“La Foresta” di Joe Lansdale. Un romanzo nella selva oscura della vita. La storia di un ragazzo e del suo divenire uomo.

Posted on febbraio 1, 2014

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La Foresta (Joe Richard Harold Lansdale; Einaudi, Torino 2013; pp. 352, € 18,50), sul quotidiano di Torino CronacaQui, 23 gennaio 2014

Joe Lansdale è fuor di dubbio uno dei più grandi scrittori americani viventi. Nato nel 1951 nel Texas orientale, dove tuttora risiede, ha al suo attivo circa trenta romanzi, più di duecento racconti e diverse sceneggiature di fumetti, film e cartoni animati. Vincitore di molti premi tra cui l’Edgar, otto volte il Bram Stoker, il Grinzane Cavour e il British Fantasy Award, Lansdale è un fiume in piena. La sua giornata tipo: sei ore sulla tastiera e tre a praticare lo Shen Chuan, arte marziale di sua invenzione. Poliedrico, non collocabile in modo univoco sugli scaffali delle librerie, Lansdale infonde nei suoi lavori il suo essere texano, uno «state of mind» come egli stesso lo definisce, reinventando l’horror, lo sci-fi, il fantasy, il thriller e il western. Il suo stile ha il sapore del noir declinato in hard boiled, in cui azione e avventura includono violenza, umorismo e un non so che di fiabesco. “La Foresta” (Einaudi, 2013), in originale “The Thicket”, è il suo ultimo e forse miglior libro. Primi del Novecento. Il giovane Jack Parker, rosso di capelli, perde i genitori a causa del vaiolo. Parte dal Texas con la sorellina Lula e il nonno Caleb alla volta del Kansas, ma il viaggio s’interrompe quando dei fuorilegge uccidono Caleb e rapiscono Lula. Jack assolda dei cacciatori di taglie per inseguire i balordi nei boschi attorno al fiume Sabine. Il gruppo che accompagna il giovane è variegato: il gigante nero Eustace scavatore di tombe, il nano Shorty che legge Mark Twain, lo sceriffo Winton pieno di cicatrici e il suo inserviente Spot, la prostituta Jimmie Sue e per finire il maiale Hog. In un mondo che cambia tra corsa al petrolio e disboscamenti feroci, Jack da ragazzetto gracile diverrà un uomo. Un’opera al nero dove il simbolo della selva oscura soverchia ogni cosa, magico luogo di malefatte e amori sorti tra sangue e tenerezza. A cavallo tra McCarthy e i fratelli Grimm, con qualcosa di Tarantino, “La Foresta” lascia il segno in chi vi si addentra.

Mauro Scacchi

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Copertina e foto dell’autore

Per gli appassionati, di seguito una bozza lunga di preparazione all’articolo.

Joe Richard Harold Lansdale è fuor di dubbio uno dei più grandi scrittori americani viventi. Nato nel 1951 nel Texas orientale ha vissuto quasi tutta la sua vita a Nacogdoches, capoluogo dell’omonima Contea, dove tuttora risiede. Circa trenta romanzi (molti dei quali con protagonista la coppia d’investigatori Hap e Leonard), più di duecento racconti e diverse sceneggiature di fumetti, film e cartoni animati danno soltanto un’idea della sua vasta produzione letteraria e dell’influenza di questo autore nella cultura statunitense. Vincitore di numerosi premi, tra cui l’Edgar Award, ben otto volte il Bram Stoker Award nonché il Grinzane Cavour e il British Fantasy Award, Lansdale è un fiume in piena di creatività e capacità narrativa. La sua giornata tipo: sei ore al giorno sulla tastiera e tre a praticare lo Shen Chuan, un sistema di difesa personale di sua invenzione. Poliedrico, non ascrivibile a un preciso genere e dunque non collocabile in modo univoco sugli scaffali delle librerie, Lansdale infonde nei suoi lavori prima di tutto il suo essere texano, uno «state of mind» come egli stesso lo definisce, esplorando e reinventando l’horror, lo sci-fi, il fantasy, il thriller, il western. Lo stile che lo caratterizza ha il sapore del noir declinato in versione hard boiled, in cui azione e avventura includono violenza e frasi gergali, umorismo e un non so che di fiabesco. “La Foresta” (Einaudi, 2013), in originale “The Thicket”, è il suo ultimo e forse meglio riuscito libro, in cui sembrano convergere le atmosfere delle sue precedenti opere. Primi del Novecento. Il giovane Jack Parker, rosso di capelli, perde i genitori a causa di un epidemia di vaiolo. Parte con la sorellina Lula e il nonno Caleb, un anziano predicatore, alla volta del Kansas per raggiungere una zia. Il viaggio s’interrompe bruscamente quando sopra un traghetto dei fuorilegge uccidono Caleb e rapiscono Lula. Jack assolda dei cacciatori di taglie per inseguire i balordi nei boschi che avvolgono il fiume Sabine del Texas dell’Est. Il gruppo che accompagnerà il giovane è quanto mai variegato: il gigante nero Eustace Cox, scavatore di tombe, il nano Shorty, dalla buona cultura (legge Mark Twain) e arrabbiato col mondo, lo sceriffo Winton pieno di cicatrici e il suo inserviente Spot, la prostituta Jimmie Sue che lascerà il bordello per seguire Jack, e per finire il maiale Hog. In un mondo che cambia, tra la corsa al petrolio e i disboscamenti feroci, Jack scoprirà che non è tutto o bianco o nero ed egli stesso da ragazzetto gracile diverrà, all’occorrenza, un assassino. Una storia irriverente, una favola nera dove il simbolo della foresta soverchia ogni cosa, magico luogo di malefatte e amori sorti tra il sangue e la tenerezza. Un western a cavallo tra McCarthy e i fratelli Grimm, con qualcosa di Tarantino. Lansdale è noto come il «mojo storyteller», dal romanzo “Mucho mojo” (1994), «molta magia cattiva», che ormai designa di fatto un genere a sé stante, quello di Lansdale appunto. “La Foresta” riecheggia di epica moderna e di leggenda, a tratti aspra e dura, sempre incalzante e che lascia il segno in chi vi si addentra.

Mauro Scacchi

 

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