Vademecum per i giovani. ADDIO agli EROI.

Posted on dicembre 31, 2013

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il Borghese dicembre 2013 copertina

Vademecum per i giovani_Addio agli eroi_il Borghese dicembre 2013

Vademecum per i giovani. ADDIO agli eroi.  (sulla rivista mensile il Borghese, dicembre 2013)

Apollo guidava il carro del Sole illuminando gli spiriti arditi, e solo l’amore per la ninfa Melissa lo distolse dal suo compito gettando il mondo nelle tenebre. La punizione non tardò ad arrivare: la ninfa fu trasformata in ape regina e il dio riprese il suo percorso diurno. L’ordine fu ristabilito. In Egitto il dio Ra attraversava il cielo sopra una nave fatta di luce che spuntava a Oriente e calava ad Occidente; superato l’orizzonte Ra s’immergeva nell’oscurità dove ad attenderlo stava il drago Apopi pronto a divorarlo, ma il prode Seth difendeva ogni notte il suo signore e sconfiggeva il mostro. Apollo e Ra sono soltanto due delle numerose divinità solari del passato, simboli di rinascita e di speranza, di eroismo e di vittoria contro il buio. Apollo si distrasse inseguendo l’amore, un sentimento nobile ma inferiore all’ordine costituito, mentre Ra ogni notte doveva superare la prova del drago grazie alla lealtà e al coraggio di Seth.

L’umanità guardava verso l’alto e osservava gli astri traendone forza e insegnamento; c’era, a quel tempo, una spinta interiore ad elevarsi, poiché non era pensabile migliorare le cose terrene senza prendere spunto da quelle ultraterrene. Un modo di pensare ingenuo, frutto di menti irrazionali e irragionevoli? O piuttosto i nostri padri sapevano qualcosa che oggi è stato dimenticato? I carri, oggi, sono al più quelli di carnevale e quelli dei vincitori. Già, perché è diventato lo sport nazionale, ormai, salire sul carro del vincitore.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti imposero, riuscendoci ancor oggi, le proprie mode ed il proprio stile di vita, e senza guardare lontano nel Pd il rottamatore Renzi riceve consensi e plausi dagli stessi che soltanto un anno fa volevano la sua testa (politica, beninteso). Insomma, si è tanto bravi a dare addosso all’avversario, al nemico, finché quello non dimostra di avere in mano le carte giuste, e allora per magia si cambiano pareri e alleanze, modi di dire e modi di fare, si cambia corrente e addirittura partito.

Nei tarocchi c’è un arcano maggiore, una delle figure principali per intenderci, che si chiama proprio «il Carro»: carta fortunata se diritta, foriera di sventura se rovesciata. In Italia siamo pieni di carri rovesciati! Clamorosi falsi scambiati per ottimi passaggi verso il successo e il benessere. Circondati da tante belle e confuse parole, da atteggiamenti politicamente corretti e da affabulatori che hanno studiato dialettica e retorica, gli italiani stanno perdendo la bussola, disorientati, affascinati, stizziti ma tutto sommato felici di discettare di economia e politica sulla scorta del talk show di turno. Gli illusionisti di politica e finanza giocano con il popolo bue che s’indigna il tempo di una birra per poi tornare ai quotidiani affanni come voluto e ottenuto dagli stessi illusionisti! Un popolo che traina velleità e desiderata di gente altolocata e sprezzante per poi lamentarsene su Facebook. Marchionne guadagna mille volte di più di un suo impiegato medio, quando nei primi del Novecento la forbice tra capo e dipendente era al massimo di quattordici volte. Si fanno leggi speciali e democratiche a favore delle fasce “deboli” rodendo la base stessa del concetto di eguaglianza, si spiano milioni di persone ma nessuno ne sapeva niente… E il popolo fa finta di crederci perché è già schiavo e spera solo che dopo tante bastonate arrivi almeno un pezzo di carota.

