Orfani di una vera spiritualità. L’attualità di “Maschera e Volto dello Spiritualismo contemporaneo”.

Posted on gennaio 8, 2013

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Area dicembre 2012 CopertinaMaschera e Volto dello Spiritualismo contemporaneo_Copertina

Orfani di una vera spiritualità_Area dicembre 2012_SCACCHI Mauro

Orfani di una vera spiritualità (Area, dicembre 2012)

Sempre più persone si rivolgono a nuovi movimenti religiosi, sette e chiesuole di vario ordine e grado. Lungi dall’essere un fenomeno marginale della nostra società, nel 1998 il Ministero dell’Interno stilò il Rapporto sulle Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia. Il pericolo insito nel fenomeno delle sette e affini è tale che, nel 2006, è stato istituita la Squadra Anti Sette (Sas) della Polizia di Stato per contrastare gli illeciti connessi alle attività delle sette sataniche (compito nel quale è coadiuvata da varie associazioni sensibili al problema neospiritualista, in primis dalla Comunità Papa Giovanni XXIII). Giovani e meno giovani di ogni estrazione sociale e culturale aderiscono oggi a Scientology, Damanhur, Soka Gakkai e chi più ne ha più ne metta. Nel Belpaese sono attive oggidì circa mille sette religiose. Come non ricordare il R.E. Maya, centro di esoterismo orientale che contava nel 2010 circa mille iscritti a Roma e dintorni, il cui capo supremo detto “il settimo saggio” finì in manette per truffa aggravata e violenze sessuali? Senza fare di tutta un’erba un fascio, bisogna però chiedersi cosa spinga tanti nostri concittadini tra le braccia di queste organizzazioni spiritualeggianti. Anche in questo ambito c’è sempre una domanda e un’offerta. Si chiede una risposta ai problemi esistenziali da un lato, dall’altro si offre l’appartenenza a un gruppo in grado di fornire strumenti utili al raggiungimento di uno stato di pace interiore o di un senso di superiorità (peraltro ingiustificato). Per essere appetibili questi strumenti (libri, conferenze, seminari in Dvd, incontri collettivi) contengono nuclei di mezze verità che si riallacciano a tradizioni religiose e filosofiche regolari. In alcuni casi, se solo ci si sforzasse di guardare un po’ oltre i propri bisogni psicologici (legittimi, per carità), si scoprirebbero tonnellate di materialismo celate dietro facciate di santità e di illuminate epifanie. La Soka Gakkai, di matrice buddista, in Giappone ha costituito una vera e propria forza politica forte di 6 milioni di seguaci. Ciò non significa che tutto ciò che la Soka insegna sia sbagliato: propone testi che possono aiutare a ritrovare un certo equilibrio interiore e una visione del mondo che condanna l’opportunismo e l’ipocrisia. Il problema di queste conventicole è la contraddizione che si rileva esistere tra ciò predicano e ciò che, ad alti livelli, esse sono. I Damanhur, in Piemonte, hanno sempre fatto politica, loro uomini essendo stati posizionati ai vertici financo di amministrazioni pubbliche ed hanno avuto contatti con esponenti di partiti ai massimi livelli fin dentro il Parlamento. Alcune di queste realtà pseudo religiose ambiscono ad essere riconosciute dallo Stato come religioni ufficiali, dal che ne deriverebbero tutta una serie di evidenti privilegi, come il diritto all’8 per mille. La New Age, movimento sincretista nato negli anni Ottanta ed oggi in declino, ha fornito la cornice speculativa entro cui sono nati e tuttora agiscono tantissimi neospiritualismi (termine coniato dal Guénon).

