Dalla Luna a Marte. Da Armstrong a Curiosity.

Posted on settembre 23, 2012

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Dalla Luna a Marte_Domenicale Secolo d’Italia 23 settembre 2012_SCACCHI

 

“Dalla Luna a Marte”, sul Domenicale del Secolo d’Italia, 23 settembre 2012

La morte di Neil Armstrong, avvenuta lo scorso 25 agosto, segna nell’immaginario comune la fine di un’era, quella dell’esplorazione spaziale pionieristica fatta dall’Uomo in carne ed ossa. Non a caso su Marte gli esploratori sono stati quasi tutti robots. L’ultimo modulo atterrato su Marte all’alba del 6 agosto scorso si chiama Curiosity, costruito appositamente per proseguire le esplorazioni condotte in precedenza e ricercare eventuali forme di vita. Dotato delle apparecchiature scientifiche più sofisticate frutto della collaborazione di diversi Paesi, Curiosity (il cui nome vero è Mars Science Laboratory) porta al suo interno il «Codice del Volo» di Leonardo da Vinci. Negli anni Settanta furono inviate su Marte le due sonde Viking, poi seguirono altre missioni: nel 1997 la Mars Pathfinder portò su Marte il rover Sojourner, nel 2004 atterrarono i rover gemelli Spirit ed Opportunity e nel 2008 la sonda Phoenix. Negli tempo sono state studiate reazioni chimiche inaspettate, esaminate le condizioni meteorologiche e scattate immagini. Curiosity, lungo quanto un’utilitaria e pesante 900 kg, continuerà per due anni a fare rilevamenti e a trasmettere dati alla Nasa sfruttando la banda larga della sonda Mars Reconnaissance Orbiter (Mro) lanciata nel 2005. Ha già fatto discutere la ripresa di un punto luminoso che si muove lungo l’orizzonte marziano, per gli ufologi un possibile indizio di presenze aliene, per la Nasa un difetto fotografico. Il 28 agosto Curiosity ha ritrasmesso qui sulla Terra, per la prima volta da Marte, una canzone dal titolo “Reach for the Stars” («Raggiungere le stelle»). Da un auspicio a una certezza.

Mauro Scacchi

 

Versione originale del pezzo, in archivio:

Dalla Luna a Marte, da Armstrong a Curiosity

La morte di Neil Armstrong, avvenuta lo scorso 25 agosto, segna nell’immaginario comune la fine di un’era, quella dell’esplorazione spaziale pionieristica fatta dall’Uomo in carne ed ossa. «Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità» sono le parole che l’astronauta proferì mettendo il primo piede sulla Luna. Da quel lontano 1969 di cose ne sono state dette e fatte. Addirittura venne messa in dubbio l’autenticità stessa della missione Apollo11 e alcuni pensarono che tutte le riprese dell’allunaggio fossero state effettuate in uno studio cinematografico. Gli amanti delle teorie del complotto puntano anche il dito sulle foto ritoccate del nostro satellite, come dimostrazione del fatto che si vuole nascondere qualcosa all’opinione pubblica. Sulle foto qualche perplessità in effetti c’è, non tanto su quelle scattate dagli astronauti quanto su quelle scattate dalla sonda Clementine nel ‘94, come divulgato dal regista Jose Escamilla in Moon Rising, che mostrano diverse aree oscurate senza alcun apparente motivo. Luna a parte, l’umanità è giunta da tempo anche su Marte; di recente, le missioni sul Pianeta Rosso hanno richiamato l’attenzione della stampa e dei media mondiali. Su Marte gli esploratori sono stati quasi tutti robots che assomigliano a delle buggies molto simpatiche e versatili, che prendono il nome di «rover». L’ultimo rover atterrato su Marte all’alba del 6 agosto scorso si chiama Curiosity, costruito appositamente per proseguire le esplorazioni condotte in precedenza e ricercare eventuali forme di vita. Dotato delle apparecchiature scientifiche più sofisticate frutto della collaborazione di diversi Paesi, Curiosity (il cui nome vero è Mars Science Laboratory) porta al suo interno il «Codice del Volo» di Leonardo da Vinci, su proposta del Tg della Rai Leonardo e dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). Negli anni Settanta furono inviate su Marte le due sonde Viking, poi seguirono altre missioni: nel 1997 la Mars Pathfinder portò su Marte il rover Sojourner, nel 2004 atterrarono i rover gemelli Spirit ed Opportunity e nel 2008 la sonda Phoenix. Negli tempo sono state studiate reazioni chimiche inaspettate, esaminate le condizioni meteorologiche e scattate immagini. Curiosity, lungo quanto un’utilitaria e pesante 900 kg, continuerà per due anni a fare rilevamenti e a trasmettere dati alla Nasa sfruttando la banda larga della sonda Mars Reconnaissance Orbiter (Mro) lanciata nel 2005. Ha già fatto discutere la ripresa di un punto luminoso che si muove lungo l’orizzonte marziano, per gli ufologi un possibile indizio di presenze aliene, per la Nasa un difetto fotografico. Il 28 agosto Curiosity ha ritrasmesso qui sulla Terra, per la prima volta da Marte, una canzone incisa dal cantante dei Black Eyed Peas, Will.I.Am., dal titolo Reach for the Stars.

Mauro Scacchi

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Posted in: SECOLO D'ITALIA