Tutte le dimensioni di Flatlandia

Posted on gennaio 28, 2013

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Flatlandia_CronacaQui 24012013_Scacchi

 

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Flatlandia (Edwin A. Abbott; Einaudi, Torino 2011; pp. 140, € 8), recensione su CronacaQui, 24 gennaio 2013

 Tutte le dimensioni di Flatlandia

“Flatlandia” (1884; Einaudi, 2011), sottotitolo «Storia fantastica a più dimensioni», è un classico che ha messo alla portata di tutti le nuove speculazioni offerte da scienza e filosofia. Flatlandia è un mondo bidimensionale che si può immaginare come «un vasto foglio di carta sul quale Linee rette, Triangoli, Quadrati e altre figure geometriche si muovono senza però la facoltà di sollevarsi né di scendere al di sotto del loro livello». Nella società flatlandese più lati si possiedono più si è importanti. Più lati vuol dire angoli maggiori, indici di una maggior intelligenza (notare che gli angoli maggiori di 90 gradi sono, com’è noto, quelli ottusi, a significare perciò solo l’illusione di una superiore capacità intellettuale). A Flatlandia le donne sono linee costrette ad ondeggiare per essere visibili, i soldati triangoli isosceli molto appuntiti e via dicendo, fino ad arrivare ai Sacerdoti di forma circolare. L’autore, il londinese Edwin A. Abbott, non era misogino come fu apostrofato più volte a causa del ruolo che attribuì alle donne di Flatlandia, bensì un critico della società vittoriana dove il gentil sesso era collocato molto in basso. A spiegarci il funzionamento di questo strano mondo è un Quadrato, nella Parte Prima del libro. Nella Parte Seconda il Quadrato narra l’incontro con una Sfera, un essere di Spaziolandia, che lo inizia ai misteri della terza dimensione. La Sfera, però, si dimostrerà in un primo momento incapace d’immaginare l’esistenza di ulteriori dimensioni, cosa che invece al Quadrato sembra riuscire piuttosto bene. Quando il Quadrato torna a Flatlandia e racconta della terza dimensione viene imprigionato e creduto pazzo. Ognuno è schiavo dei propri pregiudizi dimensionali. L’introduzione di Claudio Bartocci c’illumina sul panorama culturale di fine Ottocento, dove gli articoli e le opere di Riemann, Sylvester, Helmholts e del matematico Clifford stanno alla base dell’invenzione letteraria di Abbott, precorrendo la relatività di Einstein.

Mauro Scacchi

Flatlandia_Copertina Edwin Abbott Abbott

 

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