Vademecum per i giovani. DESTRE e con(tro)sensi.

Posted on aprile 5, 2013

0



Vademecum per i giovani-Destre e controsensi_il Borghese Aprile 2013_SCACCHI Mauro

Vademecum per i giovani-Destre e controsensi_il Borghese Aprile 2013_SCACCHI Mauro

Vademecum per i giovani. DESTRE e con(tro)sensi.    (dal mensile il Borghese, Aprile 2013)

Le urne hanno lanciato un segnale chiaro: i partitini di destra, insieme, non valgono i consensi della Lega Nord. Se ci fosse stato un unico contenitore che avesse dato asilo a Fratelli d’Italia, La Destra, Forza Nuova, Casapound Italia e Fiamma Tricolore al Senato avrebbe raggiunto il 3,2% dei seggi e alla Camera il 3,12. La Lega ha ottenuto 4,33 al Senato e 4,08 alla Camera. Il Pdl rispettivamente ha preso il 22,31 e il 21, 57, comunque al di sotto dell’exploit del Movimento5Stelle in entrambi i rami del Parlamento (23,79 e 25,55). Una riflessione è obbligatoria soprattutto a beneficio di chi, tra i più giovani, inizia ad interessarsi di politica e non trova spazio né coerenza nelle realtà esistenti in cui fatica a riconoscersi.

In politica ci sono avversari e dagli avversari bisogna imparare come dai propri errori. Crogiolarsi per una nobile sconfitta non trasforma la sconfitta in vittoria e questa volta di nobile, nell’aver perso, non c’è veramente nulla. Il centrodestra, grazie alla coalizione (in cui erano presenti, dell’area che c’interessa, Fdi e La Destra) e al redivivo Berlusconi, ha retto l’urto dei grillini e smussato gli entusiasmi frettolosi del centrosinistra trainato da un Bersani di per sé inadatto a smuovere ogni emozione. Tolto Berlusconi il centrodestra non esiste.

Chi ha votato Berlusconi ha votato lo show man, le promesse sull’Imu e via discorrendo; a dargli consenso sono stati cittadini snervati che hanno voluto sperare nelle parole di un ottimo venditore, né più né meno. A questi cittadini non si può dar troppo torto poiché il pensiero dominante in loro sarà stato “tanto peggio di così non può andare, almeno se va bene mi torna in tasca qualcosa”. Più profonda deve essere l’analisi, invece, per l’area della destra, quella in cui vivono i partitini sopra elencati senza peraltro escludere coloro che, pur nel Pdl, sono più di destra che di centro.

Ciò che ha rovinato alle urne la nostra area di riferimento sono state principalmente tre cose: la frammentarietà, la mancanza di offerte politiche degne della domanda del popolo (non solo di quello simpatizzante a priori ma di tutto il popolo italiano) e l’assenza di una forma di comunicazione adeguata che avrebbe dovuto veicolare tali offerte.

Sulla prima, s’è visto che pure in caso di unificazione il risultato sarebbe stato mediocre. La seconda mancanza è perciò più grave della frammentarietà dei partiti. Se l’offerta politica fosse stata ben costruita le percentuali sarebbero state più corroboranti ma egualmente lontane dal successo. In ogni caso, non si può che affermare la preminente importanza della terza condizione che non è stata soddisfatta: la comunicazione. Pensando al futuro, per migliorare la situazione tutti e tre i punti suddetti dovranno quanto prima essere realizzati.