Dove sono gli eroi di un tempo, che sapevano ben distinguere tra il giorno e la notte, tra il bianco e il nero, il buono dal cattivo? Se si presentasse un vero eroe, probabilmente lo farebbe fuori prima il popolo. Un Ministro interviene per far scarcerare un membro di una potente famiglia sua amica, in nome di un’umanità che però non ha tenuto conto delle decine di morti che avvengono nelle carceri nostrane, un suicidio a settimana! Avere l’amicizia ed il numero di telefono di un Ministro, evidentemente, non è nelle possibilità di tutti. Il Ministro ha dichiarato di essersi interessato ad altri casi, ma nessun nome viene fatto, alcuna storia raccontata, nessun testimone si fa avanti per confermare tali affermazioni; forse qualche testimone che ha ricevuto il sostegno, almeno morale, del Ministro, lo si troverà, ed allora nessuno si chiederà perché ci sarà voluto tanto tempo, come mai non sia uscito prima fuori allo scoperto.

Le parole, una volta, avevano un valore oltre che un potere, avevano significato. Oggi vengono distorte e l’incoerenza, così come la contraddizione, diventa una cosa normale. Per non star dietro a tante prese in giro, l’italiano in genere china il capo e incrocia le dita, o compie altri gesti apotropaici meno eleganti. Perché lo fa? Perché ha paura. Perché finché non sarà ridotto alla fame vera si farà due conti e riterrà più opportuno tirare a campare, da povero magari, ma sempre meglio che in galera o licenziato. Peccato che di nostri connazionali sul lastrico, nonché di altri suicidatisi di fronte a banche che non concedevano loro più prestiti, impossibilitati a pagare i dipendenti e vessati di tasse, ormai ce ne siano una caterva. I cosiddetti potenti stanno cercando di capire fino a che punto possano tirare la corda, perché se a viver male dovesse essere la maggioranza reale della popolazione il malcontento diverrebbe incontenibile, di fatto ingestibile. L’hanno capito in buona parte dell’Europa gli stessi che chiedevano austerità e tagli, come ci ricorda il blog girano del 6 novembre scorso: «le Caste europee stanno già correndo ai ripari. Schröder dichiara pubblicamente che con questa austerità l’Europa muore. Meglio tardi che mai. Ma non è stato folgorato sulla via di Damasco. Molto più semplicemente è stato illuminato dai sondaggi elettorali. Quelli francesi, innanzi tutto. Se alle elezione europee il Fn di Marine Le Pen dovesse diventare il primo partito di Francia, la situazione potrebbe esplodere a Bruxelles». In Italia, quindi, o si è duri di comprendonio, oppure lo scopo di chi ci governa non è tanto quello di farci stare meglio, quanto quello di farci stare peggio per agevolare chissà quale lobby straniera, al contempo cercando di salvare il salvabile, almeno le apparenze, per evitare uno scatafascio evidente e insopportabile anche per l’italiano più pigro e indolente.

Inoltre, manca apparentemente un nemico palese da combattere che non sia quello scelto di volta in volta dagli apparati mondialisti filoamericani. Servirebbe un vero drago per tornare a cercare un vero San Giorgio, e non credendo più in nulla, non fidandosi più di alcuna promessa, le persone sognano più facilmente un’invasione aliena o la fine del mondo: una calamità visiva e reale, priva di sotterfugi e ipocrisie. Per svegliare le masse sembra insomma necessario un evento al di sopra anche dei gruppi di potere che muovono il mondo. Pazzesco. Come recuperare la visione del carro solare e trasmutare i buoi in leoni? Mes, Eurogendfor, tutto si dispiega e procede senza che i popoli abbiano potuto esprimersi, per chi ancora crede nella volontà popolare. I popoli, però, non hanno mai scelto nulla ed ora che lo stanno realizzando vorrebbero un eroe che li guidi ma al contempo negano questa medesima urgenza per timore di rinvangare un passato che loro stessi hanno condannato ed esorcizzato. Le parole avrebbero ancora un significato, se non fosse che oggi dire Impero o dire Eroe è quasi tabù! Non si vuole un mega leader ma neppure si vogliono combriccole bocconiane e teschiformi, non si sa più cosa volere! Intanto lo Stato, nelle sue istituzioni, viene attaccato di continuo dai media per convincere tutti che in effetti è meglio un sovraStato orwelliano benché senza fondamento democratico (Fondo salva Stati insegna).

Riappropriamoci del senso delle parole, dell’orgoglio e della grandezza che ci scorre nelle vene; riappropriamoci degli eroi, magari ricominciando dall’«Uomo differenziato» di Evola o dal «Ribelle» di Jünger, che già sarebbe qualche cosa, ma senza perdere mai la fiducia in noi stessi, unico luogo ove risiede la Nazione futura.

Mauro Scacchi

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