Vademecum per i giovani. Da che pulpito vien la predica.

Posted on marzo 10, 2014

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Vademecum per i giovani. Da che pulpito vien la predica(sul mensile il Borghese, marzo 2014)

«Questo è un attacco eversivo contro le istituzioni che deve essere respinto da tutte le forze democratiche». Oddio, le truppe di Oliver Cromwell sono entrate in Parlamento? No, quello è successo a Londra ed era il 1649. Allora cosa? Chi ci sta attaccando? Poi realizzo che il Presidente della Camera (non la chiamo “la Presidente” non perché io sia contro le pari opportunità, ma perché in italiano l’incarico vuole il maschile), Laura Boldrini, si sta riferendo ai deputati del Movimento 5 Stelle esplosi a Montecitorio il 29 Gennaio scorso dopo l’utilizzo arbitrario della «ghigliottina» da parte della sellina (il Presidente è in quota Sel, così, per ricordarlo). La trasmissione è L’Arena di Massimo Giletti su Rai 1, il giorno il 2 Febbraio. La Boldrini è in diretta telefonica. Poco prima, scopro trovando l’intervento integrale su youtube, aveva dichiarato che cose del genere s’erano viste solo in dittatura. La Treccani riporta che «eversivo» significa: «che tende a rovesciare, a sconvolgere l’assetto sociale e statale», e aggiunge «anche mediante atti rivoluzionari o terroristici». Quindi anche, come a dire che il mezzo usato può anche essere di natura violenta, ma indipendentemente da ciò «eversivo» sta a indicare un fine o un atteggiamento volto verso quel fine, che resta appunto quello di «rovesciare, sconvolgere l’assetto sociale e statale». Ma chi sta realmente sconvolgendo e rovesciando l’assetto sociale e statale nel nostro Paese? Al sentire la dichiarazione riportata in apertura m’è subito venuto da pensare “da che pulpito viene la predica!”.

M’è anche venuto in mente il «bispensiero» di orwelliana memoria, il cui scopo è l’omologazione e l’annichilimento di ogni critica consapevole. Infatti, chi utilizza il bispensiero è convinto, e si convince, della veridicità di qualcosa anche se inconsciamente sa che non è vera. Il bispensiero permette un’imposizione di credenze attraverso il rovesciamento di concetti e parole. Ad esempio, si usa il termine democrazia ogni volta che si indicano processi decisionali che di democratico non hanno assolutamente nulla. Oppure si può usare il termine dittatura accostandolo a un’opposizione a Montecitorio che, seppur concitata, di dittatura non ha niente. Il bispensiero è studiato per fare in modo che, inoltre, si dimentichino le cose così da dare una nuova veste, bella o brutta che sia, alle nuove. Ad esempio, asserendo che scene come quelle viste a Montecitorio il 29 Gennaio s’erano viste, prima, solo in dittatura. Ovviamente non è vero. Il 14 giugno 2007 addirittura La Repubblica elencò tutti gli episodi litigiosi avvenuti in Parlamento, in occasione di un’accesa discussione sfociata in bagarre ad opera dei leghisti. Lo scopo, allora, era attaccare i leghisti, mentre adesso che si attaccano i pentastellati è cambiata la strategia dei mass media asserviti al potere: non conviene più dire che ci sono stati altri casi simili altrimenti si sbugiarda la Boldrini. Si fa finta di dimenticare, così ogni volta ci si ricorda ufficialmente soltanto ciò che si vuole, ciò che è utile alla macchina del fango. Casi precedenti, infatti, ve ne sono stati ben prima che i leghisti, per non dire dei grillini, entrassero in Parlamento. Nel ’53 sulla legge elettorale proposta da De Gasperi la sinistra rovescia le urne e addosso al Presidente Meuccio Ruini viene lanciato addirittura un calamaio. Gli anni Ottanta e Novanta sono pieni di zuffe d’ogni tipo. Insomma, un’opposizione accesa non è dittatura, questo è stravolgere il senso delle parole, è bispensiero!

Vale la pena rammentare che la cosiddetta «ghigliottina» (passaggio diretto al voto finale di un decreto per evitare reiterati ostruzionismi) è un istituto previsto soltanto a Palazzo Madama, leggasi Senato, e non quindi formalmente alla Camera dei Deputati. Fu Luciano Violante, da buon comunista, a dire nel 2000 ‒ quand’era Presidente a Montecitorio ‒ che la ghigliottina era lecita anche alla Camera e dopo di lui si accettò, per prassi, questa interpretazione. Tuttavia nessuno usò mai questo strumento palesemente antidemocratico fino alla Boldrini, che dunque si fregia di tal primato. Tra l’altro l’abitudine di varare decreti legge a manetta non è una buona abitudine, almeno non pareva buona quando a farlo era Berlusconi mentre adesso pare non soltanto sdoganata ma pure da proteggere, pena la ghigliottina per chi vi si opponga. Il decreto in questione, nel caso specifico, era quello dell’Imu-Bankitalia, che già mettere assieme due materie così diverse non si potrebbe fare. Infatti i decreti omnibus sono la classica furbata per far passare atti che, da soli, rischierebbero di non essere approvati. La Legge 400/1988 specifica che i decreti devono avere «contenuto specifico ed omogeneo» e ciò è stato ribadito anche nella Sentenza 171/2007 della Corte Costituzionale; la stessa cosa è scritta nel progetto di revisione costituzionale ad opera della Commissione Affari Costituzionali della Camera, nello specifico all’art. 99 inserito in quella che dovrebbe essere la nuova seconda parte della Carta. Insomma già il decreto era, nella forma, una forzatura, se a ciò si aggiunge la ghigliottina usata per farlo passare a tutti i costi è normale che l’opposizione abbia fatto… opposizione! Tanto più che il M5S aveva già proposto di scorporare le due materie (Imu e Bankitalia) ma non era stato ascoltato. In questo modo la maggioranza ha fatto passare il concetto che i grillini, volendo fermare il decreto, volessero far pagare la seconda rata dell’Imu che il decreto medesimo intendeva stracciare. Falsità a non finire con l’unico scopo, palese per chi ha sale in zucca, di far passare la ricapitalizzazione di Bankitalia, che così senza colpo ferire si è ritrovata con azioni aumentate di 25mila volte, passando da un capitale di 300mila euro a 7,5 miliardi. Mica bruscolini. Soprattutto se si pensa che Bankitalia per quanto sia un istituto di diritto pubblico è di fatto una società per azioni e quindi “privata”.

