Il rito dell’esorcismo, Sacramentale da battaglia.

Posted on ottobre 13, 2012

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Il rito dell’esorcismo, Sacramentale da battaglia_SCACCHI Mauro_Vie della Tradizione 161-2012

IL RITO DELL’ESORCISMO

SACRAMENTALE DA BATTAGLIA

Mauro Scacchi

 

Introduzione

Troppi film e troppa vulgata male informata hanno reso, agli occhi privi di adeguate lenti conoscitive, il ministero dell’esorcismo un qualcosa di molto prossimo alla magia, ai fenomeni occultistici e alle patologie neuropsichiatriche, mettendolo quindi sullo stesso piano ‒ caratterizzato spesso da uno spiccato sensazionalismo ‒ di quei che la stessa dottrina esorcistica intende estirpare o da cui essa stessa deve essere distinta, onde evitare confusioni e sovrapposizioni, come nel campo delle psicopatologie.

Si vuole qui ripercorrere, con tutte le lacune del caso di cui fin d’ora ci si scusa, l’evoluzione della pratica esorcistica con riferimento al mondo Cattolico, con il supporto di testi autorevoli soprattutto di “addetti ai lavori”. Solo verso la conclusione di questo breve contributo in materia, si azzarderà uno scorcio relativo a simili rituali o atteggiamenti, aventi tutti lo scopo di abbattere il Male, tipici di altre confessioni religiose o propri di civiltà distanti da noi non solo nel tempo ma anche nello spazio.

 

Lineamenti generali dell’esorcistato

E Gesù disse: «Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla potrà danneggiarvi» (Luca 10, 19)[1]. Tutti i fedeli, nella Chiesa primitiva, o delle origini, potevano scacciare i demoni, combatterli attraverso il potere donato loro da Gesù Cristo. Nei Vangeli sono riportati numerosi episodi in cui Gesù e gli Apostoli scacciano i demoni. Fu sempre Gesù a dire: «E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno» (Marco 16, 17-18)[2].

Durante il primo Cristianesimo ogni credente, provvisto di giusta fede, poteva compiere esorcismi in base a quel che si definisce «carisma personale».

San Giustino martire (100-165 d. C.) e Tertulliano (155-230) lo testimoniano, il primo dichiarando che i cristiani sono in grado di guarire gli indemoniati, comandando loro nel nome di Cristo e così «riducendo all’impotenza i demoni che possedevano gli uomini»[3], il secondo asserendo che all’ordine di un cristiano qualunque, i demoni, sottomessi ai servitori di Dio e di Cristo, «escono dal corpo umano» in stato di confusione[4].

Nella tarda antichità, con il fiorire del monachesimo, la lotta contro il demonio diventa il fine principale dei monaci. Sant’Antonio Abate (250-356), S. Benedetto da Norcia (480-587) e S. Martino di Tours (316-397) praticarono esorcismi. S. Benedetto è considerato da alcuni il patrono degli esorcisti[5]. S. Ilario di Poitiers conferì a S. Martino prima l’esorcistato e poi, solo dopo, questi fu ordinato sacerdote[6]. Pur non essendo ancora, si suppone, un vero e proprio ordine minore, l’esorcistato inteso come “ufficio” riconosciuto valido per scacciare i demoni già esisteva nella Chiesa primitiva; il caso di S. Martino mostra come, gradualmente, si passò dal ritenere ogni credente in grado di operare tale atto, all’ipotesi di dover conferire una specie di “investitura” affinché si potesse compierlo. Da un lato, dunque, un uomo di provata fede dotato d’indiscussa autorità, dall’altro un uomo meritevole della fiducia del primo viene investito da quello della facoltà di officiare l’esorcismo. Si potrebbe, per certi versi, immaginare l’esorcista come un cavaliere di Cristo cui è affidato il compito di combattere i demoni.

Nel 416 d.C. Papa Innocenzo I scrisse una lettera a Decenzio, vescovo di Gubbio, che pose le basi per la successiva regolamentazione dell’esorcistato[7]. Il Papa dettò la precisa regola secondo cui l’esorcismo andava considerato lecito solo se autorizzato dal vescovo. S’impose perciò una limitazione a garanzia della serietà dell’ufficio, una vigilanza in capo ai vescovi che avrebbe dovuto impedire ai visionari di turno di creare imbarazzo alla Chiesa e danno ai malcapitati indemoniati (o scambiati per tali). In aggiunta a ciò, è da questo momento che si chiarisce che solo i sacerdoti possono effettuare esorcismi, non già più ogni credente devoto.

