Wellness mistici e scorciatoie spirituali. Quando le filosofie tradizionali rischiano di essere messe in ombra dal fitness.

Posted on luglio 4, 2012

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Wellness mistici e scorciatoie spirituali (da Area, giugno 2012)

Wellness mistici e scorciatoie spirituali

Ammaliato dalle nuove filosofie sportive filo Statunitensi, il Vecchio Continente è diventato la patria del fitness, del wellness e di ogni invenzione utile al benessere fisico e psicologico. Un approccio “esterno” che non manca di certi pregi, lì dove si voglia rassodare il corpo, renderlo armonioso e flessibile a ritmo di musica. La fame di spiritualità, ch’è storia vecchia qui da noi, ha portato d’altro canto gli europei a sognare l’India e, successivamente, la Cina, Paesi misteriosi e calderoni di segrete conoscenze. Non paghi d’aver raccolto a destra e a manca il “top” che l’Occidente atlantico e l’Oriente avevano da offrire in termini di celebrazione muscolare da un lato, e di disciplina meditativa dall’altro, gli italiani hanno ormai accolto nella propria agenda di appuntamenti, per lo più serali, forme ibride e modaiole che propongono, in maniera variegata, divertimento, terapia motoria, ascesi, esoterismo e arti marziali.

Tra le novità, alcune delle quali neppure troppo nuove, che l’Occidente ha saputo far uscire dal forno del sincretismo tipico di un’epoca che tutto sa accogliere perché niente più a fondo conosce, in veloce passerella ricordiamo il Pilates, l’Associazione Atman e l’Olit. Non si vuole condannare chi scelga uno di tali percorsi (in grado, riteniamo, di apportare comunque alcuni specifici benefici), bensì evidenziarne le fonti, semmai invogliando chicchessia ad intraprendere una via tradizionale, sicuramente più noiosa e lunga, ma di certo dal traguardo più ambizioso.

Il Pilates, diciamolo, effettivamente funziona, fa bene alla salute. Joseph Pilates, nato in Germania alla fine dell’Ottocento, elaborò un sistema di tecniche che mirava al controllo della mente sul corpo, in particolare facendo uso dei muscoli posturali a beneficio della colonna vertebrale. Sviluppò quindi una serie di esercizi traendo spunto dalle sue esperienze pregresse di pugile e circense, coniugandole con discipline orientali come lo Yoga.

L’Associazione Atman ha attirato invece la nostra attenzione in quanto, aggirandosi per il sito internet ufficiale, abbiamo scoperto che al Raja Yoga abbina, e ciò s’intuisce dalla bibliografia consigliata, la Teosofia di Alice Bailey. Influenzata dalla Blavatskij, la Bailey apprese telepaticamente la maggior parte della sua dottrina da un maestro tibetano. Crederle o meno non è affare che riguardi questo intervento, ma è chiaro che coloro che cercano una scuola di Yoga troveranno alla Atman anche un bel po’ di Teosofia. Il problema è che, affascinati dall’Oriente e dall’esoterismo, potrebbero approdare a questa associazione pure persone ignare di cosa li aspetti. Patanjali, leggendario compilatore dello Yoga Sutra, chiaramente della Baileys non poteva sapere nulla…

L’ultimo arrivato, che ha fini più simili al Pilates che non quelli semi occultistici della Atman, è l’Olit, un’attività olistica e posturale che, seguendo la musica, «alza il livello della percezione del corpo», come si legge nel sito ufficiale. Fluidità dei movimenti, respirazione e concentrazione sono i suoi tratti distintivi. L’Olit, che «appare come una danza al rallentatore», è un mix, uso palestra, di Tai Chi, Yoga e Pilates. Pare sia utile per rasserenare lo spirito dallo stress quotidiano, e che migliori la pratica del Golf.