Sulla comunicazione il M5S ha fatto miracoli. Nascondersi questa verità è da stolti. Grillo è riuscito a far convergere due mondi apparentemente agli antipodi: le piazze reali e le piazze virtuali, le folle fisiche e le folle di internauti. A destra non si è riusciti a fare nessuna delle due cose, figuriamoci a farle convergere. Da qui si deve ripartire e dalla consapevolezza che molti giovani, addirittura di destra, non si sentono particolarmente legati a vecchie storie e vecchie battaglie che non hanno vissuto in prima persona e che forse hanno solo letto o ascoltato da qualche parte. Questi giovani, e spero che tra di loro ve ne siano alcuni che leggeranno queste righe, hanno bisogno di essere motivati in modo conveniente, poiché certa dicotomia destra-sinistra appartiene al loro linguaggio e al loro pensiero solo in virtù di un lascito culturale che gli è stato tramandato a pezzi e bocconi. Non è più sufficiente. Destra e sinistra, per molti, sono solo sinonimo di cattiva politica, termini svuotati del loro senso tradizionale in quanto alle parole occorse per descriverli nel tempo non sono seguiti fatti. Significativo è pure il dato che diverse cose dette da Grillo davanti a piazze gremite all’inverosimile, anche sotto pioggia e neve, siano le stesse che da anni dovrebbero rappresentare bagaglio programmatico e culturale quando, appunto, di destra e di sinistra. Bisogna tornare a parlare al cuore e allo stomaco della gente, con passione e convincimento. Per anni i politici della vecchia guardia hanno trattenuto gli eventuali entusiasmi di gioventù e si son guardati bene dall’affrontare, in modo infervorato, temi che li avrebbero altrimenti messi in cattiva luce. Troppi corrotti, troppe promesse infrante, chi li avrebbe creduti più? Dalla loro i grillini hanno la novità. Questo è un punto essenziale su cui fare leva. Le varie “destre” devono rinnovarsi. Soltanto delle figure nuove possono battere i pugni e urlare contro la corruzione, la mala politica, gli inciuci di palazzo ed ispirare fiducia. Se vogliamo, è l’opportunità che nel centrosinistra è stata offerta da Renzi ma che i vecchi del Pd hanno voluto respingere e alle urne anche loro sono stati puniti per questo. La destra ha in sé forti elementi che derivano da quella che veniva chiamata Terza Via, né capitalismo né comunismo, che per il popolo altro non vuol dire che né destra né sinistra. Questa è la contraddizione della nostra destra, l’aver dimenticato di avere dentro sé stessa l’embrione del cambiamento, del superamento di una nomenclatura che è sempre più un’etichetta e sempre meno un recipiente di valori comprensibili. Al popolo si deve parlare e quindi il linguaggio del popolo si deve usare. I controsensi della destra le hanno fatto perdere consensi. Non è più ammissibile recitare a teatro spartendosi le battute, perciò affermando che la destra è contro le coppie di fatto ma vuole la sovranità nazionale, mentre la sinistra è per l’Europa e sostiene i matrimoni civili; è molto triste ridursi a questo per la necessità di continuare a distinguersi. Il tempo storico, complici la crisi e il mutamento della società, richiede uno sforzo aggiuntivo. Chi ha saputo parlare meglio di sovranità e di coppie di fatto assieme probabilmente ha saputo attirarsi molte più simpatie in maniera trasversale. Insomma, s’è perso il polso del popolo e nessuno, né a destra né a sinistra, sembra volerlo ammettere. Grillo ha dimostrato che si può essere forti anche senza televisioni o giornali amici, basta saper coinvolgere il popolo. Per concludere, prendendo a esempio la Terza Via, quella sociale e di comunità umana in tutti i sui risvolti (economia reale in primis), le destre devono rinunciare a qualche scranno, qualche capo divenendo vassallo, e unirsi in un solo partito. Fatto questo, si devono riaprire le stagioni delle piazze, infiammare gli animi, dire no a chi ruba, a chi evade le tasse, alla riforma Fornero, ai corrotti, all’assenza del vincolo di mandato, no agli stipendi esagerati di dirigenti pubblici e politici, no alle troppe poltrone e no alle troppe tasse. Queste sono le cose che interessano alle persone, le cose da dire, ridire e dire ancora una volta. L’ha fatto Grillo e ha fregato tutti. Ma il M5S non è avvezzo all’amministrazione della cosa pubblica e nonostante alcuni credano sia un bene (dato che chi l’ha amministrata finora ha fatto più danni che altro) in realtà è un deficit di cui le destre dovrebbero approfittare, coniugando competenza e carisma. Ecco, è il carisma che ci vuole. Chi ce l’ha trascina le masse. È sempre stato così e così sarà anche domani. Fare squadra, stare tra le persone, infondergli fiducia e fargli vedere che si è arrabbiati quanto loro grazie a nuovi politici da presentare, carismatici, essenziali, e che se affermano di voler fare una cosa poi la fanno. La destra o segue queste indicazioni o si dissolverà.

Mauro Scacchi

il Borghese Aprile 2013 Copertina

Annunci
Posted in: IL BORGHESE