“Le rose di Axum”. Un giallo nell’Africa coloniale italiana degli anni Trenta, di Giorgio Ballario

Posted on aprile 20, 2012

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Le rose di Axum   CronacaQui (TO), 19 aprile 2012

Giorgio Ballario, Le rose di Axum (Hobby & Work, Bresso (MI) 2012; pp. 234, € 18)

Stile salgariano, paesaggi tratteggiati come in un albo di Corto Maltese, approfondimento storico ineccepibile e trama ottimamente cadenzata. Nella superba cornice africana degli anni Trenta, densa di fascino e mistero, si muovono i personaggi di “Le rose di Axum”, l’ultimo libro del torinese Giorgio Ballario, terzo volume con protagonista il maggiore dei Reali Carabinieri Aldo Morosini. Dopo “Morire è un attimo” e “Una donna di troppo” (finalista al Premio Acqui Storia 2010), l’autore ci trasporta nuovamente in terre lontane al tempo del colonialismo italiano, quando l’Africa era sinonimo di sogni, speranze, avventura. Un’esperienza poco ricordata tranne quando la si vuole associare alla prepotenza del fascismo. Ma fu anche e soprattutto una sfida: quella di travasare nelle terre conquistate la civiltà della nostra Penisola.

Un indigeno viene ucciso presso Massaua. Un’indagine come tante altre si trasforma, però, in qualcosa di molto più complesso. A Morosini verrà affidato il compito d’accompagnare un gruppo di archeologi tedeschi ad Axum, per recuperare la mummia del grande re Calèb. Durante la spedizione entrerà in scena l’Ahnenerbe, la “società di ricerca dell’eredità ancestrale”, organizzazione occulta del Reich, e l’omicidio iniziale acquisterà significato. Tra personaggi e oggetti storici come Hugo Pratt e Marinetti, le sigarette Macedonia e la Fiat 508, e attraverso gli occhi del protagonista, romantico tutto d’un pezzo che trova ispirazione nelle “Lettere a Lucilio” di Seneca, il lettore verrà catapultato in un mondo vivo e pulsante. Meglio della realtà virtuale l’Africa di Ballario ci vedrà seduti al Caffè Savoia, leggere il “Corriere Eritreo” ed ammirare le stupende rose bianche di Axum, mentre attorno a noi si dipanerà una trama ricca di suspence. Scritto in prima persona, il giallo coloniale di Ballario segna un altro punto a favore della narrativa italiana; non resta che augurarsi una trasposizione cinematografica delle avventure del maggiore Morosini.

Mauro Scacchi

 

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