Vademecum per i giovani. COMUNITÀ MEDITERRANEA.

Posted on gennaio 22, 2013

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il Borghese dicembre 2012_Copertina

 

Comunità Mediterranea_il Borghese dicembre 2012_SCACCHI

Vademecum per i giovani. COMUNITÀ MEDITERRANEA.

L’Impero di Roma, la Grecia dei filosofi e dei miti, la Spagna crocevia di culture. Grandi Paesi che hanno fatto la storia, gettato le fondamenta del pensiero europeo, tanto di quello repubblicano e democratico quanto di quello ario e solare. I loro abitanti, da sempre, hanno mostrato genio nell’inventare e nello scoprire, nel raccontare, nel dipingere e nello scolpire. Sono questi, oggi, i Paesi che l’Europa sta schiacciando e punendo, che il Mondo meschinamente deride. Un Presidente del Consiglio posto sullo scranno italiano non per volontà popolare, prima strozza contribuenti già allo stremo con tasse su tasse, poi dichiara di essere disponibile a tornare se richiamato (da chi? Dal Presidente della Repubblica, da Casini o dai Mercati?). L’Imu non è servita a nulla se non a ripianare le perdite dovute ai mancati passaggi di proprietà immobiliare, il rincaro dei carburanti serve a ripianare le perdite dovute al fatto che, avendo gli italiani meno soldi in tasca, girano meno in auto. Intanto le aziende nostrane chiudono o si svendono, pubbliche o private il destino loro è fosco. Il patrimonio statale non si vende perché l’opinione pubblica è ovviamente contraria? Allora si vende quello regionale (come in Piemonte). Se si pensa a Mario Monti, ex Trilateral Chairman per l’Europa (nientemeno), a Papademos che fu alla Bce prima di Draghi, allo stesso Draghi che fu colui che sul Britannia, al largo di Civitavecchia, nei Novanta iniziò a “distruggere” il patrimonio pubblico, ebbene se si pensa a costoro si capisce come vi sia un nemmeno più celato disegno d’annullare le sovranità nazionali per far gestire l’Occidente da piccoli gruppi di potere centralizzati, istituzionalizzati o meno. Si potrà ribattere che tanto, all’uomo semplice di strada, cosa cambia? Sono sempre stati pochi i padroni, i signori del destino delle masse. Se questo è vero, è vero pure che i sistemi del passato presentavano comunque alcune falle, organiche o territoriali, in cui il nuovo poteva inserirsi, soppiantare, rivoluzionare. Dopo millenaria esperienza le falle si son ridotte al minimo, il sistema ha metastasi diffuse nei territori Occidentali, strutture che non sentono neanche più la necessità di operare in segreto: la popolazione, bersagliata com’è di notizie, non distingue più quelle che pesano dalle idiozie. Il raccordo tra queste strutture “private” e le istituzioni pubbliche è forte e manifesto, le persone che siedono ai tavoli sono le stesse. Dopo la Seconda Guerra mondiale, le teorie che per semplicità diremo “massoniche” (sfociate nella globalizzazione odierna e nell’idea di una ed una sola religione, quella del Grande Architetto dell’Universo) sono state applicate alla società, sempre più invasivamente, ma proprio per questo in modo indolore, graduale, come un veleno che, assunto poco a poco, immunizzi contro la tossina. In realtà questo anelito aggregante ha il suo fascino. Non più italiano o turco, bensì cittadino della Terra, casomai venissero gli alieni a chiederci i dati anagrafici. Il problema è che non tutti hanno le stesse idee. Vi sono differenti idee in seno allo stesso Occidente (filo anglosassoni/statunitensi e di matrice francese), ma soprattutto la visione mondialista dell’Occidente è altra cosa ancora rispetto alla visione asiatica, una visione che deve molto a modelli di pensiero a tratti molto lontani dai nostri, che affonda le radici in filosofie e credenze che solo uno stolto potrebbe interpretare all’occidentale (basti pensare a quegli orientalisti che per anni definirono il Tao una religione). Poteri Occidentali contro poteri Orientali. Al vincitore andrà in premio il controllo del mondo. In questa battaglia epica si potrebbe ravvisare quasi un elemento nobile, cioè il desiderio di fare scudo contro chi potrebbe un domani imporci un sostanziale cambiamento nelle nostre vite, nelle nostre tradizioni culturali. Ma non è così. Non c’è alla base la difesa di una Nazione (o di un’Europa delle Nazioni…), non c’è uno spirito superiore, un non so che di trascendente che renda l’impresa degna d’essere cantata. C’è solo il danaro, e manco quello vero! C’è la moneta virtuale, ci sono un insieme di strani oggetti economici invisibili dai nomi impossibili, che gli speculatori finanziari usano per manovrare come marionette tutti noi. Il Mercato Globale è il ring dove lottano i grandi ricchi, quelli che si giocano un Paese alla volta su un Risiko in cui, però, a morire son persone vere, a soffrire sono reali disoccupati, figli senza futuro. Nonostante ciò, se l’Italia avesse assunto la guida di questo sconsiderato progetto a lungo raggio, forse le nostre parole sarebbero state altre, le nostre invettive più misurate. Invece assistiamo al crollo di quei Paesi che il Mondo, quello a noi più vicino, l’hanno costruito, guardando da Zeus a Cristo passando per Mithra. Allora no, proprio non va bene. L’alternativa da proporre c’è, azzardata, quasi una bestemmia per certuni, ma c’è ed è la seguente.

