“I Gagà”, ovvero gli eterni immaturi.

Posted on luglio 20, 2012

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Gli eterni immaturi di Rosita Ferrato (su CronacaQui, 19 luglio 2012)

Rosita Ferrato, “i Gagà, gli eterni immaturi” (Editrice Il Punto – Piemonte in Bancarella, Torino 2012; pp. 176, € 10)

Nel ‘57 Fred Buscaglione cantava “Giacomino”, il gran gagà, quello che «ha la giacca a quadrettini, i pantaloni un po’ strettini e nelle tasche non ha il becco di un quattrin». L’archetipo del gagà comparve anche in “Topolino e il bel gagà”, fumetto del ‘36. Il personaggio della Disney, Felice il bel gagà, e Giacomino, l’uno disegnato e l’altro cantato, rispecchiano un intramontabile tipo umano ora descritto con ironia nel libro “i Gagà” (Il Punto, 2012), o “gli eterni immaturi”, di Rosita Ferrato con illustrazioni di M. Cristina Sidoni. La torinese Ferrato, giornalista e scrittrice, già in Rai e collaboratrice di molte testate tra cui “Grazia”, con “i Gagà” si diverte a tracciare il profilo d’un maschio sciupafemmine. Seguito ideale del suo “Le Piere, Madame e signorine di Torino” (2009), dedicato al mondo femminile, “i Gagà” prende di mira l’uomo che, anagraficamente adulto, si ostina a comportarsi da giovinastro bellimbusto, da rimorchione. Inaffidabile, bugiardo, frequenta locali modaioli e guida auto sportive. Il gagà non cerca la donna in gamba e intelligente, ma si circonda di signorine oche e ingenue, pronte a pender dalle sue labbra. Colleziona donne senza amarle per dimostrare a se stesso ch’è ancora piacente; sovente non ha un soldo bucato ma si atteggia a spendaccione. Non si capisce mai che lavoro faccia ma qualunque esso sia non lo appassiona, la sua vita interiore è vuota, la sua casa priva di calore. Una figura quasi tragica che non accetta di crescere. «Camicie aperte, catenine, braccialetti, anelli», il gagà non evolve, neppure nell’abbigliamento. D’alto loco o tamarro, il gagà è il fanfarone dal sorriso gaudente e dallo sguardo venato di tristezza, il festaiolo che sogna di «fare il suo ingresso in pubblico in maniera plateale». Le donne serie lo evitano come la peste, altre ci cascano e ne pagano le conseguenze. Un manuale, “i Gagà”, nel cui catalogo potremmo riconoscere qualche amico o parente e, forse (ma si spera di no), qualcosa di noi stessi.

Mauro Scacchi

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