La democrazia è la prima vittima di coloro che a chiacchiere la osannano e dicono di volerla difendere. Bispensiero. La Consulta ha sancito che il Porcellum è illegittimo (potremmo dire antidemocratico), anche se poi ha affermato, in sostanza, che il Parlamento e il Governo devono continuare a lavorare tanto la frittata è fatta. Per amore di democrazia, caro parlamentare, se proprio non ti vuoi dimettere evita almeno di discutere su decreti legge che, poi, così urgenti come quello di Bankitalia non sono. Non per il popolo almeno, che avrebbe invece bisogno di soldi e lavoro.

«Ci troviamo in una condizione di vera e propria emergenza democratica», ha rincarato a difesa della Boldrini il Sindaco di Roma, Marino (nomen omen, colui che con la Capitale divenuta navigabile non si è quasi mai visto in un telegiornale a fare dichiarazioni; un uomo assente). Di nuovo il bispensiero. Emergenza democratica? Le vere emergenze democratiche le abbiamo avute con la nomina ex cathedra prima di Monti e poi, grazie alle studiate larghe intese, di Letta alla Presidenza del Consiglio (sempre grazie all’input di Napolitano). L’emergenza democratica risiede lì dove chi deve rappresentare il popolo invece di occuparsi dei cinquecento suicidi che ci sono stati in Italia dal 2011 ad oggi (come ricorda Tedeschi nell’editoriale del Borghese di Febbraio), si occupa di banche e permette a chi sta fuori dal Parlamento (Renzi e Berlusconi) di concordare un disegno di riforma elettorale che, tra l’altro, taglierebbe fuori i partiti minori così da regnare senza problemi (oligarchia democratica?). La svendita dei beni nazionali, delle aziende storiche, degli enti pubblici l’hanno voluta i cinque stelle? Diamo a Cesare quel che è di Cesare! La Bce tartassa gli Stati e dall’Europa ci fanno la predica gli stessi che ci spremono come limoni: chi ha permesso tutto ciò? Chi vuole l’azzeramento di ogni identità (nazionale, sessuale, e chi più ne ha più ne metta)? Chi vuole il livellamento sociale verso il basso per instaurare un governo globale di fronte a cui sacrificare ogni tipo di sovranità tradizionale? Il Mes, il meccanismo europeo che ci porta ogni giorno di più sul lastrico è stato ratificato con Legge 116/2012 (governo Monti), soltanto l’Idv si astenne e la Lega votò contro. I grillini sono entrati in Parlamento a Febbraio 2013! A chi dobbiamo, allora, l’emergenza democratica? Noi, italiani, siamo stati per troppi anni scavalcati da falsi rappresentanti. Anziché scandalizzarci per un’opposizione sanguigna dei cinque stelle chiediamoci: dove sono tutti gli altri? Chi ci difende in Parlamento? Chi fa i nostri interessi al Governo? Non coloro che da decenni sono avvezzi agli inciuci, non ministri che minimizzano, come la Cancellieri, le minacce di morte fatte da Riina al pm Di Matteo, o che soffrono di abulia e scoprono tardivamente, come la Bonino, che abbiamo due Marò sequestrati da due anni in India, ora accusati di terrorismo («sconcertante che non ci siano ancora i capi d’imputazione nei confronti dei marò italiani», dichiara all’Ansa il primo Febbraio)!

Chi parla di emergenza democratica dovrebbe, per rispetto, tacere e farsi da parte, e chi invoca le forze democratiche per respingere attacchi eversivi contro le istituzioni dovrebbe semmai ammettere di far parte di un sistema che ha fatto e sta facendo di tutto proprio per rovesciare e sconvolgere quelle stesse istituzioni che dice di voler difendere. Siamo stufi del bispensiero, di essere manipolati e presi per i fondelli. Personalmente non m’interessa poi molto come si chiamino coloro che vogliono difendere il popolo italiano: che si chiamino Cinque Stelle, Fratelli d’Italia o Vattelapesca l’importante è che si sveglino le coscienze di tutti gli italiani. Fa specie sentire persone istruite, amici e conoscenti, lamentarsi per la perdita di sovranità nazionale, la svendita dei nostri patrimoni e la disoccupazione e poi affermare di tornare a votare Pd e soliti noti, anche quando lo stesso Matteo Renzi potrebbe andare a Palazzo Chigi senza passare dalle urne, come fece D’Alema alla fine del ’98. Questa è la conseguenza di un lavaggio del cervello ben eseguito. Evviva la democrazia. Che, chiaramente, non esiste.

Mauro Scacchi

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