Vademecum per i giovani. Passato, presente e futuro.

Posted on ottobre 2, 2012

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Vademecum per i giovani. Passato, presente e futuro (su il Borghese, Ottobre 2012)

Passato, presente e futuro_il Borghese Ottobre 2012_Mauro Scacchi

Va tanto di moda essere contro tutto e contro tutti. Non importa neppure scandagliare le ragioni di questa insofferenza, di questo moto contestatore, ciò che conta è schierarsi in opposizione a qualcosa, giusto per sottolineare la propria diversità rispetto al contesto sociale in cui si è inseriti, contesto che può essere grande o piccolo, politico o familiare. Ci si indigna, si digrignano i denti, si vuole stare al centro dell’attenzione nella vana speranza d’essere ascoltati così da cessare d’essere solo omini con due zampette che calpestano il Mondo, assurgendo invece alla condizione di Persona che può fare la differenza. Tutto ciò ha un non so che di astratto, di campato per aria, di patetico. Già, perché in mezzo a questa azione di rivalsa (contro l’interlocutore o il fatto di turno) s’annida la frustrazione, la disperazione, la rabbia istintiva. Mancano, però, due estremi fondamentali: noi stessi (chi siamo, cosa vogliamo e come possiamo ottenerlo), e ciò che sta alla fine di questo utilizzo impazzito di energie, cioè l’oggetto reale con cui vale la pena relazionarsi. Insomma, si deve dare un profilo organico all’oggetto dei nostri interessi, decidendo quali siano, in esso, le priorità, i nodi principali da sciogliere, le battaglie che devono essere combattute per arrivare alla meta, meta che si deve ben chiara avere in mente. Cari giovani, fermatevi, datevi tempo per pensare, l’alternativa è divenire come vespe impazzite che sbattono contro il vetro di un barattolo senza accorgersi che il barattolo, nel frattempo, qualcuno l’ha buttato via. Una prima considerazione: senza passato non c’è futuro. Non è uno slogan, è la verità. Chi vuole rompere in toto col passato rinnega se stesso, poiché tutti noi siamo ciò che abbiamo costruito, e ciò che abbiamo vissuto, fino ad ora, e allo stesso modo non è pensabile immaginare una società del futuro che neghi la propria storia. Anche quelli che dicono di voler cambiare, stravolgere ogni cosa, saranno costretti ad usare mezzi e pensieri che conoscono grazie a qualcuno che glieli avrà forniti. Una cesura vera col passato non è possibile, semmai è possibile disporre sul tavolo in maniera diversa elementi già noti, ibridandoli e amalgamandoli sì da creare qualcosa di nuovo. Questa consapevolezza è la base di ogni progetto sensato che abbia a cuore il benessere tanto del singolo quanto della società. Una seconda considerazione: se oggi si sta peggio di ieri (economicamente, psicologicamente), significa che qualcuno, da qualche parte, ha sbagliato. O chi c’era ieri s’è mangiato tutto non pensando alle future generazioni (cioè voi, cui mi rivolgo), o chi c’è oggi vi sta prendendo in giro, sottraendovi il diritto alla felicità per controllarvi e negarvi la possibilità di continuare a pensare con le vostre teste. Finché vi affiderete a individui che si mangiano tutto, o che mirano a rendervi claudicanti e tristi, non ci sarà per voi via d’uscita. Mario Monti, in un’intervista apparsa il 27 luglio scorso su Sette del Corriere della Sera, a proposito dei trentenni e quarantenni ha dichiarato che «la verità, purtroppo non bella da dire, è che messaggi di speranza possono essere dati ai giovani che verranno tra qualche anno. Ma esiste un aspetto di “generazione perduta” [trentenni e affini, appunto], purtroppo. Si può cercare di ridurre al minimo i danni, di trovare formule compensative di appoggio, ma più che attenuare il fenomeno con parole buone, credo che chi in qualche modo partecipa alle decisioni pubbliche debba guardare alla crudezza di questo fenomeno e dire: facciamo il possibile per limitare i danni alla “generazione perduta”, ma soprattutto impegniamoci seriamente a non ripetere gli errori dei passato, a non crearne altre, di “generazioni perdute”». Insomma la colpa del disagio giovanile (i giovani vanno ormai dai ventenni ai quarantenni) è tutta da ascrivere a chi vi ha preceduti e a chi oggi non sa dare risposte adeguate. Ormai il danno è fatto, rassegnatevi. Ma per favore! Ecco la ricetta per rimontare in sella e sciabolare chiunque s’azzardi a ripetere che per voi, in pratica, non c’è più speranza. Tornare a fare comunità. Basta con le divisioni. Conservatori, reazionari, tradizionalisti, cattolici, monarchici, pseudo-atei ecc, se vi sentite di destra, o di centrodestra, ma non capite più bene perché avendo perso di vista i valori che vi legano, ebbene intanto mettetevi spalla contro spalla come fratelli in armi (metaforicamente, s’intende). Pensate a cosa non siete: materialisti, credenti dell’egualitarismo che tutto livella, scientisti, adepti della speculazione finanziaria, mondialisti che se ne infischiano della propria identità culturale. Perché, invece, si può essere europeisti senza uccidere le tradizioni nazionali, mondialisti senza essere servi di nessuno. Il Mercato Globale ammazza l’individuo umano riducendolo a numero, utile solo per stare sui grafici delle borse. C’è stato un tempo in cui tra il capitalismo spinto e il comunismo venne proposta una Terza Via, il Corporativismo, che non era come oggi lo si vorrebbe intendere una lobby per soli pochi padroni. Le lobbies sono altra cosa. I centri di potere