Vademecum per i giovani. ITALIA o Pompei?

Posted on aprile 10, 2014

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Vademecum per i giovani. ITALIA o Pompei? (sulla rivista il Borghese, Aprile 2014)

Nella seconda metà del XVIII secolo Goethe, davanti alle rovine di Pompei da poco riportate alla luce, annotò la seguente considerazione confluita più tardi in Italienische Reise (Viaggio in Italia, Palermo, 1816-17): «Di tutte le catastrofi che si sono abbattute sul mondo, nessuna ha provocato tanta gioia alle generazioni future». Non si trattò di vuoto cinismo, bensì di riconoscere il valore storico culturale della riesumata Colonia Cornelia Veneria, per chiamarla col nome datole da Silla.

Cittadina commerciale di ventimila abitanti, Pompei fu dapprima osca e poi greca, etrusca e quindi ancora greca, sannita e infine romana, quando nell’agosto del 79 d.C. un’immane eruzione del Vesuvio la inghiottì sotto sei metri di cenere. La popolazione intera, però, non perì per la cenere ma fu bruciata viva da una nube di calore ardente che raggiunse i 600 gradi centigradi, stando agli studi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia dell’Università Federico II di Napoli. La furia del vulcano s’abbatté anche a Stabiae (l’attuale Castellammare di Stabia), ove morì Plinio il Vecchio nel tentativo di salvare la popolazione, Oplontis (oggi Torre Annunziata) ed Ercolano.

Goethe mostrò un ingenuo ottimismo parlando di «gioia alle generazioni future», dando forse per scontato che un patrimonio come Pompei sarebbe stato salvaguardato nei tempi a venire. Quel che è certo è che si sbagliò, e lo dimostrano i fatti di questi ultimi anni. Patrimonio dell’umanità Unesco dal 1997, Pompei sta letteralmente cadendo a pezzi. Ciò che non riuscì al Vesuvio sta riuscendo all’incuria e alla negligenza della burocrazia politica di quest’Italia allo sfascio.

Nel novembre 2010 crolla la Schola Armaturarum Juventis Pompeiani, la cosiddetta Casa dei Gladiatori sulla Via dell’Abbondanza, principale strada percorsa dai turisti. Dopo un anno passato nell’inazione più totale giunge dall’Unione Europea il via libera a un consistente finanziamento; La Repubblica del 16 novembre 2011 scrive «Entro marzo dovrebbero cominciare i lavori di messa in sicurezza dell’area archeologica finanziati dalla Ue con 105 milioni di euro. E la domanda che tutti si fanno è chi e come li spenderà». Domanda ben posta, ma per l’esattezza i 105 milioni non provengono tutti dall’Ue: come specifica Chiara Di Martino su Wired il 5 aprile 2012, 41,8 sono del Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) e 63,2 nazionali. L’Europa dà tempo all’Italia fino a giugno 2015 per mettere in sicurezza e manutenere i 44 ettari della zona archeologica su cui sussistono ben millecinquecento edifici. Parte allora il “Grande Progetto Pompei” inaugurato da Monti il 29 marzo 2012 e alla fine del quale l’area di Pompei dovrebbe conoscere una seconda rinascita, dal punto di vista della conservazione e del turismo (finora, circa 2 milioni di visitatori all’anno).

Oltre alla Domus dei Gladiatori crollano, in quel 2010, anche il muro della bottega del vasaio Zosimus e quello della Casa del Moralista, e ancora un muro in via Stabiana e uno nella Casa del Lupanare piccolo a dicembre. Altri crolli avvengono durante il 2011. Agli inizi del 2012 cade un pezzo d’intonaco rosso nella Casa di Venere in Conchiglia e stessa sorte tocca all’intonaco del Tempio di Giove. Verso la fine del 2012 nuovi cedimenti e crolli, a macchia di leopardo, più o meno gravi.

