“Buio per i Bastardi di Pizzofalcone”. Dodo e quel buio che non sta zitto.

Posted on dicembre 27, 2013

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Buio per i Bastardi di Pizzofalcone_CronacaQui 27122013_Scacchi

 

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Buio per i Bastardi di Pizzofalcone (Maurizio de Giovanni; Giulio Einaudi Editore, Torino 2013; pp. 320, € 18), recensione sul quotidiano Torino CronacaQui, 27 dicembre 2013

Maurizio de Giovanni è un giallista di razza. Nato a Napoli nel ’58, dopo aver vinto nel 2005 un concorso per esordienti la sua produzione letteraria è proseguita a ritmi frenetici. Otto libri sono incentrati sul Commissario Ricciardi, ambientati nella città partenopea degli anni Trenta; degli altri vanno qui ricordati “Il metodo del Coccodrillo” (Mondadori, 2012; Premio Scerbanenco) e soprattutto “I Bastardi di Pizzofalcone” (Einaudi, 2013), primo d’una serie contemporanea che sta riscuotendo un ottimo feedback. “Buio per i Bastardi di Pizzofalcone” (Einaudi, 2013), presente in ogni classifica, è il secondo testo in cui figurano i poliziotti del Commissariato di Pizzofalcone, popoloso distretto di Napoli. Nel primo volume i personaggi, quasi tutti andati a sostituire dei colleghi colpevoli d’un grave reato tranne l’anziano Vice commissario Pisanelli (detto il Presidente) e il Vice sovrintendente Calabrese (Mammina), già parte della vecchia squadra, si erano appena conosciuti quando dovettero affrontare un caso di omicidio risolto infine con successo. In “Buio” l’uomo di punta è l’Ispettore Lojacono detto il Cinese, già protagonista de “Il metodo del Coccodrillo”. Gli altri membri sono l’Agente scelto Aragona (Serpico), l’Assistente capo Romano (Hulk), l’Assistente Di Nardo (Alex la pistolera) e il Commissario Palma detto Gigi. Stavolta si tratta del rapimento di un bambino di dieci anni, Edoardo “Dodo” Cerchia, nipote d’un ricco impresario. In una stanza buia stringe forte il suo Batman di plastica, supereroe preferito, simbolo così forte da meritare l’intera copertina del romanzo: «Fortuna che ti ho portato con me, stamattina, a scuola», sussurra per darsi coraggio, perché «il buio è sempre pieno di rumori. Il buio non sta mai zitto». Una Napoli chiassosa, struggente, amata visceralmente, cornice della storia più che comprimaria: il buio, tanto fisico che interiore, può esistere in ogni luogo. Un noir che scorre veloce e che cattura fino all’ultima pagina.

Mauro Scacchi

Buio per i Bastardi di Pizzofalcone_CopertinaMaurizio de Giovanni

 

Copertina e Autore

Bozza lunga della recensione, soltanto per gli affezionati!

Maurizio de Giovanni è un giallista sempre più sulla cresta dell’onda. Nato a Napoli nel ’58, dopo aver vinto nel 2005 un concorso per esordienti indetto da Porsche Italia la sua produzione letteraria è proseguita a ritmi frenetici. Ben otto libri sono incentrati sulla figura del Commissario Ricciardi, ambientati nella città partenopea degli anni Trenta, in ultimo “Vipera” (Einaudi, 2012; Premio Selezione Bancarella 2013); degli altri testi, numerosi, di cui è autore vanno qui ricordati “Il metodo del Coccodrillo” (Mondadori, 2012; Premio Scerbanenco 2012) con protagonista l’Ispettore Lojacono e soprattutto“I Bastardi di Pizzofalcone” (Einaudi, 2013), primo volume di una serie, sempre dal background napoletano, che sta riscuotendo un notevole successo di critica e di vendite. I suoi scritti sono tradotti in sette lingue e riguardano anche opere a sfondo calcistico e teatrale. “Buio per i Bastardi di Pizzofalcone” (Einaudi, 2013), attualmente in libreria e pressoché in ogni classifica, è il secondo testo in cui sono presenti i poliziotti del Commissariato di Pizzofalcone, un distretto non molto vasto ma estremamente popoloso. Nel primo volume i personaggi, quasi tutti andati a sostituire dei colleghi colpevoli di un grave reato tranne l’anziano Sostituto Commissario Giorgio Pisanelli (detto il Presidente) e il Vice Sovrintendente Ottavia Calabrese, detta Mammina, già parte della vecchia squadra, si erano appena conosciuti quando dovettero affrontare un caso di omicidio nell’alta società, risolto con successo nonostante molti credevano in un sicuro fallimento. In “Buio” l’uomo di punta, ancora una volta, è l’Ispettore Lojacono, siciliano d’origine detto il Cinese e protagonista indiscusso de “Il metodo del Coccodrillo”. Gli altri membri del gruppo sono l’Agente scelto Marco Aragona (Serpico mancato), Francesco Romano (Assistente capo, per gli amici Hulk), Alessandra Di Nardo (Assistente, anche Alex la pistolera) e il nuovo Commissario Luigi Palma detto Gigi, che non compare ma c’è. Stavolta si tratta del rapimento di un bambino di dieci anni, Edoardo “Dodo” Cerchia, nipote di un ricco impresario. In una stanza buia Dodo stringe forte il suo Batman di plastica, il supereroe preferito, un simbolo così forte da meritare l’intera copertina del romanzo: «Batman, invoca stringendo la manina sudata attorno al pupazzo. Fortuna che ti ho portato con me, stamattina, a scuola», per farsi coraggio, perché «Il buio è sempre pieno di rumori. Il buio non sta mai zitto» si legge fin da subito. Una storia che tocca un tema delicato e spaventoso, la violenza che mina l’innocenza dell’infanzia. La richiesta di un riscatto, denaro e passaporti. Un cliché che de Giovanni modella e rinnova infondendogli nuova vitalità. Molti i subplot che toccano anche le sfere personali dei personaggi ma su cui si erge comunque la trama principale. Una Napoli chiassosa e trafficata, sonora oltre ogni apparente sopportazione, struggente ed eccessiva eppur proprio per questo amata visceralmente; una Napoli, però, cornice della storia più che comprimaria, perché tanto il buio fisico che quello interiore può esistere in ogni luogo. Un noir riuscitissimo che scorre veloce e obbliga gli occhi a non staccarsi dalle parole che, come fotogrammi, si susseguono catturando il lettore fino all’ultima pagina.

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