Due sessantenni per salvare il mondo. “Il nido della fenice” di Luigi De Pascalis.

Posted on maggio 31, 2012

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Due sessantenni per salvare il mondo   Area, maggio 2012

Di autori eccezionali l’Italia non difetta. Eppure alcuni di loro sembra che debbano lottare più di altri, forse più alla moda e meglio raccomandati, per avere la visibilità che meritano. Luigi De Pascalis è un vero maestro della narrazione, uno scrittore come ve n’è uno su un milione; le librerie dovrebbero riempire i propri scaffali dei suoi libri, e chissà che anche con il presente, piccolo contributo ciò non possa avvenire presto. Abruzzese, il suo nome comparve negli Stati Uniti su riviste specializzate in racconti fantastici e di fantascienza sin dagli anni Sessanta, accanto a quelli di giganti come H.P. Lovecraft, R.E. Howard e M. Moorcock. Firmò racconti sulla storica e italianissima Oltre il Cielo, prima rivista di astronautica e di fantascienza a pubblicare autori nostrani intorno agli stessi anni. Sprague de Camp lo definì il “Tolkien mediterraneo”. Pittore e fumettista, vincitore di numerosi premi letterari prestigiosi, i suoi romanzi hanno tutti la caratteristica di trasmettere attraverso la parola, come d’incanto, immagini, suoni e sensazioni che vanno dritti al cuore. Dei suoi recenti lavori è impossibile non citare Il labirinto dei Sarra, La pazzia di Dio e La morte nel Sacco. I primi due pubblicati pei tipi de La Lepre, il terzo per Hobby & Work con lo pseudonimo di Sebastian Aguèdas. L’ultima opera di De Pascalis è Il nido della fenice (La Lepre, 2012) e, di primo acchito, sembra in essa compiersi una sintesi tra diversi generi: giallo, fantascienza, narrazione metafisica. La storia copre un arco temporale che va dal 2084 al 2086 ed è ambientata in un’Italia divisa in arcipelaghi a causa dell’innalzamento dei mari, e in altre zone del mare nostrum. La maggior parte della ricchezza mondiale è detenuta dai quarantamila abitanti di New World (chiaro omaggio ad Huxley), una piattaforma galleggiante da cui si controlla lo Scudo, un superprogramma informatico che gestisce l’intera rete globale.

Se ne Il labirinto dei Sarra si narrava la storia del satiro Nereus, che fu testimone della fine dell’età classica e della caduta degli dèi, ne Il nido della fenice dopo l’età dell’Uomo ora è il turno di nuovi esseri, quasi nuovi dèi. In sostanza, si può dire che se nell’antichità mitica agli dèi si sostituirono prima gli eroi e poi gli uomini comuni, in modo simmetrico in luogo di questi ultimi s’ipotizza ora la nascita e la presa di coscienza di una nuova razza o specie, nata dalle costole della precedente, un nuovo genere di eroi e perciò di semidei. Come una curva gaussiana o una parola palindroma, il ciclo della civiltà viene ripreso ma stavolta secondo un moto ascensionale a spirale, in cui cioè si ripetono alcune variazioni nella cosiddetta evoluzione ma ad uno stadio differente, e non potrebbe essere diversamente. Gli eroi di un tempo nascevano dalle divinità, frutto di amori potenti tra queste e i mortali; i nuovi semidei nascono in laboratori di biogenetica seguendo il sogno di un genio che, giocando ad assumere il ruolo di novello Creatore, ha gettato i semi per una nuova specie senza curarsi troppo delle conseguenze, avendo dato il libero arbitrio ai nuovi venuti. Come gli eroi mitici erano posseduti da una pericolosa hybris, rabbia ancestrale che non consente analisi ponderate ma permette azioni megalomani e spettacolari che attirano la tragedia, la nuova specie è dotata di eguale spirito combattivo e cieco, quasi folle e insensato nel suo desiderio di abbattere il potere superiore dominante. Come Zeus sconfisse il padre Crono, come Ercole dovette fronteggiare i disegni malevoli di Giunone, così i nuovi semidei combattono a loro modo la tecnologia autocosciente, la nuova divinità del futuro che tutto vuole controllare, tutti vuole imbrogliare giocando con le vite degli esseri umani e con la salute della Terra. La lotta assume i connotati di una sfida sul piano mistico e paranormale. In questo grandioso affresco dal sapore epico, mirabilmente s’inserisce quella che poi è la trama principale, in cui due sessantenni, testimoni a loro modo del passato, saranno i protagonisti che condurranno l’Umanità sulle soglie di un nuovo inizio. Saladino Rizzitano è un ex intendente dei Carabinieri di Pantelleria, passa il tempo nel suo dammuso tra giornate soleggiate e aria di mare, quando non s’immischia in faccende che non dovrebbero riguardarlo. Sandro Zac è un dandy dalla bianca barba, amante dei libri veri, quelli di carta stampata, appassionato di letteratura antica. I due amici s’improvvisano investigatori quando un bambino viene ucciso con un rituale efferato, parodia di antichi culti. La trama presto s’infittisce. Tra cyborg e androidi, false piste e ricordi d’infanzia, Saladino e Sandro conosceranno la piccola Valèrie e niente sarà più come prima. In una cornice avveniristica entità supertecnologiche useranno miti del passato per rivoluzionare il presente, e in un mondo squassato dalla superbia umana saranno i versi poetici citati a più riprese da Sandro a creare quel formidabile contrasto che De Pascalis sapientemente usa per coinvolgere il lettore, intrappolandolo in una matassa carica di mistero. Salpando alla volta di un’avventura senza eguali, gli ultimi due uomini veri rimasti a combattere una lotta dal sapore metafisico rappresentano tutta la grandezza umana, consapevole dei propri limiti ma proprio per questo capace di eroismi che non chiedono altro compenso se non quello di poter tornare a riposare, dopo aver dato al vecchio mondo un’altra occasione.

Mauro Scacchi

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