“Carta da Visita”. Ezra Pound e la filosofia del denaro.

Posted on novembre 1, 2012

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Recensione a Carta da Visita (Edizioni Bietti, Milano 2012; pp. 110, € 14) di Ezra Pound, su CronacaQui del 1 novembre 2012

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Ezra Pound e la filosofia del denaro

Ezra Pound fu un poeta profetico dalla vita burrascosa e controcorrente: questa l’immagine che di norma si ha di lui, corretta ma in certa misura riduttiva. Si ha ora l’occasione di (ri)scoprire la sua visione del mondo, o Weltanschauung, grazie a un libriccino ristampato quest’anno da Bietti, dal titolo “Carta da Visita”. Pound lo scrisse nel 1942 quando imperversava il secondo conflitto mondiale, direttamente in italiano; fu ripubblicato nel 1974 dall’editore Scheiwiller ed è grazie alla collana l’Archeometro, diretta da Andrea Scarabelli, se giunge a noi ottimamente curato dal giornalista e saggista Luca Gallesi, la cui introduzione risulta indispensabile per comprendere la tragica grandezza di questo autore. Il compositore dei “Cantos”, opera per cui è principalmente noto, nell’apparente dicotomia tra economia e finanza ravvisava in quest’ultima la causa di tutti i mali. In “Carta da visita” si trovano interessanti citazioni al riguardo, come quella di William Paterson, fondatore della Banca d’Inghilterra, che affermava «la Banca beneficia dell’interesse su tutta la moneta che crea ex nihil (dal nulla)», e brillanti osservazioni come «indebitarsi è un modo di far carriera politica». Attualissimo, Pound aveva compreso il circuito usuraio per cui se fittizia è la creazione iniziale di moneta, reale invece è l’indebitamento dei popoli che chiedono l’aiuto delle grandi banche, dovendo poi restituir loro denaro vero più gli interessi maturati sul debito stesso. Dai microfoni di Radio Roma nel ’42 Pound tuonò «Il vostro nemico è Das Leihkapital, il Capitale preso a prestito, il capitale errante internazionale. E sarebbe meglio per voi essere infettati dal tifo, piuttosto che essere infettati da questa cecità che v’impedisce di capire quanto siate compromessi, quanto siate rovinati». Egli amò tanto l’Italia quanto Confucio e fu il maestro di talenti del calibro di Eliot, Joyce e Hemingway. Ezra come il profeta biblico, Pound come la moneta. Leggerlo è quasi un obbligo.

Mauro Scacchi

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