Tra il VII ed il XV secolo si ebbe un profluvio di formule esorcistiche, tra cui i noti formulari di Alcuino (735-804). Inoltre, dal 1252 all’esorcismo si affiancarono metodi più brutali, come la tortura verso gli eretici (sotto Innocenzo IV) e, successivamente, nei confronti delle streghe (Bolla Super illius specula del 1326, di Giovanni XXII). Gli inquisitori domenicani Heinrich Institor Kramer e Jacob Sprenger pubblicarono il Malleus Maleficarum nel 1486, opera nata dalla necessità di estirpare la stregoneria in Germania. Il Malleus fu un vero e proprio trattato demonologico, un manuale, per così dire, indirizzato agli operatori del settore[8].

Il concilio di Trento (1545-1563) definì l’esorcistato un «ordine minore». Nel 1972 Paolo VI, nella Lettera Apostolica Ministeria Quaedam in forma di Motu Proprio, abolì l’ordine minore dell’esorcistato senza neppure denominarlo «ministero», cosa che invece fece con altri ordini minori, quali il lettorato e l’accolitato[9]. È comunque prassi, tra gli studiosi e i pratici della materia, riferirsi all’esorcistato come a un ministero.

L’ordine minore dell’esorcistato «consisteva in una benedizione che la Chiesa impartiva attraverso un rito liturgico nel quale si chiedeva espressamente a Dio la sua grazia» per scacciare il maligno, pertanto la sua soppressione dovuta alla Ministeria Quaedam di Paolo VI fu intesa da alcuni come «la perdita di un’arma nella lotta contro il demonio. Ma non era così. Lo stesso ordine minore restò completamente sconosciuto nei primi tempi della Chiesa. Questo ordine non era un sacramento, ma un sacramentale stabilito dalla Chiesa. […..] Nonostante il fatto che l’ordine sia stato soppresso, il potere dell’esorcismo non è stato ridotto, per nulla. La potestà di comando, la fede e l’orazione del sacerdote saranno la fonte del suo potere sui demoni»[10].

Dall’Illuminismo ad oggi, sempre più si è affievolita la credenza in Satana e nei demoni quali entità reali, creature dotate di personalità, attribuendogli al più valenze simboliche, trattandoli come suggestioni del subconscio, invenzioni di una mente scissa e malata. Il materialismo storico, l’imperante scientismo, l’ateismo tronfio e vanitoso hanno estremizzato il razionalismo, spostando l’uso della Ragione dal piano trascendente a quello bassamente meccanicista. Testimone di questa caduta di fede è da moltissimi anni Don Gabriele Amorth, che così si esprime: «In pratica, per molti ecclesiastici di oggi, sono tutte parole gettate al vento: quelle della Bibbia, quelle della tradizione, quelle del magistero. […..] Perché la crisi non è solo dottrinale, ma soprattutto pastorale, ossia coinvolge i vescovi, che non nominano esorcisti, e i sacerdoti che non ci credono più», e dopo aver constatato che anche tra i più insigni teologi c’è chi declina ogni fenomeno di possessione o intervento diabolico come sintomo di una malattia nervosa e psicologica, aggiunge a proposito degli stessi sacerdoti: «Non credono ai mali demoniaci. Talvolta ne fanno un unico calderone con i raggiri e gli imbrogli di chi specula sulla credulità popolare per far quattrini con poca fatica»[11].

Nonostante le parole del Cristo stesso, riportate nei Vangeli, e nonostante le disposizioni ecclesiastiche che mai, nei secoli, hanno smentito la realtà del demonio, oggi molti uomini di Chiesa ne negano l’esistenza; un paradosso, se si pensa che Cristo, per i credenti, scese in terra e si fece uomo non solo per liberare l’umanità dai peccati ma proprio per sconfiggere il demonio e porre rimedio alle sue trame malvagie.

Si diceva prima che l’esorcismo è un «sacramentale» e non un «sacramento». Ma cos’è un sacramentale? «I sacramentali sono segni sacri con cui, per una qualche imitazione dei sacramenti, vengono significati e ottenuti per l’impetrazione della Chiesa effetti soprattutto spirituali»[12]. I sacramentali si distinguono dai sacramenti per diversi aspetti, tra i quali: i sacramentali sono stati istituiti dalla Chiesa pur se derivanti dall’esempio di Cristo (come per l’esorcismo), sostengono la vita spirituale dei fedeli e il loro numero è in teoria indefinito, la Sede Apostolica potendone costituire di nuovi o abolire quelli vecchi; i Sacramenti sono riconducibili direttamente alla volontà di Cristo, infondono la grazia santificante ai fedeli e sono in numero di sette (battesimo, confessione, comunione, cresima, matrimonio, estrema unzione, ordine sacro ‒ insieme degli uffici ecclesiastici di presbitero, diacono e vescovo). I sacramentali sono un mezzo per ottenere la grazia, ma con essi la stessa non viene comunicata direttamente: piuttosto, in base alle disposizioni del soggetto, aumentano le possibilità di riceverla[13].