Senza scomodare il dibattito sì euro, no euro, in parallelo l’Italia dovrebbe iniziare a stringere alleanze particolari con tutti quei Paesi che orbitano attorno al mare nostrum, dalla Grecia alla Spagna, fino a trovare corsie preferenziali con le nuove democrazie emergenti nordafricane. Queste ultime si stanno delineando ormai come parte di un progetto americanista, come fossero tante “italiette” del dopoguerra, quando da noi invece, superata questa fase, stiamo ormai nell’era dei governi imposti dall’alto.

Attraverso una nuova realtà mediterranea, la «Comunità Mediterranea», si potrebbe realizzare in futuro un doppio blocco socio-economico: uno dell’Europa centro-nordista/statunitense e l’altro europeo centro-sudista/nordafricano. Una sorta di Ue del sud, se si vuole. Questo secondo blocco vedrebbe l’Italia egemone e capace d’interagire meglio con l’Oriente attraverso i Paesi islamici. Il problema della religione, chiaramente, non è un problema da poco. Ma pensiamo un momento alla Massoneria, cosa s’è inventata? Il Grande Architetto, come già accennato, figura unica di riferimento per tutti. Le Tradizioni, però, non ne hanno nemmeno bisogno; parlo, ad esempio, di quelle greche e di quelle nostrane (non solo di quelle neo-pagane, ma pure di quelle del primo Cristianesimo), molto affini a quelle del vicino oriente antico. Alla Massoneria va sostituito un movimento culturale mediterraneo che preservi le singole tradizioni nel contempo proiettandole verso il futuro in modo univoco, come base e sostegno di politiche concorrenziali a livello planetario. L’orgoglio nazionale sosterrebbe, allora, l’orgoglio “mediterraneo”, operando una forza prima centripeta, poi centrifuga, proiettata cioè prima all’interno consolidando i patti tra gli alleati e riconoscendo ad ogni tradizione di pensiero pari dignità (poiché derivante da un’unica Tradizione primordiale), poi all’esterno, aggressiva  e che rafforzi ulteriormente le alleanze anziché indebolirle.

Quando questa idea iniziò a formarsi in me, di lì a pochi giorni lessi sul Secolo d’Italia un’intervista di Michele De Feudis a Luciano Canfora, uomo di sinistra e firma del Corriere della Sera, precisamente il 29 giugno scorso. Canfora affermò che «Noi dovremmo guardare al resto del Mediterraneo con cui abbiamo interessi comuni, creare un’altra comunità, una moneta diversa dall’euro. E’ uno scenario del tutto possibile ove ci fosse la volontà di altri paesi che si affacciano sul Mare Nostrum di divincolarsi da questo abbraccio soffocante». La conferma la ebbi quando lessi l’editoriale di Claudio Tedeschi sul Borghese di Novembre, nel quale si proponeva la stessa «idea». Segno che, da sinistra a destra, inizia a concretizzarsi una nuova «filosofia» politica. Una moneta diversa dall’euro? Certamente. Perché non il «denario»? Roma caput mundi, affinché torni sul serio ad esserlo manca forse solo il coraggio di una classe dirigente ardita, che abbia una visione gloriosa dell’italico futuro. Roma e Atene (senza scordare Sparta, ci mancherebbe) hanno fondato l’Europa. Che se la riprendano! Qualcuno sorriderà all’idea, ma questo chinare il capo, questa debolezza prima d’animo e poi economica altro non sono che l’epilogo di un disegno finanziario iniziato ben oltre un secolo fa, mirato proprio a zittirci, a demoralizzarci, ad abbassare le nostre giuste e sacrosante pretese!

Il dibattito sulla Comunità Mediterranea s’è dunque aperto, bisogna che molti altri raccolgano la sfida.

Mauro Scacchi

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