Vademecum per i giovani. TORNARE a brillare.

Posted on marzo 17, 2013

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Vademecum per i giovani. Tornare a brillare._il Borghese Marzo 2013_Scacchi_formato pagina unica

 

Vademecum per i giovani. Tornare a brillare._il Borghese Marzo 2013_Scacchi

Vademecum per i giovani. TORNARE a brillare. (su il Borghese, Marzo 2013)

A un certo punto della nostra vita abbiamo iniziato a scordarci le differenze tra bene e male, tra luce e tenebre. La maturità ha portato nei nostri cuori la necessità di operare nel campo grigio dell’esistenza. Il buono non era più sempre giusto e il cattivo a volte poteva risultare utile. Abbiamo confuso, da allora, i principi assoluti con i valori contingenti, siamo rimasti insicuri di fronte alle scelte che il crescere ci poneva innanzi. Abbiamo ridotto le illuminazioni giovanili a questioni adolescenziali, collegandole a un’ingenuità puerile fuori luogo in età adulta. La spinta entusiastica, che ci faceva immaginare un mondo in bianco e nero dove sarebbe stato semplice schierarsi, andò a farsi friggere.

Abbiamo barattato la purezza di un Parzival con la complessità relativista di un Amleto, e per cosa?

Salvo eccezioni, la classe dirigente di oggi è costituita da giovani sognatori di ieri che rinunciarono, per un motivo o per un altro, a una visione solare della vita; da quel momento guardarono alle circostanze con occhio disincantato e vigile, svilendo il loro spirito ormai perennemente in stato d’allerta, di dubbio e incline al “sotterfugio” («Accorgimento fondato sulla finzione, l’inganno, la menzogna, usato per uscire da situazioni imbarazzanti». Cit. Zingarelli). La condotta premiante divenne quella lunare e sub-lunare, fatta di strategie molto furbe e poco ardimentose, sovente dimenticando gli obiettivi originari del proprio agire.

Insomma, ai pensieri limpidi, con il divenire grandi, è facile che si sostituiscano i calcoli e le strategie di sopravvivenza. Crescere sembra oggi sinonimo d’una competizione sempre meno leale e sempre più intrisa d’intrighi, di difficoltà relazionali cui seguono rimpianti e rancori. Infine, ci si perde nel tentativo di restare a galla cercando d’anticipare gli umori del mare e del vento, preoccupati che la zattera possa affondare poiché incapaci di trasformarla in galeone. Se l’adulto medio ha scordato l’arte di comandare la propria nave, la sua stessa vita, c’è da fermarsi un attimo e chiedersi: chi siamo? Dove vogliamo andare? Tocca domandarselo nel senso più profondo, spirituale se si vuole. Non occorre, men che mai!, cercare facili approdi da qualche santone di turno, pronto a fare predicozzi sprezzanti che a nulla porterebbero: basterebbe tornare con il cuore e la mente alle nostre aspirazioni fanciullesche, alle naturali intuizioni che ci consentivano, un tempo, di guardare al domani fiduciosi e con atteggiamento risoluto.

Ognuno ha in sé le risposte che cerca, anche se le ignora. Per ritrovare la perduta fermezza e chiarezza d’intenti sarebbe d’uopo provare a guardarci dentro un po’ di più e a guardare fuori un po’ di meno. Le proprie convinzioni sono lì, sepolte sotto strati di sovrastrutture mentali. Non avremo tutti le stesse ricette per ogni questione ma di certo saranno ricette nostre, non inquinate e dunque genuine.

Cerchiamo quindi chi, disponendo di ricette simili alle nostre, voglia creare con noi una comunità volta al miglioramento. Non si perda tempo con coloro che del mondo hanno visioni opposte alle nostre, soprattutto quando ogni reciproco arricchimento è impedito da posizioni del tutto inconciliabili e dalla protervia altrui. La tolleranza e la condivisione non possono esistere laddove, come unico risultato, ci siano sconforto, perdurante incomprensione e dispendio esagerato di energie. Il rischio, infatti, è quello di cadere oltre l’«orizzonte degli eventi», per usare un termine caro agli studiosi dei buchi neri: perdere sé stessi pur di compiacere il prossimo, senza più poter tornare indietro. Fare i “buoni a tutti i costi” e il voler “piacere a tutti” sono pie illusioni: prima o poi ci si ritrova privi della minima autostima, per non dire della dignità persa chissà dove. Per non apparire presuntuosi, quando saranno recuperati i capisaldi del proprio essere sarà opportuno smussare alcuni angoli del carattere, perché ad ogni modo viviamo in una società complessa e per quanto buone possano apparirci le nostre ragioni non è il caso d’isolarsi. Bisogna imparare a discernere tra i compromessi accettabili (tutti e soli quelli che non intaccano le nostre più profonde radici) e quelli che invece dannerebbero il nostro spirito. Quando pensiamo “per una volta non c’è niente di male” bisogna fare attenzione a non prendere in giro noi stessi, in quanto ci si può inoltrare con leggerezza su una strada dove ad ogni miglio percorso ci lasciamo sempre più alle spalle l’innocenza e la possibilità di riscattarla.

Ogni volta che c’insozziamo e ci giustifichiamo, diventa più difficile tornare puliti.

Se per te una cosa è bene, se per te una cosa è buona, seguila. Se avrai davanti un incantatore di serpenti, riconoscilo. Se t’incanta, allora stai diventando un serpente!

La squadra, la comunità, non può esistere fuori di noi se prima non esiste già, in nuce, in ognuno di noi sotto forma d’inossidabili radici ideali. “Io sono nel giusto”, ecco cosa uno si dovrebbe dire in piena fede prima di andare a dormire: non con superficialità o sciocca alterigia, ma con cognizione di causa e profondo convincimento. Quanti sono in grado di dirselo? Forse, allora, ciò che resta da fare è tornare per certi versi bambini, recuperare la parte più nobile del nostro animus e metterla in evidenza come un faro nel buio. Chi brilla nell’oscurità non teme le creature delle tenebre, ma anzi le scaccia con la sua sola presenza o le attira a sé per bruciarne i malsani appetiti. Sono sicuro che vi siano tanti eroi in questa nostra bella Italia, ma che per il Fato o per costrizioni autoimposte si nascondono rivelando al mondo solo imprecise ambizioni e malcelate delusioni.

Per diventare eroi basta ricordarsi di esserlo già. Dopodiché potremo vedere in giro politici migliori, capitani d’industria migliori, maestri migliori. Potremo vedere il sogno divenire realtà non da spettatori ma da protagonisti.

Mauro Scacchi

il Borghese Marzo 2013_Copertina

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