 

L’esorcismo e le azioni del demonio

Si è compreso, fin qui, che l’esorcismo è una tecnica, una procedura riconosciuta valida dalla Chiesa per scacciare i demoni. I sacerdoti autorizzati a praticare l’esorcismo devono soddisfare alcuni requisiti, che andremo ad elencare. Dopodiché, daremo una definizione più puntuale di esorcismo, anche dal punto di vista etimologico, e tratteremo delle tipologie di attacco del demonio; nei paragrafi successivi approfondiremo il Rituale, i segni indicatori della presenza del demonio, le preghiere di liberazione e, infine, accenneremo alle pratiche esorcistiche o ad esse assimilabili presso altre tradizioni.

Il Codex Iuris Canonici (1983), al canone 1172, dopo aver ribadito che l’esorcismo legittimo è solo quello ottenuto dall’Ordinario del luogo[14] mediante espressa licenza, specifica che il sacerdote deve essere «ornato di pietà, scienza, prudenza e integrità di vita»[15]. Il can. 1172 riprende essenzialmente il can. 1151 del Codex Iuris Canonici (1917).

L’esorcismo è lo scongiuro del demonio. La parola greca exorkizein significa “compiere uno scongiuro”. «Se durante un esorcismo non ci fosse un atto di scongiuro, allora non si tratterebbe di esorcismo»[16]. In pratica si ordina al demonio di abbandonare i suoi propositi maligni (ad es. comandandogli di uscire dal corpo di un posseduto) in nome di Cristo.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica[17], al can. 1673 specifica che «Quando la Chiesa domanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l’influenza del maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo», e prosegue: «In una forma semplice, l’esorcismo è praticato durante la celebrazione del Battesimo. L’esorcismo solenne, chiamato “grande esorcismo”, può essere praticato solo da un presbitero… L’esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall’influenza demoniaca… Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nel campo della scienza medica». Come nota Don Gabriele Amorth, il can. 1673 «colma due lacune presenti nel Rituale e nel Diritto Canonico. Infatti non parla solo di liberare persone, ma anche gli oggetti (termine generico, che può comprendere case, animali, cose, conforme alla tradizione). Inoltre applica l’esorcismo non solo alla possessione, ma anche alle influenze demoniache»[18].

Il demonio, che per la Chiesa assume il nome di Satana[19], agisce in vario modo. C’è un’azione ordinaria del demonio, che è rivolta a tutti gli uomini: quella di tentarli al male. C’è un’azione straordinaria, comunque consentitagli da Dio, che può essere classificata in sei forme diverse[20]: sofferenze fisiche esterne, possessione diabolica, vessazione diabolica, ossessione diabolica[21], infestazione diabolica e soggezione (o dipendenza) diabolica. Le sofferenze fisiche esterne causate da Satana sono il risultato di invisibili percosse, flagellazioni e bastonate subite dal soggetto; non c’è, in questo caso, un’influenza interna del demonio e non si ricorre, di norma, all’esorcismo (a differenza delle quattro forme seguenti), quanto semmai a preghiere di persone testimoni dell’accaduto. La possessione diabolica è l’azione più grave del demonio, il tormento maggiore per le sue vittime; uno o più demoni entrano nel corpo del soggetto (non nella sua anima) facendolo agire o parlare come fosse una marionetta. In tal caso non c’è responsabilità morale della vittima, totalmente controllata dai demoni la cui presenza dà luogo a vistosi segni e a fenomeni anche spettacolari. La vessazione diabolica riguarda disturbi e patologie di ogni tipo e gravità, compresa la perdita di conoscenza o il compiere alcuni atti o il proferir parole inconsapevolmente, senza però mai giungere alla possessione. L’ossessione diabolica si manifesta con pensieri ossessivi, anche assurdi, che giungono d’improvviso a volte concatenati uno all’altro senza che si riesca a bloccarli; il soggetto vittima di ossessione vive turbato, stanco e disperato, propenso al suicidio e i suoi sogni sono incubi. Pur se in molti casi questi sintomi morbosi possono essere spiegati dalle scienze psichiatriche, un certo numero non trova risposta in esse rivelando invece una sicura causa malefica. Le infestazioni sono quelle su case, oggetti, animali. La soggezione diabolica si ha, invece, quando volontariamente si sceglie di sottomettersi al demonio, di divenire suo servo.

 

Il Rituale

Per questa parte, faremo riferimento quasi esclusivamente al Bogetti, L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo, ad oggi il compendio più completo sull’argomento.

Il Rituale Sacramentorum Romanum (1584-1602; dunque successivo al Concilio di Trento, del 1563) fu scritto dal cardinale Antonio Santori su incarico di Gregorio XIII. Stampato e mai promulgato, causa il decesso del Papa nel 1585, precede di poco il Rituale Romanum edito nel 1614 sotto Papa Paolo V. A differenza di quest’ultimo era molto più esteso: si basava sul Liber Sacerdotalis (scritto dal domenicano Alberto Castellani) del 1523, cui aggiungeva indicazioni di testi biblici e diversi criteri per riconoscere la possessione. Il Liber Sacerdotalis trattava dei malefici e dei segni indicativi della presenza del demonio.

