“Avevano spento anche la luna”. L’inferno Siberia negli occhi di Lina.

Posted on luglio 27, 2012

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Ruta Sepetys, Avevano spento anche la luna (Garzanti Libri, Milano 2011; pp. 298, € 18)

Ruta Sepetys è una scrittrice americana e “Avevano spento anche la luna” è il suo primo romanzo che, appena uscito in America, è balzato in vetta alle classifiche. La Sepetys, pur essendo nata negli Stati Uniti, è figlia di rifugiati lituani; non ha mai dimenticato le sue origini, e questo è il motivo che l’ha spinta a fare un viaggio in Lituania per tentare di recuperare la memoria dei suoi avi. Nel romanzo si racconta la storia di Lina, ragazzina quindicenne, figlia del rettore dell’Università di Vilnius, che in un giorno del Giugno del 1941 viene portata via, insieme a sua madre e a suo fratello, dalla polizia sovietica. Il nome di Lina e dei suoi familiari è su una lista nera, insieme ad altri scrittori ed intellettuali lituani, la cui unica colpa è quella di opporsi all’invasione della Lituania da parte delle truppe sovietiche. Comincia per lei, suo fratello e sua madre, un lungo viaggio in treno che li porterà in un campo di lavoro in Siberia, a migliaia di chilometri dalla loro casa, lontani dal capofamiglia prigioniero in un altro campo. In Siberia tutto è buio, gelido, il freddo e la fame uccidono, le persone che hanno accompagnato Lina nel suo triste viaggio muoiono pian piano di stenti. Tutto sembra perduto, ma c’è una cosa che nessuno può togliere alla ragazzina: la sua passione per il disegno. Lina comincia a disegnare ogni elemento del suo nuovo vissuto, con la speranza che i suoi disegni arrivino al padre, così che lui possa capire che sono ancora vivi e che forse, un giorno, potranno riabbracciarsi. Lina giura a se stessa che, se sopravvivrà, onorerà con la sua arte le migliaia di persone sepolte in Siberia. Ispirato ad una storia vera, questo romanzo potente, sconvolgente da togliere il respiro, getta una luce su uno dei più terribili genocidi della storia: la deportazione dei popoli baltici nei campi di lavoro di Stalin. Una pagina atroce del secolo passato che è spesso caduta nel dimenticatoio, finché non arrivano dei romanzi a squarciare il velo.

Mauro Scacchi

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