Vademecum per i giovani. ILLUMINATI all’italiana.

Posted on giugno 15, 2013

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Il Borghese giugno 2013_Copertina

Vademecum per i giovani. ILLUMINATI all’italiana.

Illuminati all’italiana_il Borghese giugno 2013_Scacchi

Attenti, arrivano i “vedroidi”. No, non è un fumetto di Nathan Never né il titolo di un romanzo di fantascienza. Se non fosse tutto alla luce del sole potrebbe sembrare il nome dei membri di qualche strana setta, invece così si autodefiniscono coloro che ruotano attorno a veDrò, un think tank nato nel 2005 in Italia fondato da Enrico Letta, Presidente del Consiglio post Monti. veDrò, stando a quanto si legge sul sito ufficiale, è «una rete di scambio di conoscenza formata da più di 4.000 persone», tra cui docenti universitari, imprenditori, scienziati, politici, giornalisti, registi, ecc. L’elemento accomunante dei vedroidi è la «disponibilità ad analizzare temi e fenomeni senza barriere ideologiche». Il pensatoio lettiano si riunisce ogni fine agosto a nord del Lago di Garda e precisamente a Dro, uno dei borghi più suggestivi della valle del Sarca. Tra i sostenitori di veDrò vi sono Enel, Eni, Telecom, Vodafone, Sky, Sisal, Autostrade per l’Italia e addirittura la Nestlé. Insomma, non si tratta di un osservatorio socio-economico qualsiasi. L’assenza di barriere ideologiche è dimostrata dai nomi che aderiscono a questo “aggregatore” culturale: oltre a Letta, infatti, compaiono Angelino Alfano, Mara Carfagna, Paolo De Castro, Luigi De Magistris, Maurizio Lupi, Renata Polverini, Laura Ravetto, Matteo Renzi, Flavio Tosi ed altri. Come si può ben vedere alcuni Ministri della Repubblica, al pari di altre autorità istituzionali del passato e del presente, trovano posto nel network di Letta; questo fatto già fornisce un’indicazione per l’apparente facilità con cui l’ex vice di Bersani ha saputo formare un governo trasversale. veDrò è la dimostrazione di come, mentre pubblicamente ci si accapigliava tra destre e sinistre, in realtà poi si andava tutti assieme, per così dire, al bar. Bene o male è sempre stato così, ma il sistema attraverso il quale oggi si coltivano e confrontano le future classi dirigenti è quanto meno curioso. Un tempo c’era l’idea, stranamente democratica, che la politica fosse un’emanazione popolare, una rappresentanza della gente comune. Ognuno votava la sua parte e quindi gli eletti si riconoscevano in gruppi ben determinati. Il luogo per antonomasia del dibattito politico era il Parlamento. Il dibattito si è poi spostato nelle aule televisive dando così al famoso popolo l’impressione di poter conoscere il pensiero del politico di turno. In parallelo, però, e all’insaputa della maggioranza degli elettori, quegli stessi politici creavano dei contenitori alternativi in cui ritrovarsi per gettare le basi dei progetti futuri per il nostro Paese. Ciò è avvenuto in concomitanza con il manifestarsi graduale di altre organizzazioni sovranazionali, in passato considerate semi-segrete e note solo al giornalismo d’inchiesta, oltre che ai cosiddetti “complottisti”. Fino a pochi anni fa quanti italiani avevano sentito parlare di Commissione Trilaterale e di Club Bilderberg? Pochissimi. Il disegno mondialista, di cui l’unificazione europea è parte integrante, stava ormai uscendo allo scoperto. Ecco, allora, che diventò di pubblico dominio l’appartenenza di Mario Monti ed Enrico Letta alla Trilaterale, nonché al Bilderberg. Monti e Letta, entrambi Presidenti del Consiglio scelti da Napolitano, il primo Capo dello Stato eletto per ben due volte consecutive. Potremmo anche citare l’Aspen Institute Italia, di cui fanno parte non solo Monti ed Enrico Letta, ma pure Amato, Gianni Letta, Prodi, Tremonti, Cesare Romiti, Paolo Mieli, Umberto Eco, ecc. Si tratta, sempre e comunque, di associazioni private in cui convergono importanti industriali, politici e scrittori in grado d’influenzare le masse ognuno attraverso gli strumenti di cui dispone. Sono, questi gruppi, simili ai salotti dove nei secoli scorsi s’incontrava la nobiltà per discorrere del destino delle proprie nazioni. La “nuova aristocrazia” oggi s’incontra per definire linee di azione comune che solo in un secondo momento vengono portate a conoscenza delle masse. La finanza internazionale è il parametro di riferimento, l’argilla su cui operare cambiamenti epocali che avranno delle ricadute sulle nostre vite. Ci hanno sommersi di tasse, trasformati in precari e privati di un futuro pensionistico roseo. Cosa potrebbe accadere ancora? Il governo potrebbe ridurre il carico fiscale e ridare linfa al mercato del lavoro ma in cambio, forse, si dovranno svendere i patrimoni nazionali. Cosa diranno le persone? Niente, perché se potranno tornare a lavorare e a permettersi una piccola vacanza di quando in quando, chissenefrega del patrimonio nazionale. Qui ci volevano e qui ci hanno condotti. Nel giorno di primo maggio 1776, un certo Weishaupt fondò in Baviera l’Ordine dei Perfettibili, poi detti Illuminati, qualcosa di molto simile ai Rosacroce e alla Massoneria, con lo scopo di unificare l’umanità cancellando ogni identità politica e religiosa. Che i fautori del mondialismo moderno si siano ispirati agli Illuminati o che ne siano derivazione diretta poco importa, perché è proprio la strada immaginata da Weishaupt quella su cui ci stiamo incamminando. Per carità, l’idea di essere tutti fratelli sotto un’unica bandiera potrà anche allettare più d’uno, ma sarebbe stato almeno cortese chiedere, invece d’imporre. Altri organismi da tenere d’occhio sono l’Eurogendfor ed il Mes. Il primo sta per «forza di gendarmeria europea», una sorta di Fbi a ordinamento militare: si tratta di un corpo di polizia sovranazionale dotato di poteri e immunità fuori dall’ordinario e nasce con il Trattato di Velsen (2007), ratificato in Italia nel 2010. Il secondo è il «meccanismo europeo di stabilità», il cosiddetto “fondo salva Stati” che presta soldi ai Paesi dell’area Ue in difficoltà a tassi d’interesse esagerati. Sul web si trovano notizie di entrambi ed è rimarchevole che ai loro vertici vi siano cariche pressoché inaccessibili, molto lontane dall’ideale democratico. L’idea d’Impero, chiariamo semmai a qualcuno venisse in mente di accostare queste realtà con quella imperiale, si reggeva su simbolismi di sacralità solare del tutto estranei a queste istituzioni, che al viso aperto finora hanno preferito il basso profilo, il cogliere il popolo di sorpresa a giochi fatti. Chi ne tiene i fili, forse, avrà pure i suoi collegamenti con qualche sfera trascendente, ma non ci è dato saperlo poiché la strategia che essi adottano è di tenere l’umanità legata a un razionalismo limitante, che impedisce di scorgere le cause prime che muovono il mondo, noi compresi.

Mauro Scacchi

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