Nel Rituale Romanum del 1614 erano pubblicati tutti i rituali della Chiesa Cattolica. L’esorcismo era trattato nel capitolo De exorcizandis obsessis à daemonio, un rituale non prescritto ma solo raccomandato. L’ultima edizione del Rituale Romanum risale al 1952, promulgata sotto Papa Pio XII (il venerabile Papa Pacelli, il “Pastore Angelico”), ed al Rituale dell’esorcismo è dedicato il Titulus XII diviso in tre parti: 1) norme da osservare con chi viene esorcizzato dal demonio; 2) rito per esorcizzare i posseduti dal demonio; 3) esorcismo contro Satana e gli angeli apostati (ribelli), scritto personalmente da Leone XIII e reso operante nel rituale nel 1890[22]. La seconda parte, quella del rito stricto sensu, è articolata a sua volta in tre momenti, di cui il primo è introduttivo ed il terzo conclusivo; l’esorcismo propriamente detto ricade nel momento centrale, risultando perciò il perno di tutto il Rituale esorcistico. In questa fase, il sacerdote pone la mano sul capo del soggetto e un’estremità della stola sul suo collo, pronunciando con voce salda e certa nella fede: «Ecce crucem Domini! Fugite partes adversae! Vicit Leo de tribu Juda, radix David! Alleluja!»[23]. Questa breve preghiera-scongiuro è attribuita a S. Antonio e, per ordine di Papa Sisto V, venne scolpita alla base dell’obelisco di Piazza S. Pietro a Roma, lì trasportato nel 1586 durante il suo pontificato (1585-1590).

Nel 1998, Giovanni Paolo II approvò il De exorcismis et supplicationibus quibusdam[24], promulgato alla fine dello stesso anno dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (CCDDS). Pubblicato ufficialmente in latino il 26 gennaio 1999, il nuovo rito venne poi tradotto in italiano con il titolo Il nuovo Rito degli esorcismi e preghiere di guarigione per circostanze particolari e reso obbligatorio dal 31 marzo 2002[25]. Risulta molto interessante, quanto meno per coloro che intendono difendere la Tradizione[26], la Notificatio De Ritu Exorcismi, comunicazione della CCDDS pubblicata il giorno successivo all’uscita dell’edizione latina de Il nuovo Rito degli esorcismi. La Notificatio concedeva, ai vescovi che l’avessero chiesto, la possibilità di far usare ai sacerdoti esorcisti il vecchio rito, quello del Titulus XII del 1952, cioè il Rituale Romanum. Il vecchio rito, abbiamo visto, affonda le sue radici nei secoli passati.

Il nuovo Rito degli esorcismi, va precisato, nonostante sia stato tradotto in italiano può, previa autorizzazione vescovile, essere eseguito in latino. Il nuovo Rito consta delle seguenti parti: Introduzione, Proemio, Premesse Generali, Rito dell’esorcismo maggiore, Testi a scelta e Appendici. Nell’Introduzione si trova la Presentazione della CEI, che al n. 7 elenca le azioni straordinarie del demonio (possessione, ossessione, vessazione e infestazione), come già in precedenza accennato[27]. Nelle Premesse Generali, al n. 18, si legge: «In casi che riguardano non cattolici e in altri casi particolarmente difficili si ricorra al Vescovo della diocesi, il quale, per prudenza, potrà richiedere il parere di alcuni esperti prima di decidere se fare l’ esorcismo»; vi sono perciò tre categorie di persone su cui il vescovo può decidere se far compiere o meno l’esorcismo: i fedeli cattolici, i non cattolici e gli “altri casi particolarmente difficili”[28]. Non è il caso, qui, di descrivere il Rito in dettaglio, basti sapere che esso ha ricevuto non poche critiche autorevoli. In particolare, Amorth ha fatto notare come nel Rituale Romano vi fossero precise indicazioni su come affrontare il maleficio, mentre il nuovo Rito vieta espressamente di fare esorcismi proprio in caso si riscontrassero i malefici, nelle varie forme del vudù, delle fatture, dei malocchi, delle maledizioni e del macumba[29]. Don Manlio Sodi, liturgista dell’Università Pontificia Salesiana, fa notare che la Notificatio smentisce di fatto la validità del nuovo Rito, «quasi che questo non abbia la stessa “efficacia” del precedente»[30].

Attualmente, in forza della citata Notificatio, è ancora possibile l’utilizzo del Rituale Romanum (in pratica, lo stesso del 1614). La Notificatio è del 1999, il nuovo Rito è obbligatorio dal 2002, eppure la possibilità esiste e viene concessa dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti con un provvedimento speciale detto “indulto”[31].

