Gustavo Adolfo Rol. Il “mago” torinese che stregò i potenti.

Posted on luglio 22, 2012

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Il “mago” torinese che stregò i potenti (su Secolo d’Italia, Domenicale, 22 luglio 2012)

Gustavo Adolfo Rol, il torinese dai mille prodigi.

Torino, patria di esoterismo, massoneria e correnti rosacrociane, di satanisti ma pure di uomini e donne che si sono battuti dalla parte della luce. Tra questi ultimi il più illustre è stato senza dubbio Gustavo Adolfo Rol. La sua notorietà, cresciuta in modo esponenziale dopo la sua morte, avvenuta a novantuno anni nel 1994, travalica i confini nazionali. Proveniva da una famiglia agiata: il padre Vittorio aveva fondato e dirigeva la filiale torinese della Comit. Il giovane Gustavo lavorò in banca a Marsiglia, Parigi, Londra e Edimburgo. Fu a Parigi che scoprì le sue facoltà, che egli definì possibilità. La sua auto si fermò, di colpo, innanzi a un negozio che in vetrina esponeva un mazzo di carte. Rol le comprò e iniziò i suoi esperimenti, cercando di individuare i semi delle carte tenendole coperte, infine riuscendovi. Fu l’inizio di una vita di prodigi. Non si definì mai mago, veggente e tanto meno spiritista, e divenne consapevole di essere solo un “canale”, un tramite attraverso cui Dio operava. Nel 1927, sempre a Parigi, ebbe una rivelazione che così descrisse: «Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale e il calore». In un secondo momento a questa “mistura mistica” aggiunse il numero 5. Prese tre lauree, in legge, economia e biologia medica; parlava inglese, francese, spagnolo, tedesco e lingue scandinave. Proseguì i suoi esperimenti con le carte e li mostrò ad Einstein in Svizzera. Nel ‘34, morto il padre, si dimise dalla banca in cui lavorava per coltivare a tempo pieno le sue possibilità, per dipingere e aiutare il prossimo. Alla fine degli anni Trenta acquistò un alloggio al quarto piano di uno stabile in via Silvio Pellico 31, a Torino, dove abitò fino ai suoi ultimi giorni. Il palazzo grigio chiaro in stile Liberty è oggi meta di turisti curiosi. Dalle sue finestre e dai suoi balconi, ora come allora, è possibile vedere, dal lato che s’affaccia su Corso Massimo D’Azeglio, lo splendido Parco del Valentino e, più a sud, la sommità dell’omonimo Castello. Il quartiere di San Salvario, dov’è via Pellico, un tempo residenza dell’alta borghesia, è oggi un borgo multietnico, gremito di venditori di kebab e purtroppo terreno di spacciatori e prostitute, che sostano a pochi passi dal portone di casa di Rol. Il quartiere, da alcuni anni, si sta risollevando. Si stanno riscoprendo i bei palazzi, i grandi appartamenti nobili, e la riqualificazione sta pian piano vincendo sul degrado urbano, restituendo lustro a una zona ricca di storia e tradizioni.

Nel ’39 Rol fu chiamato alle armi e nel ’42 convocato a Roma da Mussolini, che aveva sentito parlare di lui. Oltre alle carte, Rol aveva sperimentato altre possibilità: vedere nel passato e nel futuro, viaggiare nel tempo, leggere a distanza, scrivere direttamente su un foglio nascosto alla vista. L’incontro avvenne a Villa Torlonia in piena notte e il Duce gli chiese come sarebbe finita la guerra. Rol rispose: «la guerra, per me, è perduta». Mussolini più d’una volta gli salvò la vita, comunicandogli le sortite dei tedeschi che intendevano prelevarlo in quanto ritenuto pericoloso. Finita la guerra, Rol aprì un negozio di antiquariato in Via Lagrange, nel centro di Torino. Acquistò a Marengo la carrozza che Napoleone usò per viaggiare da Parigi a Milano, dove fu incoronato Re d’Italia, e l’offrì in regalo alla Città di Torino che però la rifiutò. La donò allora all’Ordine Mauriziano, ma solo dopo trentacinque anni scoprì che la carrozza era stata destinata alla Palazzina di caccia di Stupinigi, dov’è tuttora.

Uomo coltissimo, studioso di lettere, filosofia e storia, era cattolico professante, conosceva bene le Sacre Scritture ed era devoto a Padre Pio, che conobbe.

Aiutò, con le sue capacità e con i suoi contatti altolocati, moltissime persone, dai barboni sul ciglio della strada a potenti capi di Stato. Selezionava le sue compagnie che riuniva attorno a un tavolo per mostrar loro i suoi esperimenti, e non volle mai sottoporsi a test scientifici finalizzati a dimostrare le sue capacità: chi voleva analizzarlo, diceva, non capiva che le sue facoltà non erano replicabili a comando. Ebbe solo due grandi detrattori, Piero Angela e Tullio Regge, ma moltissimi estimatori: Pitigrilli, Buzzati, Cocteau, Biagi, Fellini (suo grande amico), Roberto Gervaso, Giorgio Di Simone, e poi Giovanni Agnelli, Vittorio Valletta, Cesare Romiti, De Sica, Zeffirelli, Sordi, Mastroianni, Vittorio Gassman, Valentino Bompiani… una lista infinita di nomi famosi, tra cui non si possono non citare, dato il loro peso, anche Croce, D’Annunzio, Luigi Einaudi, Fermi, Dalí, Picasso, Charles De Gaulle, Pio XII, la Regina Elisabetta II, Reagan ed anche J. F. Kennedy… Fu noto a molti potenti, principi e re della Terra, ma furono i suoi amici più stretti a scriverne con commosso ricordo: Remo Lugli, Catterina Ferrari, Giuditta Dembech, Maria Luisa Giordano ed altri ancora. Ciò che di Rol affascinava, più che la sua filosofia sulla coscienza sublime e sullo spirito intelligente (la prima uno stato di coscienza peculiare facilitato dalla “mistura mistica” sopra ricordata, il secondo ciò che dell’uomo resta nel mondo dopo il decesso), erano sicuramente l’animo caritatevole e lo sguardo magnetico, nonché la statura imponente, l’erudizione e i modi da perfetto gentiluomo. Doti, queste, che oggi mancano a molti di coloro che si arrogano il diritto di guidare verso il futuro un’umanità sempre più spaurita e priva di autentici valori.

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Posted in: SECOLO D'ITALIA