Tutti i segreti del Signore degli Anelli in “J.R.R. Tolkien” di Stefano Giuliano

Posted on dicembre 7, 2013

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J.R.R. Tolkien (Stefano Giuliano; Edizioni Bietti, Milano 2013; pp. 348, € 22), recensione su Torino CronacaQui, 5 dicembre 2013

In attesa de “Lo Hobbit. La desolazione di Smaug”, tra una settimana nelle sale italiane, ci si può immergere nella Terra di Mezzo grazie ad un testo unico nel suo genere: “J.R.R. Tolkien. Tradizione e modernità nel Signore degli Anelli” (Bietti, Milano 2013). Pubblicato per la prima volta con il titolo “Le radici profonde non gelano. Il conflitto fra tradizione e modernità in Tolkien” (2001), il volume si ripresenta oggi profondamente rivisto e aggiornato, ospitato nella collana l’Archeometro diretta da Andrea Scarabelli, fucina di proposte dal grande valore culturale. L’autore, Stefano Giuliano, classe ‘64, ha collaborato con la cattedra di Storia delle Religioni de L’Orientale di Napoli, si è occupato d’immaginario religioso e medievale ed è stato responsabile di “Minas Tirith”, testata della Società Tolkieniana Italiana. Il libro vanta una prefazione scritta da uno dei maggiori conoscitori del professore oxoniense, Gianfranco de Turris. Da un’intuizione di Franco Cardini il viaggio di Frodo assurge a percorso iniziatico di morte e resurrezione, di andata agli inferi e ritorno. Dalla Contea a Mordor si snodano catàbasi (discesa nei Tumuli, a Moria, a Mordor) e successive riemersioni, sinonimo di trasformazione e crescita. Le comparazioni con miti classici e cristiano-giudaici sono puntuali ma ancor più lo sono i rimandi alle leggende celtiche e norrene da cui Tolkien prese l’argilla per modellare il suo Secondary World. Il Lord of the Rings, la «fiaba più lunga del mondo», affonda le radici nel substrato mentale del passato ed è possibile una sua lettura attraverso la tripartizione funzionale con cui Dumézil analizzò gli indoeuropei. L’eccezionale opera di Giuliano è ricca di spunti nonché dotata di vasta bibliografia e ampio apparato di note. L’autore dona alla saggistica italiana un gioiello raro in cui il sacro si scontra con lo scientismo, Gandalf, Aragorn e Frodo contro Sauron e Saruman. Un piacere inaspettato per ogni vero appassionato di Tolkien.

Mauro Scacchi

Per i più appassionati, si riporta qui anche la bozza lunga dell’articolo:

In attesa del film “Lo Hobbit. La desolazione di Smaug”, tra una settimana nelle sale italiane, ci si può immergere nella Terra di Mezzo grazie ad un testo unico nel suo genere: “J.R.R. Tolkien. Tradizione e modernità nel Signore degli Anelli”(Bietti, 2013). Pubblicato per la prima volta con il titolo “Le radici profonde non gelano. Il conflitto fra tradizione e modernità in Tolkien” (Ripostes, Salerno 2001), derivato a sua volta dalla tesi di laurea dell’autore, “Il rito d’iniziazione come esodo. Tolkien e il tramonto dell’occidente” (subito viene in mente Spengler), il volume si ripresenta oggi profondamente rivisto ed aggiornato. Ospita il testo la collana Archeometro diretta da Andrea Scarabelli, fucina di proposte dal grande valore culturale. L’autore, Stefano Giuliano, classe ‘64, ha collaborato con la cattedra di Storia delle Religioni all’Orientale di Napoli, si è occupato di immaginario religioso, medievale e letteratura cavalleresca scrivendo per riviste specialistiche. Diverse antologie legate a Tolkien hanno incluso suoi lavori ed è stato responsabile di “Minas Tirith”, testata della Società Tolkieniana Italiana. Il libro vanta una prefazione di sicuro spessore, “Alla ricerca delle radici della narrativa tolkieniana”, scritta da uno dei maggiori conoscitori del professore oxoniense, Gianfranco de Turris. Ivi si legge: «un saggio che analizza influenze e suggestioni che stanno al fondo della narrativa tolkieniana, con speciale riguardo al “Signore degli Anelli”, ricorrendo proprio a quegli strumenti d’analisi sino ad oggi poco approfonditi, quali la storia delle religioni, l’antropologia culturale, la mitologia indoeuropea, l’epica medievale, i romanzi arturiani, le chansons de geste e le saghe norrene che gli consentono d’individuare non solo il senso simbolico di personaggi e azioni, ma anche archetipi di eventi e personaggi, idealtipi che si sono trasmessi dalle origini della civiltà, funzioni e meccanismi ancestrali». Da un’intuizione di Franco Cardini, il viaggio della Compagnia dell’Anello e in special modo di Frodo assurge a percorso iniziatico di morte e resurrezione, di andata agli inferi e ritorno. Dalla Contea a Mordor si snodano catabàsi (discesa nei Tumuli, a Moria, a Mordor) e successive riemersioni in cui i personaggi si scoprono cambiati, più saggi e indipendenti. Le comparazioni con i miti classici e cristiano-giudaici sono puntuali ma ancor più lo sono i rimandi alle leggende celtiche e norrene da cui Tolkien prese l’argilla per comporre le figure e le storie del suo Secondary World. Il Lord of the Rings è stato definito «la fiaba più lunga del mondo» e come tale affonda le radici nel substrato mentale del passato; è quindi possibile una sua lettura attraverso la tripartizione funzionale con cui Dumézil analizzò gli indoeuropei. A “Il Maestro della Terra di Mezzo” di P.A. Kocher (Bompiani, 2011) ed altre opere significative, quali quelle di Thomas Shippey e di Gulisano, si aggiunge ora l’eccezionale tomo di Giuliano, ricco di spunti e riflessioni nonché dotato di vasta bibliografia e di ampio apparato di note. Sulla scorta dei pensiero di Eliade e dello stesso Tolkien sul simbolismo delle fiabe, l’autore dona alla saggistica italiana un gioiello raro in cui il sacro si scontra con lo scientismo, Gandalf, Aragorn e Frodo contro Sauron e Saruman. Un piacere inaspettato per ogni vero appassionato di Tolkien.

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Copertina e famosissima foto incorniciata di Tolkien

Gandalf a spasso nella Contea

 

Doveroso omaggio a Gandalf

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