 

I segni della presenza del demonio

Secondo una prassi consolidata, vanno ritenuti segni di possessione diabolica: parlare correntemente lingue sconosciute o capire chi le parla; rivelare cose occulte e lontane; manifestare forze superiori all’età o alla condizione fisica. Si tratta però di segni che possono costituire dei semplici indizi e, quindi, non vanno necessariamente considerati come provenienti dal demonio. Occorre perciò fare attenzione anche ad altri segni, soprattutto di ordine morale e spirituale, che rivelano, sotto forma diversa, l’intervento diabolico. Possono essere: una forte avversione a Dio, alla Santissima Persona di Gesù, alla Beata Vergine Maria, ai Santi, alla Chiesa, alla Parola di Dio, alle realtà sacre, soprattutto ai sacramenti e alle immagini sacre[32].

 

Le Preghiere di Liberazione

Quando non è possibile trovare un esorcista, ai cristiani è permesso recitare una particolare preghiera, l’exorcismus missionalis[33], di cui si evita qui la lunga trascrizione. Una lettera della Congregazione della Dottrina della Fede del 29 settembre 1985, indirizzata a tutti gli Ordinari, ricordava le norme vigenti riguardo agli esorcismi e metteva in guardia gli incompetenti sull’utilizzo delle formule esorcistiche. Firmata dall’allora Prefetto Card. Ratzinger e dal Segretario Mons. Bovone, in essa si chiariva che «ai fedeli non è lecito usare la formula dell’esorcismo contro Satana e gli angeli ribelli, ricavata da quella che è diventata di diritto pubblico per disposizione del Sommo Pontefice Leone XIII; e tanto meno possono usare il testo integrale di tale esorcismo»[34], e si pregavano inoltre i vescovi di vigilare affinché «coloro che non hanno avuto la licenza, non guidino le riunioni in cui si usano preghiere per ottenere la liberazione, nel corso delle quali ci si rivolge direttamente ai demoni e ci si sforza di conoscere i loro nomi»[35]. Senza entrare nel merito della conoscenza dei nomi dei demoni, basti qui far notare che, da sempre, in ogni tempo e luogo sulla Terra, i veri nomi degli esseri, tanto quelli viventi quanto quelli eminentemente spirituali, potevano essere usati per assumerne il controllo. Ai fini del presente studio è invece importante spender due parole sulle «preghiere di liberazione». Si parla di «autoesorcismo» o di «preghiere di guarigione e liberazione» quando, in assenza di un esorcista, vengono recitate formule con valenza esorcistica da parte di semplici fedeli, singolarmente o in gruppo[36]. Queste preghiere non sono un sacramentale, e sono solitamente giudicate poco efficaci di fronte ad una possessione diabolica vera e propria. Poiché, però, il loro scopo è lo stesso dell’esorcismo, come quello dipendono ex opere operantis dalla fede e dalla santità di chi le recita, pertanto non si esclude a priori una loro efficacia addirittura pari ad un vero esorcismo. Inoltre, l’esorcismo stesso può beneficiare di un gruppo di preghiera che lo sostenga e aiuti, in quanto il potere di una preghiera sincera, si dice, non ha eguali.

 

Uno sguardo alle altre tradizioni

Diremo qui, molto brevemente, di altre confessioni religiose. La Chiesa Cattolica di rito Orientale ha sempre considerato l’esorcismo un carisma personale di ogni fedele, in ciò accostandosi al Cristianesimo primitivo[37]. Nel Giudaismo, invece, fino ai primi anni del XVI sec. d.C. erano presenti rabbini esorcisti che scacciavano i demoni, successivamente si diffuse la credenza che non fossero tanto i demoni quanto le anime dei defunti a impossessarsi dei corpi. Questo perché in quel periodo la cultura ebraica abbracciò la teoria del gilgul, o reincarnazione, che reinterpretò i fenomeni di possessione. Il posseduto subiva, secondo tale credenza, l’intromissione di un fantasma, di un’anima appartenuta ad un altro essere umano morto, detta dybbuk[38]. I musulmani, invece, credevano che fossero degli spiriti maligni, i jinn, a fare incursioni nella sfera umana, tanto

internamente che esteriormente. In diverse occasioni vi sono testimonianze di «ebrei che si rivolgevano agli sceicchi per la loro esperienza diagnostica e per la loro potente magia»[39].

Sarebbe interessante approfondire l’aspetto apotropaico di rituali e formule risalenti a queste e ad altre culture, anche ben più antiche, come quella sumero-babilonese, in ogni caso tese a scacciare o a tenere lontani spiriti immondi, demoni, anime malvagie disincarnate. Un tale studio, però, richiederebbe una trattazione a parte, anche solo per accennarvi in maniera soddisfacente[40].