Occidentale come Bilderberg, Trilaterale, ecc sono lobbies. Lo scopo, pur nobile, di voler fare quadrato contro analoghi centri di potere in Oriente, è stato offuscato dal mezzo utilizzato per raggiungerlo: moneta virtuale, giochi sporchi per cui mezza frase detta da Mario Draghi o da Mario Monti può a cascata produrre impennate di spread. Questa è «demonìa dell’economia», come soleva dire il buon Evola. Al latino dei chierici s’è sostituito il linguaggio di borsa, misterioso, dai più incomprensibile. La religione della finanza schiaccia l’economia reale. L’irrealtà più oscura acceca il buon senso e tutto diventa discutibile, friabile, inafferrabile. Il Mercato Globale è la deviazione della Terza Via, oseremmo dire il suo “lato oscuro” di lucasiana memoria. Basta con l’aver paura, basta sterili divisioni! Prima si riprendono le redini del Paese e meglio è, poi si discuterà se era meglio Giove Capitolino, nostro Signore Gesù Cristo o se sarà meglio prestare attenzione alla questione sociale piuttosto che alla necessità di riscoprire in noi stessi lo spirito immortale e trascendente che ci avvicina alla luce, al cielo e al simbolismo solare. Fate Comunità. Riascoltate l’istinto, quel sentire empatico per cui si comprende subito chi può stare con voi e chi no. Anche qui, attenzione però ai pregiudizi fallaci. Strano ma vero, ma amici si potranno trovare anche in fazioni all’apparenza avverse. Non è vero che il giustizialismo sta a sinistra e il garantismo a destra, ma che vuol dire? Giustizia è giustizia, legge è legge. Punto. Coppie di fatto? Ci sono cattolici a sinistra che non le vogliono e a destra migliaia di ragazzi conviventi che le vogliono vedere riconosciute quanto prima. Temi trasversali da cui, però, non dovrete farvi ingannare. Non è che non esistono più né destra né sinistra. A dirlo sono i convertiti, i traditori, gli approfittatori e gli atei delle idee. Vero anche che gli estremi si toccano. Perciò alcuni, se anche non di destra, possono oggi allearsi con voi. Le vostre lotte e le loro vanno a braccetto. Se non lavorate, vi serve un lavoro. Stessa giusta lotta, per ottenerne uno vero e non fasullo, da precari, da falsi occupati buoni solo per le statistiche dei Tg serali. Questo, per gli alleati. Poi vi sono i fratelli d’arme, come spartani pronti a farvi scudo, veri fratelli. E qui entra in gioco il sentire empatico di cui prima, ch’è dovuto ad un’eredità ancestrale, che per definizione s’avverte e che solo dopo, forse, qualcuno potrà descrivere. Diciamolo pure: orgoglio nazionale, protezionismo culturale. La Cultura deve rinascere a Destra. Deve riassumere il ruolo di pre-politica che le spetta di diritto, come benissimo dice Gianfranco de Turris dalle pagine de Il Foglio del 16 luglio scorso, nel pezzo Consigli spassionati per la rifondazione culturale della Destra italiana. Deve farlo ricevendo reale sostegno di politici lungimiranti, di statisti dunque, creando associazionismo e movimentismo, prendendo in mano mezzi di comunicazione e aprendo le porte ad ogni idea che suoni buona e sia tesa a riscattare la nostra dignità, che voglia riconfermare con forza di fronte al mondo intero il primato dell’Italia. Nel centrosinistra si azzuffano e si contraddicono. A tratti lampeggiano proposte che vedrebbero insieme clericali e pro-omosessuali. Il centro è sbandato. L’alternativa sta a Destra! Occorre solo esserne consapevoli, fare squadra e condividere un unico sacrosanto obiettivo: l’Italia deve tornare in serie A. Ogni mezzo andrà bene. Poi si discuteranno i dettagli. Vi sono delle priorità nella lotta, compresa quella politica. Se si muore di fame, è secondario far problemi sulle coppie di fatto. Chi non lo capisce è fuori dai giochi. Chi non comprende le priorità affossa il Belpaese. Solo voi, amici miei, giovani e meno giovani, potete lottare per voi stessi, nessun altro lo farà. Fatelo insieme, decisi, retti, leali tra voi, chi mai potrà fermarvi? Bisogna dire basta tutti insieme, non come i grillini, contestatori puri, ma con un fine nobile, un indirizzo comune. E vedrete che anche tra i grillini, e tra molti altri, ne usciranno per unirsi a voi. Ora ci serve non un industriale che nulla sa dei vostri guai, ma un politico serio, uno con le spalle larghe e la voce forte, caparbio ma giusto, inflessibile ma sensibile alla “generazione perduta” (che, tra l’altro, è ormai anche un movimento soprattutto online da tenere in considerazione). Il nostro Pio Filippani Ronconi in Le Vie del Buddhismo (Ed. Basaia, 1986) citando il Buddha affermava: «L’attenzione conduce all’immortalità, la disattenzione alla morte; gli attenti non muoiono mai, i disattenti sono come morti». La nostra (sì, anche la nostra) disattenzione ha permesso a gente lontana di comandare sulle nostre vite, ci ha storditi e resi come sonnambuli, preda dell’attendismo più patetico. Quindi: fine dell’attendismo, la manna dal cielo è già caduta, non ricapiterà ancora. Svegli, vigili, attenti. Associazioni, strutture di Comunità, ovunque e a tutti i livelli, con persone nostre che non chinino mai il capo. Camminare avanti con uno sguardo al cielo. Un moto ch’è prima interiore, poi esteriore. Senza più ipocrisie né falsi educatori. Siate stufi di ricevere paternali da chi predica bene e razzola male, da chi vuole il vostro sangue ma il suo lo ha già messo, ben custodito, sotto il materasso.

Mauro Scacchi

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Posted in: IL BORGHESE