Tradizione e Deviazione

Posted on giugno 26, 2013

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Vie della Tradizione 163_Copertina

 

TRADIZIONE e DEVIAZIONE (da Vie della Tradizione, n. 163 Gennaio-Aprile 2013)

Mauro Scacchi

Secondo un certo pensiero tradizionale, sia esso affine alla metafisica pura e alla contemplazione o legato alla filosofia dell’azione, in origine v’era la cosiddetta Tradizione Primordiale. In questa fase, comunque ricompresa nella temporalità per ciò che attiene alle manifestazioni terrene, l’umanità viveva immersa in un’atmosfera pervasa dal senso del sacro, in cui ogni gesto e ogni ricognizione della mente erano diretti da una profonda consapevolezza che interpretava l’esistenza come ingranaggio di un meccanismo fluido, le cui dinamiche erano rese possibili grazie a quello che, più tardi, verrà chiamato «motore immobile». In buona sostanza il fluire di ogni evento, tanto esperibile quanto immaginifico, ruotava attorno a un Centro fisso sulla cui ontologia, nonché sui suoi elementi coesistenti in diversi stati (oggi diremmo «dimensioni sovrapponibili»), più volte si soffermò René Guénon nelle sue opere, illustrandone significati e rimandi storico-mitici.

In quest’epoca anteriore, antidiluviana, gli esseri umani combinavano in sé le caratteristiche della sfera spirituale e di quella secolare al modo di Melkizedek. I lavori manuali assumevano un significato ultramondano, l’intelletto era impregnato di una razionalità meno analitica e più aperta ai mondi superni. In termini neuropsicologici, era come se la parte destra del cervello dominasse su quella sinistra (più incline alla tecnica e scientifica). La luce della “creazione”, il punto d’origine per così dire, era ancora vicina e l’umanità sapeva di discendere da essa (senza scendere in distinguo quali la teoria dell’emanazione o della creazione stricto sensu). A capo dei gruppi umani vi erano rappresentanti di ambedue le nature, umana e divina. Erano i sacerdoti-re dell’antichità, la cui voce era la voce del dio e perciò andava ubbidita (quest’impostazione si mantenne tale fino alle tradizioni appena successive, come le si ritrovano al tempo dei Faraoni egizi, degli Ensi sumeri e, in certa misura, del Pontifex romano delle origini).

I bisogni concreti, a un certo punto, iniziarono però a prevalere, allontanando i viventi dall’origine luminosa che fino a quel momento li aveva guidati. La mente si concentrò maggiormente sugli aspetti fisici e contingenti della vita, cercando comode strade per la soluzione dei problemi immediati.

Sorse allora una necessità, quella di scindere ciò che prima era un solo governo della vita in due forme distinte, «autorità spirituale» e «potere temporale», la prima in costante dialogo con i mondi invisibili, il secondo addetto alla gestione delle cose terrene. Per un certo tempo, gli stati di ordine superiore furono riconosciuti degni di venerazione, l’umanità essendo cosciente che senza di essi, senza la loro approvazione e il loro sostegno, si sarebbe persa. Difatti, vivere rinchiusi dentro corpi di carne significava avere dei bisogni che sicuramente andavano soddisfatti, o perlomeno era arduo evitare di soddisfarne la maggior parte, e dunque il governo delle comunità rispondeva soltanto a un’incapacità di riaccostarsi all’origine di tutto. Questo governo, questo potere temporale era impossibile da mettere in pratica senza l’ausilio di forze superiori, in quanto erano queste ultime a condurre le genti entro disegni divenuti ai più imperscrutabili. Perciò, si può dire che in principio v’era un’integrazione reale tra i due sistemi, metafisico l’uno, materiale l’altro, e che in un secondo tempo essi sciolsero i legami che li tenevano uniti; in questo periodo già storico, ma ricco di mistero, l’umanità era nel mondo come il braccio che regge la spada, ma la mente dimorava su piani uranici, pertanto alcune persone particolarmente adatte allo scopo ricoprivano l’incarico di fare da ponte tra questa realtà e l’altra, tra il braccio e la mente. L’autorità spirituale imprimeva la sua benedizione al suo alter ego secolare, attraverso rituali atti a fornire una legittimazione trascendentale all’operato di quest’ultimo (il Pontifex romano d’epoca successiva, fino a Carlo Magno legittimato e consacrato Imperatore da Papa Leone III).

