Vademecum per i giovani. ANTIPOLITICA E TECNOCRAZIA.

Posted on gennaio 22, 2013

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Il Borghese novembre 2012_CopertinaVademecum per i giovani-Antipolitica e Tecnocrazia_il Borghese novembre 2012_SCACCHI Mauro

Vademecum per i giovani-Antipolitica e Tecnocrazia_il Borghese novembre 2012_SCACCHI Mauro

Vademecum per i giovani. ANTIPOLITICA E TECNOCRAZIA

Il 25 settembre il Presidente della Repubblica, durante la cerimonia di apertura dell’anno scolastico nel cortile d’onore del Quirinale, ha detto: «chi giustamente si preoccupa per l’antipolitica deve saper risanare in profondità la politica», e «anche di recente la cronaca ci ha rivelato come nel disprezzo della legalità si moltiplichino malversazioni e fenomeni di corruzione inimmaginabili e vergognosi, non accettabili per i cittadini onesti». La seconda dichiarazione faceva riferimento alla situazione relativa al capogruppo del Pdl al Consiglio regionale del Lazio, Fiorito. Frasi, queste, il cui contenuto è condivisibile da tutti, tranne forse dai furfanti e dagli antipolitici. La questione, però, non è tanto semplice. Potrebbe venire in mente, ad esempio, che è stato proprio Napolitano a premere per far insediare Mario Monti, un “tecnico”, a Palazzo Chigi, nominandolo prima Senatore a vita. Chi vorrà, potrà ribattere che il vento dell’antipolitica non s’è alzato con Monti, bensì prima, tra un festino ad Arcore e l’economia reale instradata verso il decesso. La questione, perciò, si sposta su chi o cosa ha fatto nascere l’antipolitica. Il pensiero diffuso è: i politici sono comunque tutti ladri, una vergogna per i cittadini, fuori dalle balle i politici! Antipolitica, appunto. È facile, ma pure ingenuo e forse comodo ridurre ai minimi termini un problema di queste dimensioni. Mettiamo subito un punto fermo: i ladri e gli approfittatori senza scrupoli in politica ci sono sempre stati. Non è vero che al giorno d’oggi “rubano” più di ieri, semplicemente nel tempo si sono affinate le tecniche di controllo, le segnalazioni fatte per invidia, vendetta o senso di giustizia (ci piace ancora crederlo); di contro si sono anche affinate le tecniche per aggirare la legge. Prima di capire come stanare e punire eventuali politici ladri bisogna però capire se è davvero questa la fonte d’ogni nostro problema. Rischiando di andare controcorrente, direi di no. Come s’è detto prima non è nuova questa storia di rappresentanti del popolo magnaccioni, irriverenti e ignoranti, eppure mai come adesso il nostro Paese sembra diretto al macero, senza la speranza di riabilitarsi muscolarmente. Lo sforzo, che vorrei fare assieme a voi, è quello di scindere il discorso dell’antipolitica da quello sul disprezzo della legalità, individuando quest’ultimo come uno ed uno solo dei possibili motivi dell’esistenza del primo. Ciò vuol dire che il rigetto emotivo e razionale nei confronti della politica ha fondamenta molteplici. Guardiamoci attorno. Come veniamo a sapere, noi semplici cittadini, quel che avviene nei palazzi dove si giocano le carte che contano? Internet, televisione, carta stampata. Immagini e parole. Vediamo e leggiamo quel che ci viene offerto di leggere e vedere, che non è quasi mai la verità, o meglio non è mai tutta la verità. Questo, per principiare. Il beneficio del dubbio è sempre d’obbligo. Detto ciò, guardiamo ai Casini omni-montiani, ai ciellini lombardi, ai pidiellini laziali in costume di carnevale, alle consigliere cubiste o, tornando al Nord, testimonial e modelle a tempo perso; guardiamo ai grillini e alla loro idea di fare politica in rete, idea potente che però inganna chi crede possa significare più democrazia, guardiamo alla Lega e pensiamo che per gli scandali che l’hanno investita non potrà più riacquistare credibilità nell’urlare ancora “Roma ladrona”; guardiamo al centrosinistra e vediamo un Bersani che pare scordarsi delle fabbriche, un Vendola che uscito dal salotto buono se parla con un trivellatore i due non si capiscono, un Renzi che viene attaccato su tutti i fronti perché forse è il solo che potrebbe far franare il terreno sotto i piedi a tutti gli altri (D’Alema in una puntata di Otto e Mezzo ha dichiarato «se vince Renzi non ci sarà più il centrosinistra»). Cosa abbiamo visto, senza neppure scomodare altri nomi, magari di inquisiti e voltagabbana? Gente che non pensa a te, non pensa allo Stato come tu lo vorresti, in cui vorresti far crescere dignitosamente una famiglia. L’antipolitica nasce dai cattivi e falsi politici, ma la soluzione non è abbattere la politica in sé lasciando spazio al caos o a un ordine tecnocratico. Quando dicono cose orecchiabili, i politici nostrani dicono cose banali. Le brutte notizie, se possono, le fanno dire ad altri (i tecnici assolvono a questa funzione; inoltre aprono, cosa ben peggiore, la strada a un modello di governo che prescinde dalla sovranità popolare). Soprattutto, articolano frasi ben costruite per tirare a campare pure quarant’anni nelle aule del Parlamento. Chiacchiere. Possiamo dire, anche in questo caso, che non è una novità. La differenza con il passato, però, è che oggi stiamo tutti molto peggio, tutti noi poveri cristi s’intende. I potenti, seppure han perso qualcosa, sempre potenti restano e quel che hanno dista anni luce da ciò che noi abbiamo. Diciamocelo: all’italiano medio, se stesse bene e non gli mancasse nulla, se anche i “capi” rubassero non gliene fregherebbe niente o comunque poco. L’antipolitica è un sentimento basato su questa cinica considerazione. Loro hanno. Noi no. Il problema non sono le idee (comprese quelle politiche) ma le facce che le rappresentano. Lo diceva anche Evola, che per noi è sufficiente. Da New York Monti ha dichiarato che non si candiderà alle prossime elezioni, ma che se gli chiedessero di tornare a governare direbbe di sì. Al che ci dobbiamo chiedere a cosa possano servire elezioni che, se vince qualcuno gradito all’Europa e alla speculazione internazionale va bene, in caso contrario si rialzerebbe lo spread, l’Italia verrebbe declassata subito dalle agenzie di rating e a gran voce richiamerebbero Monti o uno come lui, uno che non si confronterà mai con il popolo attraverso le urne. Ettore Petrolini diceva che «bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti». È quello che sta succedendo in Italia grazie al governo dei professoroni, evidentemente molto portati per la comicità. Ridono poco, però, gli italiani, e voi giovani dovete stare attenti: quando non vi tolgono i soldi e il lavoro vi distraggono la mente facendola correre dietro alle sciocchezze. In questo modo, mentre il mondo brucia, potranno sapervi in fila per comprare un i-phone 5, allo stadio o a sognare di stare con una velina. Occhio che vi stanno già fregando. Svegliamoci tutti finché siamo ancora in tempo. Servono politici ardimentosi, leaders capaci che instaurino con il popolo un legame vero, non già del tipo esistente tra un responsabile di magazzino e i pallets da accatastare in maniera fredda e meccanica. Noi non siamo pacchi. Ma faremmo meglio a ricordarcene in fretta.

Mauro Scacchi

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