Memorie (e teorie) del sottosuolo. I “Mondi sotterranei” descritti da Kafton-Minkel.

Posted on giugno 24, 2012

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Memorie (e teorie) del sottosuolo (dal Domenicale del Secolo d’Italia, 24 giugno 2012).

Il mito della Terra cava ha sempre acceso la fantasia dell’uomo. “Mondi Sotterranei” di Walter Kafton-Minkel offre un completo excursus sulle teorie più strampalate e sulle principali suggestioni riguardo al mondo interno.

Se il cielo ha da sempre affascinato tanto seri ricercatori quanto sognatori e profeti, non meno può dirsi del sottosuolo, di quella vasta regione in larga parte inesplorata che si estende sotto i nostri piedi. Il cosiddetto mito della Terra cava occupa uno spazio gnoseologico non trascurabile, lì dove l’umanità ha cercato di dare una spiegazione razionale a ciò che ignora, facendo ricorso all’immaginazione piuttosto che all’assunzione di prove. Un mondo interno provvisto di tunnel, sfere concentriche, cavità polari, ecc. che, prima d’ispirare racconti fantastici e lungometraggi, è stato oggetto di studio da parte di alcune delle menti più brillanti che mai siano esistite. In Mondi sotterranei (Mediterranee, 2012), completissima opera di Walter Kafton-Minkel curata da Gianfranco de Turris, si legge che Halley (quello della cometa) credeva nell’esistenza di più Terre una dentro l’altra, separate da una sostanza aerea luminosa, e che il matematico Eulero era persuaso vi fosse un piccolo Sole centrale necessario agli abitanti che vivevano sotto la crosta terrestre. Opinionisti ante litteram e pseudo scienziati avevano ognuno una propria teoria, come Louis Symmes che, nel primo Ottocento, alle sfere interne aggiunse delle cavità nei Poli. Le aurore boreali e le Nubi di Magellano venivano spiegate con la fuoriuscita di luce dall’interno e come il riflesso della Nuova Zelanda visto attraverso il bordo dell’apertura sud. Agli inizi del Novecento Marshall Gardner riesumò il sole centrale di Eulero e sostenne che per l’America era giunto il momento di colonizzare il mondo inferiore. Durante il Nazismo circolava la teoria della Hohlweltlehre di Peter Bender secondo cui, essendo la Terra concava (teoria di Cyrus Teed, 1869), sarebbe stato possibile lanciare un razzo in traiettoria verticale e fargli raggiungere la parte opposta della Terra stessa. L’approccio, se così può dirsi, scientifico al mondo sotterraneo non fu l’unico. L’idea della Terra come Grande Madre sta alla base del folklore nordico e partiva da presupposti di natura teologica e creazionista. Gnomi, nani ed elfi erano creature, al pari dei draghi, che abitavano le profondità. Il loro mondo era fatto di città sotterranee, cunicoli misteriosi e tumuli tenebrosi. Correlata, invece, ad un’impostazione tradizionalista, risulta essere la teoria del Re del Mondo, cui sono legati nomi quali d’Alveydre, Ossendowski, Guénon: esisterebbe un dedalo di passaggi sotterranei che condurrebbe a veri centri iniziatici, come Agharti e Shamballah, retti da un Re che, da dietro le quinte, deciderebbe le sorti dell’umanità. Il mondo interno ha ispirato anche ottima narrativa, tra cui Viaggio al centro della Terra di Verne, La razza ventura di Bulwer Lytton e Discesa all’inferno di Long. Per chi crede si tratti solo di fantasia: di recente l’archeologo Heinrich Kush ha scoperto in Austria e in Baviera gallerie risalenti al neolitico, che farebbero parte di una rete più ampia tesa a collegare l’Europa centrosettentrionale con la Turchia. Senza ricorrere a strane teorie o doversi appellare al dottor Kush, è bene far notare che esistono vere e proprie città sotterranee appena a un passo dalle nostre case. Napoli e Roma, per citare due esempi emblematici, nascondono piani sommersi dal cemento, con tanto di pozzi, cunicoli, stanze e addirittura fiumi. La Napoli sotterranea copre 600mila metri quadrati di spazio, appena sotto i palazzi, in cui è possibile leggere il passaggio di Greci, Romani, comunità religiose medievali e Spagnoli. I primi costruirono serbatoi idrici, i secondi anche un acquedotto. Gli ingressi noti sono un migliaio. Nel Seicento 15mila pozzi collegavano le abitazioni formando un intricato labirinto. Sotto la superficie si conserva il teatro romano, dove Nerone recitò di ritorno dalla Grecia, nei pressi di San Gregorio Armeno. E ancora le terme, il mercato, il tempio dei Dioscuri fino ai luoghi di culto dedicati ai crani. Il cimitero delle Fontanelle, scavato nel tufo della collina di Materdei, ospita le ossa di più di un milione di persone. Non mancano le catacombe, come quelle di San Gaudioso costruite nel V secolo, né i rifugi antiaerei della II Guerra mondiale. Anche la Capitale, che dai tempi della fondazione si è innalzata di almeno 20 metri, è percorsa nel sottosuolo da vicoli, condotte idriche e fognarie (come la Cloaca Maxima), vere e proprie strade. Il territorio ipogeo riecheggia dei misteri che si celebravano sotto la Basilica di San Clemente, dedicati a Mithra. Molte le catacombe (mirabile quella di San Callisto). Sotto il Tevere scorre un secondo fiume di temperatura mite e l’umidità presente in antiche gallerie ha consentito la coltivazione di funghi, come a Tor Fiscale presso la Fonte Egeria. Vi sono chilometri reali sotto di noi. Non resta che visitarli.

Mauro Scacchi

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