In determinate culture e in determinati periodi storici vi furono poi persone versate nei mondi invisibili (tanto quelli soggiacenti al piano umano, quanto quelli di ordine nettamente superiore) che non interagirono con i gruppi umani rivestendo ruoli tali da immergerli del tutto nelle questioni volgari, nella politica o nelle guerre. Si trattava di figure spesso solitarie, che comunicavano a volte per mezzo di altre persone. In altri casi si trattava invece di cerchie ristrette i cui membri venivano iniziati a conoscenze segrete, alcune delle quali avevano una veste pubblica di facciata al solo fine di sensibilizzare le comunità sul ruolo che tali cerchie ricoprivano, ovvero per rammentare al popolo che esisteva un gruppo che si faceva garante delle tradizioni (i vari oracoli greci, i Salii romani, i Misteri di Eleusi, ecc.). Quando i fatti storici si fecero pressanti alle loro porte, vi fu il primo segno di decadenza, di degenerazione nello svolgere il compito loro affidato. Che si trattasse di sacerdoti o veggenti, d’indovini o maghi tempestarii, di adepti ermetici o quant’altro, essi stessi presero il sentiero della manifestazione, dell’apparire sempre più spesso tra la gente; iniziarono cioè con il dedicarsi a faccende mondane, a dare consulenze il cui scopo non era più quello d’innalzare lo spirito dei questuanti quanto quello di risolverne i terricoli problemi. Essi snaturarono il senso della propria missione, poiché si trattava di membri appartenenti a circoli ristretti il cui obiettivo doveva rimanere quello di fungere da tramite della divinità, restando dunque al di fuori dei movimenti relativi alle società più prossime alle loro dimore. Il Cristianesimo fornisce più d’una chiave di lettura in tal senso.

I primi cristiani si aggregarono in forme, oggi diremmo associative, impregnate di simboli e di messaggi in codice per poter sopravvivere alle varie persecuzioni contro di loro. Il culto cristico era molto simile, nell’atmosfera e nello spirito, ai culti misterici di Eleusi e mitraici. Per questo motivo non esisteva al tempo un’organizzazione ben definita come quella che in seguito venne creata, e che raggiunse proporzioni destinate a incrementare in modo geometrico, tali oggi si possono vedere. Il primo cristianesimo era un coacervo di correnti, delle quali quelle a matrice essenica e quelle gnostico-alessandrine erano con ogni probabilità le più legate agli insegnamenti del nazireo. Si vuole qui semplicemente rammentare come tra i primi gruppi cristiani ve ne furono alcuni che è possibile accostare a quegli altri gruppi, sopra accennati, che mantenevano netto un profilo trascendentale, un cordone diretto con i mondi superni e che erano staccati dalle questioni meramente sociali. In ogni cultura della Terra, in seno ad ogni civiltà, vi furono circoli siffatti, destinati a relegarsi sempre più nell’ombra e ad essere perseguitati quando, con la scusante più o meno intenzionale di portare nella quotidianità materiale la parola divina, alcuni di loro costruirono delle vere e proprie istituzioni che rivaleggiarono con il potere secolare, così degenerando dalla strada maestra e mischiandosi con affari inferiori. La Chiesa, ad esempio, accumulò ricchezze, iniziò lei stessa a perseguitare liberi pensatori e mistici eretici, si dotò di un esercito e quando non poté farlo si avvalse di truppe prestate dai governi temporali. Insomma, rappresentanti dell’autorità spirituale si accorsero di essere attirati dalle promesse e dalle tentazioni della carne e del mondo minerale e decisero di tenerne in mano le redini. I famosi doppi tagli dell’ascia bipenne, l’aquila dal doppio becco e dal doppio sguardo, in ultima analisi non dovrebbero essere connessi ad esempio al periodo medievale, in quanto lì dove la Chiesa s’interessò di cose terrene essa assunse l’aspetto del potere temporale, ad esso sovrapponendosi se non fondendosi. L’autorità spirituale, per definizione, deve collocarsi in ambiti differenti, lontani dalla riscossione delle decime, per dirne una. Certo è che, quando il potere temporale dimostrò che, su questo mondo, era il suo potere quello che contava, il lato spirituale dell’umanità subì questo sbilanciamento e si andò diradando. La Chiesa, nel tentativo di riequilibrare i pesi, optò per una via che però la condusse fuori dal contesto esclusivo che, per natura, avrebbe dovuto accoglierla. Non le bastò più legittimare i Re, volle essa stessa farsi Re. Avrebbe dovuto, invece, agire attraverso i mondi sottili di cui era testimone e tramite per infondere nei popoli l’alito soprannaturale che avrebbe, esso sì, bilanciato la spinta materiale che premeva per ovvie ragioni dall’altro lato. Le correnti gnostiche furono schiacciare e bruciarono assieme alla biblioteca di Alessandria d’Egitto in quel fatidico 391 d. C.

