APOCALISSI 2012. Ventiquattro fini del mondo.

Posted on giugno 25, 2012

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Da il Borghese, luglio 2012

Apocalissi 2012_Il Borghese luglio 2012_SCACCHI Mauro

Ventiquattro fini del mondo. APOCALISSI 2012.

«Se la visione apocalittica ha a che fare con il giudizio, con il rendere conto e genericamente con la fine, il millenarismo si occupa dei nuovi inizi: ricostruzione e rigenerazione». Così scriveva Eugen Weber, professore emerito dell’UCLA (Università della California a Los Angeles), scomparso nel 2007, nel suo Le Apocalissi, “Profezie, culti e millenarismi attraverso i secoli” (Garzanti, Milano 2000). Le profezie, di ogni tempo e luogo, hanno sempre avuto la caratteristica d’ispirare nelle persone atteggiamenti contrastanti tra loro nei contenuti, ma accomunati nella forma quasi devozionale: vi era chi si martoriava anima e corpo nell’attesa del disastro e chi già pregustava, invece, un’era di luce successiva alla fine del mondo così come noi lo conosciamo, in ambo i casi mostrando una condizione psicologica incline all’entusiasmo più morboso. La profezia che oggigiorno va per la maggiore è senza dubbio quella dei Maya, popolo precolombiano e dunque mesoamericano. In realtà, la particolarità della profezia Maya è che non è una profezia. Semplicemente, tutto ruota attorno a un calendario che riporta come data iniziale l’11 agosto 3114 a.C. e come data finale il 21 dicembre 2012 d.C.. Perché tale inizio? Perché, soprattutto, tale fine? Le speculazioni, le ipotesi più azzardate, le fantasie inconsistenti e financo le teorie pseudo scientifiche hanno trovato fertile terreno in cui germogliare. Un calendario termina e, di conseguenza, si può parlare della fine del mondo. Ecco la nascita della profezia. Ecco che, in pieno XXI secolo, l’umanità scientista e tecnologica si lascia irretire da visioni apocalittiche e millenariste, anche se infondate (ma quali non lo sono?, qualcuno dirà). Sull’onda di un interesse ormai dilagante, non fosse altro che ormai nel 2012 ci siamo proprio nel mezzo, Gianfranco de Turris ha avuto l’ottima idea di chiamare a raccolta una squadra di scrittori per riproporre in maniera originale, brillante e, cosa non di poco conto, culturalmente rilevante, il tema della fine del mondo relativa all’ultima data del calendario Maya. Un divertissement, quello di creare l’antologia di racconti Apocalissi 2012 (Edizioni Bietti, Milano 2012), ma ancor più quello di sfogliarla e di godere delle sue storie; nel nugolo di pubblicazioni che vanno dal palesemente ridicolo al serioso passando per un’ampia gamma di astruse congetture, Apocalissi 2012 non poteva che portare aria fresca in un settore altrimenti saturo, preda quando del catastrofismo più bieco, quando dell’ottimismo più ingenuo dal taglio New Age.

“Ventiquattro variazioni sulla fine del mondo”, cita il sovra titolo, perché ventiquattro sono i racconti di altrettanti autori. Come si legge nell’introduzione del de Turris, cui si deve la superba cura del tomo: «Ce n’è per tutti i gusti, per chi ci crede e per chi non ci crede, toccando le innumerevoli corde dell’Immaginario; storie fantascientifiche, fantastiche, orrorifiche al limite di un duro splatter; storie enigmatiche e simboliche sino alla metafisica “alla Borges”; storie collettive o al contrario intimistiche; storie di distruzione ma anche di resurrezione; storie ironiche, satiriche e grottesche, ma anche tragiche e senza speranza; storie “realistiche” in cui ci si fa beffe di tanti luoghi comuni, oppure in cui partendo dai luoghi comuni si cerca di giungere a una nuova dimensione dell’essere. Gli interpellati all’impresa si sono messi d’impegno per dar vita a un risultato variegato e originale, almeno così ci pare, soprattutto da parte di quei nomi che potrebbero essere definiti “non addetti ai lavori”, illustri medievisti, filosofi della scienza, biochimici, informatici, sociologi, tutti ovviamente amanti dell’Immaginario e che si sono prestati gentilmente (ma anche con entusiasmo) a questo nostro “gioco”».

Non è possibile elencare tutti e ventiquattro i nomi, ma menzionare almeno alcuni dei lavori potrà rendere l’idea del contenuto di questo libro d’eccezione.

Antonio Bellomi scrive Finismundi, dove la fine del mondo coinciderà con la fine dell’era della Chiesa così come noi la conosciamo e così come previsto anche da un’altra profezia, quella di San Malachia.