Come s’è visto, tanto il Tai Chi quanto lo Yoga sono tirati in causa. Il Tai Chi è un’arte marziale cinese, per esteso Tai Chi Chuan, e significa «arte della suprema polarità». Rientra tra le discipline Nei-Tan, cioè “interne”, di derivazione taoista. Si tratta di una serie di movimenti lenti, che riproducono tecniche marziali realmente efficaci qualora eseguite con rapidità e destrezza, che fa del respiro, dell’equilibrio e dell’utilizzo delle energie interiori i suoi punti di forza. Stimola quei muscoli che solitamente non usiamo coscientemente (muscolatura profonda) e può aiutare in casi di mal di schiena e cervicale. Ma il Tai Chi non è una forma di ginnastica terapeutica, così come s’intende in Occidente. Alla base del Tai Chi vi è la filosofia del Tao – che possiamo definire, molto approssimativamente, come l’unità inscindibile primigenia a monte di tutto il Creato – e dunque è legato a filo doppio con le forme più antiche di meditazione e di Chi Kung (tecniche che insegnano a muovere il Chi, il “soffio” interno, l’energia che, se ben veicolata, dà equilibrio a tutto il nostro sistema biologico). Vi sono diversi stili di Tai Chi: il Wudang, il più antico, il Chen, lo Yang (il più noto in Occidente), il Wu, il Sun e il W’u, per citare i maggiori. Alcuni di essi sono derivazione degli altri, come il Wu che deriva dallo Yang, o il W’u dal Chen. Il Sun, invece, deriva dal Pa Kua Chang, che non è uno stile di Tai Chi bensì una diversa arte marziale “interna” al pari del Hsin I Chuan. Tutti questi stili hanno una storia secolare alle spalle, fatta d’insegnamenti tramandati solo nel cerchio ristretto di alcune famiglie. L’alchimia interna del Tai Chi è l’alchimia interna taoista. Venne studiata dallo storico Mircea Eliade (Arti del metallo e alchimia (2004) e L’alchimia asiatica (2001), entrambi per Bollati Boringhieri) e addirittura da Julius Evola, che curò testi sull’argomento tra cui Il Mistero del Fiore d’Oro (Mediterranee, 2007). La stessa collana “Orizzonti dello spirito” delle Mediterranee, un tempo curata da Evola, ha riproposto nel 2004 il Trattato di alchimia e fisiologia taoista di Chao Pi Ch’en (il “Maestro dai Mille Picchi”), con introduzione e note dell’esperta Catherine Despeux.

Per maggiori approfondimenti sulla meditazione è imprescindibile la lettura de Il Tao della meditazione (Ubaldini, 1990) di Jou Tsung Hwa. Per il Taoismo nel corpo risiedono tre Tan Tien o “Campi di cinabro”, che raccolgono il Chi in stato rotazionale: l’inferiore posto sotto l’ombelico, il medio a livello toracico e il superiore all’incirca tra gli occhi. In ogni Tan Tien avviene una trasmutazione del Chi, che viene raffinato e preparato per passare al Tan Tien successivo. Queste “sublimazioni” avvengono mediante tre tecniche: Lien Ching Hwa Chi, Lien Chi Hwa Shen e Lien Shen Hwan Shiu. La prima raffina il Ching o Chi pre-natale, l’energia che ci vien data alla nascita, in Chi, nel Tan Tien inferiore. La seconda trasmuta il Chi in Shen o “spirito”, a livello toracico; la terza sublima lo Shen nello Shiu, il “vuoto supremo”. Vi sono corrispondenze tra i Tan Tien cinesi e i Chakra (o “ruote”; ecco tornare la rotazione…) yogici, come ipotizzato da Flavio Daniele in Le tre vie del Tao (Luni, 2005): l’inferiore con i Chakra Muladhara e Svadhisthana, il medio con Manipura e Anahata, il superiore con Visuddha e Ajna. Il settimo Chakra, Sahasrara, giace invece fuori dal corpo, sopra la testa, e «indica già il piano trascendente» (cit. da M. Eliade, Lo Yoga, Bur 2010). Come nel taoismo vi è il Chi, nello Yoga vi è il Prana. Nello Yoga, in particolare nello Hata Yoga, le posizioni, dette asana, servono per armonizzare muscoli e respiro mediante la concentrazione, consentendo la libera circolazione del Prana. Corrispondenze. Movimenti, respiro, energia. Sarebbe utile proseguire spiegando in dettaglio in cosa consista lo Yoga (ne esistono in verità diversi tipi, poiché molte sono le vie di conoscenza, tanto nell’Induismo quanto nel Buddhismo) ma ciò porterebbe via davvero troppo spazio. Qualunque studio tradizionale si voglia intraprendere, vale sempre la massima di Ko Ch’ang, riportata da Eliade nel già citato Arti del metallo: «sotto il Cielo non esistono due Vie e i Sapienti hanno tutti lo stesso cuore». Le corrispondenze non sono altro, allora, che segnali di una Tradizione unica, da cui tutte le altre discendono.

Mauro Scacchi

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