Nonostante gli stravolgimenti che colsero i popoli antichi, tanto questi quanto i più vicini a noi in termini di tempo lineare furono sempre condotti, seppur sotto traccia, da una continuità se non diretta (regolare, direbbe Guénon) almeno ideale con le tradizioni precedenti, via via risalendo alla Tradizione Primordiale. Con ciò si vuole dire che non scomparvero mai del tutti i circoli di coloro ch’erano in grado di compiere viaggi nelle dimensioni superiori, per ascoltarne il canto e riportarne i messaggi sulla Terra. Sempre più relegati ai margini della società, uomini e donne certamente dotati di capacità straordinarie e interessati a che il mondo seguisse voleri più alti, cercarono da dietro le quinte, spesso riuscendovi, di dare il loro imprinting spirituale tanto ai governatori secolari che a quelli che si presentavano come capi del potere spirituale pur gestendo veri e propri imperi teocratici. Come nel gioco del passaparola, il transito e perciò il tradurre dei principi e dei segreti facilmente e in più occasioni venne travisato, quando non perduto del tutto e artificiosamente reinventato. In tale cornice si comprende come, già in minoranza, le stesse correnti sotterranee che ambivano a proseguire tradizioni arcaiche genuine e regolari, invero erano scisse tra quelle realmente incarnanti eredità ancestrali e quelle che pretendevano di vantare ascendenze primordiali senza possederne alcuna.

Qui s’inserisce a pieno titolo il nostro discorso, laddove alle tradizioni pure si sostituirono deviazioni pericolose e false. Queste deviazioni sono quelle definite, da una letteratura riconosciuta valida dai maggiori studiosi del settore, come contro-tradizionali e, quindi, caratterizzate dalla cosiddetta contro-iniziazione. I riti e le cerimonie di questi movimenti assemblano in sé basi tratte da gruppi iniziatici degni di questo nome (in seno agli eleusini, esseni, sumeri, egiziani, ecc.) con altre invenzioni che, se dotate d’immaginazione in alcuni casi creatrice, sovente deragliano dagli scopi prefissati e si avventurano per territori inferi, a causa di confusione e perdita di conoscenza che, a loro volta, generano altra confusione e ulteriore ignoranza. In casi più gravi, i legami con gli ancestrali precetti furono del tutto tranciati, appositamente o per incapacità, e nuove forme sorsero al loro posto; nacquero così organizzazioni più votate all’occultismo (termine coniato da Eliphas Lévi nel XIX sec.) che esoteriche in senso tradizionale, adducendo prove dubbie di retaggi antichi. Si tratta, qui, di vere e proprie mistificazioni, di pseudo-iniziazioni tipiche del neospiritualismo e della spengleriana «seconda religiosità». La linea di demarcazione tra queste forme, contro e pseudo iniziazioni è spesso sottile. Nel primo caso, i retaggi ci sono ma sono stati distorti per ottemperare a nuovi doveri i cui scopi sono tutt’altri che luminosi (potremmo dire che sono “satanici”). Nel secondo, i retaggi sono qua e là presi in prestito per reinventare daccapo una qualche dottrina. In entrambi i casi, comunque, si tratta di deviazioni. Le deviazioni dalla Tradizione, quindi, è bene capire che possono prendere differenti vie.