 

Conclusioni

Tornando ai fedeli cristiani e ai teologi che arrivano a negare l’esistenza di Satana, Gabriele Amorth li ammonisce rammentando loro che Cristo «è disceso dal cielo e si è incarnato per distruggere le opere del diavolo»[41]. Amorth prosegue affermando che «Togliendo l’esistenza del demonio distruggiamo la redenzione; chi non crede nel demonio non crede nel Vangelo». Questa frase colpisce per la sua evidente logica, e la sua validità può estendersi alla spiritualità in genere (evitando accuratamente, però, ogni forma di neospiritulismo di stampo spiritista e marcatamente New Age). Infatti, l’umanità di oggi, post-industriale e post-moderna, ha abdicato nei suoi valori trascendenti in favore sempre più di un materialismo talmente spinto che ha, esso stesso, generato il suo contrario apparente, una sorta di fede verso ogni forma di monetizzazione virtuale, riducendo l’anima a oggetto di dissertazioni nei casi più fortunati fantasiose e prive di adeguate basi conoscitive. Credere nell’esistenza del Maligno significa credere nella possibilità di abbatterlo, cercando ancora la verità propria ad un piano superiore. Non credere all’esistenza del Maligno significa, di conseguenza, restare inermi di fronte ai suoi attacchi, ciechi davanti alla bombarda che fa breccia dentro di noi distruggendo la nostra umanità e trasformandoci in pupazzi, in numeri, in gusci vuoti lontani mille miglia dalla Luce. C’è, per fortuna, chi ancora si ostina a rifiutare il pensiero di differire da un pezzo di pietra solo per questioni afferenti alla chimica, inorganica quella della pietra, organica la nostra. È a costoro che il presente contributo è dedicato, a quei che sempre intenderanno battagliare il Male che occlude le menti e rattrappisce il cuore.


[1] Tratto da JOSÉ ANTONIO FORTEA, Summa Daemoniaca (Tre Editori; Roma, 2008), p. 139.

[2] Cfr. GABRIELE AMORTH, Un Esorcista Racconta (EDB; Bologna, 2007), p. 45 per la citazione contratta: «Coloro che crederanno in me, nel mio nome scacceranno i demoni».

[3] GIUSTINO, Apologia, VI, 5-5; cfr. MAURIZIO BOGETTI, L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo (U.S.E.D.E.I., Coordinamento editoriale Edizioni Angolo Manzoni; Torino, 2011), p.46.. L’ U.S.E.D.E.I. è l’Università di Scienze specialistiche Esorcistato Demonologia Escatologia Internazionale, fondata nel 2010 da Maurizio Bogetti, Padre Gabriele Amorth, Don Renzo Lavatori e Don Innocenzo Ricci; ha sede in Torino.

[4] TERTULLIANO, Apologeticum, c. XXIII; cfr. L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo, p.47, cit.

[5] Molto nota è la medaglia o croce-medaglia di S. Benedetto, che riporta le iniziali della formula esorcistica attribuita al Santo. C.S.P.B. = Crux Sancti Patris Benedicti (la Croce del Santo Padre Benedetto); C.S.S.M.L. = Crux Sacra Sit Mihi Lux (la Croce Santa sia la mia luce); N.D.S.M.D. = Non Draco Sit Mihi Dux (non sia il demonio il mio condottiero); V.R.S. = Vade Retro, Satana! (allontanati, Sanata!); N.S.M.V. = Numquam Suade Mihi Vana (non mi attirare alle vanità); S.M.Q.L. = Sunt Mala Quae Libas (son mali le tue bevande); I.V.B. = Ipse Venena Bibas (bevi tu stesso i tuoi veleni). Cfr. http://esorcismi.altervista.org/croce-medaglia-san-benedetto.html [Data accesso: 13.06.2012].

[6] L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo, p. 49, cit.

[7] Summa Daemoniaca, p. 135, cit.; L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo, p. 49, cit.

[8] L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo, pp. 50-51, cit.

[9] Ibid., pp. 51, 34.

[10] Summa Daemoniaca, p. 136, cit.

[11] Un Esorcista Racconta, pp. 200-202, cit.

[12] Codex Iuris Canonici (1983), Titolo I, can. 1166; cfr. L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo, p. 70, cit.

[13] Sui sacramentali ed i sacramenti, cfr. L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo, p. 71, cit.

[14] Ad esempio il vescovo, ma più in generale tutti coloro dotati di «potestà esecutiva ordinaria» propria o vicaria, come il Superiore maggiore di un istituto religioso di diritto pontificio clericale, l’abate, l’Ordinario militare, il prefetto e il vicario apostolico, ecc.; cfr. L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo, p. 87, cit.

