Vademecum per i giovani. ALCHIMIA sociale.

Posted on febbraio 2, 2013

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il Borghese febbraio 2013 copertina

 

Vademecum per i giovani. ALCHIMIA sociale_il Borghese febbraio 2013_SCACCHI

Vademecum per i giovani. ALCHIMIA sociale(su il Borghese, febbraio 2013)

Ci hanno raccontato un mare di frottole. La democrazia partecipativa è una burla: essa è «forma», non «sostanza». Con la democrazia il popolo dovrebbe designare le persone più adatte a fare i suoi interessi. Si vede bene come ciò sia stato del tutto disatteso. Coloro che sono stati designati, peraltro sempre più in via indiretta, a rappresentare gli italiani, cercano di perpetuare i loro privilegi come se il potere in loro possesso fosse giustificato in sé stesso e non, come democrazia vorrebbe, legittimato dalla volontà delle masse. Si badi bene, qui non si vuole difendere l’ideale democratico accusandone al più l’incapacità di tradursi in applicazione concreta. Il potere calato dall’alto, di massima, non ci trova contrari. Gli imperi e gli antichi regni, dove alla regalità era collegata l’idea del sacro, funzionavano. È del tutto evidente che, a un certo punto della storia occidentale, s’è deciso di far credere al popolo che lo scettro potesse appartenere a lui, per smussarne ogni pretesa di autodeterminazione. I governi, come quello di Monti, hanno dimostrato che per essere capi non serve essere scelti dal popolo. Non è, però, un ritorno alla regalità sacra: qualcuno direbbe che questi governi sono un segno di contro-tradizione. I parlamentari, dal canto loro, accettando un siffatto tipo di governo hanno spezzato il patto che avevano con il popolo che avrebbero dovuto rappresentare. La politica è diventata un teatrino. Secoli e millenni fa, almeno, i re e le regine s’innalzavano su tutti senza mezzi termini: erano lì per volere divino, tant’è. Nel 2013, invece, i potenti usano la democrazia per tenere a bada un popolo sornione decidendo le persone che questo popolo dovrà scegliere, quindi scelgono loro e non il popolo. Guardando più lontano, non saremmo in errore nel constatare che anche questi nomi che a turno ci promettono benessere, non fanno altro che tentare di capire come ubbidire a poteri ancora più in alto. Siamo come pecore da tosare abbagliate da false luci, testarde per cose inutili, sottomesse quando c’è in gioco la vita. Siamo un intralcio, per certi versi, per altri siamo mucche da mungere e perciò necessari a queste forme di potere distorto. Per ridare alla politica il prestigio che merita e riavere dei politici degni di questo nome, una cura ci sarebbe ed è radicale. Pacifica, ma radicale. Essendo la politica un’emanazione di un’aspirazione sociale (quella a stare meglio), la cura non può che promanare dalla società. A questa cura può essere dato il nome di «Alchimia sociale», un processo di reintegrazione tra ciò di cui il popolo sente necessità e ciò di cui il popolo davvero abbisogna. Per far ciò occorre ritrovare le reali aspirazioni e le giuste ambizioni del popolo, sfrondando ogni ipocrisia ed ogni orpello democratico (ogni procedura democratica che sia solo contenitore e non contenuto). Riscoperto questo nucleo puro e incorrotto, bisognerà identificare quegli individui che, promananti un’aura di saggezza, siano i meglio titolati a comandare, poiché in loro vi sarebbe tutto ciò che di grandioso è presente, benché celato, nel popolo, cioè il suo animus.

La fase di sfrondamento equivarrebbe al solve alchemico: lo sciogliersi d’ogni impurità, il ripulisti d’ogni sozzura utilitaristica. La fase finale, in cui si compirebbe la reintegrazione, al coagula della Grande Opera, ove s’instaurerebbe finalmente un nuovo ordine fondato su ruoli ben precisi, reciprocamente integrati, che assieme fungerebbero come meccanismo socio-politico in grado di dare massima efficienza e minima entropia. Se il popolo italiano fosse pronto, il solve, che in senso pratico equivarrebbe ad azzerare tutta una classe dirigente cui non sta a cuore la grandezza della Nazione, si realizzerebbe per vie pacifiche e naturali, poiché tanto forte sarebbe la richiesta della comunità di un veritiero rinnovamento che non potrebbe restare inascoltata. Ma se le coscienze dormissero, il marciume s’accumulerebbe soffocando gli animi portandoli all’esasperazione e ciò che potrebbe esser raggiunto con naturalezza verrebbe prodotto in modo duro, e nessuno ne trarrebbe vantaggio. La lotta intestina a un popolo, infatti, nuoce come la malattia in un corpo. Il ruolo dei politici e di tutti i capi dev’esser quello di farsi carico dei bisogni reali delle persone. La politica serva d’interessi sovranazionali è un veleno per la Nazione. La politica buona è il fissante attraverso cui un popolo resta saldo e fiero di fronte a ogni avversità. C’è chi è nato per accettare supinamente una vita di frustrazioni e chi sogna con impeto di raggiungere le isole beate. Il popolo italiano rischia di appartenere alla prima categoria, ma se almeno i giovani mantenessero viva la convinzione d’appartenere a una stirpe gloriosa, le isole beate potranno un giorno riaffacciarsi all’orizzonte. Da un punto di vista tradizionalista il processo alchemico di reintegrazione riguarderebbe il singolo individuo e si tratterebbe di un percorso iniziatico personale. Volendo pensare a una società capace di compiere questo percorso, in teoria quasi tutti i suoi membri dovrebbero compierlo, ognuno per suo conto, sì che complessivamente si avrebbe una comunità umana di adepti illuminati. Alla base di ciò sta l’idea che quel che riguarda lo spirito non può subentrare nell’organizzazione sociale propriamente detta, altrimenti si avrebbe una secolarizzazione di valori metafisici. Eppure, come in Giano bifronte il terzo volto invisibile raccoglie e guida le due facce che guardano in opposte direzioni, così lo spirituale e il temporale possono incontrarsi andando a generare quella mistica della politica che, durante il Ventennio, si comprese essere fondamentale per conservare lo slancio iniziale della rivoluzione, di qualunque rivoluzione per essere precisi. L’Alchimia sociale è una rivoluzione sociale pacifica, capace di coniugare le aspettative del popolo con la giustizia del comando, attraverso una diffusa e riscoperta presa di coscienza legata a principi superiori all’essere umano.

Mauro Scacchi

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