“L’Arte della Guerra”, dal passato con furore.

Posted on novembre 24, 2013

0



L'Arte della Guerra_copertina

 

Chi vuol fare politica impari dalla guerra_recensione L’Arte della Guerra_Area ottobre 2012_SCACCHI

 

 

L’Arte della Guerra (Sun Zu; Edizioni Mediterranee, Roma 2012), il manuale strategico per vincere ogni battaglia della vita. Recensione su Area, precedente gestione, Ottobre 2012.

La strategia bellica è sempre stata fonte di studi teorico-applicativi. Nel tempo sono cambiate le armi a disposizione e quindi, di conseguenza, è cambiato l’approccio a questa materia, vecchia quanto l’umanità. Nel Medioevo, ad esempio, quando la cavalleria pesante cedette il passo alla polvere da sparo e, prima, all’arco lungo, si dovettero aggiornare i metodi di scontro alle nuove esigenze e scoperte tecnologiche. I missili balistici oggi se ne infischiano di una formazione a testuggine. Eppure ci sono dei manuali che hanno fatto scuola e che, a distanza di secoli o addirittura millenni, vengono ancora letti e meditati; si tratta di opere fondamentali il cui valore va al di là del mero contenuto letterale. La prima e più famosa di esse è sicuramente L’Arte della Guerra di Sun Zu. Il volume cui si farà riferimento è quello curato da Sebastiano Fusco per le Edizioni Mediterranee, che quest’anno hanno ristampato il saggio ampliandolo in modo esemplare, attraverso un lavoro di approfondimento che ne fa la pubblicazione attualmente più completa sul mercato. Un vero “manuale dello stratega”, come giustamente riporta il sottotitolo, che risale secondo alcuni al VI secolo a.C., con maggiore sicurezza databile tra il 400 e il 300 a.C.

Lo Shih Chi (“Memorie storiche”) di Ssu-Ma Ch’ien (135-90 a.C.), la più grande opera storiografica cinese dell’antichità, dedica alcune pagine a due importanti generali del passato: Sun Zu e il suo successore Sun Pin. Ivi si narra che Sun Zu avrebbe scritto L’Arte della Guerra (traduzione del titolo originale Ping Fa) e che per questo venne nominato generale da Ho-lu, principe di Wu. Le storie che li riguardano sono una via di mezzo tra la leggenda e la parabola, ma ciò che più conta è che molti storici tendono oggi ad attribuire il Ping Fa a Sun Pin e non a Sun Zu, in quanto Ssu-Ma Ch’ien avrebbe confuso le due figure. Ancora, sempre più studiosi, per motivi spiegati nell’Introduzione del volume, assegnano la composizione del trattato «a un autore vissuto almeno duecento anni dopo» rispetto all’epoca descritta da Ssu-Ma Ch’ien, un autore che sarebbe vissuto nel «periodo degli Stati Combattenti (Chan Kuo, 481-221 a.C.)». Come che sia, il contenuto del trattato può assumere due significati: uno letterale ed uno simbolico. Il primo è presto detto: nel Ping Fa vi sono 13 capitoli nei quali sono esposti suggerimenti, in forma di paragrafi, per superare ogni tipo di ostacolo che dovesse presentarsi durante una guerra.

Sono consigli pratici che ogni generale dovrebbe seguire per assicurarsi la vittoria. I capitoli sono: Valutazione, Preparazione, Attacco, Schieramento, Forza, Forze, Scontro, Variabili, Spostamenti, Terreno, Territorio, Fuoco e Spie. Moltissime indicazioni anticipano modelli strategici attuali utilizzati anche dalle più moderne organizzazioni di intelligence, come l’utilizzo di spie inconsapevoli inviate apposta sul campo per essere catturate al fine di fornire al nemico indicazioni sbagliate. La seconda lettura possibile è quella simbolica: la terminologia bellica acquista un significato universale per cui ogni fattispecie descritta nel trattato può essere tradotta in un linguaggio quotidiano. L’esercito avversario diventa la persona o le persone che tentano di farci del male, di rovinarci la carriera, di mandare in frantumi la politica del nostro Paese, di minare la nostra serenità depredandoci di ciò che abbiamo, impedendoci di condurre una vita giusta, onorevole e dignitosa. Questa lettura del Ping Fa è quella che ha permesso all’opera d’essere tanto longeva. Attraverso le simboliche della guerra si percepisce la filosofia taoista, filosofia dalla portata universale che pone basi conoscitive per ogni circostanza. In particolare il taoismo (di cui si rammenta l’opera chiave Tao Te Ching, attribuita a Lao Tzu) dà un’interpretazione delle dinamiche della vita e del cosmo che permette all’essere umano di poter dominare, per così dire, gli eventi. Il dualismo onnipresente si compone di yin e di yang, passivo e attivo, femmina e maschio, lunare e solare, morbido e rigido ma anche invisibile e visibile. Tutto è formato da questi due aspetti del Tao, l’Uno, in diversa misura e percentuale. Nell’arco d’ogni avvenimento, yin e yang devono trovare bilanciamento affinché vi sia equilibrio e perfezione. Accrescere lo yin a discapito dello yang, o viceversa, serve invece a spostare l’equilibrio dove si vuole, in particolare a favore del generale che desidera vincere la guerra. Questi concetti possono applicarsi tanto al territorio («un terreno yin, come il deserto, non può essere affrontato con un atteggiamento yang, come le marce forzate»), quanto alla psicologia dei comandanti (della cui importanza Sun Zu si accorse ben prima di Federico di Prussia; un “generale esperto” deve avere carisma, yang, affinché i suoi uomini lo seguano senza discutere, cioè in modo yin).

Il Ping Fa, come si diceva, trascende però il significato bellico stricto sensu e ciò è evidente da quanto scritto all’inizio del testo stesso: «la guerra è di somma importanza per lo Stato», frase che infatti deriva da due ideogrammi che esprimono concetti ben più estesi. In cinese “Stato” vuol dire anche “tutte le cose” (idea che in Italia si dovrebbe recuperare), e “guerra” è «la forza che determina i cambiamenti e fa sì che il mondo sia dinamico, in continua evoluzione». Quest’ultima interpretazione del termine “guerra” è la medesima che utilizzò, in Occidente, Eraclìto di Efeso. Compresi questi parametri ermeneutici, il titolo dell’opera può anche risultare: «Metodo per determinare mutamenti conformi alla nostra volontà». Il Ping Fa è acuto, sintetico e profondo. I commenti di letterati, esperti marziali e militari che nei secoli sono stati aggiunti a margine del manoscritto di Sun Zu (per il quale Fusco ha adottato il testo critico stabilito duecentocinquant’anni fa da Sun Hsing-yen, filologo della dinastia Ch’ing), arricchiscono il volume chiarendo le parti più complesse. Nelle quattro Appendici finali è stata inoltre inserita una versione moderna e più scorrevole del trattato, per una maggiore comprensione da parte del lettore occidentale. «La forma che vince i molti non appare ai molti. Dopo la vittoria, la mia forma sarà palese a tutti. Prima della vittoria, nessuno sa la forma che impiegherò». Astuzia, nobile inganno e saggezza si mescolano nel Ping Fa. Dai suoi insegnamenti ci corre l’obbligo di trarne, ancora oggi, qualcosa di buono.

Mauro Scacchi

Chi vuol fare politica impari dalla guerra 1_2Chi vuol fare politica impari dalla guerra 2_2

Annunci
Posted in: AREA