[15] La Pietà è un dono dello Spirito Santo, attraverso cui il ministro dell’esorcismo mostra misericordia verso il prossimo; la Scienza, anch’essa dono dello Spirito Santo, riguarda le conoscenze necessarie a riconoscere gli inganni del demonio, onde evitarli; la Prudenza, virtù cardinale, è fondamentale per discernere un reale intervento del Maligno da sintomi più propriamente afferenti la sfera psichiatrica; l’Integrità di vita è quella che deve essere posseduta dal sacerdote, che con una condotta morale cristallina spunta le armi del demonio, non lasciandogli aperti varchi spirituali e psicologici in cui passare. Il Bogetti richiama anche una quinta qualità, riportata al n. 13 delle Premesse Generali de Il nuovo Rito degli esorcismi (di cui si dirà; cfr. http://www.liturgia.maranatha.it/Esorcismi/b2/1page.htm [data accesso: 18.06.2012]): la Specifica preparazione a tale ufficio, cioè «l’esperienza di prassi esorcistica tramite un periodo di “training pastorale” ovvero di affiancamento ad un esorcista più esperto». Cfr. L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo, p. 90, cit.

[16] Summa Daemoniaca, p. 131, cit.

[17] Promulgato nel 1992 dal Beato Giovanni Paolo II, con la Costituzione apostolica Fidei Depositum, e successivamente nel 1997 (testo oggi vigente) con la Lettera apostolica Laetamur Magnopere.

[18] Un Esorcista Racconta, p. 56, cit.

[19] Anche «l’Avversario» o «l’Ingannatore». Sarebbe opportuno, qui, illustrare la differenza che intercorre tra demoni (incluso il daimon platonico) e diavoli, e quella che passa tra Satana a Lucifero considerando tutte le declinazioni riscontrabili nei testi veterotestamentari (canonici e apocrifi) nonché nel primo Cristianesimo, compreso quello gnostico in cui vi è un’inversione di ruoli, laddove genericamente il Satana corrisponderebbe al Dio dell’Antico Testamento (descritto come una divinità vendicativa e sanguinaria). Si potrebbe inoltre introdurre la figura del trickster, l’ingannatore appunto, equivalente al Loki norreno, il burlone divino delle tradizioni antiche di tutto il mondo. (Cfr. Enrica Perucchietti, Il Fattore Oz; XPublishing, Roma 2012). Tale studio, però, dato l’evidente spazio che richiederebbe, esula dal presente contributo.

[20] Cfr. Un Esorcista Racconta, pp. 31-34, cit.; L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo, pp. 60-64, cit.; Summa Daemoniaca, 152-156, cit.. In questo ultimo testo il Fortea descrive, oltre alla tentazione ‒ azione ordinaria del demonio ‒, alla possessione e all’infestazione, la circumdatio e l’influenza come segue. La circumdatio è un assedio che può essere esterno (fa muovere cose, provoca rumori e odori) o interno (provoca visioni e sensazioni al solo soggetto vittima del demonio). Per la circumdatio è sufficiente la preghiera dello stesso interessato (si noti che i sintomi sono simili a quelli dell’ossessione, per i quali Amorth consiglia però l’esorcismo). L’influenza è simile alla vessazione, poiché il demonio ha un certo influsso sul corpo umano senza arrivare a possederlo. In ogni caso, la circumdatio proviene da un’azione esterna del demonio, l’influenza significa al contrario una presenza del demonio già dentro il corpo, seppur con i suddetti limiti. Le forme di possessione, ossessione, vessazione e infestazione sono infine elencate nella Presentazione della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) a Il nuovo Rito degli esorcismi, n. 7 (Cfr. http://www.liturgia.maranatha.it/Esorcismi/introdpage.htm [data accesso: 18.06.2012]).

[21] Per uno studio sulla terminologia esorcistica, con particolare riferimento al termine obsessus, si rimanda al già più volte citato L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo, pp. 54-55, 57.

[22] Sulla preghiera di Leone XIII (in appendice all’esorcismo vero e proprio), spedita a tutti gli Ordinari nel 1886 con l’ordine di farla recitare in ginocchio alla fine di ogni messa, si legga La visione diabolica di Leone XIII in Un Esorcista Racconta, pp. 37-40, cit.. La preghiera a San Michele arcangelo trasmette il senso della potenza di Dio contro le schiere demoniache e le sue parole suonano imperiose, tanto che non si stima errato qui riportarle: «San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; contro le malvagità e le insidie del diavolo sii nostro aiuto. Ti preghiamo supplici: che il Signore lo comandi! E tu, principe delle milizie celesti, con la potenza che ti viene da Dio, ricaccia nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni, che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime». Attualmente esiste una comunità di Cattolici molto devota a San Michele, la Milizia di San Michele Arcangelo (M.S.M.A.) di Don Marcello Stanzione, uno dei massimi esperti in angelologia cristiana assieme, tra pochi altri, a Mons. Renzo Lavatori.

L’esorcismo di Leone XIII contro Satana e gli angeli apostati, di cui la preghiera a S. Michele Arcangelo costituisce, come s’è detto, un’appendice, nella sua parte più nota recita: «Exorcizamus te, omnis immundus spiritus, omnis satanica potestas, omnis incursio infernalis adversarii, omnis legio, omnis congregatio et secta diabolica, in nomine et virtute Domini Nostri Jesu Christi». Trad. nostra: «Ti esorcizziamo, spirito immondo, potestà satanica, nemico infernale, legione, congregazione e setta diabolica, nel nome e per mezzo della potenza di Nostro Signore Gesù Cristo».