La continuità diretta con la Tradizione può vedersi come una linea retta; nelle contro-tradizioni questa linea piega da un lato e prosegue per altra direzione, nei casi estremi invertendo la rotta e proseguendo verso sentieri che conducono al demonico; nelle pseudo-tradizioni la linea s’interrompe e una nuova viene creata in parallelo, disgiunta dalla prima ma che di primo acchito pare, agli occhi dei profani, la medesima. Contaminazioni sono presenti in ambedue le situazioni, il che non fa che rendere sempre più caotica la ricerca di ogni verità. Deve essere chiaro a tutti che stiamo parlando di poteri che agiscono sulla sfera materiale, non importa se con o senza l’ausilio reale di entità superiori.

L’azione nel reale è di per sé un allontanamento dalla Tradizione, il cui intento altro non è che quello di risollevare lo spirito verso lidi più alti, in cui i poteri come oggi s’intendono al modo dei film cinematografici (telecinetici, psichici, ecc) non solo non occorrono, ma possono vieppiù fungere da colla con propositi inferiori, sovente di dominazione e controllo della materia; nulla a che spartire, quindi, con l’ascensione e la reintegrazione alchemica, per chi comprende quest’ultima affermazione. L’azione deviata, così succintamente accennata, è propria di coloro che, in numero ristretto, vogliono gestire il mondo, fossero cento persone o trecento, o alcune migliaia non importa. Pertanto, dietro alle discussioni sulla geopolitica internazionale, bisogna ravvisare un doppio ordine di energie, un doppio schieramento: uno vuole agire nel mondo e sul mondo, l’altro vuole agire nel mondo per il mondo. Cosa vuol dire? Significa che vi sono esseri umani che, avendo compreso le reali intenzioni di quei che, conoscendo certi segreti, bramano il potere come burattinai che tengono i fili dei pensieri collettivi, delle mode, dei bisogni umani superflui venduti come necessari, ebbene avendo compreso tutto ciò essi si schierano contro questo piano demonico ma sono sprovvisti degli apparati mediatici di cui gli altri invece dispongono. Agire nel mondo, come pure fecero i Bodhisattva o Cristo, per il mondo, vuol dire proprio questo: risvegliare le coscienze, indicare le priorità dello spirito, insegnare a riconoscere la prigione che ci fa sentire obbligati a far parte di un sistema in cui non ci può essere, per così dire, salvezza. Non basta, tra le altre cose, dire agli uomini e alle donne di buona volontà che l’essenziale è amare e via discorrendo, poiché alla gente deve essere ridata la conoscenza affinché le siano chiari i criteri d’ingaggio, quei criteri per cui dovrà essere lampante cosa avverrà se non saranno seguiti. Un recupero del sapere antico fu affrontato nel Medioevo prima e nell’Umanesimo rinascimentale poi, con intenti diversi ma restituendo facce diverse d’una stessa medaglia. La Chiesa, nei secoli successivi alla morte di Gesù il Nazareno (o Nazireo), divulgò ciò che le occorreva per giustificare il proprio potere temporale, mentre tra le sue fila vi furono personalità degnissime e sinceramente interessate all’evoluzione dello spirito personale in comunione con lo Spirito Santo (Sophia direbbero gli gnostici). Non è casuale se alcune di esse sono ancora oggi venerate nella Chiesa: il loro esempio deve essere seguito dai singoli cristiani quando gli apparati verticistici del Cattolicesimo sembrano, invece, maggiormente distaccarsene alla prova dei fatti, tra istituti immobiliare, banche e transazioni finanziarie. Ciò avviene perché al popolo religioso va dato un simulacro da emulare, un rappresentante di per sé reale di qualcosa di buono però sfruttato da un’organizzazione che ha perso da tempo la propria innocenza spirituale. Ad ogni modo, tutto ciò che avveniva nel mondo per gli insegnamenti ecclesiastici (quindi scolastici) era diretto dalla Provvidenza e dalla volontà del Cielo. Al contrario, il recupero avviato dall’Umanesimo non ebbe altro scopo se non quello d’incentrare tutto sull’uomo in quanto tale, inferiore e chiuso nelle sue pretese creatrici, peraltro razionalistiche anche lì dove le arti possono ingannare e far pensare che l’immaginazione anche allora potesse innalzare a grandi virtù spirituali l’artista. L’Uomo e la sua arte, per quanto capaci, erano destinate a decantare proprietà tipicamente umane, cieche di fronte alla vastità di un cosmo che travalica assai i confini e le definizioni comuni di sapere, immortalità, proporzione. Forse ciò accadde, vien da pensare, perché occorreva un riequilibrio all’interno dello stesso sistema umano-materiale. Alla Chiesa, che concorse a suo modo al prosieguo di elementi speculativi afferenti la sfera spirituale, serviva opporre un punto di vista antropocentrico. Non serve dimostrare come i due diversi punti di vista finirono per intrecciarsi sostenendosi a vicenda.

