Mario Monti, The Man in Grey.

Posted on agosto 26, 2012

0



The Man in Grey, su Area luglio-agosto 2012. Recensione de Il Grigiocrate di Grandi, Lazzeri e Marcigliano.

Il Grigiocrate_Area luglio-agosto 2012

Nel periodo che passò a Bruxelles, Mario Monti venne definito the man in grey. Sarà stato il portamento sobrio che fa tanto british, l’atteggiamento demodé o l’abbigliamento in Loden, ma è un appellativo che gli calza a pennello. Appartenendo di fatto a quella che può dirsi “burocrazia finanziaria”, egli è un burocrate della finanza speculativa, cioè un uomo che per lavoro ha sempre frequentato i mercati, le banche e che si è pressoché sempre interessato alle questioni economiche sovranazionali. Ecco dunque che Il Grigiocrate Mario Monti (Fuori Onda, 2012) già nel titolo individua alcuni tratti salienti del professore bocconiano, trasmettendo l’idea d’un personaggio schivo, d’una figura che tutto sommato ha spesso operato dietro le quinte (ma in tanti casi, va detto, anche in prima linea), lì dove forse si decidono davvero le cose in seguito riproposte attraverso canali più istituzionali. Il volume, snello ma efficace e soprattutto ben documentato, è stato scritto a sei mani da autori che, da sempre, sono acuti osservatori del panorama geopolitico mondiale. Augusto Grandi, giornalista torinese de Il Sole 24 ore, saggista non conforme, Premio St. Vincent di giornalismo, realizzatore di un reportage fotografico sullo sfruttamento del lavoro nel mondo, membro della giuria del Premio Acqui Storia; Daniele Lazzeri, scrittore, collaboratore di molte riviste su temi di politica internazionale, direttore scientifico del Centro Studi Vox Populi e responsabile del Festival Nazionale della Sicurezza sul Lavoro; Andrea Marcigliano, saggista esperto in scenari geopolitici, tra i fondatori della rivista Imperi, i cui lavori sono pubblicati anche fuori dall’Italia. Gli ultimi due fanno parte, inoltre, del think tank de Il Nodo di Gordio che, si legge nel sito ufficiale, è un «web magazine di informazione ed approfondimento su temi di politica estera, geopolitica, economia e finanza internazionale», nato da un’idea di Vox Populi e dello storico, forse il maggiore del Belpaese, Franco Cardini.

Tutte queste presentazioni stanno a significare una cosa: Il Grigiocrate non è un semplice instant book di protesta, una divulgazione finalizzata esclusivamente alla critica spiccia e fine a se stessa, tutt’altro. Se dell’instant book può avere la forma, la sostanza è quella di un’opera grandiosa, serissima, supportata in ogni riga da un linguaggio diretto e immediato che lascia trapelare, però, un’imponente cultura di base. Insomma, non si scherza. Capitoli brevi agevolano la lettura senza renderla mai noiosa o stancante. Poco meno di duecento pagine per seguire l’evoluzione professionale di Monti, dagli esordi nella città sabauda alla Presidenza del Consiglio. Gioverà, a questo punto, rifarsi un poco alla Prefazione firmata dal giornalista Piero Sansonetti (ex direttore di Liberazione, ora a capo del settimanale gli Altri; il che dimostra ancora una volta come alcune posizioni e vedute possano essere trasversali e condivise): «Il Governo Monti è il frutto di un’operazione assai più complessa compiuta in una specie di “laboratorio politico sperimentale” su scala mondiale. E cioè che l’Italia è stata individuata come il luogo giusto per mettere alla prova un nuovo modello politico sociale e un nuovo sistema di potere che è stato pensato all’estero, in Europa e nei grandi centri di potere economico e finanziario, e che è stato affidato a due uomini chiave: Mario Monti e Sergio Marchionne». Si spiega quindi perché Il Grigiocrate, anziché comparire nelle prime pagine dei maggiori quotidiani, sia stato posto da questi sotto un manto grigio, come per nasconderne le ipotesi e le tesi proprio in quanto ben argomentate. È lo stesso Sansonetti a ricordare che «il governo Monti, nel novembre 2011, segna una svolta nella politica dell’occidente: è il primo governo dichiaratamente e interamente extraparlamentare, è il primo governo che contrasta in modo aperto con l’esito di una tornata elettorale maggioritaria, è il primo governo che presenta alle Camere un programma scritto all’estero, firmato da un dirigente europeo non prestigiosissimo (l’olandese Olli Rehn) e non fa mistero di tutto ciò rivendicando come un merito la perdita dell’indipendenza e della sovranità nazionale». Parole pesanti, coraggiose, veritiere, che aprono le danze di un testo il cui proposito evidente è quello di far aprire gli occhi alla comunità italiana, di metterla in guardia affinché comprenda, fino in fondo, che le motivazioni addotte come ineludibili e necessarie per la nascita di un governo “tecnico”, tanto necessarie non lo erano, o almeno lo sono diventate certamente per una scelta ben ponderata che ha trovato, semmai, fertile terreno in una compagine di politici che, “nell’era dei mediocri” (questo il sottotitolo del libro), hanno lasciato campo libero alla Tecnocrazia.

Gli italiani sono stati convinti che, per il loro bene, doveva venir meno un concetto espresso nella stessa Costituzione: «La sovranità appartiene al popolo». E a proposito della Costituzione si legge nel libro: «tutti pronti, in altri momenti, a impugnare una copia del volume per mostrarla in piazza o per difenderla sui quotidiani. Ma così distratti nel leggerla». Triste ma vero. La stessa Costituzione diventa sacrificabile per cause di forza maggiore: credibilità all’estero, ripresa dei mercati, discesa dello spread, risanamento delle finanze pubbliche. Peccato che lo spread continui ad alzarsi e abbassarsi come una sinusoide, la disoccupazione resti grave, e quel che sanno fare i “tecnici” sia proporre, per evitare sperequazioni, licenziamenti più facili per tutti e addio ai posti fissi (e addio pure alla serenità, quella sì necessaria per costruirsi una famiglia, comprarsi una casa…). Il Grigiocrate scandaglia il vissuto di Monti, le sue influenti amicizie che, coniugate con un’innegabile preparazione personale, hanno portato l’Uomo in Loden dai cda di Fiat, Comit e Generali alla Bocconi, fino all’incarico, ricoperto due volte, di Commissario europeo e infine di primo Ministro italiano. L’antico sodalizio con Deaglio e Fornero, le conoscenze di uomini potenti come Gobetti, Grande Stevens, Romano Prodi (di cui criticava il non perfetto inglese), Beniamino Andreatta e molti altri ancora hanno preparato il terreno a Monti. I suoi incarichi alla Goldman Sachs, ma soprattutto al Club Bilderberg e alla Commissione Trilaterale (di cui è stato fino ad aprile di quest’anno chairman per l’Europa) hanno avuto il loro peso. L’impressione, per chi ha voglia e capacità di vedere, è che l’Italia si stia trasformando in una succursale di banca. In questo modo il popolo non conterà più nulla, se non come una specie da allevare e sacrificare sull’altare della prossima agenzia di rating.

Mauro Scacchi

 

Il Grigiocrate_Copertina La copertina del libro.

Annunci
Posted in: AREA