Vademecum per i giovani. IN CERCA DI UN «LEADER».

Posted on gennaio 22, 2013

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il Borghese gennaio 2013 copertina

 

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Vademecum per i giovani. IN CERCA DI UN «LEADER».

Ebbene sì, si naviga a vista nella politica italiana. Il messaggio dei mercati è stato chiaro fin dall’inizio, riassumibile in “o si fa come diciamo noi, o finirete male”. Invece di reagire il popolo è stato a guardare, oscillando assurdamente tra un’ingiustificata fiducia nei partiti e il suo esatto opposto, l’antipolitica. I partiti, quelli che dovrebbero contare, hanno appoggiato un Governo imposto dall’alto e presentato al mondo come la panacea di tutti i mali. Dopo gli esodati e le aziende fallite (con annessi suicidi), dopo i tagli al funzionamento della macchina pubblica e le copiose tasse scese a pioggia su tutti noi, insomma dopo sacrifici e sangue gli italiani si stanno turbando. Qualcuno s’è reso conto che il progetto di reggere una Nazione senza dare almeno l’idea che la democrazia non sia del tutto defunta, non può proseguire; perciò si deve dare alla Nazione l’illusione che la democrazia sia ancora viva e vegeta. Si andrà, in un modo o nell’altro, a votare. Il messaggio dei mercati, però, è sempre lo stesso, quindi chiunque governerà in futuro l’Italia è avvisato.

La situazione è piuttosto ambigua. Anche il più sempliciotto s’è accorto che la sovranità nazionale non c’è più. I vertici dell’esecutivo non faranno altro che eseguire ciò che verrà detto loro non dagli italiani, bensì dall’Europa (a sua volta etero guidata da piccoli gruppi di potere). La funzione legislativa diverrà vieppiù come una ruota dentata all’interno di un ingranaggio talmente grande che le sarà impedito di decidere autonomamente quando e come girare; sarà un apparato burocratico, né più né meno. L’unico strumento che rimane al popolo sono le elezioni. Uno strumento utile più ai mercati che ai cittadini perché, come s’è detto, della democrazia le elezioni avranno la forma ma difficilmente avranno la sostanza. Totalitarismo finanziario, questo è il nome dei governi del futuro. Niente ideali, niente principi superiori, soltanto soldi e controllo delle masse.

L’unificazione dell’Occidente, da opporre a un Oriente sempre più aggressivo e capitalista, è la tesi di partenza di questo nuovo modello di Governo sperimentato in Italia con Monti. Unire realtà nazionali diverse attraverso alti dirigenti di ordinamenti sovranazionali, nonché amici di banche blasonate, trova però degli intoppi là dove ci si scorda che queste realtà sono fatte di persone. Non numeri. Persone. Ecco allora le elezioni, per ripristinare un modello di governo che convinca tutti quanti del becero complottismo che c’era dietro le parole di chi si ostinava a parlare di Bilderberg e compagnia bella. Se ci siamo dilungati su questi aspetti è perché ormai non si può più discettare di politica interna senza inquadrarla entro cornici europeistiche, per non dire planetarie. Senza muovere critiche al centrosinistra, dove tengono un piede in due staffe (una appunto in Italia, una al di fuori) facendo gli equilibristi ma dove almeno un qualche tipo di dibattito politico hanno provato a farlo, duole constatare che nel centrodestra c’è qualcosa di molto simile al nulla. Il regno dell’incertezza che uccide la credibilità. Primarie sì, primarie no, mille candidati, nessun candidato. Berlusconi di qua, Berlusconi di là, e cosa farebbe Alfano se, e cosa farebbero gli ex An se, ecc. ecc. Quante ne abbiamo sentite? Un teatrino che non piace a nessun elettore del centrodestra, non piace agli intellettuali, non piace agli imprenditori, né agli studenti né agli operai, tanto meno ai precari e, diciamolo, nemmeno ai giovani che avrebbero voglia di fare politica perché gli sono stati tolti i punti di riferimento. Spiace dirlo, ma se si prosegue con finti compromessi e alleanze sperticate allora è proprio la fine. Come uscirne? Occorre una persona in grado di raddrizzare i torti che stiamo subendo. C’è chi postula il declino di ogni forma di governo personalistico, ma qui non si sta parlando di questo. Noi siamo in cerca di un leader vero, di un capo in grado di rianimare l’entusiasmo per il futuro, di forgiare un apparato che lo trascenda in modo che tutto giri, un domani, con o senza di lui. Un leader che sia portavoce della comunità italiana stanca di essere raggirata, usata, vilipesa e canzonata. Un condottiero che di fronte a leggi inique, nazionali o sopraordinate, sappia dire un secco “no”, fare muro contro la delocalizzazione e contro investitori che aspettano solo la svendita dei patrimoni nazionali. Una guida capace di trovare altri come lui per creare un patto nuovo tra Stati fondato sull’importanza degli individui, perché senza tener conto delle esigenze dei singoli si sfalda il tessuto sociale. Un nuovo patto europeo? Se si può, bene, altrimenti lo si faccia con chi la vede come noi.