In quei secoli, che non furono del tutto bui, sorsero ordini mirabili come i Templari, monaci combattenti a mo’ degli antichissimi re-sacerdoti. Il loro desìo d’integrare ancora la sfera terrena e quella superterrena fu duramente ostacolato nella sua realizzazione dai timori, guarda caso, di un Papa e di un Re, che intendevano mantenere la separazione dei poteri, ognuno le proprie redini sui popoli a loro asserviti, oggi si direbbe che volevano tenersi strette le poltrone. Accadde però che certi segreti sopravvissero ai Templari, segreti che nel tempo erano fluiti tra loro e le corporazioni muratorie di costruttori e architetti, e a loro volta tra tutti loro e simili ordini sorti in Oriente.

Qui s’innesta la Massoneria, nel cui alveo nacquero, va detto senza tema alcuno, tanto alcune contro-tradizioni quanto delle pseudo-tradizioni. La Massoneria operativa, tenendo da parte le origini mitiche, nacque tra le corporazioni muratorie cui appartenne un linguaggio noto solo agli affiliati, per riconoscersi e trasferire informazioni su blocchi di pietra impossibili a leggersi per chi non possedesse la chiave interpretativa giusta. La Massoneria era, perciò, un perfetto veicolo per comunicare segreti, sia in fase costruttoria sia a lavori ultimati (basti vedere le simbologie che adornano le grandi cattedrali occidentali). Se poi, a loro volta, nello spirito la Massoneria si rifacesse a precedenti tradizioni romano-elleniche, oltreché della terra di Giuda, qui poco interessa. Fatto sta che la sua storia a un certo punto iniziò a coesistere con quella dei Rosacroce e degli Illuminati di Baviera. Il “Collegio Invisibile” della Confraternita dei Rosacroce ebbe una sua manifestazione concreta in quella che poi divenne la pubblicissima Royal Society. Già s’intravedevano alla luce del sole le deviazioni, il portare nel mondo evocazioni trascendentali per farne materiale teorico che giustificasse una legittimazione di comando temporale? Johan Valentin Andreae, ideatore dei manifesti rosacrociani del XVII secolo, ebbe molti estimatori, in primis Comenio, a sua volta legato a organizzazioni mistiche come fu la comunità dei Fratelli Boemi. Comenio, nella Panorthosia, immaginava la creazione di un «nuovo ordine mondiale», dove le identità religiose e politiche avrebbero dovuto lasciare il posto a sistemi universali. Comenio è considerato dall’Unesco uno dei suoi precursori ideali, e ciò è comprovato da atti pubblici.

