riempita di nuvolosi teorici». Infatti, spazzare via ogni patrimonio identitario nazionale creandone uno europeo artificiale, fondato non su riferimenti superiori bensì su commerci comuni e moneta unica, avrebbe generato soltanto sconvolgimenti infausti. Quelli che vediamo ogni giorno, per l’appunto. Un’Europa delle Nazioni è ben lontana da venire, mentre sempre più si costruisce un’Europa fittizia manipolata da burocrati e banchieri, priva di una politica estera comune. L’Unione Europea, eterodiretta dagli Stati Uniti d’America e gestita da un buon numero di lacchè legati a importanti istituti d’investimento e fondazioni bancarie, a loro volta proprietà di poche famiglie, sempre le stesse, è ormai un coagulo di Paesi schiavi di un’economia usuraia.

L’Ue cerca nuovi Stati membri da smembrare, come l’Ucraina cui promette benessere soltanto per poi immettervi fondi da riscuotere a tempo debito o, meglio, da riscuotere in tempi biblici affinché il debito, come da noi, non si estingua mai. L’idea di esportare la democrazia ha causato nel Mondo milioni di morti e la Primavera Araba, giustificata da un falso spontaneismo di piazza in realtà sospinto da organizzazioni non governative d’oltreoceano, ha irrigato col sangue interi territori. L’ipocrisia di un’Occidente sempre più “lunare” e sempre meno “solare” non ha confini.

Le identità nazionali vengono osteggiate senza che, in cambio, sia fornita un’identità sopraordinata. Rimane il vuoto. Se resta il vuoto, altri lo riempiranno. Lo riempiranno con una monarchia finanziaria, che della monarchia ha l’arroganza e della finanza la freddezza. La promessa della democrazia s’è rivelata una menzogna: per alcuni decenni è stata data l’impressione che si potesse stare tutti meglio ma già s’è compiuto il giro di boa, invertita la rotta. S’inizia a morire di fame, letteralmente, anche qui in Italia, eppure ancora non basta per far aprire gli occhi a chi proprio non sa e non vuol vedere.

Obama ha dichiarato all’Aja, a fine Marzo, che gli States e l’Ue sono uniti contro ciò che accade in Ucraina: «Con l’Europa patto sacro. Se Putin non si ferma sarà sempre più isolato». A me, però, nessuno ha chiesto niente. A nessuno è stato chiesto niente. Un’unità d’intenti comoda da spacciare, come una droga televisiva a cui, ahinoi, in tanti fanno ricorso e s’adeguano, perché non pensare è lo sport nazionale più gettonato. Putin, senza efferati spargimenti di sangue, s’è ripreso la Crimea (già Repubblica autonoma, quindi non proprio in perfetta simbiosi col resto dell’Ucraina…). Altri ucraini filorussi vogliono tornare sotto il vessillo di Putin e i primi di Aprile è stata proclamata la Repubblica popolare indipendente di Donetsk. Putin per molti è un bastardo e un assassino, un tiranno, ma ciò che emerge con prepotenza in realtà è ben altra cosa: è un Capo, amato dal suo popolo. Putin ha ridato ai russi, già alquanto nazionalisti, un sogno di potenza, un afflato di spirito identitario.

L’Europa, invece, cosa fa? L’Italia, che dice? Invidiosi di Putin e di Obama (che tesse i suoi fili sopra le nostre teste), gli Italiani schifano il primo e osannano il secondo, mentre osteggiano Marine Le Pen e l’ungherese Orbán sol perché sono stati capaci di crescere nei consensi nei loro Paesi in quanto portavoci di un sano antieuropeismo.

Povero Occidente, che accusa la Russia per profonda invidia.

Povera Europa! Contenitore che manca di contenuti in grado di creare coesione e condivisione reale di ambizione e forza. Come Zeus fece innamorare di sé la bella Europa, serve ora uno Zeus che sappia unificare i popoli sotto il segno non più del danaro ma della grandezza e dell’eroismo, e per far questo gli Europei devono mettere da parte ogni modello teorico che escluda l’importanza delle tradizioni e delle Nazioni. Un’Europa, questa nostra, priva ormai d’una direzione olimpica, senza cuore pulsante, senza slancio divino, che mai potrà in questa forma sganciarsi dalle influenze americane né, volendo, da quelle russe. Sarà ricordato in eterno il giorno in cui, anziché dover noi decidere “da che parte stare”, saranno altri a dover decidere se stare o meno con l’Europa, e meglio ancora con l’Italia. Bisogna ridiventare Omphalos del Mondo, centro della politica globale, ma alle nostre condizioni. Basta con il piegarsi e lo strisciare. Ricordate, voi giovani e meno giovani, che la fierezza non si compra al mercato e che si deve «morire con fierezza, se non è più possibile vivere con fierezza», scriveva Nietzsche nel Crepuscolo degli idoli (1889; Adelphi, 1983).

Mauro Scacchi

il Borghese maggio 2014_CERCASI Zeus_Mauro ScacchiTiziano - Il Ratto di Europa (1559-62) - Museo Stewart Gardner - Boston

Tiziano – Il Ratto di Europa (1559-62); Museo Stewart Gardner, Boston

 

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Posted in: IL BORGHESE