“Fiori dalla sabbia”, emozione in versi

Posted on ottobre 26, 2012

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Fiori dalla sabbia_CronacaQui 25102012_SCACCHI Mauro

Recensione di Fiori dalla sabbia (Marlin Editore, Cava de’ Tirreni ‒ SA, 2012; pp. 88, € 12), su CronacaQui del 25 ottobre 2012

L’Italia, terra di poeti tra i più alti della storia umana, sembra aver messo da anni la poesia nel retrobottega. È giunto il momento di rimettere a posto le cose, togliere dagli scaffali più nascosti l’ars poetica per riporla in primo piano lì dove sempre dovrebbe stare. A riuscirci un volumetto della Marlin Editore, “Fiori dalla sabbia” (2012), raccolta di versi del giornalista Federico Fabretti, Direttore Centrale Media di Ferrovie dello Stato. Un libro di poesie, finalmente. Tra tanto grigiore l’editoria italiana, quella coraggiosa, decide di puntare sulla cultura dell’anima. “Fiori dalla sabbia” è un coacervo d’emozioni e maturità intellettuale che l’autore ha provato e sperimentato nella sua vita. Il titolo richiama la composizione “Da quella sabbia nasceranno fiori”, fiori che sono le cose belle capaci ancora di emergere da un terreno scontroso e sterile, friabile e preda del vento, che escono “fuori” dal nostro animo sofferente perché sempre si risorge dopo una morte. Come da un terreno riarso la vita, grazie al sole, può ritornare, così la stessa vita può, come un lillà, scaturire «tra zolle zuppe e i suoi pori arditi», pori d’un suolo umido cantato in “Rugiada di pensieri acquosi”. Torna spesso la terra, in Fabretti, così come la nostalgia fatta d’inquietudini mai sopite, memorie innervate nella coscienza di dolori e incontri mai del tutto superati. La cruda roccia, che nessuno vorrebbe, concede invece una posizione privilegiata, distaccata in cui trovare serenità e una visione quadrangolare del creato, come ne “Sono albero di rupe”. Quarantanove poesie (divise in tre sezioni) come quarantanove furono i racconti di Hemingway; accostamento meno azzardato di quel che si potrebbe credere poiché i versi fabrettiani s’accostano a quei racconti per la struggente bellezza che sanno trasmettere, l’asprezza dei sentimenti agrodolci intessuti attraverso parole quando scaltre e forti, quando fluide e rassegnate lì dove però, a ben vedere, sempre “Soffia un bagliore”.

Mauro Scacchi

 

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