Quando Evola demoliva Freud. “L’infezione psicanalista”.

Posted on settembre 9, 2012

1



 

Quando Evola demoliva Freud_Secolo d’Italia Domenicale 09092012_SCACCHI Mauro

 

Quando Evola demoliva Freud (Secolo d’Italia, Domenicale, 9 settembre 2012)

La psicanalisi può aiutare a curare una psiche ferita ma deve esimersi dal dare indirizzi spiritualeggianti. Questa è l’indicazione principale lasciataci in eredità da uno dei maggiori rappresentanti della Tradizione, Julius Evola. Il suo pensiero è non conforme all’idea, oggi spesso data per scontata, che la psicanalisi possa occuparsi così a fondo dell’inconscio tanto da toccare la sfera religiosa.

L’infezione psicanalista (Controcorrente, 2012) è un quaderno della Fondazione Julius Evola che raccoglie gli scritti del Barone sull’argomento dal ‘30 al ‘74. Questa terza edizione è triplicata nei contenuti rispetto alla prima di trentacinque anni fa. Lo psichiatra e psicoterapeuta Adriano Segatori firma l’introduzione «la cui originalità sta nel fatto che viene dall’interno della psicanalisi stessa usando categorie tradizionali», rileva il de Turris a inizio volume.

La psicanalisi, per Evola, da pratica clinica iniziò presto ad occuparsi di problemi spirituali travalicando i confini della terapia medica, toccando temi come l’anima e lo spirito. Il sincretismo psicanalitico mette a nudo le debolezze interiori di una persona rischiando solo di peggiorare la sua situazione. Invece di affrontare i propri problemi con il giusto spirito, per così dire, eroico, il paziente intraprende un percorso fatto di rilassamento, accettazione, passività d’animo. Evola evidenzia le devianze della psicanalisi collocandola tra i neospiritualismi (movimenti pseudo religiosi che sovvertono ogni categoria realmente tradizionale); non a caso dal ’68 la psicanalisi ha trovato casa in molti filoni New Age.

Freud ridusse tutto alla libido, volontà di piacere, manifestando per essa una vera ossessione; Jung andò oltre con la «psicologia del profondo», attraverso cui pretese di spiegare la «reintegrazione», un’esperienza tipica dell’esoterismo e quindi di coloro il cui scopo è innalzarsi mediante la pratica «ascetica». Jung si addentrò in campi misterici senza avere gli strumenti adeguati. La sua psicanalisi ha come punto di partenza l’individuo malato. L’errore nasce dall’intervenire su chi sta male per condurlo non solo alla guarigione, ma addirittura a una consapevolezza superiore raggiungibile, invece, unicamente partendo dall’uomo sano. In termini generali la psicanalisi utilizza discorsi analitici distanti anni luce dalla Tradizione. Quest’ultima affonda le radici negli antichi misteri e insegnamenti, in cui i simboli non servivano per leggere nelle profondità abissali della psiche, quanto per interpretare una volontà superiore e trascendente. Jung è più pericoloso di Freud in quanto ricorre a termini esoterici senza davvero comprenderne il senso. Alcune persone cercano nella psicanalisi una via per la realizzazione di sé. La psicanalisi viene ammantata d’un crisma che non le spetta e in questo senso può definirsi controtradizionale: sonda i recessi più bassi della coscienza piuttosto che sperimentare una vera elevazione spirituale capace di gestire l’inconscio e dominarlo.

Mauro Scacchi

Annunci
Posted in: SECOLO D'ITALIA