Intanto il Progetto strombazzato da Monti e soci va a rilento. Di cinque bandi presentati per altrettante Domus da salvare soltanto uno ha avuto un lieto fine, con il cantiere consegnato lo scorso 26 febbraio: quello della Casa del Criptoportico. Altre quattro Case attendono la conclusione dei lavori: dei Dioscuri, delle Pareti Rosse, del Marinaio e di Sirico. Da notare che la cifra per il restauro di queste cinque Case sta intorno ai 6 milioni di euro. Un po’ pochini se comparati all’importo complessivo di 105 milioni!

Dicevamo dei crolli. Sì, perché se ci sono voluti due anni per ridare colore a una singola Domus, la stoltezza umana e la natura, assieme, ci hanno messo soltanto tre giorni per far cadere altrettanti pezzi di città, giusto il mese scorso: primo marzo, addio ad alcune pietre del Tempio di Venere, due marzo, tanti saluti a due metri di muretto della tomba di Syneros, tre marzo, ciao ciao a un altro muro d’una bottega ma si sa, è roba vecchia, chissenefrega.

La colpa è sempre del maltempo. Giovanni Puglisi (banchiere e rettore della Iulm), in qualità di presidente della Commissione nazionale italiana per l’Unesco, precisa che serve «un intervento straordinario su tutta l’area, non solo dal punto di vista archeologico ma anche dal punto di vista idrogeologico». Parole sante, come tante altre che negli anni sono state dette, peccato siano i buoni risultati a mancare.

La chicca arriva da Franceschini, neo Ministro della Cultura del Governo Renzi, quota Pd, che su Twitter scrive «Nella notte Sorrentino vince l’Oscar e crolla un altro muro a Pompei. È una lezione: credere nella nostra bellezza e tutelarla con orgoglio». Adesso, per carità, Sorrentino l’Oscar se l’è meritato, il suo film La grande bellezza è un concentrato di poesia decadente in cui la “bellezza”, peraltro, va intesa in chiave ironica, ma il paragone con Pompei sembra davvero l’ennesimo spot pubblicitario. Forse dovremmo considerare la situazione di Pompei con ironia? La sua bellezza deve svanire per cantarne un domani l’impietosa, odierna decadenza? Franceschini, ricordiamolo, nel 2010 chiedeva a gran voce le dimissioni di Bondi (Pdl) proprio a causa dei crolli di Pompei! Basta con le chiacchiere! La tutela deve essere reale, non virtuale!

Un film di produzione americana e tedesca, Pompei di Anderson, esce nelle sale proprio quando la vera Pompei, qui da noi, continua a sgretolarsi. Tutti nel mondo invidiano il nostro talento (in ogni campo del sapere) e la nostra storia. Siamo noi italiani, invece, a non saper valorizzare noi stessi, a rinnegare il nostro passato, sempre i primi a criticare il nostro Paese. Le maggiori stroncature al film La grande bellezza provengono da italiani, e sempre gli italiani sono i primi a scordarsi delle grandi scoperte e delle eroiche gesta del nostro popolo. Insomma quel che siamo stati e quel che abbiamo lo diamo così per scontato da dimenticarlo o addirittura ripudiarlo. Alcuni nostri stessi simboli, tanto per dire, sono apprezzati pubblicamente in Usa (all’interno del Lincoln Memorial a Washington vi è una grande scultura che raffigura Lincoln seduto su un trono in cui sono scolpiti due fasci littori).

Pompei cade e sembra seguire la caduta dell’Italia. Stiamo perdendo l’orgoglio. Ci siamo appiattiti per essere uguali agli altri ed ecco che stiamo svanendo nell’oblio. Pompei è lo specchio dell’Italia: non inizieremo mai a proteggere davvero quei muri antichi finché non decideremo, in piena coscienza, di riprenderci la nostra identità culturale e di andarne fieri con un giustificato senso di superiorità che altri, in Europa, ostentano pur senza essere italiani.

Mauro Scacchi

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