“Wikipedia” non sempre è imparziale. Quando la manipolazione dell’informazione raggiunge l’Enciclopedia Libera.

Posted on aprile 16, 2014

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Wikipedia (Emanuele Mastrangelo ed Enrico Petrucci; Edizioni Bietti, Milano 2013; pp. 391, € 16), recensione sul quotidiano di Torino CronacaQui, 10 aprile 2014

“Wikipedia” (Bietti, 2013), sottotitolo “L’enciclopedia libera e l’egemonia dell’informazione”, è un saggio brillante che sta avendo ampia risonanza scritto da Emanuele Mastrangelo ed Enrico Petrucci, esperti conoscitori della materia. A tre secoli dalla nascita della ”Encyclopédie” di Diderot lo scibile umano sembra destinato a viaggiare su Internet lasciando i volumi della Treccani ad ammuffire sugli scaffali. Non c’è chi non consulti il web per curiosità o per ricerche professionali e le prime voci ad uscir fuori son quasi sempre di Wikipedia. Nata nel 2001, quest’ultima è talmente influente che Microsoft ha dovuto chiudere nel 2009 il progetto Encarta e Google fare lo stesso con Knol nel 2012, tentativi digitali che non hanno retto il confronto con Wiki. L’Enciclopedia Libera si fonda su 5 Pilastri tra cui il “punto di vista neutrale”. La caratteristica di Wikipedia è che chiunque può darvi il proprio contributo: la circolazione della conoscenza non è più affidata a una élite ma è aperta a tutti. Ogni medaglia ha il suo rovescio e per ovviare al rischio di voci inattendibili esistono delle figure, gli Admin, deputate al controllo di quanto pubblicato. Ma chi controlla i controllori? «Chi controlla il passato controlla il futuro; chi controlla il presente controlla il passato» scriveva Orwell in “1984”. In Italia ad accertarsi che le voci storiche siano corrette sono spesso Admin legati a un’ideologia post-marxista, come ben dimostrano Mastrangelo e Petrucci. Alla faccia del punto di vista neutrale. Dalle Foibe a Renzo De Felice, per esempio, la strada scelta dai controllori sembra quella d’una Resistenza Partigiana a oltranza pronta a dare opinioni faziose piuttosto che fornire dati completi e oggettivi. “Wikipedia” dev’essere migliorata e sburocratizzata. Gli autori propongono un «Manifesto per una Wikipedia (veramente) libera» che andrebbe messo in pratica per evitare che esistano wikipediani “più uguali degli altri”, parafrasando l’Orwell di “Animal Farm”.

Mauro Scacchi

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Copertina del libro e alcune foto di Mastrangelo, uno dei due autori.

Wikipedia Logo Logo di Wikipedia

Per i curiosi e gli appassionati, di seguito una delle bozze di preparazione all’articolo finale

“Wikipedia” (Bietti, 2013), sottotitolo “L’enciclopedia libera e l’egemonia dell’informazione”, è un saggio brillante, acuto e scorrevole scritto dai romani Emanuele Mastrangelo (redattore della rivista “Storia in rete”) ed Enrico Petrucci, esperti conoscitori della materia. A tre secoli di distanza dalla nascita della ”Encyclopédie” di Diderot e d’Alembert, le conoscenze umane sembrano ormai destinate a viaggiare su Internet lasciando i buoni e vecchi volumi della Treccani ad ammuffire sugli scaffali. Non c’è chi non consulti il web per curiosità o per serie ricerche professionali, e le prime voci ad uscir fuori, ad esempio, su Google, son quasi sempre di Wikipedia. Nata nel 2001 grazie a Jimmy Wales e Larry Sanger, la cliccatissima enciclopedia online è talmente influente che il gigante Microsoft ha dovuto chiudere nel 2009 il progetto Encarta e Google fare lo stesso con Knol nel 2012, tentativi di portare su piattaforme multimediali il sapere umano che però non hanno retto il confronto con Wikipedia. L’Enciclopedia Britannica, intanto, ha rinunciato alla tradizionale versione a stampa poiché non più in grado di competere con la mole d’informazioni presenti nell’Enciclopedia Libera. Wikipedia si fonda su 5 Pilastri introdotti nel 2005, tra cui il “punto di vista neutrale” (che include il citare le fonti) ribadito anche nel codice di condotta che prevede il «non danneggiare Wikipedia per sostenere una propria opinione». La caratteristica di Wikipedia è che chiunque può darvi il proprio contributo. La circolazione della conoscenza non è più affidata ad una ristretta cerchia di persone ma è alla portata di tutti. Ogni medaglia ha però il suo rovescio e per ovviare al rischio di voci fasulle e inattendibili esistono delle figure, gli Admin, deputate al controllo di quanto viene pubblicato. Ma chi controlla i controllori? «Chi controlla il passato controlla il futuro; chi controlla il presente controlla il passato» scriveva Orwell in “1984”. In Italia a controllare nel presente che le voci storiche, il passato, siano corrette, sono troppo spesso Admin faziosi legati a un’ideologia post-marxista; una Psicopolizia i cui interventi sono ben riportati da Mastrangelo e Petrucci. Alla faccia del punto di vista neutrale. Dalle Foibe a Renzo De Felice, giusto per citare due casi, la strada scelta dagli Admin italiani sembra quella d’una Resistenza Partigiana a oltranza, per cui val la pena sacrificare veridicità e completezza delle informazioni. “Wikipedia” è una ricchezza per tutti, gratuita e fruibile sempre e ovunque. Deve essere migliorata e sburocratizzata. Gli autori, a fine testo, propongono un Manifesto per una Wikipedia (veramente) libera. Andrebbe messo in pratica per evitare che esistano wikipediani “più uguali degli altri”, parafrasando l’Orwell di “Animal Farm”.

Mauro Scacchi

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