Un’opera che analizza criticamente la situazione e che risulta quanto mai attuale è Maschera e Volto dello Spiritualismo contemporaneo (Mediterranee, 2008), uno dei migliori lavori del Barone Evola scritto ottant’anni fa intorno alla metà del 1932 (ebbe poi altre due famose edizioni, nel ’49 e nel ’71). In tanti decenni poco è cambiato: sono semmai mutate le forme, i nomi e le tecniche di “arruolamento”, ma la sostanza è rimasta la stessa. Leggere Maschera e Volto aiuta a riconoscere da chi o da cosa bisogna star lontani, sollecita l’intelletto e l’intuizione al fine di discernere quale contenitore spirituale sia spurio e quale, invece, possegga almeno qualche elemento tradizionale che permetta in certa misura un innalzamento della soglia di consapevolezza. Quando Evola confezionò il libro alcuni gruppi erano ancora di là da venire, pertanto egli non poté che affrontare quelli in voga nella sua epoca. Attaccò lo spiritismo, la teosofia della Blavatsky, l’antroposofia di Steiner, la Psicanalisi, il neomisticismo di Krishnamurti e il satanismo. Fu critico anche verso il Cattolicesimo, per le ragioni che diremo. Non occorre sposare tutte le tesi evoliane del libro per rendersi conto di come egli seppe comunque lanciare un giusto allarme, che invero risuona forte oggi più di ieri. Occorre spendere due parole, saltando gli altri argomenti per ovvi motivi di spazio, sul Satanismo, sul Cattolicesimo e sulla Psicanalisi così come li inquadrava il Nostro. Il primo è un palese sovvertimento di valori afferenti al Cristianesimo ed è, per dirla ancora con Guénon, una contro-tradizione. Il suo substrato è da mettersi in relazione con la dottrina degli Yezidi il cui epicentro può essere individuato in Iraq, e che postula la venerazione per un angelo caduto (Melek Ta’us). Tale dottrina è a sua volta accostabile ad alcune correnti dello Gnosticismo (come dimostrò Serge Hutin nell’omonima opera del ‘70, edita da Mediterranee) che credevano nella presenza di un Dio tanto distante da noi da porlo praticamente al di fuori dagli affari terreni. In questa concezione, a dominare sulla terra sarebbe una divinità che della materia avrebbe fatto la sua casa e la fonte del suo potere. Tale creatura divina non sarebbe altri che il Satana dei satanisti. In realtà la vicenda sarebbe oltremodo complessa da spiegare, ma ci basti questo come sunto. Adorare Satana vuol dire, perciò, allontanarsi vieppiù dalla sfera spirituale, dall’origine superiore da cui il nostro Sé interiore proverrebbe. Gianfranco de Turris, curatore del volume, fa notare che «le parole di condanna usate da Evola nei confronti di questa patologia spirituale sono così esplicite e nette che non si capisce a cosa si possano appigliare tutti coloro i quali, in base a vari e opposti integralismi, lo hanno accusato proprio di una simile deviazione». Riguardo al Cattolicesimo, invece, Evola ne disprezzava l’eccessiva secolarizzazione e la tendenza a volersi ad ogni costo modernizzare per stare al passo coi tempi; nel far ciò, la Chiesa avrebbe dimenticato quel poco di iniziatico che aveva nella sua fase primitiva. Se non temesse d’integrare il concetto di fede con una realizzazione davvero metafisica, il Cattolicesimo potrebbe diventare sul serio una Chiesa universale. Inserire la Psicanalisi tra i neospiritualismi potrà forse urtare la sensibilità di qualcuno, ma è indubbio che lo psicanalista ha soppiantato il prete confessore per moltissimi individui. La materia psicanalitica da clinica medica si riveste spesso d’un manto spiritualeggiante entrando nella sfera più intima e personale del soggetto malato che vi si rivolge. Il subconscio, liberato per far venire a galla ricordi altrimenti dimenticati, viene scandagliato attraverso tecniche di regressione che rischiano di aprire porte che dovrebbero rimanere chiuse. La Psicanalisi scava nel torbido invece di elevare lo spirito ed il soggetto in cura resta passivo di fronte a questa invasione del sottofondo psichico, mentre soltanto l’azione e la piena coscienza possono reintegrare una mente, un corpo ed uno spirito scissi. Inoltre, e non è poco, non si può partire da un individuo malato per raggiungere l’illuminazione, meta possibile solo per un individuo sano; pertanto ciò che può valere per l’uno non può assumersi come buono anche per l’altro.

Private di un riferimento religioso tradizionale molte persone sono allo sbando. Se si considera anche la perdita di fiducia nelle istituzioni politiche, sempre più distanti dalle esigenze sentite dagli italiani, è chiaro quanto grave sia la situazione. L’attitudine al sociale, tipica di un’umanità fornita di entrambi i tagli della bipenne ascia (il sacerdotale e l’imperiale, il governo dell’anima e quello della cosa pubblica) viene meno. A sopperire alle carenze suddette ci pensano i movimenti neospiritualisti che danno l’impressione, a tutta prima, di colmare un vuoto. In tal modo la New Age ha spopolato; poiché s’è dimostrata, però, anch’essa carente in ordine alla forza aggregante che avrebbe dovuto esercitare sui propri seguaci, oggi gli stessi preferiscono far da sé, leggendo manuali di autoiniziazione che li convincono di poter farsi divinità per conto proprio. Se uno su mille ce la fa, gli altri cadono nella spirale perversa dell’autoisolamento e dell’individualismo. Questa è l’epoca, non a caso, della cosiddetta Next Age, in cui ognuno a casa sua cessa di credere a qualsiasi cosa che non sia la propria rielaborazione della realtà. La confusione e le rovine lasciate sul terreno dalla New Age non impediscono, in ogni caso, il sorgere e la continuazione di organizzazioni più o meno imponenti che, dandosi una specifica immagine, e dunque uscendo fuori dal miasma incontrollato della Nuova Era, riescono a far proseliti attraverso metodi di reclutamento persuasivi, per non dire scientifici. Da un lato gli autodidatta della divinificazione, dall’altro i membri di filosofie pseudo mistiche in caccia di un luogo ove sentirsi bene accolti. Due facce di una sola medaglia che andrebbe strappata dal petto dell’Ignoranza, vera signora del male che incombe, funesto, sulla nostra società.

Mauro Scacchi

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