Millenius, di Mariano Bizzarri, descrive un mondo dipendente da calcolatori che funzionano con circuiti al Dna. Un virus portato da una coppia di Catusiani, primitivi abitanti della sperduta isola di Catuso, aggredisce il Dna dei computer e il mondo si ferma; l’umanità riscoprirà, dopo un primo momento di terrore, i benefici derivanti dal vivere in armonia con la natura.

Franco Cardini ci porta nella Firenze del 1944, con un racconto elaborato, erudito e coinvolgente, Il Console e l’Anticristo. Il ventenne Attilio Mordini effettuerà uno studio approfondito sul cosiddetto “Manoscritto Latino 666”, un codice attorno al quale aleggiano e si raccordano i nomi di Pico della Mirandola, Savonarola, fino a Solovëv, passando per la cabbala e gli Oracula Chaldaica, e che svelerebbe la data della fine del mondo. Un racconto, quello di Cardini, che potrebbe ben inserirsi in un contesto più ampio, ad esempio un romanzo, a guisa di capitolo.

In Priorità, Marco Cimmino ci fa entrare negli oscuri meandri di un Ministero; mentre proveremo sempre più simpatia per il Sindaco di un paesino qualunque, che si ostina a non cedere alle lusinghe del potere, del Ministro di turno che vorrebbe corromperlo costringendolo a chinare il capo di fronte alle esigenze d’una politica avida e corrotta, vedremo il cielo crollare e impareremo che sarà meglio prestare più attenzione, d’ora in poi, a chi ci chiamerà al telefono.

È di Mario Farneti Niche, un piccolo gioiello fantascientifico, dove la Luna rivelerà i suoi segreti.

Ottima idea anche quella di Carlo Formenti, Il broker dei Maya, in cui nel più totale rispetto delle profezie autoavveranti, un discendente dei Maya si prodigherà per realizzare quanto predetto dai suoi antenati.

La fine e il suo racconto proviene da quel pozzo di fantasia, venata di psicologia, ch’è la mente di Errico Passaro, e narra il viaggio introspettivo di uno scrittore in crisi esistenziale; alla catabasi, in cui si profila l’annientamento di sé stesso, seguirà un’anabasi mistica, una risalita e un rinnovamento, che si compirà grazie all’aver maturato nuove consapevolezze, compreso il significato di “detonazione spirituale”.

Pierfrancesco Prosperi ci delizia con Ultimo, storia quasi tragicomica dell’ultimo sopravvissuto al nuovo diluvio universale, che si salva navigando tra i flutti dentro una vasca in vetroresina dell’Ikea; un viaggio folle, descritto con maestria, quasi con umorismo, non fosse per l’agghiacciante situazione narrata, spaventosa, che alla fine potrà rattristare gli animi più sensibili, allergici all’idea che, chissà, magari l’umanità è solo un esperimento malriuscito.

Ambientato proprio tra i Maya all’età dei conquistadores, commuove e incide potente nell’animo del lettore Così parlò Nachi Cocom, narrazione d’esordio ‒ riuscitissimo ‒ di Alessandra Selmi; il vecchio Nachi Cocom accetterà i compromessi con gli invasori stranieri per salvare il suo popolo, ma la vendetta, si sa, è un piatto che va servito freddo, e con una calma sconcertante sarà rivelato ai soldati giunti d’oltre mare il destino riservato ai loro discendenti.

Non è possibile ora riassumere ogni contributo presente in Apocalissi 2012, purtuttavia, per ragioni di rispetto e di meritata stima, è doveroso elencare i nomi dei restanti narratori, ognuno dei quali, col suo stile e la sua immaginazione, apporta un’indiscutibile e continua buona linfa al panorama letterario italiano: Tullio Bologna, Paolo Di Orazio, Giulio Giorello, Francesco Grasso, Giulio Leoni, Giuseppe O. Longo, Giuseppe Magnarapa, Marco Marino, Gianfranco Nerozzi, Bruno Pezone, Maurizio Ponticello, Enrico Rulli, Dino Simonelli, Antonio Tentori e Nicola Verde. In aggiunta, si fa notare che alcune preziose indicazioni sul calendario Maya sono state fornite agli autori da Antonio Aimi, docente all’Università degli Studi di Milano, massimo esperto italiano di culture maya e azteca, al fine di dotare ogni narrazione di un substrato scientifico mirato, utile allo scopo. Gli autori, chiaramente, hanno fatto poi il loro mestiere: inventare e scrivere storie, tanto più piacevoli al palato dell’intelletto, quanto più immaginate e libere da vincoli prefissati.

Mauro Scacchi

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