I secoli XVII e XVIII furono caratterizzati da movimenti tutti richiamantisi ai Rosacroce, almeno nei progetti e nei fini dichiarati. Nel 1776 Adam Weishaupt fondò l’Ordine dei Perfettibili, poi Illuminati di Baviera, e il suo fine era lo stesso di Comenio. Weishaupt infiltrò i suoi uomini nelle logge massoniche per condizionare ogni aspetto politico, economico e religioso dei vari Stati europei. Lo scopo era sempre quello di creare un unico organismo sovranazionale capace di guidare tutti i popoli, impedendo così loro di farsi la guerra e perciò al fine di portare nel mondo la pace. Un disegno che avrebbe richiesto più di una generazione per essere completato. Come apparirà ormai chiaro, vi furono molti nomi che si spesero per cause benevole senza tenere presente che le strategie impiegate erano quanto di più terreno e umano potesse esserci. Sotterfugio, riunioni segrete, muoversi nell’ombra, influenzare le masse attraverso i potenti del momento per mezzo della Massoneria, già ramificata in Occidente. La continuità con gli antichi culti misterici, non soltanto a noi vicini ma anche più distanti come quelli sumero-babilonesi oltreché egizi, vera o presunta che fosse, fornì agli anticipatori degli attuali organismi europei e mondiali un’aura quasi di profeti, di nuovi messia rivoluzionari. Non a caso ebbero quasi tutti problemi con le autorità ecclesiastiche del loro tempo. Erano, in breve, dei sovversivi, e ciò non fece che incrementare il loro fascino agli occhi di quanti con gioia avrebbero voluto un cambiamento nelle loro vite. Come adesso, anche in quei secoli gli uomini erano stanchi e sfiduciati: pare sia una condizione che si ripete. Questi sovversivi riuscirono però a penetrare la cortina delle istituzioni secolari tanto che in seguito la loro memoria fu venerata da molti. Attorno a questi eventi, così delineati in maniera sicuramente grossolana e insufficiente, ma adeguata allo scopo di questo breve trattato, ruotarono altri nomi ed altri volti più espressamente legati alla magia, alla Cabala, alla comunicazione angelica e all’astrologia, nomi che pur antecedenti cronologicamente la formazione di enti predisposti al controllo globale, proprio per questo motivo ne gettarono le fondamenta: John Dee, Robert Fludd ed Elias Ashmole su tutti, i quali permisero un passaggio di consegne tra territori come la Germania di allora, se così può dirsi, e l’Inghilterra.

Lo stesso anno in cui Weishaupt fondava gli Illuminati bavaresi, lo svizzero Pierre-Eugène Simitière proponeva come sigillo degli Stati Uniti d’America un occhio entro una piramide. Si fa notare che lo stesso simbolo era utilizzato dagli Illuminati e, ancor prima, dal famoso gesuita Athanasius Kircher. Simbolo analogo lo ritroviamo nel dollaro americano. Non può e non deve sfuggire che qui non stiamo chiacchierando come complottisti dell’ora di ricreazione. Una politica unica e una religione unica, come furono sognati da costoro sopra menzionati, sono qualcosa che oggi è possibile annusare nell’aria, in arrivo nel nostro presente, non tra altri due o tre secoli. Ricapitoliamo: Rosacroce, Massoneria e Illuminati. Si precisa che la Massoneria speculativa, cioè non più composta dai soli muratori in senso stretto, nacque proprio accogliendo in sé pensatori principalmente devoti alla protestante, in origine almeno, Rosacroce. Erano questi massoni accettati, cioè “accettati nonostante” non fossero dei professionisti della costruzione materiale; lo erano, d’altro canto, della costruzione etica, pedagogica e filosofica delle masse. Ai profani parrà strano, ancora adesso, comprendere come le rivoluzioni americana e francese fossero state pianificate ad arte dalla Massoneria illuminata, ma ciò non fa che rafforzare la presa che i reali governanti del mondo hanno sui popoli ignoranti.

A certa nobiltà, inoltre, a certa aristocrazia, andava sostituita una nuova forma di legittimazione ai potenti, affinché venissero seguiti dalla borghesia media e dai meno abbienti senza suscitare in questi invidie clamorose e senso d’ingiustizia. Ai nobili di sangue si sostituirono i nobili della finanza, ma si trattava sempre delle stesse persone e delle stesse famiglie a eccezione di quelle che s’erano, evidentemente, opposte alla fazione predominante in quel momento, e che vennero spazzate via a dimostrazione che l’illuminismo era altra cosa che non gli Illuminati. Un inganno dovuto alla contro-tradizione che, partendo da presupposti regolari, si sfaldò rovesciando ogni valore autenticamente spirituale. Quando si legge di Commissione Trilaterale e di Club Bilderberg, di Tavola Rotonda e di Aspen Institute, non ci si deve sorprendere di ritrovarvi sempre gli stessi nomi. Passano i secoli ma il disegno è sempre lo stesso. L’unificazione di ogni tradizione, di per sé, non è un pensiero cui lanciare contro anatemi o quant’altro. Unificare le tradizioni, se volesse significare tornare allo stato primigenio dissolvendo ogni sovrastruttura, non sarebbe sbagliato. Si tratterebbe di un solve politico atto a ripristinare la Tradizione Primordiale con un successivo coagula. Qualcuno già starà storcendo il naso e fa bene, questa è una provocazione per dimostrare come ciò sia impossibile da realizzare.