Cfr. http://www.centrosangiorgio.com/armi_soprannaturali/esorcismo_leonino/esorcismo_leone_xiiii.htm#1 [data di accesso: 18.06.2012].

[23] Trad. nostra: «Ecco la croce del Signore! Fuggite forze avversarie! Ha vinto il Leone della tribù di Giuda, radice di Davide! Alleluia!»; cfr. http://www.carosantantonio.it/ita/pagina.asp?id=24 [data accesso: 18.06.2012].

[24] Anche detto “DESQ”; cfr. L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo, pp. 35-36, 108-116, cit.

[25] Come si legge nella Dichiarazione del 25 novembre 2001 dell’allora Presidente della CEI, Cardinale Camillo Ruini; cfr. http://www.liturgia.maranatha.it/Esorcismi/introdpage.htm [data accesso: 19.06.2012].

[26] La maiuscola, qui, è necessaria: come già indicato dal Guénon e dal De Giorgio nelle loro opere, la tradizione della Chiesa discende regolarmente dalla cosiddetta Tradizione primordiale, nel senso che i suoi cerimoniali e rituali proseguono l’intenzione di instaurare un rapporto diretto con la sfera trascendentale, cioè con Dio. Secondo i due autori appena citati, in particolare il Guénon, la Chiesa non è l’unica depositaria della Tradizione, poiché quest’ultima avrebbe avuto diverse ramificazioni esteriori differenti a seconda dell’area geografica e del momento storico. Trattando qui dell’esorcismo all’interno del Cattolicesimo, si è ritenuto opportuno accostarlo alla Tradizione per i motivi suddetti.

[27] Si veda la nota n. 20 del presente contributo.

[28] L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo, pp. 66-69, cit.. Tra i casi difficili il Bogetti include i catecumeni (coloro che intraprendono il percorso di fede per ricevere il Battesimo), i non battezzati e, all’interno di un’unica categoria, gli agnostici, gli atei, gli “sbattezzati” e gli eretici.

[29] Il maleficio, rammenta Amorth in un’intervista al mensile internazionale 30giorni (n.6/2001), «è un male causato a una persona ricorrendo al diavolo. I malefici sono di gran lunga la causa più frequente delle possessioni e dei mali procurati dal demonio: non meno del 90 per cento. È come dire agli esorcisti di non operare più».

[30] MANLIO SODI, Tra maleficio, patologie e possessione demoniaca (Edizioni Messaggero; Padova, 2003).

[31] L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo, p. 116, cit.

[32] Cfr. Premesse Generali, n. 16, Il nuovo Rito degli esorcismi, cit. in nota n. 15 del presente contributo.

[33] Summa Daemoniaca, pp. 136-138, cit.

[34] I fedeli possono però usare la preghiera a S. Michele Arcangelo riportata alla nota n. 22 del presente contributo.

[35] Cfr. Un Esorcista Racconta, pp. 229-231, cit.

[36] L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo, pp. 76, 80-85, cit.

[37] Ibid., p. 50.

[38] J. H. CHAJES, Posseduti ed Esorcisti nel Mondo Ebraico (2003; Bollati Boringhieri, Torino 2010), pp. 15-16, 27-36.

[39] Ibid., p. 21-22. I musulmani usavano complessi cerimoniali per scacciare gli spiriti. La concezione popolare, tra i musulmani, contemplava la possibilità che a possedere i corpi, e dunque a nuocere ai vivi, fossero le anime dei morti malvagi, in maniera similare al giudaismo.

[40] Per chi volesse approfondire l’argomento, cfr. JEAN MARQUÈS-RIVIÈRE, Amuleti, Talismani e Pantacoli (1972; Edizioni Mediterranee, Roma 1994), e ROBERTO SICUTERI, Lilith la Luna Nera (Astrolabio-Ubaldini, Roma 1980). Questi testi includono anche molte altre informazioni, che si discostano di molto dai contenuti del presente contributo. Il primo, però, può risultare utile per un volo radente tra le antiche religioni e i loro peculiari modi di fronteggiare ciò che veniva ritenuto malvagio e nocivo per l’Uomo. Il secondo rimane un valido supporto per chiunque intendesse accrescere la propria conoscenza di Lilith (per alcuni la prima sposa di Adamo, divenuta poi demone e quindi sposa di Satana) nel mondo giudaico antico e, precedentemente, sumero-accadico, egizio, greco-romano e successivamente nel mondo medievale. A Lilith erano indirizzati specifici scongiuri, a protezione dei neonati e delle donne in stato di gravidanza.

[41] Prima Lettera di GIOVANNI, 3,8; cfr. Un Esorcista Racconta, p. 216, cit.

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