Bisogna comprendere che tra i saldi ideali di ieri e gli scaltri opportunismi di oggi, in mezzo c’è lo sfacelo, e nel mezzo ci troviamo. Se le opportunità attengono al momento storico, gli ideali, per non dire i principi, non si esauriscono con il tempo attuale. Vivere di opportunità, inoltre, significa quasi sempre contraddirsi, mutare continuamente pensiero e ciò lo si capisce ormai ogni giorno anche solo guardando i telegiornali. Per tornare poi dalle parti di casa nostra, il cosiddetto centrodestra non si riduce ai volti che oggi lo rappresentano. Bisogna quindi tenere duro nell’attesa di un leader degno, preparare il substrato da cui questo stesso leader dovrà emergere. Non si deve assolutamente aspettare di capire quale sia il carro del vincitore per scegliere un indirizzo politico; le banderuole a vento disgregano ulteriormente i punti di riferimento, mentre bisogna recuperarli, reintegrarli, ritrovarli a prescindere dal contesto immediato.

Un leader è fermo, deciso, coerente. Non subisce: agisce.

Il vecchio continente, ancora una volta, si trova a subire anziché ad agire. Che siano gli Stati Uniti (i grandi figli dell’isola britannica) a conquistarci con le loro mode e il loro denaro, o che sia la Cina a occuparci coi suoi negozi e che presto ci stringerà a tenaglia da sud, dopo aver comprato tutta l’Africa, che siano i ricchi arabi o indiani a metter mano a casa nostra, ebbene serve dire basta. Abbiamo davvero perso definitivamente la dignità e l’amor proprio? Vogliamo sul serio vendere il nostro corpo al miglior offerente, per un’altra decina d’anni di sopravvivenza? E dopo? Dopo, se l’Italia non risorge, saremo tutti schiavi. Accontentare i mercati ci ha fatto pagare di più rendendoci più poveri. Quando ci dicono “bravi” dobbiamo insospettirci perché vuol dire che abbiamo ubbidito. Se spaventa l’idea, tipica della migliore fantascienza distopica, di multinazionali che reggono direttamente le sorti d’interi Paesi, senza nemmeno lo sforzo di nasconderlo attraverso loro uomini posizionati ad hoc, a lungo andare solo due atteggiamenti possono tenersi: o si china il capo sperando nella carezza del padrone, o ci si ribella. Forse, piace crederlo, c’è ancora una possibilità prima che si giunga al punto di non ritorno: scovare un individuo carismatico, non un Berlusconi bis s’intende, che faccia di nuovo sognare. Senza il sogno s’ammazza ogni prospettiva progettuale, ogni spinta al miglioramento, senza il sogno si diventa freddi e privi d’ingegno. Mi rivolgo ai giovani perché sono i più suscettibili d’essere ingannati, perché potrebbero pensare che non spetterà loro di scegliere se essere liberi o in catene e nemmeno forse gli importerà, basterà avere l’ultimo cellulare o il vestito più costoso per sentirsi gagliardi e forti. Ecco, cari giovani, se subite una volta rischierete di subire per sempre; finché non vi mancherà nulla, potrà funzionare, ma quando capirete di aver accettato di vivere in gabbia e ciò vi farà soffrire, con chi ve la prenderete? L’Italia è la vostra terra, nessuno deve permettersi di sottrarvi i diritti che, per nascita, avete su di essa. Se proprio non potrete opporvi al cambiamento che vi vedrà relegati al ruolo di sudditi di volontà estere, proteggete dentro di voi, come gemma incorruttibile, la certezza di essere figli dei vostri padri, eredi di gloriose storie, d’italianissime vittorie. Il mondo invidia l’Italia, ecco perché la vuole per sé. Lasciargliela prendere o no dipende anche a voi.

Mauro Scacchi

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