Ogni interferenza con la sfera materiale disperde ulteriormente ogni anelito spirituale. Non è la politica, né tanto meno l’unificazione monetaria di un complesso di popoli a rendere Una la comunità umana. Invece è quel che si sta tentando di fare, con il Mes (meccanismo europeo di stabilità) e l’Eurogendfor (Forza di gendarmeria europea); la prima un meccanismo “perverso” che mette in modo un flusso di valori economici distogliendoli dalle tasche delle persone comuni per poi, di fatto, ridarlo agli Stati in cui esse vivono a tassi d’interesse da strozzinaggio; la seconda, una forza di polizia militare sovranazionale con poteri enormi e immunità incredibili, nata col Trattato di Velsen del 2007 ratificato in Italia nel 2010 e con sede principale proprio qui da noi, a Vicenza, accanto a un’importante avamposto della Nato. La paura della povertà e la paura delle armi sono gli strumenti con i quali si tenta di unificare l’Occidente. Dove sta la sfera spirituale? Ciò che ne è rimasto, la Chiesa Cattolica ad esempio, già di suo come s’è visto portatrice di poteri secolari, si allinea a questi progetti null’altro potendo o, forse, volendo fare. Dietro il palcoscenico i soliti piccoli gruppi, che se si stanno ormai palesando all’opinione pubblica addirittura inserendo i nomi dei propri membri nei loro siti ufficiali su internet, continuano a predicare al loro interno discendenze, dirette o ideali di nuovo non importa allo stato dell’arte, con gli antichi saperi, con la stessa Tradizione Primordiale. Un travisamento globale della stessa Tradizione è ormai in atto, anzi si sta consolidando e non si vede strada per uscirne. Nella sede americana delle Nazioni Unite c’è una stanza in cui si venera il Dio unico di tutte le genti rappresentato da un affresco poco comprensibile a chi non possegga le necessarie conoscenze, e questo Dio lo si può chiamare in fin dei conti come si vuole, da Grande Architetto dell’Universo, a Dio appunto, a Demiurgo o Arconte… In questa stanza fa bella mostra di sé un altare nero di magnetite, e la stessa stanza è posta al vertice dell’aula assembleare la quale ha forma triangolare, come una piramide sulla cui cima vi fosse il tempio di una divinità al pari delle arcaiche costruzioni disseminate in tutto il globo.

Sono troppe le coincidenze che si dipanano nei secoli per essere considerate delle casualità. Non sono, infatti, coincidenze. A un certo punto della storia umana c’è stato un bivio ed è stata scelta la strada sbagliata. Anche chi, tra coloro che fanno parte di queste istituzioni, volesse trarne qualcosa di spiritualmente buono e sano, non vi riesce perché i rami dell’albero cabalistico su cui si è scelto di operare sono, per così dire, quelli del lato oscuro, quelli dell’albero qliphotico.

La Tradizione Primordiale ha generato tradizioni secondarie oggi utilizzate da chi, in maniera troppo spesso studiata e consapevole, coglie nelle iniziazioni l’aspetto unicamente di “patto” tra dominatori delle cose terrene. Se a Eleusi venivano bendati gli occhi all’iniziato affinché potesse riaprirli su una nuova realtà di luce, i nuovi pseudo-iniziati e contro-iniziati tengono gli occhi chiusi proprio verso quella luce, in quanto ferisce i loro animi distorti, e invece li mantengono spalancati qui nell’ombra, nell’illusione solida in cui siamo tutti immersi e impantanati, per controllarci tutti e farci desiderare cose terrene che solo loro possono fornirci; in questo modo il guinzaglio è assicurato e sarà sempre più arduo, anche per uno spirito eroico, innalzarsi sulla spirale della vita fino a fuoriuscire dalla ruota del Saṃsāra.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

 

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Tradizione e Deviazione_Vie della Tradizione 163_Gennaio-Aprile

Vie della Tradizione 163_Sommario

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