Il mondo perfetto di “The Giver”. Il romanzo distopico della Lowry presto un film con Jeff Bridges e Meryl Streep.

Posted on aprile 1, 2014

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The Giver_CronacaQui 27032014_Mauro Scacchi

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The Giver. Il Donatore. (Lois Lowry; Giunti Editore, Milano 2010; pp. 256, € 9,90), recensione sul quotidiano di Torino CronacaQui, 27 marzo 2014

Ci sono libri che lasciano il segno. Che arrivano in profondità. “The Giver. Il Donatore.” (1993; Giunti, Milano 2010), scritto dalla statunitense Lois Lowry, è uno di questi. Un romanzo culto da oltre sei milioni di copie vendute. Pubblicato in Italia nel ’95 da Mondadori col titolo “Il mondo di Jonas”, è divenuto popolare con l’edizione successiva della Giunti che ha dato alle stampe, della stessa autrice e sullo stesso tema, anche “La rivincita” (2011), “Il messaggero” (2012) e “Il figlio” (2013). La Lowry, classe 1932, ha vinto due volte l’ambita Medaglia John Newbery, l’ultima nel ‘94 proprio con “The Giver”. In una comunità non meglio identificata per garantire la pace sono stati banditi i sentimenti, cancellate le differenze, vietato il libero pensiero. Ogni famiglia è assemblata in modo che vi siano un uomo e una donna a cui vengono assegnati due figli, uno maschio e uno femmina. Un momento importante è la Cerimonia dei Dodici anni, quando ad ogni giovane viene affidata la professione che svolgerà per tutta la vita. Adesso tocca a Jonas, ragazzino sveglio e pieno di domande. Sarà lui il prossimo Accoglitore di Memorie e nel suo apprendistato conoscerà il Donatore, un vecchio che porta con sé tutti i ricordi del tempo che fu. La menzogna del governo perfetto abbisogna di qualcuno che si faccia carico della memoria collettiva, tabernacolo di gioie e di dolori. Jonas ha visto una mela divenire rossa. In un mondo grigio il peccato della verità diventa il primo sintomo della conoscenza, ma pure uno sprone per ribellarsi a un sistema che ha fatto dell’uniformità la sua placida forza. Una distopia in cui a differenza di “1984” di Orwell non c’è una dittatura palese perché tutti vivono in armonia, invero un artificio, un’esistenza “senza colori, senza emozioni, senza passato”, come recita il booktrailer. “The Giver” arriverà in estate sui grandi schermi con Jeff Bridges e Meryl Streep. Precorrete i tempi e leggetelo prima di allora. Ne vale senz’altro la pena.

Mauro Scacchi

The Giver_CopertinaLois Lowry 3

Copertina del libro e foto dell’autrice

Per i curiosi e gli appassionati, di seguito la bozza lunga di preparazione all’articolo finale

Ci sono libri che lasciano il segno e che riga dopo riga fanno risalire brividi vivificanti lungo la schiena. Libri il cui valore si misura sulla capacità di suscitare al contempo familiarità e stupore, malinconia e desiderio di rivalsa. Che fanno pensare. Libri, infine, che sembrano essere di fantasia eppure sono radicati nella realtà ben più di tanti instant-book. “The Giver. Il Donatore” (1993; Giunti, Milano 2010), scritto dalla statunitense Lois Lowry, è uno di questi. Un romanzo culto da oltre sei milioni di copie vendute, in costante aumento. Uno dei pochi casi in cui il numero di vendite non sancisce tanto una buona operazione commerciale quanto l’effettivo pregio del prodotto. Inizialmente pubblicato in Italia nel ’95 da Mondadori col titolo “Il mondo di Jonas”, è divenuto popolare con l’edizione successiva della Giunti che ha dato alle stampe, della stessa autrice e sullo stesso tema di fondo, anche “La rivincita” (2010), “Il messaggero” (2012) e “Il figlio” (2013). La Lowry, classe 1932 e di ascendenze norvegesi, ha vinto per due volte l’ambita Medaglia John Newbery, l’ultima nel ‘94 proprio con “The Giver”. In una comunità umana non meglio identificata, per garantire la pace e la serenità sono state bandite tutte le emozioni, cancellati i colori, vietata ogni forma di libertà. Ogni unità familiare è composta da un uomo e una donna cui vengono assegnati due figli, uno maschio e uno femmina. Le riproduttrici danno alla luce i bambini che dopo il primo anno di età sono consegnati alle famiglie che dovranno crescerli. Ogni dicembre si svolge una cerimonia, dove si dettano le regole per l’anno successivo, fino alla Cerimonia dei Dodici, quando ad ogni giovane viene affidata una professione che svolgerà per il resto della vita. Adesso tocca a Jonas, ragazzino sveglio e pieno di domande fino ad allora inespresse, come quelle sul “congedo”, termine che indica sia l’esilio che la morte di una persona. Jonas sarà il futuro Accoglitore di Memorie, la carica più importante della comunità, e nel suo viaggio di apprendimento conoscerà il Donatore, un vecchio stanco che porta con sé tutti i ricordi, le gioie e i dolori del passato che invece sono un divieto per tutti gli altri. La menzogna del governo perfetto abbisogna di qualcuno che si faccia carico della memoria collettiva, di ciò a cui si è rinunciato per vivere senza guerre e senza malattie. Jonas ha visto una mela divenire rossa, la realtà si svela dianzi ai suoi occhi in modo bizzarro. Il peccato della verità diventa il primo sintomo della conoscenza, ma è pure segnale di libertà, di ribellione a un sistema che ha fatto dell’uniformità la sua forza. Un mondo distopico, quello della Lowry, che a differenza di “1984” di Orwell non ha un nemico dittatore da abbattere, perché tutti vivono in armonia; si tratta però di armonia artificiosa, dove per mantenerla s’impediscono tutte le pulsioni più umane, come quella sessuale, grazie a pillole prese giornalmente (un po’ come nel film “Equilibrium” con Christian Bale). Un’esistenza «senza colori, senza emozioni, senza passato», come recita il booktrailer. “The Giver” arriverà in estate sui grandi schermi con Jeff Bridges e Meryl Streep, e state certi che le librerie saranno di nuovo piene di questo straordinario titolo. Precorrete i tempi e leggetelo prima di allora. Ne vale senz’altro la pena.

Mauro Scacchi

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